I dati essenziali
Per chi fosse all’oscuro dei fatti che da oltre vent’anni hanno per protagonista la piccola località dell’Erzegovina (appartenente alla diocesi di Mostar e vicinissima al confine croato) diamo qualche ragguaglio essenziale.
Tutto ha inizio il 24 giugno del 1981: la Vergine (la “Gospa”, ossia la “Signora”, nella lingua locale) appare a sei giovani. Il giorno dopo, nuova apparizione, presenti quattro dei protagonisti del giorno precedente, cui se ne sono aggiunti due nuovi. A questo punto il gruppo dei veggenti è definitivamente costituito, sicché il 25 giugno rimarrà data ufficiale dell’inizio delle mariofanie.
I veggenti sono quattro ragazze (Vicka Ivankovic, 17 anni a quell’epoca, Mirjana Dragicevic e Marija Pavlovic, 16, Ivanka Ivankovic, 15) e due ragazzi (Ivan Dragicevic, sedicenne, e il piccolo Jakov Colo, di 10 anni).
In uno stato comunista quale è la Jugoslavia, la notizia dell’evento prodigioso mette ovviamente in allarme l’autorità politica.
I veggenti vengono trattati in modo assai duro, sino a vedersi costretti a una sorta di clandestinità per ricevere le apparizioni, che in questi primi tempi avvengono in presenza del gruppo più o meno completo. Il parroco Jozo Zovko finisce addirittura in carcere, mentre il vescovo, che inizialmente ha difeso i giovani, assume un atteggiamento negativo.
A ciò non è estraneo il fatto che la parrocchia, come altre dell’Erzegovina, è al centro di un’accanita disputa tra i francescani, che ne sono tradizionali titolari (e vengono presto conquistati alla causa delle apparizioni), e il clero diocesano (v. su questo il capitolo “La querelle di Medjugorje”).
Le apparizioni sono tuttora in corso. I veggenti vedono la Madonna - inizialmente ogni giorno (e Marija e Ivan spesso addirittura più volte nello stesso giorno, cfr. VAM 285-86) - “come una qualsiasi altra persona”. Pregano e parlano con lei, possono toccarla, e l’incontro procura loro una gioia intensissima.
Le apparizioni quotidiane sono però terminate a Natale del 1982 per Mirjana, nel maggio dell’85 per Ivanka, nel settembre 1998 per Jakov. Da allora questi veggenti vedono la Madonna una sola volta all’anno, in date diverse per ciascuno (Mirijana la incontra anche il 2 di ogni mese: pregano insieme per i non credenti).
Non mancano, oggi come in passato, apparizioni straordinarie. Complessivamente, si può senz’altro calcolare che le singole apparizioni non siano ormai lontane dalle quarantamila.
Dal 1° marzo del 1984 Marija riceve (dovunque fisicamente si trovi) messaggi periodici da comunicare al mondo attraverso la parrocchia di Medjugorje; dapprima con frequenza settimanale (ogni giovedì), poi, dal gennaio 1987, mensile (il 25 del mese).
La Madonna ha poi confidato ai veggenti dieci “segreti” riguardanti il mondo, ossia eventi gravi che verranno annunciati nell’imminenza del loro compiersi secondo una procedura piuttosto complessa (v. il capitolo “La lettera di padre Tomislav”).
Tre veggenti hanno già ricevuto il decimo segreto in occasione dell’ultima apparizione quotidiana (pertanto Mirjana - che è tra l’altro la responsabile della divulgazione, da farsi quando sarà il momento opportuno con la collaborazione di padre Petar Ljubicic – li conosce tutti da venticinque anni); gli altri ne hanno per ora ricevuto nove. A Ivanka e Vicka sono inoltre stati affidati, tra il 1983 e il 1986, non meglio precisati segreti “sul futuro del mondo” (VAM 290).
