I messaggi alla parrocchia
I messaggi recati dalla Madonna a Medjugorje possono riassumersi in reiterati appelli alla preghiera (con i corollari del digiuno e di ogni altro sacrificio e mortificazione), alla conversione e alla pace. La Vergine insiste inoltre sulla pericolosità di Satana e annuncia il proposito di realizzare un tempo luminoso di pace per l’umanità.
Detto questo, noi ci occuperemo qui soprattutto del modo in cui tali appelli vengono recapitati ai destinatari. E per farlo distingueremo tra i messaggi alla parocchia, dati regolarmente a Marija a partire dal marzo 1984, e gli altri, dati un po’ a tutti i veggenti prima di tale data o in occasioni particolari.
Tra i due gruppi infatti sussistono notevoli differenze, quanto meno sul piano dello stile comunicativo e della diffusione.
Cominceremo con l’esaminare i messaggi periodici (a frequenza prima settimanale – ogni giovedì fino al gennaio dell’87 - poi mensile: il 25 di ogni mese), che sono di gran lunga i più noti e commentati, e vengono in certo modo considerati “ufficiali”.
Il problema dei destinatari
La prima domanda che s’impone è la seguente: a chi si rivolge la Madonna quando dice “Cari figli”, e in genere quando usa il “voi” per indicare i suoi interlocutori?
La domanda può sembrare banale (le opere apologetiche non se la pongono mai), ma in realtà tocca un problema della massima importanza, che investe in pieno il significato stesso dei messaggi.
La Madonna parla spesso di progressi o regressi nel modo di vivere i suoi appelli. Ora, questo può avere un senso solo se si fa riferimento a un insieme definito di persone a cui i messaggi stessi siano indirizzati.
In via di principio, poi, tale insieme di riferimento dovrebbe essere fisso, composto cioè sostanzialmente dalle stesse persone in tutto l’arco di tempo sul quale i progressi e i regressi vengono misurati.
Se infatti la Madonna, quando dice ad esempio “Voi siete ancora legati alle cose terrene e poco alla vita spirituale” (01.02), intende riferirsi all’umanità intera, allora, oltre a dire una banalità che sconfina nel ridicolo, compie un’operazione scorretta, in quanto quell’ “ancora” rinvia chiaramente ai destinatari di suoi precedenti appelli, purtroppo – lamenta la Vergine – caduti nel vuoto. E questi appelli non avevano certo raggiunto il mondo intero.
Insomma, solo se le persone di cui si valuta il comportamento costituiscono un insieme determinato e relativamente stabile ha senso valutare l’evoluzione dei loro comportamenti.
In particolare, non è per niente chiaro a chi si riferisca la Madonna quando dice che vuole salvare tutte le anime e portarle in cielo.
La prima e più ovvia interpretazione sarebbe “le anime di tutti gli uomini viventi in questo momento”; il che implicherebbe che, nelle intenzioni della Madonna, dal momento in cui Lei recapita il messaggio nessuno più andrà all’inferno.
Ma le cose si complicano subito se si pensa che una tale situazione viene presentata come risultato di un piano in via di attuazione e che ora è solo all’inizio.
Allora “tutte le anime” dovrebbero essere le anime di tutti gli uomini viventi al momento della piena realizzazione del piano: solo da allora nessuno più dovrebbe andare all’inferno.
Ma in tal caso diventa mistificatorio parlare di “tutte le anime”, se si pensa a quante se ne danneranno nei lunghissimi tempi necessari all’attuazione del progetto celeste.
D’altra parte, si è visto, quando la Madonna dice “Voglio condurvi tutti in cielo”, si è inevitabilmente portati a pensare che questi “tutti” siano i “cari figli” cui la Vergine si rivolge con il “voi”, ossia i parrocchiani di Medjugorje.
Sicché si arriverebbe alla paradossale conclusione che il grandioso piano di Maria iniziato a Fatima ha come scopo primario la salvezza eterna dei fedeli di quella parrocchia.
Ecco dunque che la totale mancanza di un’indicazione precisa di quelli che si devono di volta in volta intendere come destinatari dei messaggi rende tutto terribilmente confuso. In altri termini: non solo vi è un gap incolmabile tra la grandiosità del piano e l’esiguità dei mezzi per attuarlo, ma quando la Madonna enuncia queste sue intenzioni di salvezza non si sa neppure esattamente di che cosa parli.
Teoricamente, i destinatari dei messaggi, ossia i “cari figli”, possono essere:
1) i veggenti
2) i parrocchiani di Medjugorje
3) i presenti alle apparizioni, indigeni o pellegrini che siano
4) tutti gli uomini di tutto il mondo. Si potrebbero considerare un paio di varianti: 4a) tutti i credenti; 4b) tutti coloro a cui giunge il messaggio.
Ma di fatto:
(1) dovrebbe essere escluso, dato che la Madonna compare personalmente a tutti i veggenti (quotidianamente a cinque fino all’85, a quattro fino al ’98); non ha senso quindi che li catechizzi sistematicamente tramite Marija, che faccia comunicar loro “Io sono con voi”, ecc.
A confondere le idee c’è però ad esempio il fatto che il 14.04.82 la Vergine ha detto “Questo secolo in cui vivete è sotto il potere di Satana, ma, quando saranno realizzati i segreti che vi sono stati affidati, il suo potere verrà infranto”; e chi sono gli affidatari dei segreti se non i veggenti?;
(4) sembra pure da escludere in quanto, anche considerando le varianti 4a e 4b, è assurdo ad esempio che la Madonna ringrazi perché sono stati accolti i suoi inviti diretti a un gruppo tanto numeroso, il quale, anche ammesso – per assurdo - che abbia ricevuto i messaggi, non può certo aver reagito in modo uniforme di fronte ad essi.
