controapologetica le bugie della fede

Medjugorje e la comunicazione divina

La vicenda di Medjugorje offre l’occasione di aggiungere alcune osservazioni particolari a quanto si è già detto in “Apparizioni e altre rivelazioni private” circa le modalità della comunicazione tra il Cielo e gli uomini, quale essa si presenta nelle mariofanie.

Distingueremo la comunicazione tra il Cielo e i veggenti e la comunicazione tra questi e gli uomini, destinatari ultimi dei messaggi.

Dal Cielo ai veggenti

1) Colpisce in primo luogo la diversificata e strana ripartizione dei carismi tra i sei veggenti.

Come abbiamo detto, le apparizioni quotidiane sono terminate per Mirjana dopo soli diciotto mesi, mentre per tre veggenti proseguono tutt’oggi, dopo venticinque anni. Al contrario, l’affidamento dei segreti privilegia proprio Mirjana, che li custodisce tutti e dieci da quel lontano Natale del 1982, e avrà l’importante incarico di procedere alla loro rivelazione.

I messaggi settimanali e mensili sono invece stati affidati in esclusiva a Marija; mentre il privilegio di venire portati col corpo a visitare i tre regni dell’oltretomba è toccato a Vicka e Jakov.

Un caso a sé è poi la “Vita di Maria”, rivelata a partire dal 7 gennaio 1983 a cinque veggenti: “a Jakov, fino alla fine di aprile 1983; a Ivanka e Ivan, fino al 22 maggio 1983; a Marija, fino al 17 luglio 1983; a Vicka, fino al 10 aprile 1985” (MATM 166). Esclusa risulta solo Mirijana, in quanto non fruiva ormai più delle apparizioni quotidiane.

Una sorta di giallo, insomma, iniziatosi già con la rocambolesca costituzione del gruppo il 24 e il 25 giugno del 1981: otto i chiamati, ma sei gli eletti, con esclusione della povera incolpevole Milka, che doveva custodire le pecore … (La sollecitudine …. pastorale non è stata premiata. La solita Marta che vien tagliata fuori dal contatto spirituale privilegiato?).

Tutto questo quadro così variegato non può non creare – per quanto gli interessati si comportino in modo ineccepibile – una sorta di concorrenza tra i veggenti, per cui nelle domande degli intervistatori si avverte spesso la sotterranea curiosità di conoscere la presunta gerarchia in cui essi si inquadrano (vi sono del resto dei precedenti illustri: si pensi al “discepolo prediletto” e alle dispute tra gli apostoli su “chi di loro fosse il più grande”!).

2) La Madonna parla moltissimo ai veggenti (apparizioni quotidiane, fino a mezz’ora al giorno!), ma non si capisce a che scopo, dato che quel che essi poi riferiscono, pur non essendo poco in sé, è poco relativamente al numero di apparizioni: un breve messaggio ogni mese, per di più affidato sempre alla sola Marija, oltre a qualche breve messaggio “straordinario”. In pratica, pare che il 90% e più dei colloqui della Madonna riguardi personalmente i singoli veggenti anziché l’umanità da salvare.

Non è neppure chiaro che cosa i veggenti debbano dire e che cosa non dire, stando a questa sortita di Vicka: “Perché dovremmo parlarne? Noi non parliamo nemmeno delle altre cose, se voi non ce lo chiedete” (VPGF 308).

3) Per quanto riguarda la “Vita” della Madonna, Vicka, incaricata di scriverla per esteso (gli altri veggenti hanno solo preso appunti, o hanno addirittura ricevuto l’ordine di non scrivere), già nell’84 lasciava capire che una volta terminato il racconto si sarebbe potuto conoscerla; ma ancora oggi, a oltre vent’anni di distanza, non se ne vede traccia.

Caniato e Sansonetti parlano di “una possibile pubblicazione, che potrà avvenire nel giorno in cui la Madonna la autorizzerà, e sotto la responsabilità di un sacerdote che la stessa veggente ha già scelto” (MATM 167).