Con una complicata differenziazione di modalità (v. il capitolo seguente) la Vergine ha infine raccontato la propria “vita” a quattro veggenti; in modo più diffuso a Vicka, che ha il compito di pubblicarla se e quando verrà autorizzata a farlo.
Sin dai primi tempi le apparizioni hanno attirato un gran numero di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, nonostante la difficoltà delle comunicazioni.
La struttura recettiva, di tipo schiettamente famigliare all’inizio, ha conservato una certa impronta di semplicità pur nel rapido considerevole aumento delle dimensioni.
Oggi, dopo oltre venticinque anni, Medjugorje può esibire cifre che non sfigurano di fronte a quelle dei santuari più famosi. Dopo la contrazione prodottasi per la guerra di Bosnia, l’afflusso annuale di pellegrini, sulla base degli “arrivi” registrati, è tornato a superare il milione.
Occorre naturalmente considerare che sono numerosi (forse la maggioranza) i devoti che ripetono il pellegrinaggio più e più volte, sicché il totale reale dei nuovi visitatori andrà ridotto in proporzione. Stesso discorso va fatto per le presenze registrate di sacerdoti (quasi 300.000 in vent’anni, cfr. MATM 237).
È quindi forse più significativo il dato riguardante le comunioni distribuite: 23 milioni nello stesso periodo.
Questo ci offre l’occasione di sottolineare che la pastorale della Madonna a Medjugorje è particolarmente centrata sull’eucarestia, sia nella dimensione liturgica della Messa sia in quella di pratica sacramentale coinvolgente il singolo fedele.
L’atteggiamento ufficiale della Chiesa verso le apparizioni è stato sostanzialmente di chiusura.
Decisamente ostili i due vescovi succedutisi nel ventennio (mons. Zanic e mons. Peric), negativo (pur se contrastato e interlocutorio) il verdetto della Conferenza episcopale iugoslava, a cui la pratica era stata sottoposta dalla Congregazione per la dottrina della fede. Il documento (la cosiddetta “Dichiarazione di Zara”) asseriva non essersi constatato a Medjugorje alcun fenomeno soprannaturale.
Come già abbiamo avuto modo di accennare, a tale giudizio la Chiesa si è poi sempre attenuta nelle rare occasioni in cui è stata costretta a tornare sul tema. Si è comunque espressa in favore di un’assistenza pastorale ai pellegrini, pur vietando l’organizzazione di pellegrinaggi ufficiali da parte delle parrocchie.
L’atteggiamento della Chiesa sarà al centro dell’attenzione nei prossimi capitoli (v. in particolare “Che cosa fa la Chiesa”).
Su Medjugorje, una miniera di informazioni è “Maria, alba del terzo millennio” (ediz. Ares) di Caniato e Sansonetti (favorevoli alla tesi dell’autenticità delle apparizioni). Sullo stesso fronte Saverio Gaeta, “Medjugorje. È tutto vero” (Piemme). Sul fronte opposto ricordiamo Marco Corvaglia, “Medjugorje: è tutto falso” (Anteprima).
I veggenti hanno in genere mostrato notevole equilibrio, e nei primi tempi, quando si trattò di far fronte alla reazione della polizia del regime, anche una certa fermezza.
Non si sono mai contraddetti in modo clamoroso su punti qualificanti della loro esperienza, a differenza di quanto era accaduto ad esempio a Garabandal.
Le non rare piccole contraddizioni che sono affiorate dai loro resoconti e dai loro comportamenti potrebbero essere ascritte in parte alla diluviale quantità di messaggi ricevuti e in parte all’obbiettiva difficoltà di ricoprire per oltre un quarto di secolo un ruolo tanto impegnativo di fronte alle continue pressanti sollecitazioni di fedeli provenienti da ogni parte del mondo.
Tutti i veggenti sono sposati e hanno chi due, chi tre e chi quattro figli. Qualcuno trova singolare, o addirittura sconveniente, il fatto che essi non abbiano abbracciato la vita religiosa, contrariamente a quanto fecero ad esempio le veggenti di La Salette, di Lourdes e di Fatima.
