controapologetica le bugie della fede

Gli altri messaggi

Quando passiamo a considerare i messaggi non diretti formalmente alla parrocchia, ossia quelli anteriori al marzo dell’84, quelli “straordinari” (indirizzati, a partire da tale data, soprattutto ai veggenti che non hanno più le apparizioni quotidiane) e quelli dati al “Gruppo di preghiera” (dall’83 al ’90), sembra di respirare tutt’altra aria.

In primo luogo non troviamo la stucchevole ripetizione delle formule di saluto e di commiato; poi abbiamo una notevole varietà di dimensioni e di struttura; e infine vediamo toccati non pochi temi che non figurano affatto nei messaggi dati a Marija. Proprio questa caratteristica è quella di cui noi ci occuperemo, sia pur brevemente; anche perché molti di questi temi vengono proposti in affermazioni che pongono problemi di natura teologica.

Sotto questo aspetto merita di essere citata innanzitutto l’indicazione fornita da Maria circa la data della sua nascita, che sarebbe avvenuta il 5 agosto del 17 a. C.

Non è possibile trincerarsi dietro il paravento della non necessaria attendibilità, anche in caso di apparizioni riconosciute dalla Chiesa, di tutte le asserzioni della Vergine riferite dai veggenti: è chiaro che se in un messaggio straordinario la Madonna afferma, il giorno del suo duemillesimo compleanno (il 5 agosto del 1984), “non ho mai pianto di dolore nella mia vita [neppure sul Calvario, quindi!] come questa sera piango di gioia”, è escluso che il veggente possa essersi inventato tutto di sana pianta, così come è impossibile che si sbagli dicendo 2000 anziché, poniamo, 2003.

Se così fosse, l’inattendibilità dei veggenti risulterebbe tale che il discorso su Medjugorje andrebbe chiuso in partenza.

La liturgia pertanto deve prendere atto della nuova indicazione, in quanto una dichiarazione autentica della diretta interessata è mille volte più importante dei vaghi elementi di tradizione che indussero papa Sergio a fissare per la festa della Natività la data dell’8 settembre (alla quale poi è legata quella dell’Immacolata Concezione, che ovviamente la precede di nove mesi, e che quindi andrebbe spostata al 5 novembre!); e, cosa non meno importante, gli storici dovranno rassegnarsi a fissare per la nascita di Cristo una data non anteriore al 4 a. C., meglio se il 3 o il 2.

Sotto il profilo mariologico comunque è ancor più importante l’affermazione contenuta nel messaggio del 15 agosto 1981 (dato presumibilmente a tutti i veggenti, a meno di due mesi dall’inizio delle apparizioni): “Mi chiedete della mia Assunzione. Sappiate che sono salita al cielo prima della mia morte”.

Si tratta di una risposta a una precisa domanda, impossibile quindi che vi siano stati abbagli. E il discorso è chiarissimo. Quel che Pio XII aveva lasciato nel vago, non osando pronunciarsi, ora lo sappiamo, e da una fonte di cui è impossibile immaginarne una migliore: la Vergine non conobbe, nonché la corruzione, neppure la morte.

Certo, a questo punto è difficile continuare a sostenere che le rivelazioni private non aggiungono nulla al deposito della fede; ma tant’è: prendere o lasciare.

Sempre sul fronte teologico, sono da segnalare alcune prese di posizione nel campo dell’escatologia. Notissima l’affermazione del messaggio straordinario del 3 settembre 1992: “I bambini uccisi nel seno materno sono ora come piccoli angeli attorno al trono di Dio”.

Il Magistero non si è mai pronunciato sullo spinosissimo problema della sorte eterna di feti, embrioni e neonati morti senza battesimo; la Chiesa, come ricodiamo altrove (v. “Sorte degli innocenti morti senza battesimo”), si limita a raccomandare le loro anime alla divina misericordia (CCC, § 1261).

Ora finalmente abbiamo, su una questione di importanza capitale, un’indicazione autorevolissima ed esplicita.

Altra affermazione assai impegnativa, che anche padre Livio, abbiamo visto, ha tardivamente scoperto, è quella del 24 luglio 1982: “Al momento della morte si lascia la terra in piena coscienza: quella che abbiamo ora. Al momento della morte si è coscienti della separazione dell’anima dal corpo”.