Qui non si può trattenere una domanda: perché il Cielo ha suscitato tanta curiosità per poi deludere le attese dei fedeli? Una vita di Maria raccontata dalla protagonista non può non far venire l’acquolina in bocca, tanto che “molti tra i devoti di Medjugorje vorrebbero che si affrettassero i tempi della stampa”.

René Laurentin saggiamente ammonisce che “la cosa presenta non poche difficoltà e problemi”, per cui “è prudente scoraggiare la curiosità”. E Caniato commenta: “Una posizione prudente, condivisibile”.

Senonché aggiunge: “ma che non intacca la suggestione di sapere [sic] che Maria ha voluto raccontare la sua vita terrena. Ha detto di sì a Dio e ha portato Gesù per nove mesi in grembo. […] Ha vissuto custodendo ogni cosa in quel forziere di inestimabile valore che è il suo cuore. Ha reso possibile la storia più bella e decisiva che abbia per protagonisti gli uomini. E, tutto questo, viene a raccontarcelo. Oggi, a distanza di duemila anni.”

Ecco, more solito: il monito del teologo, appena riferito e condiviso, viene immediatamente ignorato. Quella curiosità che dovrebbe essere “prudente scoraggiare”, appena cacciata dalla porta rientra dalla finestra, alimentando lo sfrenarsi della fantasia, che culmina nell’inebriante constatazione che Maria stessa dopo duemila anni è venuta a raccontarci la sua vita (quella vita che per la verità aveva già raccontato all’Ágreda, a Cecilia Baij, a Caterina Emmerick, a Maria Valtorta …).

Splendido esempio di sensus fidelium in azione, in barba al “teologicamente corretto”.

Adesso poi veniamo addirittura a sapere che la pubblicazione non è affatto certa, bensì semplicemente “possibile”. Sicché Maria avrebbe raccontato la sua vita (autorizzando, si badi, la diffusione della notizia) per poi farla tenere in un cassetto.

Ma va detto a chiare lettere che se considerazioni di opportunità, di prudenza, di diplomazia, dovessero alla fine suggerire l’eliminazione di questa mina vagante che certo contribuisce ad alimentare la diffidenza della Chiesa, la Madonna perderebbe la faccia.

4) Quel che si è detto della “vita” di Maria va detto, a maggior ragione, dei “segreti”. Laurentin raccomanda di non enfatizzarli; e Mirjana conferma: “la Madonna ci ha chiesto di non pensare ai segreti, ma piuttosto alla conversione del cuore” (MATM 171).

Anche la Madonna dunque gioca a fare il Laurentin, e del sensus fidelium mostra di capire poco. Se l’attesa spasmodica per i segreti è cosa malsana, non si vede proprio perché li abbia consegnati con tanto anticipo (a Mirjana già quasi venticinque anni fa).

Pretendere che chi, vedendo i veggenti, di cui sa che custodiscono verità importanti riguardanti la sorte del mondo, “non ci pensi”, è veramente pretendere troppo. È come aprire i cancelli dello stadio alla folla che preme raccomandandole di avanzare solo di qualche metro.

Se non si trattasse della Madonna, si dovrebbe parlare di ingenuità o di deliberata provocazione.

Mirjana stessa ammette che “la curiosità è propria della natura umana”. Sicché, se è vero quanto dicono Laurentin e la Vergine stessa circa l’inopportunità di fermare troppo l’attenzione sui segreti, allora la Madonna comunicandoli con tanto anticipo ha commesso un errore non solo sul piano strategico (in quanto i segreti non possono che ingigantire la diffidenza della Chiesa), ma anche sul piano strettamente pastorale dell’edificazione e, direi, dell’igiene mentale dei fedeli. E se dell’approvazione ecclesiastica si dice che alla Madonna non importi niente, la dimensione pastorale dovrebbe comunque starle a cuore.

Sappiamo però che quando un comportamento di Dio ci appare controproducente possiamo sempre giustificarlo adducendo l’imperscrutabilità dei disegni divini. Così, Caniato può scrivere che “anche attraverso i segreti Dio ci accompagna alla dimensione del mistero che caratterizza l’incontro fra l’umano e il divino. In ultima analisi, anche accettare questo ‘non conoscere’ sarebbe fare la volontà di Dio; significherebbe affidarsi a Lui, pensare che se così ha voluto, certo è per il nostro bene”.