I sostenitori delle apparizioni replicano dicendo che proprio la condizione di laici consente ai sei di Medjugorje una libertà d’azione che non avrebbero se dovessero rispondere al superiore di un ordine religioso.
Su questo tema torneremo parlando della specificità e “novità” del ruolo ricoperto dai veggenti di Medjugorje. Qui ci limitiamo a segnalare che la grande libertà di movimento e di parola dei sei giovani ha spesso creato loro problemi.
Suscita poi perplessità, per non dire insinuazioni, il fatto che alcuni di loro abbiano tratto e traggano tuttora notevole profitto dalla gestione diretta o indiretta di strutture ricettive legate all’afflusso di pellegrini.
In particolare, Ivan pubblicizza e vende in America pacchetti turistici comprendenti il soggiorno in un albergo della sua famiglia nonché la garanzia di poter conversare ripetutamente con lui e di assistere ai suoi incontri con la Vergine.
Anche Vicka, dal temperamento tanto estroverso da suscitare l’impressione di una latente isteria, ha imprudentemente incoraggiato, asserendo di farsi portavoce della Madonna, una iniziativa di edilizia turistica.
Per difendere la causa di due frati posti sotto inchiesta dalla Chiesa, ha poi rivolto al vescovo locale accuse a suo dire provenienti dalla Vergine stessa, dando ovviamente origine a uno scontro che ha indotto mons. Zanic a confermarsi ulteriormente nella convinzione della non autenticità della apparizioni.
I veggenti sono stati sottoposti a più riprese ad esperimenti da parte di singoli medici o di piccole équipes di specialisti che ne hanno dichiarato la piena normalità, avallando sostanzialmente la tesi della presenza di autentici fenomeni paranormali. Non tutti però giudicano persuasiva tale conclusione, per una serie di motivi, tra cui ricordiamo i seguenti:
- i medici che hanno condotto le indagini sono pressoché tutti credenti, o quanto meno pregiudizialmente convinti dell’autentcità delle apparizioni. Si tratta di gente che cerca conferme, insomma, non di studiosi imparzialmente aperti a qualunque conclusione. In un caso, si tratta addirittura di membri di un’associazione – l’A.R.Pa, “Amici della Regina della Pace” – il cui nome è tutto un programma;
- agli esperimenti non partecipò Mirjana, in quanto non aveva più le apparizioni quotidiane, e Ivanka fu presente solo in pochi casi, fino all’85; Jakov e Vicka inoltre si sottrassero spesso alla verifica adducendo un espresso divieto della Madonna oppure (Vicka, soprattutto) una reiterata e ogni volta imprevista sospensione delle apparizioni;
- le presunte apparizioni effettivamente utilizzate come strumento d’indagine ebbero una durata irrisoria (da dieci secondi a un paio di minuti) rispetto alla durata media sempre dichiarata dai veggenti stessi (tra i cinque e i quindici minuti). Molti dati raccolti in occasione di apparizioni-lampo hanno perciò un valore probatorio pressoché nullo;
- si è in genere proceduto nella presunzione arbitraria che l’apparizione dichiarata dal veggente corrisponda alla realtà: a questo punto, se si constata un’alterazione misurabile dello stato psicofisico del protagonista la si interpreta come conferma dell’apparizione stessa, mentre l’assenza di alterazione viene considerata fatto anomalo, confermante, proprio in virtù della sua anomalia, la presenza dell’evento prodigioso. In sostanza, si dovrebbe precisare con chiarezza, prima dell’esperimento, quale risultato varrà come conferma e quale invece come smentita; ma pare che questo di regola non sia stato fatto;
- in alcuni casi l’esperimento ha in sostanza partorito una sorta di “non constat de fraude”, anziché un “constat de non fraude”, ossia un verdetto che escluda ogni possibilità di inganno.
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