Considerando quanto sia angoscioso il problema della “morte improvvisa” e della perseveranza finale, si tratta di una puntualizzazione di enorme importanza.

Pure degno di segnalazione il messaggio del 2 novembre 1983: ”La maggior parte degli uomini, quando muore, va in Purgatorio. Un numero pure molto grande va all’Inferno. Soltanto un piccolo numero va direttamente in Paradiso”.

Se si pensa alla vexata quaestio dell’interpretazione “quantitativa” di passi evangelici quali “Molti sono i chiamati ma pochi gli eletti” o “Passate per la porta stretta”, dobbiamo rallegrarci di trovare qui finalmente un ragguaglio numerico abbastanza preciso.

Sono invece nel solco della dottrina corrente le affermazioni sui dannati: “Si dannano solo coloro che rifiutano deliberatamente Dio” (20.05.82) ; “le anime dei dannati non si pentono e continuano a rifiutare Dio. […] Diventano parte dell’inferno e non vogliono essere liberate da quel luogo” (25.07.82).

È la classica tesi dell’apologetica volta a scagionare Dio dall’accusa di crudeltà a causa dell’eternità della dannazione che infligge; è però frontalmente contraddetta dall’unica esternazione di Gesù Cristo in proposito, la parabola di Lazzaro e del ricco epulone.

Notevoli e imbarazzanti sono alcune asserzioni della Vergine circa le “dosi” di preghiera da lei richieste.

Nel messaggio straordinario del 9 marzo 1985 abbiamo la sorpresa di leggere: “Io non ho bisogno di cento o duecento Padre Nostro. È meglio pregarne uno solo ma col desiderio di incontrare Dio” (sic).

Difficile considerare sincere queste parole sulle labbra di chi già due anni prima aveva ammonito: “Voi parrocchiani potreste pregare anche quattro ore al giorno. Vi sembra troppo? Ma è appena la sesta parte della giornata!” (08.01.83); e sei mesi dopo, conciliante, aveva precisato che si sarebbe accontentata di “almeno un’ora al mattino e un’ora alla sera”.

Del resto, come dar credito a così sprezzanti negazioni di un “bisogno di preghiere”, quando proprio tale bisogno è dichiarato innumerevoli volte nei messaggi, e spesso in tono di supplica?

Mi limito qui a citare un messaggio straordinario del 19 aprile 1989: “Vi invito ad aumentare le vostre preghiere che ora mi sono particolarmente necessarie per la realizzazione di un mio piano”.

A parte il tono misterioso da agente segreto, colpisce questa sorta di denuncia di un’improvvisa … carenza di liquidità. Se si pensa quale deve essere il budget di preghiere per gli innumerevoli bisogni dell’intercessione a beneficio degli uomini di tutto il mondo, non può non suscitare un sorriso questa pressante richiesta rivolta, come viene precisato il giorno seguente, “a tutti voi riuniti qui”, ossia al gruppuscolo di fedeli accorsi ad assistere all’apparizione; i quali, incrementando o meno la loro produzione di preghiere, dovrebbero, a breve termine, consentire o impedire il realizzarsi del piano celeste!

D’altra parte la Gospa si rende conto che sui suoi fidi grava un carico enorme: “Voi parrocchiani avete una croce grande e pesante da portare, ma non abbiate paura di farlo. È con voi mio figlio Gesù che vi aiuterà” (05.04.85). Sicché, come abbiamo altrove notato, non si comprende come mai il Cielo non povveda, mediante una diffusione più ampia dei messaggi, a distribuire il peso su spalle più numerose.

Tanto più che, incredibilmente, Maria stessa afferma: “Come mi sarebbe più facile fermare la guerra se trovassi tante persone disposte a pregare e a digiunare come state facendo voi adesso!”(02.12.91). Ma, come vedremo meglio nel prossimo capitolo, la strategia divina a Medjugorje è semplicemente incomprensibile.

Per la diffusione dei suoi messaggi infatti la Madonna pare non avere in mente altro che il passaparola dei parrocchiani e dei pellegrini: “La sola parola che desidero dire al mondo è questa: conversione, conversione! Fatelo sapere a tutti [!] i miei figli” (25.04.83).