Appena prima però, più … umanamente, l’autore si era chiesto “se anche dietro a questi messaggi ‘oscurati’ non ci sia una strategia per ridestare la nostra attenzione da riversare, poi, sugli aspetti fondamentali per la salute dell’anima”.

Più francamente S. De Fiores non esita a riconoscere che il segreto fa parte delle strategie del Cielo “per attirare la curiosità” (“Il Timone” 17, p. 39). Sicché i segreti sarebbero una sorta di spot usati dalla Madonna per tenere viva l’attenzione attorno a Medjugorje.

Ma, come abbiamo detto per la “vita” di Maria, se i segreti dovessero alla fine svanire nel nulla perché troppo scomodi e pericolosi, saremmo di fronte a un’operazione squalificante. Si sarebbe autorizzati a pensare a una sorta di bluff architettato per far pubblicità alle apparizioni.

Confidare ai veggenti notizie tanto atte a stuzzicare la santa curiosità dei fedeli (curiosità non necessariamente “morbosa”, come tanti si affrettano a definirla, per ridimensionare l’attesa di rivelazioni che si prospettano imbarazzanti); comunicarle per di più con tanto anticipo (si tratta di cose rivelate nei primi quattro anni delle apparizioni); e alla fine far svanire tutto in una bolla di sapone …, beh, deporrebbe assai male sulla serietà e, direi, l’onestà dell’agire divino.

Merita un cenno la singolare modalità escogitata dalla regìa divina per recapitare i segreti.

Racconta Mirjana che la Madonna le ha consegnato un foglio speciale recante i dieci messaggi: “Il foglio è di materia che non si può descrivere. Sembra carta, ma non è carta; sembra stoffa, ma non è stoffa. È visibile, si può toccare, ma la scrittura non si vede. Al momento opportuno consegnerò il foglio al sacerdote prescelto, il quale avrà la grazia speciale di leggere il primo segreto, ma non gli altri. Il foglio proviene dal cielo …”.

Così leggiamo in Mantero (PF 309). Laurentin parla di “una sorta di pergamena”; e commenta: “Simile processo non fa tanto pensare alla modalità di Dio, quanto ai prestigi della magia” (VAM 108).

Sottoscriviamo senz’altro, e condividiamo la sua conclusione circa il pregiudizio che dettagli di questo genere recano alla causa di Medjugorje.

5) Vale la pena di sottolineare che quasi tutti i fatti più importanti (apparizioni al gruppo compatto dei veggenti, rivelazione di tutti o quasi tutti i segreti a ciascun veggente, fenomeni visivi pubblici straordinari, veri o presunti: la comparsa nel cielo della scritta MIR, della figura della Madonna, di un’ostia bianca …) si sono verificati nei primi tre-quattro anni. Nel ventennio successivo son proseguiti solo i messaggi a scadenza fissa e le apparizioni quotidiane a quattro soli veggenti (dal ’98, a tre).

Come dire che su tutta la linea vi è stato un certo ridimensionamento, una sorta di “normalizzazione”, o cedimento alla routine.

Dai veggenti al mondo

I veggenti devono riferire quanto hanno visto e, soprattutto, quanto hanno udito dalla Madonna. In altri termini, oltre ad attestare quella presenza soprannaturale che dà valore alle loro stesse comunicazioni, devono trasmettere i messaggi ricevuti e diretti all’umanità.

1) Il primo problema che si presenta è quindi quello del corpus, ossia di una collezione di tali messaggi che sia al tempo stesso ufficiale e completa. Una simile collezione non è a tutt’oggi disponibile, anche se la situazione è assai migliorata rispetto a quella che si è avuta per i primi vent’anni.

In pratica, si considerano ufficiali i messaggi affidati con periodicità regolare (prima settimanale, poi mensile) a Marija a partire dal marzo dell’84, i pochi mensili o annuali ricevuti da Ivanka, Mirjana e Jakov e quelli indirizzati al gruppo di preghiera di Ivan, nonché molte delle affermazioni fatte dalla Vergine nelle apparizioni collettive dei primi tempi e riferite concordemente da tutti i veggenti.