Restano dunque (2) e (3). Senz’altro la Madonna si rivolge ai parrocchiani ad esempio quando dice che, essendo terminati i lavori nei campi, rimane più tempo disponibile per la preghiera (11.11.84).
Il primo messaggio periodico (01.03.84) è pure rivolto ai parrocchiani: “Cari figli, ho scelto in modo speciale questa parrocchia … Ogni giovedì darò un messaggio particolare per voi”. Questo fa pensare che in tutti i messaggi settimanali il “voi” indichi un gruppo di destinatari fisso, non variabile come quello dei pellegrini di volta in volta presenti.
Chiarissimo è poi il secondo messaggio (08.03.84): “Cari figli, convertitevi, voi della parrocchia … Così aiuterete a convertirsi tutti coloro che verranno qui”.
Ecco: i parrocchiani di Medjugorje vengono esplicitamente distinti dai pellegrini, “coloro che verranno qui”.
Così, ai “cari figli” viene raccomandato di aiutare gli altri a convertirsi, “specialmente coloro che vengono a Medjugorje” (30.01.86).
In un messaggio straordinario dato a Ivan il 14.08.84 la Madonna poi, dice il veggente, “si è rivolta in particolare ai parrocchiani e ai fedeli dei paesi vicini”.
E il 6 febbraio dell’ 86 la Gospa dice: “Cari figli, io do i messaggi prima ai parrocchiani, poi a tutti gli altri. Spetta a voi per primi accogliere i messaggi, e poi agli altri”.
I “cari figli” parrebbero dunque essere i parrocchiani di Medjugorje, con l’eventuale aggiunta di quelli dei paesi circostanti.
Ma già ci rende incerti il messaggio del 9 settembre ’95: “Oggi v’invito ad innamorarvi del SS. Sacramento dell’altare. Adoratelo, figlioli, nelle vostre parrocchie e così sarete uniti con tutto il mondo”. Qui chiaramente ci si rivolge a fedeli di provenienza diversa: forse, s’intende dire (anche se l’espressione usata è alquanto infelice), giunti da tutto il mondo.
E siamo definitivamente costretti a cambiare idea se leggiamo ad esempio il messaggio del marzo ’87: “Cari figli, oggi vi ringrazio per la vostra presenza in questo luogo nel quale vi offro grazie speciali” (così nel giugno ’93: “Anche oggi gioisco per la vostra presenza qui”; e un anno dopo: “Oggi gioisco nel mio cuore, guardando [!] a tutti voi presenti”).
Allora, deduciamo, ciò che accomuna e identifica i destinatari diretti dei messaggi periodici affidati a Marija è la presenza fisica a Medjugorje (anzi, nel punto preciso della rivelazione) al momento in cui il messaggio viene recapitato alla veggente (la quale può peraltro trovarsi in qualunque parte del mondo!).
Ma neppure questa può essere la soluzione, poiché se or ora, a fil di logica, abbiamo escluso che la Madonna possa rivolgersi a tutti gli uomini (ipotesi 4), dobbiamo pur riconoscere che alcuni messaggi risultano provvisti di senso solo supponendo che dietro i “cari figli” si nasconda proprio l’umanità intera.
Quando la Madonna dice ad esempio “Voi state creando un nuovo mondo senza Dio” (gennaio 1997), è ridicolo pensare a un gruppo, qualsiasi gruppo di uomini - parrocchiani, pellegrini, credenti o altro che dir si voglia -: costruttori di un mondo senza Dio possono solo essere gli uomini considerati nella loro globalità.
Così come è certo, viceversa, che nel messaggio immediatamente successivo del febbraio ’97 le “mani tese di Dio che l’umanità cerca”, i “figlioli … chiamati a testimoniare e a diventare gioiosi portatori della Parola e dell’Amore di Dio” possono solo essere un gruppo di persone legate in qualche modo a Medjugorje.
E gli esempi si potrebbero facilmente moltiplicare.
L’ambiguità (sistematica, non occasionale) circa l’identità dei destinatari diretti dei messaggi gioca un ruolo fondamentale in tutti i discorsi che si possono sviluppare sul tema.
Padre Livio può permettersi ad esempio di citare il messaggio del 25.07.’91 (“Molto di quello che accadrà dipende dalla vostra preghiera, ma voi pregate poco”) commentandolo così: “Questo significa che il futuro dipende da noi, dalla nostra risposta alla chiamata. […] Se l’umanità ritornerà a Dio …” (PCM, 162).
Si sente cioè autorizzato a riferire all’umanità intera, traendone conclusioni di portata planetaria, parole che la Madonna aveva senza ombra di dubbio rivolto a un gruppo ristretto di fedeli, visto che aveva concluso il messaggio dicendo “V’invito a cominciare con serietà a pregare e a digiunare come nei primi giorni della mia venuta”.
Purtroppo formule del tipo “Molto dipenderà da voi” ricorrono frequentemente nei messaggi.
Ma il punto in cui maggiormente l’ambiguità circa i destinatari rende incomprensibile il messaggio è la chiusa di prammatica: “Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.
Qui infatti l’aleatorietà dell’interpretazione è massima, perché si tratta di stabilire non solo chi venga ringraziato, ma anche che cosa si debba intendere per “chiamata” e in che consista la “risposta” alla chiamata stessa.
Ovviamente, la prima e più ragionevole ipotesi che si può fare è che chi ha risposto alla chiamata sia chi è ”accorso” a ricevere il messaggio.