Al contrario, sono ufficialmente esclusi dalla divulgazione i contenuti dei segreti formalmente definiti tali dalla Madonna, oltre alla Vita di Maria. Il resto è in certa misura fluido, magmatico, non ben definito nel suo statuto di rivelazione comunicabile o meno; il corpus è quindi suscettibile di continui ampliamenti, e non solo per il fatto che le apparizioni non sono ancora terminate.

E per quanto padre Livio ci tenga a ripetere che la Madonna viene in primo luogo per pregare, per cui sarebbe futile continuare a chiedersi ogni volta cos’abbia detto, è facile capire che in più di trentamila colloqui, di cose e “cosette” devono esserne state dette parecchie, nonostante l’indiscutibile tendenza a ripetersi mostrata dalla Madonna.

Pertanto l’archivio in possesso dei veggenti è una miniera ben lungi dall’essere completamente esplorata: possono sempre uscire cose “nuove”, pur se dette in apparizioni vecchie di anni. A volte i veggenti stessi non ricordano più molto bene, ricostruiscono a senso (v. ad es. MPFP 66).

Queste considerazioni sono solo in parte applicabili ai veggenti delle precedenti apparizioni approvate dalla Chiesa. Va comunque notato che suor Lucia di Fatima, che già aveva avuto la discutibile idea di scrivere le sue “Memorie” a ben 25 anni dai fatti, ha poi cavato dai suoi ricordi dei particolari inediti, parlando con mons. Bertone, nel novembre del 2001, ossia a 84 anni di distanza!

Quel che i veggenti di Medjugorje dicono dipende in buona parte dalle sollecitazioni degli intervistatori, ai quali sono continuamente esposti, benché alcuni di loro cerchino di difendersene.

In genere si può dire che quasi tutti i veggenti hanno l’intervista facile. Sicché la misura in cui i messaggi vengono diffusi è lasciata in buona parte alla loro discrezione e al gioco di fattori occasionali.

Un problema particolare, di grande importanza sia metodologica che pratica, è costituito dai messaggi ricevuti dai veggenti nel periodo antecedente al marzo 1984, data in cui, come si è detto, Marija è divenuta destinataria di comunicazioni regolari e ufficiali.

Nei primi tre anni le comunicazioni furono numerose e diversificate (anche nella forma, non ancora sclerotizzata nello stereotipo proprio dei messaggi mensili); se poi si considera che tutto aveva ancora il sapore della novità, si comprende quanto siano importanti quelle prime esternazioni della Madonna.

Sfortunatamente però proprio questo materiale non è accessibile in raccolte ufficiali compilate a cura o con la supervisione dichiarata dei veggenti, anche se alcune presenti sulla rete in importanti siti medjugoriani sembrano di fatto attendibili, se non altro in quanto non “sconfessate” dai veggenti stessi, che non possono non esserne a conoscenza.

Per questi messaggi è stato a lungo necessario ricorrere a certe pubblicazioni “di parte”, di gente “schierata”, pro o contro; invogliata pertanto a citare, magari con qualche aggiustamento, soprattutto ciò che le faceva comodo.

La fonte migliore è probabilmente costituita dalle pubblicazioni di R. Laurentin, che sin dai primi anni ha tenuto aggiornata per quanto gli era possibile la serie dei messaggi. Va comunque notato che in alcuni casi i testi riportati da Laurentin o da altri autori (ad esempio Mantero) differiscono in qualche misura da quelli reperibili in rete; ciò vale anche per i messaggi straordinari.

È opportuno a questo proposito considerare il caso di padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria. Giunto a Medjugorje solo nel marzo dell’ 85, non visse in prima persona il periodo eroico delle apparizioni, e per più di quindici anni sembra aver dato un’importanza molto relativa alle comunicazioni della Vergine anteriori al marzo ’84.

Nel suo primo libro sull’argomento, “Perché credo a Medjugorje”, del ’98 (a ben diciassette anni quindi dall’inizio delle apparizioni), utilizza esclusivamente i messaggi dati a Marija a partire dall’84; solo ultimamente pare aver “scoperto” il cospicuo patrimonio di comunicazioni celesti recapitate nei primi tre anni.

A quanto sembra l’ha scoperto su internet, e naturalmente si è subito posto il problema dell’attendibilità. Nell’intervista fatta a Vicka l’8 agosto 2002 chiede candidamente alla veggente come si può fare a conoscere i messaggi del periodo ’81-’83, chi li ha, e se sono - o almeno saranno - pubblicati: “Tu li hai questi messaggi? Hai preso nota di qualcosa?” La risposta è deludente: “No … si dicevano a voce questi primi messaggi …”

Ma ormai (meglio tardi che mai) padre Livio ci ha preso gusto a rovistare tra questo materiale, e scopre sempre nuove perle.

Ad esempio, nella “Rassegna Stampa” del 19 novembre 2002 cita un messaggio a suo dire importantissimo del 24 luglio 1982, accenna al problema della mancanza di un repertorio di questi messaggi dei primi anni di apparizioni e aggiunge di aver già “sollecitato chi di dovere” a inserirli nelle raccolte ufficiali. Non sappiamo chi nel 2002 fosse “di dovere”, ma i dati sin qui esposti impongono qualche riflessione.

Dunque: nel 1982 la Madonna porta agli uomini un messaggio giudicato oggi molto importante da un convinto medjugoriano, fondatore di una Radio Maria istituzionalmente dedita proprio alla diffusione dei messaggi della Madonna di Medjugorje.

Senonché questo impegnatissimo devoto ne viene a conoscenza solo a vent’anni di distanza, perché fino a quel momento ha ignorato o completamente trascurato tutti i messaggi dati dalla Madonna nei primi tre anni di apparizioni. Di ciò attribuisce la colpa al fatto che tali messaggi non si trovano convenientemente raccolti e pubblicati perché “chi di dovere” non si è curato di farlo.

Dal canto suo la Madonna non ha mai pensato di dare a qualcuno tale incarico; e ciò benché abbia anche recentemente raccomandato ai “cari figli” di considerare preziose le sue parole in quanto provenienti dal cielo.

Tutto questo, si badi, nel quadro di un’asserita drammatica urgenza che induce la Vergine a portare agli uomini messaggi accorati per trattenerli in extremis sull’orlo dell’abisso.

Pare una storia di nonsense, ma non lo è: è realmente accaduta, ed è il protagonista stesso che ce la racconta. Questo dà un’idea della mirabile efficienza della comunicazione tra la Madonna e gli uomini.

Abbiamo già detto di un’impressione di dilettantismo lasciata dalle modalità di tale comunicazione; qui direi sia il caso di parlare di poca serietà.

Sta di fatto che ora padre Livio è passato decisamente all’offensiva, attribuendosi anzi il ruolo di pioniere della scoperta e valorizzazione dei messaggi dei primi anni, che ha utilizzato e utilizza in modo massiccio a partire da “L’avvenimento del secolo”, del 2004, e dei quali ha curato una sorta di editio ne varietur pubblicata in appendice a “Medjugorje. In attesa del segno”, del 2006.

Vale la pena di chiarire che in tale pubblicazione l’elenco dei testi, preceduto da quello dei “messaggi alla parrocchia” (ossia quelli recapitati a Marija), è corredato della seguente avvertenza:

"Sin dal 25 giugno 1981, altri messaggi sono stati dati dalla Madonna a singoli veggenti. Pur non avendo carattere ufficiale, tali messaggi vengono qui proposti in una versione sufficientemente attendibile, poiché sono stati accuratamente vagliati."

A parte l’affermazione inesatta che si tratta di messaggi a singoli veggenti (per i primi tre anni ciò è vero solo per alcuni, come si può facilmente ricavare dai messaggi stessi), si nota la sottolineatura della mancanza di ufficialità dei testi, che non si osa definire più che “sufficientemente attendibili”.

Non è granché, e il riscontro con altre fonti, soprattutto in internet, conferma che vi sono non poche differenze sia per quanto riguarda la completezza dell’elenco sia per quanto riguarda il contenuto di alcuni messaggi.