Il 22 marzo 1984 infatti la Vergine aveva detto: “Grazie per aver risposto alla mia chiamata. Continuate a venire sempre più numerosi”; e una settimana prima: “Vi sono riconoscente per essere venuti qui”.
Ma si rimane perplessi pensando che tale messaggio viene in realtà affidato a una veggente (ovunque essa si trovi) la quale provvede poi a diffonderlo con strumenti mediatici; non viene dunque ricevuto da destinatari presenti fisicamente sul luogo della comunicazione.
A chi è diretta la “chiamata”? Se si tratta degli stessi a cui è rivolto il messaggio, quelli cioè che lo devono mettere in pratica (e abbiamo appena visto quanto sia difficile individuarli), ci si chiede che senso abbia ringraziarli solo per il fatto di esserne venuti a conoscenza, sia pure con gesto di buona volontà, magari sintonizzandosi su Radio Maria o cercandolo in internet.
Inoltre, non si vede perché ringraziare dopo aver distribuito solenni rimproveri, come spesso fa la Vergine, per il mancato accoglimento dei propri inviti.
Infine, è evidente che a “rispondere alla chiamata” di Maria non potrà in ogni caso essere che un gruppo relativamente ristretto; sicché quando il messaggio è chiaramente rivolto, come sopra abbiamo visto, all’umanità intera, il ringraziamento appare totalmente ingiustificato.
Dobbiamo quindi quanto meno ammettere che i destinatari dei ringraziamenti non coincidono sempre con i “cari figli” cui la Vergine rivolge i suoi appelli; il che, se possibile, aumenta ulteriormente la confusione.
Di passaggio, notiamo che padre Livio dà della “risposta alla chiamata” un’interpretazione al tempo stesso spirituale e “logistica”. A Medjugorje, dice, si va, nonostante le difficoltà del viaggio, per aver ricevuto una chiamata speciale di Maria, “che chiama uno per uno”; si tratta dunque per lui di una grazia, che spinge l’ “assetato di Assoluto” a recarsi materialmente sul luogo in cui troverà da placare la sua sete (PCM, 47-48).
Di tanto in tanto poi, negli ultimi tempi, padre Livio mostra di considerare la formula di commiato come espressione del fatto che una qualche risposta da parte degli uomini (in generale) vi è stata, e che quindi il piano della Madonna si realizzerà; ma tale interpretazione rende incomprensibile il fatto che la formula fosse già impiegata quando ancora la diffusione dei messaggi era all’inizio.
Ancora un particolare curioso, che non è se non una delle infinite variazioni possibili sul tema dell’ambiguità circa i destinatari dei messaggi.
Il mattino del 7 luglio 2003 padre Livio presenta compiaciuto i risultati di un sondaggio attestante per questi ultimi anni una lieve ripresa della pratica religiosa in Italia. E pensa di vedervi una sintonia con le parole dell’ultimo messaggio mensile: “Cari figli, … sono con voi e vi ringrazio perché avete messo in pratica nella vostra vita quello che vi dico”.
Padre Livio non ha pensato che se veramente Maria aveva presente la realtà fotografata dal sondaggio se ne deve dedurre che i “cari figli” sono gli italiani.
Per concludere: la Madonna dovrebbe assolutamente dare una registratina al suo vocabolario, o almeno fornire precise istruzioni per l’individuazione dei “cari figli” a cui di volta in volta si rivolge.
Nella forma in cui ce li offre da venticinque anni, i suoi messaggi risultano intrinsecamente ambigui, prestandosi ad interpretazioni decisamente arbitrarie.
Le metafore
Il “tropario” impiegato nei messaggi è abbastanza ricco, e non mancano metafore suggestive.
Spesso però si tratta di immagini poco adeguate o non coerenti tra loro. Mi limito a citare un caso assai significativo.
La Madonna dice spesso che la preghiera è indispensabile alla vita dell’anima come l’acqua e il sole sono indispensabili alla vita del fiore.
Metafora poco felice, in quanto il bere - e più ancora assorbire l’acqua da parte di un vegetale – e l’aprirsi alla luce sono attività che, a differenza della preghiera, non vanno certo ripetutamente raccomandate, in quanto sono del tutto istintive: non s’impara a bere bevendo, salvo forse che per i conoscitori di vini. A pregare invece, non si stanca di ricordare padre Livio, s’impara proprio pregando.
Inoltre, acqua e luce solare portano la vita nel fiore, mentre la preghiera è qualcosa che sgorga dal cuore: per usare le parole di Gesù, è qualcosa che esce dal cuore dell’uomo, non qualcosa che vi entra.
Naturalmente non vi sono problemi quando la Madonna dice ad esempio, con immagine più scontata, di voler offrire tutte le anime a Dio come uno splendido bouquet.
O quando ci raccomanda, con ossessionante insistenza, di “mettere Dio al primo posto”.
Struttura logica dei messaggi
Su questo tema, come su quello della ripetitività e banalità dei testi, si potrebbe sviluppare un discorso assai ampio. In questa sede dobbiamo ovviamente limitarci a qualche considerazione, esaminando un paio di esempi tra le centinaia che si potrebbero portare.
Il messaggio dell’agosto del ’93 dice: “Voglio che voi capiate che sono vostra madre e che desidero aiutarvi e invitarvi alla preghiera”.
Dunque: la Madonna vuole (non si limita a desiderare) che i “cari figli” capiscano; il che significa che finora non hanno capito o addirittura si sono rifiutati di capire.
Che cosa non hanno capito? Che la Gospa è loro Madre; e ciò è grave. Ma ancor più grave, al limite dell’incredibile, è che dopo una dozzina d’anni e più di duecento messaggi, prima settimanali e poi mensili, i cari figli non abbiano ancora capito che la Vergine desidera invitarli alla preghiera!
Adesso la Madonna si è proprio stancata e vuole assolutamente che lo capiscano. Che poi preghino effettivamente quanto lei vorrebbe, è un altro discorso; ma che almeno capiscano che lei “desidera invitarli alla preghiera”, ecco, su questo non transige.
E spiega per la centesima volta l’importanza della preghiera, secondo gli abituali stilemi: “soltanto attraverso la preghiera potete capire e accettare i miei messaggi e metterli in pratica nella vostra vita”.
Il mese successivo (settembre ’93), pensando che i cari figli non abbiano ancora capito, ripete: ”Io sono vostra madre e vi invito ad avvicinarvi a Dio tramite la preghiera …” E conclude: “Solamente allora, quando aprirete i vostri cuori e pregherete, si compiranno miracoli.”
Dal che, se le parole hanno un senso, chiunque capisce che finora i cari figli non hanno pregato. Tanto più poi che ancora a Natale, tre mesi dopo, leggiamo: “V’invito tutti ad avvicinarvi a me attraverso la preghiera. Voi parlate parlate, ma non pregate. Perciò, figlioli, decidetevi per la preghiera”.
Così dunque, da agosto a dicembre, la Madonna dice ai suoi “figlioli” di Medjugorje che è tempo, dopo qualcosa come dodici anni di pressanti inviti, che si mettano finalmente a pregare.
Giusto. Ma che non ci venga adesso l’idea di tornare indietro di una pagina, al messaggio del luglio dello stesso anno; perché allora avremmo la sorpresa di vedere che in quell’occasione la Madonna aveva detto: “Cari figli, vi ringrazio per le vostre preghiere [!] e per l’amore che mi mostrate”.
A questo punto non si capisce proprio più niente. Si ha l’impressione che i messaggi siano scelti per sorteggio, così da alternare moniti e gratificazioni, salvo i pochi casi in cui vi è inserito un riferimento a qualche evento di cronaca, come lo scoppio della guerra in Bosnia o la visita del Papa in Croazia.
Non è il caso di invocare, per giustificare le incoerenze clamorose tra i testi, l’attenuante della traduzione dal croato. Termini come ‘volere’,’desiderare’, ‘invitare’, ‘capire’, ‘decidersi’, ‘mettere in pratica’; ‘preghiera’, ‘amore’, conversione’, ‘pace’ e simili designano concetti ben definiti per lo meno in tutte le lingue di cultura europee.
Quando la Madonna dice in italiano “voglio che capiate”, senza dubbio anche in croato intende dire che i suoi interlocutori sin qui non hanno capito.
Spesso il discorso della Madonna è costituito da pure e semplici tautologie, “montate” sintatticamente in modo da dare l’impressione di un’argomentazione serrata.
“Non potete convertirvi, figlioli, se non lasciate i peccati e non vi decidete per l’amore verso Dio e verso il prossimo”, si legge nel messaggio del gennaio 2002.
“Non potete convertirvi se non lasciate i peccati” può benissimo venir trasformato in “non potete lasciare i peccati se non vi convertite”.
A sua volta, “se … non vi decidete per l’amore …” può essere promosso a proposizione reggente: “Non potete decidervi per l’amore verso Dio e il prossimo se non lasciate i peccati e non vi convertite”; oppure: “Non potete decidervi per l’amore … e convertirvi se non lasciate i peccati”.
E così via, fino all’esaurimento delle combinazioni matematicamente possibili. Mutando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia.
Si comprende pertanto come Laurentin si preoccupi di precisare che, “a diversità di altre apparizioni, il messaggio di Medjugorje non si presenta come un insieme letterario [sic], di cui dover ricercare la coerenza sul piano dell’espressione verbale. I messaggi […] non sono fatti per venire scolpiti sul marmo, ma nei cuori. Ed è a questo livello che riesce difficile decifrarli”.
E scomoda San Paolo (2Cor 3,2): “Voi siete la lettera di Dio, scritta non con l’inchiostro ma con lo spirito di Dio, non su tavole di pietra ma su tavole di carne, i vostri cuori”.
Enfasi senz’altro fuori luogo, se non altro perché nessuno ha mai detto che i messaggi di Medjugorje “riesce difficile decifrarli”: riesce semmai difficile digerirli per la loro stucchevole uniformità di struttura, così come per la loro ripetitività e banalità, qualità che ci apprestiamo ad illustrare e che paiono poco indicate anche per scrivere su cuori di carne.
Prendiamo atto comunque che Laurentin confessa che prima di capire “questo piano di lettura” (che dovrebbe comunque essere quello di tutti i messaggi della Madonna in tutte le sue apparizioni, per cui si resta perplessi di fronte alla “scoperta” qui sbandierata), il messaggio di Medjugorje lo aveva “depistato per la sua dispersione”.
È già qualcosa.
La ripetitività dei messaggi
Dalle considerazioni fatte sin qui è già emersa dunque un’altra caratteristica dei messaggi settimanali e mensili: la loro a volte ossessionante ripetitività.
I pochi concetti che la Madonna vuole inculcare ai suoi figli vengono ripresentati con martellante monotonia in sequenze anche ravvicinatissime.
Il monito della preghiera, che è fra tutti il più insistente, può figurare anche cinque volte di seguito in un testo di poche righe.
Ecco il messaggio del 3 luglio 1986: “Cari figli, oggi v’invito tutti alla preghiera. Senza la preghiera, cari figli, non potete sentire né Dio, né me, né la grazia che vi dono. Perciò, v’invito a far sì che all’inizio e al termine della vostra giornata ci sia sempre la preghiera. Cari figli, desidero guidarvi, di giorno in giorno, il più possibile alla preghiera. Se non crescete, è perché non lo desiderate. V’invito, cari figli, a far sì che al primo posto ci sia sempre la preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.