Tale dunque è la precarietà dello statuto di buona parte dei messaggi affidati dalla Madonna ai veggenti di Medjugorje.

2) Altra circostanza che è importante segnalare è il fatto che attorno ai veggenti si crea una tensione, una pressione straordinaria. A volte quasi li si aggredisce nell’intento di strappar loro qualche “segreto” nuovo, qualche particolare inedito della loro esperienza, anche sollecitandoli mediante un confronto con quanto rivelato dai loro “colleghi”.

Questo accadeva soprattutto nei primi tempi. La famosa intervista di padre Bubalo a Vicka è d’un’insistenza e d’un’invadenza tali da sconfinare nel cattivo gusto. A un certo punto la poveretta, giustamente, sbotta: “Mi hai anche stufato con le tue domande” (p. 316; e non pare azzardato presumere che nella versione stampata qualche spigolo sia stato smussato). Qui il profilo spirituale, per usare un’espressione cara a padre Livio, è veramente assai basso.

E poco edificante appare l’atteggiamento di chi assiste alle apparizioni pubbliche, cercando di “captare” qualcosa e spiando in volto i veggenti. Se i visi di questi sono bellissimi, lo spettacolo dei circostanti, simili a cani in attesa dell’osso (o se si preferisce - per usare una metafora ineccepibile perché squisitamente evangelica - come cagnolini in attesa delle briciole che cadono dalla tavola) ha qualcosa di squallido.

3) I veggenti di Medjugorje non si limitano a trasmettere i messaggi ricevuti: non di rado, non potendo evitarlo, si impegnano nell’ermeneutica. Ha un bel dire Mirjana “Non ho la missione di interpretare”: di fatto i veggenti interpretano, ossia ci dicono che cosa la Madonna vuole dagli uomini, usando anche parole loro, adattando di volta in volta l’espressione a una precisa domanda dell’intervistatore di turno, e quindi introducendo sempre sfumature particolari.

Ciò è inevitabile, se si pensa che devono spremere il succo di centinaia di migliaia di parole che hanno udito dalla Madonna; che le loro esternazioni sono di regola improvvisate; che, come ci tiene a sottolineare Laurentin, quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur: il ricevente di un messaggio ne accoglie il contenuto secondo la propria forma mentis, la propria sensibilità, il proprio orizzonte d’attesa.

Alla “scusante” invocata da Laurentin è comunque facile ribattere che il principio tomistico da lui citato dovrebbe essere noto anche alla Madonna, la quale avrebbe quindi dovuto porre limiti più precisi alle esternazioni dei suoi messaggeri.

Che l’interpretazione dei veggenti non sia da considerare infallibile lo pensa anche padre Livio, che si trova in disaccordo con loro ad esempio circa la possibilità – da lui sostenuta - di filmare e mostrare al mondo (rendendo quindi non necessario il recarsi in loco) il “segno” bellissimo che la Vergine ha promesso di lasciare sul Podbrdo, e soprattutto circa il fatto che quelle attuali siano veramente le ultime apparizioni di Maria sulla terra, secondo quanto dichiarato dalla Madonna stessa.

I veggenti pensano che l’affermazione della Vergine al riguardo si debba intendere non nel senso che le apparizioni attuali siano le ultime in assoluto, ma nel senso che non ve ne saranno più di tale importanza e durata.

Ma padre Livio ribatte che la Madonna ha parlato chiaro, e che le interpretazioni dei veggenti sono semplici opinioni personali; e cita come lodevole l’atteggiamento di suor Lucia, che diceva (anche se noi abbiamo visto che in realtà razzolava malissimo): “Non spetta a me interpretare, tocca alla Chiesa”.

Nel nostro caso, data la latitanza della Chiesa, evidentemente tocca a padre Livio!

Il quale a volte appare addirittura sfiduciato. Come quando confida che sì, Mirjana dice di sapere, di ogni evento preannunziato dai segreti, il che cosa, il dove e il quando. Ma bisognerebbe vedere, aggiunge, quanto ne sa e ne capisce … pensiamo ad esempio che cosa poteva capire della Russia Lucia a Fatima ...