Da notare che questo messaggio veniva dopo altri centoventi, moltissimi dei quali ovviamente dedicati al medesimo tema.
Più spesso l’iterazione ossessiva si ha tra messaggi consecutivi. Per quanto riguarda la preghiera, se ne ha un bell’esempio nei cinque messaggi dati tra il 7 agosto e il 4 settembre dell’86 (quindi di pochissimo successivi a quello appena visto).
Altrettanto si può dire per i messaggi che vanno dal luglio al novembre del ’91 e per quasi tutti quelli del ’92.
Frequente è poi la formula “Pregate, pregate, pregate” (di regola scritta in grassetto o in maiuscolo nei testi), la quale può arrivare a costituire, da sola, l’intero corpo del messaggio, come ad esempio in quelli del 21 giugno e del 23 agosto 1984.
La stucchevole telegrafica ripetitività arriva talora ad investire anche i messaggi non affidati a Marija (dei quali ci occuperemo nel prossimo capitolo), che sono in genere di struttura più diversificata.
Ad esempio: “Cari figli, anche oggi vi chiamo in maniera speciale a pregare per la pace. Pace, pace, pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata” (messaggio straordinario a Ivan del 10.09.04). Si badi: un messaggio straordinario per comunicare al mondo simili banalità di routine.
E tre mesi prima, il 31 maggio, sempre a Ivan: “Cari figli, anche oggi vi invito a pregare per la pace, la pace, la pace”. Come sopra, ma ancora più … straordinario.
Gli otto messaggi che vanno dal febbraio al settembre 2003 cominciano tutti con “Cari figli, anche oggi vi invito”; quello di gennaio, che li precede, e quello di ottobre, che li segue, dicono rispettivamente, con significativa variazione, “Cari figli, con questo messaggio vi invito di nuovo …” e “Cari figli, vi invito nuovamente…”.
E a che cosa invita la Madonna? Leggiamo in sequenza, da gennaio a maggio: “a pregare per la pace”; “a pregare e a digiunare per la pace”; “a pregare per la pace”; “ad aprirvi alla preghiera”; “alla preghiera”.
E ancora “alla preghiera” invita in luglio, dopo aver introdotto in giugno la straordinaria variante “vi invito a vivere i miei messaggi”.
Passando al tema dell’ “abbandono a Dio”, è interessante ad esempio la sequenza dei sei messaggi mensili consecutivi dal febbraio al luglio del 1988:
“Anche oggi desidero invitarvi alla preghiera e all’abbandono totale a Dio”; “Anche oggi vi invito all’abbandono totale a Dio”; “Dio attraverso di me vi invita all’ abbandono totale”; “Vi invito all’abbandono totale a Dio”; “Abbandonatevi a Dio”; “Oggi vi invito all’abbandono totale a Dio”.
Dopo una breve tregua, si riprende con i tre messaggi di marzo-aprile-giugno 1989:
“V’invito a un abbandono totale in Dio”; “V’invito all’abbandono totale in Dio”; “V’invito ad aprirvi a Dio. […] Dio da voi non desidera nulla, ma soltanto il vostro abbandono”.
Un topos, o meglio una formula fissa, che ricorre con impressionante frequenza (si trova in circa un messaggio su tre a partire dall’88) è “io sono con voi”, con la variante “vi sono vicina” e la frequente aggiunta “e intercedo per voi”.
Tra i temi più spesso toccati dai messaggi figura poi quello di Satana e della sua forza.
Il Demonio ha un ruolo specialissimo nei messaggi dell’85, quando è impegnato a rubare il piano di Maria. Poi compare abbastanza regolarmente fino al ’96, dopodiché viene praticamente ignorato per ben cinque anni; sicché non può non lasciarci esterrefatti sentire, in un messaggio straordinario del gennaio 2001, che egli è addirittura slegato!
Non se n’era avuto nessun sentore, la Madonna sembrava tranquilla, non si preoccupava di mettere in guardia contro un pericolo straordinario e imminente da parte del Maligno; e di colpo ce lo troviamo slegato, ossia dotato del massimo potere concessogli dal suo statuto di essere subordinato alla potenza divina.
Del resto, vi è una contraddizione stridente fra i numerosi drammatici moniti della Vergine contro la tremenda potenza di Satana nei confronti dei parrocchiani stessi di Medjugorje e il messaggio dell’11 luglio ’87: “Cari figli, Io amo questa parrocchia e con il mio manto la proteggo da ogni attività [!] di Satana”.
Al tema della presenza del Maligno nella tematica delle apparizioni dedicheremo comunque un apposito capitolo (v. “Satana a Medjugorje”).
I progressi spirituali
La conversione è il punto di approdo di tutto il lavoro della Madonna: “Cari figli, oggi v’invito alla conversione: questo è il messaggio più importante che Io vi ho dato qui” (02.96).
Ma anche qua abbiamo un’ambiguità di fondo. Conversione dovrebbe significare mutamento radicale di direzione; dovrebbe dunque trattarsi di evento unico nella vita del peccatore, o comunque non ripetibile ad ogni piè sospinto. Così pare infatti di capire quando leggiamo “Voi […] lavorate poco sulla vostra conversione” (09.98) o “V’invito a cominciare da capo a cambiare la vostra vita e a decidervi per la conversione” (10.92).
È quindi incomprensibile che poi si parli ordinariamente anche di “conversione quotidiana” (v. ad es. 02.93 e 01.02), che è semplicemente una contraddizione in termini, ovvero configura un bizzarro “avanti e indietro”, con cadenza giornaliera, nella vita spirituale del credente.
Analoga ambiguità l’abbiamo col concetto di “decisione”. Dovrebbe indicare un taglio netto; ma anche qui pare che la Madonna si attenda decisioni a ripetizione: “Vi invito a decidervi, oggi di nuovo, per la conversione” (3.95); “Anche oggi invito ciascuno di voi a decidersi di nuovo ad abbandonarsi completamente a me” (11.87).
Insomma, conversione perpetua e decisione perpetua, in abbonamento. Inutile dire che anche questi elementi contribuiscono a creare quel senso di routine che già scaturisce dalla struttura ripetitiva dei messaggi.
Abbiamo già accennato alla strana alternanza di elogi e rimproveri susseguentisi in messaggi consecutivi.
Di questa vera e propria doccia scozzese si potrebbero portare innumerevoli esempi. In pratica, dopo vent’anni di ammonimenti ed inviti si ha l’impressione che poco o nulla sia cambiato.
Febbraio 1998: “Anche oggi sono con voi e v’invito tutti di nuovo ad avvicinarvi a me tramite le vostre preghiere”.
Dunque, dopo sedici anni di messaggi la Madonna deve ancora invitare ad avvicinarsi almeno a lei con la preghiera. E tre mesi dopo deve ripetersi: “V’invito di nuovo a decidervi per Dio Creatore”; evidentemente i suoi pupilli stanno ancora dalla parte del Diavolo.
Finalmente, il mese successivo (06. 98) un risultato: “Oggi vi voglio ringraziare perché vivete i miei messaggi”. Ma ecco subito la doccia fredda, dopo tre soli mesi (settembre ’98), in un messaggio già parzialmente citato: “Voi parlate troppo, figlioli, ma lavorate poco sulla vostra conversione. Perciò convertitevi [!] e cominciate a vivere i miei messaggi non con le parole ma con la vita”.
Si resta interdetti: dopo diciassette anni i cari figli devono ancora convertirsi e cominciare a vivere i messaggi! Il minimo che si possa dire è che si ha l’impressione di poca serietà.
E l’impressione non è solo nostra: è anche della Madonna.
Basta leggere questi appelli: “Oggi v’invito ad accogliere seriamente e a vivere i messaggi che Io vi do”; “Oggi v’invito a decidervi con serietà a vivere questa novena”; “Oggi desidero invitarvi ad accettare con serietà e a realizzare nella vita i messaggi che vi sto dando” (4, 5, 8. 90). E nel luglio del ’91: “V’invito a pregare e a digiunare con serietà come nei primi giorni della mia venuta”.
Dal che si dedurrebbe che vi sia stato un grave regresso dopo un inizio positivo. Ma ancora una volta dobbiamo cambiare opinione: dal messaggio dell’ottobre ‘89 risulterebbe addirittura che i frutti desiderati non siano mai venuti.
Vale la pena di riportarlo integralmente: “Cari figli, anche oggi v’invito alla preghiera. Io v’invito ripetutamente; ma voi siete ancora lontani. Perciò decidetevi da oggi, seriamente, a consacrare del tempo a Dio. Io sono con voi e desidero insegnarvi a pregare con il cuore. Nella preghiera del cuore incontrerete Dio. Perciò, figlioli, pregate, pregate, pregate [in neretto nel testo]. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.
Se si pensa che già all’inizio dell’83 la Madonna aveva chiesto ai suoi fedeli quattro ore di preghiera al giorno, il fatto che ora chieda loro di decidersi finalmente a dedicare almeno del tempo (!) a Dio, è veramente mortificante. E la situazione non accenna a mutare neppure nei messaggi più recenti.
Secondo le convenzioni comunicative in vigore nel mondo occidentale, parole come “Dio vi dà delle grazie e voi non le vedete. Pregate e le vedrete” (10.02) hanno senso solo se dirette a qualcuno che non prega, o prega in misura insignificante.
E “Vivete i miei messaggi e convertitevi” (11.02) si dice a chi non vive i messaggi e non si è convertito.
Lasciano quindi alquanto perplessi le affermazioni di chi, come padre Livio, sostiene che i fedeli di Medjugorje hanno compiuto un enorme progresso spirituale. Se dopo due decenni di esortazioni e di ammonimenti i diletti figli devono ancora covertirsi e cominciare a vivere i messaggi, siamo sempre ai piedi della scala.
Se dopo quattordici anni di apparizioni la Vergine deve ancora dire “Oggi v’invito a diventare missionari dei messaggi che qui vi do”, presentando come compito nuovo quello che doveva essere fin dall’inizio l’ufficio “statutario” dei destinatari dei messaggi, vuol dire che si riparte ogni volta da zero.
E se questi sono i frutti ottenuti da Maria nella “cellula” privilegiata, nel “piccolo gregge” che con la sua testimonianza di parola e di vita dovrebbe portare alla conversione il mondo, c’è poco da stare allegri.
Il marciare sul posto dei “cari figli” è cosa tanto evidente e imbarazzante che padre Livio non poteva evitare di accennarvi. A p. 95 di “Perché credo a Medjdugorje” scrive: “Circa dieci anni dopo la prima chiamata a diventare santi, pare che la situazione sia ancora al punto di partenza: ‘Adesso vi invito in modo speciale, figlioli – dice come se lo facesse per la prima volta – a decidervi a percorrere il cammino della santità’ (25.04.94).”
Ammissione significativa; senonché l’autore vorrebbe dare l’impressione che si tratti di un caso limite, e non, come invece è in realtà, di una regola costante.