Comunque sia, è un dato di fatto che i veggenti parlano continuamente, a ruota libera, di quanto è stato loro comunicato nelle innumerevoli estasi che hanno vissuto. Non è qui in discussione la concordanza delle loro versioni, che è notevolissima; si vuol solo dire che, soprattutto di fronte a contestazioni, serie o strumentali che siano, essi ritornano continuamente sulle rivelazioni ricevute, cercando di precisarne meglio che possono il contenuto.

Ciò differenzia senz’altro il loro comportamento da quello dei protagonisti delle apparizioni “classiche” riconosciute dalla Chiesa: Guadalupe, La Salette, Lourdes. In questo essi riprendono una prassi inaugurata, con risultati quanto meno discutibili, da suor Lucia di Fatima.

4) Ma circa la relazione che lega i veggenti ai destinatari ultimi delle rivelazioni va detta una cosa forse ancora più importante: essi hanno un ruolo attivo nella diffusione dei messaggi, fanno cioè opera di apostolato, di vera e propria evangelizzazione.

Alcuni di loro sono febbrilmente impegnati in viaggi che li portano sino in America e in Australia; e tutti collaborano attivamente, con grande dispendio di forze fisiche, nell’accoglienza ai pellegrini, nella costituzione di gruppi di preghiera, nell’organizzazione di incontri e interviste, mentre ad altri incontri partecipano in qualità di invitati.

In altri termini, sono impegnati sul piano pastorale: sono veggenti e pastori al tempo stesso (anche Laurentin parla di una “pastorale” dei preti e dei veggenti, v. VAM 123). Non hanno il sacerdozio ministeriale, ma del sacerdozio ordinario fanno una vera e propria missione.

Ed è superfluo dire che la loro pastorale è di gran lunga più efficace (e soprattutto più ricercata) di quella di qualsiasi consacrato.

5) Tutte queste caratteristiche dei veggenti di Medjugorje fanno di loro un caso a sé, toto caelo differente da quello dei protagonisti delle apparizioni sopra ricordate. Il loro ruolo ha ben poco a che vedere con quella funzione di “postino” in cui si esaurisce, a detta di A. M. Tentori, il compito di un veggente.

Altro che postini! I sei di Medjugorje non solo consegnano la posta, ovvero i messaggi della Madonna; ma li selezionano, li commentano, li diffondono per quanto possono e sollecitano i destinatari a metterli in pratica.

Siamo di fronte a un cambiamento epocale nel ruolo del veggente, inteso come fruitore di un’apparizione della Vergine. Tale mutato ruolo è l’ennesima singolarità che va ad aggiungersi a quelle già segnalate, che fanno di Medjugorje un caso assolutamente unico nella storia delle apparizioni mariane.

La comunicazione mediante “segni”

Anche Medjugorje naturalmente offre ai cultori di quella che abbiamo definito la “comunicazione cifrata” il destro di dare sfoggio del loro acume.

Padre Livio, facendo eco allo stesso papa Wojtyla, ama ripetere che Maria con un intervento miracoloso deviò il proiettile dell’attentatore in Piazza s. Pietro (si parla anche di uno “strano” percorso nel corpo stesso del ferito), volendo con ciò significare che quel papa era “suo” in modo tutto particolare.

Poi, iniziando ad apparire in Bosnia sei sole settimane più tardi, avrebbe voluto sottolineare la stretta contiguità tra Fatima e Medjugorje (intendendosi Fatima evocata dalla data stessa dell’attentato – il 13 maggio alle ore 17:17, con allusione all’anno delle apparizioni - e dalla devozione successivamente ostentata dal Pontefice, che vi portò la fatidica pallottola perché fosse incastonata nel serto della Vergine).

Sicché diverrebbe lecito intrepretare le tribolazioni prospettate dai segreti di Medjugorje come prosecuzione e compimento di quelle illustrate nel Terzo segreto di Fatima, il quale quindi avrebbe solo formalmente esaurito la sua carica profetica.