Tanto che subito dopo cita, a mo’ di compensazione, la “chiusura” del messaggio del giugno ’96, definita “inconsueta e molto incoraggiante”: “Figlioli, grazie per aver risposto alla mia chiamata, per aver deciso di camminare con me verso la santità”.
Ma qui padre Livio deve aver richiuso troppo frettolosamente il libretto dei messaggi, altrimenti avrebbe letto, appena due righe sotto, che proprio quello del mese seguente comincia così: “Cari figli, oggi v’invito a decidervi per Dio ogni giorno. Figlioli, voi parlate molto di Dio, ma lo testimoniate poco con la vostra vita. Per questo, figlioli, decidetevi per la conversione …”.
Riprende l’eterno tira e molla. Non è possibile altro commento.
La banalità dei messaggi
I messaggi dati regolarmente a Marija a partire dal marzo dell’84 si sono attirati soprattutto l’accusa di banalità.
In tale accusa si riassumono varie loro caratteristiche oggettive, alcune delle quali abbiamo già considerato: ovvietà di moniti ed esortazioni, ripetitività esasperata, elementarità di linguaggio, stucchevole uniformità di struttura, nonché il loro stesso periodico succedersi con implacabile puntualità.
I fautori di Medjugorje su questo punto sono categorici: i messaggi, dicono, non sono affatto banali.
Padre Livio arriva a scrivere che essi “sono il commento più bello che oggi venga scritto al vangelo di Gesù” (PCM 41). E non esita a dire che a suo giudizio essi rappresentano, dopo la Bibbia, quanto di più alto sia mai stato scritto nel campo della spiritualità cristiana; affermazione che penso starebbe bene in un manuale di retorica per illustrare la figura dell’iperbole.
Ritengo che anche il più umile parroco di campagna sia in grado di imbastire, sulla mezza dozzina di concetti che formano il nocciolo dei messaggi, un discorso almeno altrettanto “elevato”.
In qualche caso (v. ad es. 10. 99, 6. 00, 2. 01) i testi danno l’impressione di essere stati redatti in modo affrettato, quasi che la Madonna, non avendo tempo di confezionare un nuovo messaggio, si sia limitata a riciclare per l’ennesima volta un paio di frasi di repertorio.
Tipico a questo riguardo il primo testo del 2003: “Cari figli, con questo messaggio vi invito di nuovo a pregare per la pace. Specialmente adesso che la pace è in crisi, voi siate quelli che pregano, e testimoniano la pace. Figlioli, siate pace in questo mondo senza pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.
È un dato di fatto che chiunque sarebbe in grado di confezionare per il prossimo 25 del mese un messaggio autenticamente mariano-medjugoriano, cioè in tutto e per tutto degno di figurare nella collezione di Marija. Anzi, sarebbe facile allestire tutti quelli dei prossimi cinque anni.
È comunque importante notare che un conto è la presentazione dei messaggi secondo temi, eliminando, attenuando o giustificando le ridondanze e le ripetizioni, individuando cioè un “filo rosso” che dia un senso alla congerie di raccomandazioni stereotipate (il che è quel che fa padre Livio in “Perché credo a Medjugorje”); e un conto è leggere i messaggi in successione, nell’ordine in cui sono stati dati: questo fa un effetto a dir poco deprimente.
Purtroppo si deve supporre che la stragrande maggioranza dei candidati alla conversione, in tutto il mondo, ne verrà a conoscenza non nella sintesi ragionata di padre Livio, ma proprio tramite la lettura continuata della raccolta; a meno che la Madonna non dia istruzioni diverse.
Comunque sia, per quanto riguarda la pretesa “sublimità” dei messaggi, nessuno può negare che essa sia reperibile, tale quale, in una miriade di altri messaggi che uno stuolo di Madonne sta consegnando agli uomini in tutto il mondo: vi sono impressionanti analogie di contenuto e di espressione.
L’argomento più forte che viene impiegato per giustificare l’ "apparente" banalità dei messaggi periodici di Medjugorje è che la Madonna è costretta a ripetersi perché gli uomini sono duri a rispondere ai suoi appelli, e usa un linguaggio elementare per essere compresa da tutti.
Si comporterebbe cioè esattamente come una buona madre, che non si preoccupa certo di essere originale quando fa pressanti raccomandazioni ai suoi figli: il colloquio tra madre e figli, si sottolinea, è caratterizzato proprio dalla quotidianità anziché dall’eccezionalità.
Ma si tratta di un argomento inconsistente, in quanto i messaggi della Vergine mancano proprio di alcune delle caratteristiche fondamentali della “quotidianità”.
In primo luogo arrivano sempre puntualissimi, secondo un preciso calendario; non sono cioè occasionati, come i moniti di una madre, da una situazione concreta della vita.
Ed è assurdo che si fissi un appuntamento, una data precisa (ora, come si è detto, è il 25 del mese) per fare una raccomandazione, per rinnovare un monito, per ricordare doveri e compiti che i destinatari già conoscono. Queste sollecitazioni si fanno – cioè: una madre di regola le fa – quando capita, quando cioè si vede che è necessario rinfrescare la memoria e risvegliare il fervore dei figli.
L’appuntamento ha senso solo se è fatto in vista di una comunicazione, di una rivelazione. Ma dal momento che ciò, si dice, non può in ogni caso costituire il contenuto di messaggi provenienti dal Cielo, non resta che la possibilità di rinnovare dei moniti.
Ed è ridicolo, ripeto, che una madre dica “Ti ritelefono fra trenta giorni per raccomandarti ancora di pregare (e/o di digiunare, di guardarti da Satana, ecc.)”.
In secondo luogo, impedisce ogni analogia tra i messaggi di Medjugorje e il sermo coditianus di una madre la loro stessa struttura, in cui, accanto a una fastidiosa uniformità di espressione, spiccano il “Cari figli” - incessantemente ripetuto e usato come formula fissa di apertura - e soprattutto la formula conclusiva, l’immancabile deferentissimo “Grazie per aver risposto alla mia chiamata”; che, se depone assai favorevolmente per Maria sotto il profilo della buona educazione, è, nella sua stereotipata ufficialità, d’una freddezza incredibile.
È l’ultima cosa che potrebbe dire una madre conversando quotidianamente coi suoi figli; pare la chiusa di una lettera burocratica o commerciale: “Grazie per averci accordato la Vostra preferenza”.
In altri termini, la fastidiosa monotonia delle formule di saluto e di commiato, l’uniformità della struttura discorsiva, la puntualità cronometrica dei messaggi e la loro ossessiva ripetitività impediscono di percepire la Vergine come una madre dialogante coi suoi figli immersi nel flusso del vivere quotidiano.
La banalità e l’ovvietà degli appelli non può quindi venire riscattata, come si pretende, dalla familiarità e “ordinarietà” del colloquio, dall’ansia della madre che vede i figli in pericolo e recalcitranti ai suoi moniti. Una vera madre si esprimerebbe in tutt’altro modo.
Vorrei ancora ricordare una curiosa variazione sul tema dei messaggi intesi come riecheggianti il tono di una madre che parla coi figli. Laurentin scrive: “L’incontro quotidiano dei veggenti è analogo al dialogo tra mamma e bebè. Nulla è più banale”.
Se si registrassero, dice, tutte le conversazioni che intercorrono tra mamma e bambino durante i primi tre-quattro anni, la trascrizione di queste frasi “onomatopeiche ed elementari” risulterebbe “terribilmente debile, insignificante, ripetitiva; eppure è grazie a questo chiacchierio [sic]” che il bebè in questi pochi anni acquisisce il pieno possesso della lingua materna.
E conclude: “La stessa cosa si può dire per il rapporto instaurato tra i veggenti e la Madonna. La conversazione è familiare. Agli inizi, è piena della loro ingenuità. La Madonna sorride senza infastidirsi, con una benevolenza educativa senza concessioni” (VAM 106).
È sorprendente che uno studioso del calibro di Laurentin non percepisca la grossolana inadeguatezza di un tale paragone. Tra le obiezioni che vengono spontanee:
1) la Madonna non appare per insegnare agli uomini a parlare, ma per trasmettere loro, utilizzando la lingua che essi già possiedono, avvertimenti gravi ed urgenti;
2) quale che sia il rapporto comunicativo “a quattr’occhi” tra la Vergine e i veggenti, tutti gli altri mortali devono utilizzare proprio la trascrizione dei messaggi; ed è appunto questa che appare terribilmente ripetitiva e banale;
3) nella realtà del vissuto, il rapporto tra madre e bebè è costituito da una fitta trama di interazioni in cui acquistano valenza comunicativa anche sensazioni di ordine visivo tattile olfattivo, persino “gustativo” (si pensi alla valenza di un bacio, oltre che all’eventuale esperienza dell’allattamento), tutti elementi ovviamente non disponibili per i fruitori dei messaggi mensili;
4) è capzioso addurre come esempio di linguaggio dell’ “ingenuità” un’inopportuna domanda del piccolo Jakov accolta con sorridente condiscendenza dalla Madonna: qui è in gioco esclusivamente la giovane età del veggente (unico peraltro in tale condizione), non l’atteggiamento della Vergine; la quale ad esempio, già il secondo giorno delle apparizioni, presentandosi a Marjia con una croce alle spalle e implorando “Pace, pace, pace!” non aveva proprio usato un linguaggio da bebè;
5) anche ammesso che la Madonna abbia iniziato con un linguaggio infantile, pare decisamente fuori luogo che continui a impiegarlo a oltre vent’anni dagli inizi. I bebé dovrebbero essere ormai abbondantemente svezzati; eppure, quanto a “banalità”, i messaggi non paiono per nulla migliorati, anzi!
La conclusione è la solita: apologétique oblige. Per difendere l’indifendibile, il teologo si abbandona ad argomentazioni e congetture da cui senza il pungolo apologetico si terrebbe rispettosamente lontano.
Prendiamo atto che i messaggi periodici di Medjugorje riproducono il “chiacchierio” della Madonna. Forse è proprio per questo che alcuni irriverenti, dice padre Livio, la definiscono “chiacchierina”.
A meno che non si tratti di un eufemismo per dire “chiacchierona”.
I commenti
Dei messaggi mensili esistono, in internet e in opere a stampa, ampi commenti, spesso redatti a caldo la sera stessa del 25 del mese o il giorno seguente. Tali ad esempio quelli di padre Slavko letti per tanti anni a Radio Maria.
Superfluo dire quanto sia l’impegno profuso per rinvenire sempre nuove perle in testi riproducentisi all’infinito. Del resto, chi professionalmente coltiva l’omiletica, basata sull’esercizio retorico dell’amplificatio, dispone di un’ottima palestra per operazioni del genere.
Ciò non impedisce che di tanto in tanto si possa cogliere un certo senso di stanchezza, un vago disagio per la desolante ripetitività dei testi.
È una festa, per il commentatore di turno, poter disporre di qualche “rivelazione” come lo “scioglimento” di Satana, o almeno di qualche espressione nuova e magari un po’ strana, quali ad esempio “le guerre della vostra incredulità” o “il sonno stanco della vostra anima” (01.01, 03.01).
Allora il tono del commento ritrova una certa enfasi, nell’esaltazione di una presunta sconvolgente novità del messaggio.
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