Tutto è possibile. Numerologia ed onomasiologia possono forse aiutarci a far luce sul passato e a squarciare il velo del futuro. Può essere che il Cielo ami “firmare” in linguaggio cifrato certi suoi interventi. Ma è senz’altro lecito utilizzare gli stessi dati per arrivare a una ricostruzione diversa dei fatti.

Tanto per cominciare, non è un mistero che gli attentati, di qualunque tipo, a volte uccidono, a volte feriscono soltanto, a volte lasciano addirittura indenne la vittima designata.

Uccisi furono i due Kennedy, come Olof Palme, John Lennon e tanti altri. Ma la sorte di Giovanni Paolo II la condivisero ad esempio Ronald Reagan e nientemeno che un carismatico segretario del Partito comunista italiano, certo Palmiro Togliatti legato a filo doppio proprio a quella Russia staliniana che era stata oggetto dell’angosciata sollecitudine della Vergine di Fatima.

Intervento miracoloso anche per lui? Anche lo stalinista di ferro avrebbe dovuto portare a Fatima la pallottola che l’aveva graziato?

Del resto, non sarebbe stato più chiaro segno della protezione divina se il colpo di Ali Agcha avesse solo sfiorato la vittima, ferendola magari in modo leggero?

Comunque, è del tutto gratuito supporre che il colpo non sia risultato mortale perché deviato dall’intervento celeste.

In via di principio, è altrettanto legittimo pensare che l’intervento miracoloso sia consistito proprio nel deviare verso il Papa un proiettile destinato, in forza delle leggi fisiche, a mancare il bersaglio.

È un’ipotesi assurda? Nient’affatto, se si pensa che l’inizio delle apparizioni di Medjugorje, immediatamente successivo, potrebbe costituire proprio un’iniziativa del Cielo deciso a prendere in pugno la situazione, esautorando di fatto una Chiesa di cui non condivideva la conduzione; circostanza di cui si può vedere conferma nel fatto che il Papa dal canto suo ha sempre rigorosamente ignorato Medjugorje.

Oppure, in alternativa, si può vedere nel ferimento del Santo Padre un colpo vigoroso assestato dalla Madonna a chi ancora, dopo quasi tre anni di pontificato, non aveva nemmeno aperto la busta contenente il Terzo segreto da lei comunicato a Fatima e affidato ai pontefici perché lo divulgassero.

E che il brusco avvertimento sia stato efficace starebbe a dimostrarlo la reazione del Papa: come abbiamo a suo luogo ricordato, appena si fu un poco ripreso si fece subito portare la busta fatidica, dopodiché si profuse in ripetute manifestazioni di devozione ed ossequio nei confronti della Madonna di Fatima.

Non si può negare che vi sia una logica. Come si vede, la fantadietrologia può funzionare benissimo in entrambe le direzioni.

La Madonna e il feed-back

A Medjugorje la Madonna in parecchie occasioni (soprattutto nei primi anni) ha risposto a precise domande postele dai veggenti, anche su incarico di altri fedeli.

Non si tratta di una novità: a Fatima, Lucia aveva rivolto parecchie domande alla Vergine, nonché alcune suppliche.

Nel nostro caso le domande sono ancora più numerose, in considerazione del maggior numero di veggenti e soprattutto di apparizioni.

Abbiamo detto altrove di una risposta puntuale data da Maria, circa la possibilità, per il credente scrupoloso, di leggere l’opera della Valtorta.

Non mancano le questioni strettamente private, personali: a Ivanka, ad esempio, fu comunicato che sua madre, morta da poco, si trovava già in paradiso.

Questo filo diretto funzionante nelle due direzioni fa ovviamente arricciare il naso al teologo: “Non bisogna chiedere ai veggenti oracoli che rispondano alle nostre curiosità, per quanto nobili siano”, dice Laurentin.

E cita una frase di mons. Zanic (che, precisa, egli ci tiene “a lodare dove manifesta saggezza”): “La Madonna non è l’impiegata allo sportello del cielo”.

Per poi concludere: “La Madonna stessa ha eliminato molte domande curiose e intempestive postele ingenuamente dai veggenti, sia per sé che per altri. E tali domande abusive, a poco poco, sono cessate” (VAM 98).

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