Tocca dunque ai devoti escogitare le strategie per comunicare a tutti gli uomini gli appelli di Maria; magari, chissà, anche acquistando pagine di pubblicità su “Le Monde” e sul ”New York Times”.

La Madonna comunque è ben decisa a non prendersene la briga. Così il 6 agosto dell’82: “Bisogna esortare la gente a confessarsi ogni mese, soprattutto il primo venerdì o il primo sabato del mese. Fate ciò che vi dico! La confessione mensile sarà una medicina per la Chiesa d’occidente. Se i fedeli si confesseranno una volta al mese, presto intere regioni potranno essere guarite”.

La ricetta della Madonna è d’una stupefacente semplicità: perché, almeno in Occidente, tutto vada per il meglio, basta convincere “la gente” a confessarsi regolarmente almeno una volta al mese; e per convincerla basta “esortarla”; e ad esortarla devono essere i destinatari diretti dell’appello, ossia i fedeli di Medjugorje.

Per cui se oggi, a distanza di vent’anni, “la gente” non si confessa debitamente (ovvero non si confessa quasi più del tutto, salvo che nell’oasi beata di Medjugorje; o preferisce magari la “confessione collettiva”, ecc.), la colpa non può essere che di questi fedeli, che si sono dimostrati deplorevolmente impari al compito loro affidato.

Primi saggi di quella meravigliosa strategia divina che esamineremo a fondo nel prossimo capitolo.

D’altra parte, il “contagio benefico” che dovrebbe partire da Medjugorje molte volte non funziona, o funziona addirittura a rovescio: molti, lamenta più d’una volta la Vergine (29.08.83, 24.04.84, 08.09.86), dopo aver cominciato a pregare e a digiunare e a convertirsi, una volta tornati a casa riprendono le loro cattive abitudini, perdendo tutti i frutti spirituali ottenuti.

Deplorazione cui si associa a più riprese padre Livio, che naturalmente ne attribuisce la colpa a Satana, il quale “con somma scaltrezza è riuscito ad insinuarsi in molti gruppi di Medjugorje sparsi nel mondo, portandoli allo sbando e quindi al dissolvimento” (PCM 113).

Nei messaggi riservati al gruppo di preghiera colpisce l’insistenza della Vergine su minuziose descrizioni delle “prestazioni spirituali” richieste ai membri del gruppo.

Per la novena di Natale del 1984 ad esempio chiede una meditazione articolata su nove punti distinti, tra cui i seguenti quattro: “1. Aprite i vostri cuori perché Gesù vuole abitare in essi dopo Natale. […] 4. D’ora in avanti lasciate che Gesù abbia il primo posto nei vostri cuori. 5. Lasciate che solo Gesù vi dia gioia. […] 8. Vivete in Gesù”.

Per la Madonna evidentemente si tratta di quattro cose diverse e chiaramente distinguibili da parte degli interessati, che peraltro non hanno ricevuto istruzioni particolari in proposito. Sia permesso dubitare della perspicuità di tali distinzioni, espresse in linguaggio metaforico.

Non meno sorprendente il tono reciso con cui la Madonna distribuisce rimproveri a tutti i membri del gruppo, senza fare distinzioni.

Il 5 febbraio 1989 dice: “Voi vi meravigliate perché io dopo tutti questi anni vi ripeto ancora di decidervi per Dio. Però vedete da voi come avete vissuto anche questa giornata …”.

Sembra strano che tutti gli interessati abbiano in quel giorno peccato, quanto meno di indifferenza, con la medesima intensità; a meno che non abbiano passato tutti insieme la giornata in discoteca.

Tra parentesi, va ancora sottolineato come, a detta della Madonna stessa, il “marciare sul posto” in fatto di conversione sia proprio anche di un gruppo elitario – si tratta di vere e proprie “truppe scelte” – quale è il gruppo di preghiera.

Sotto il profilo teologico, vale la pena di osservare che per la Madonna “Dio” è sinonimo di “Padre” (v. ad es. 02.02.85 e 18.03.85); e che Dio Padre “manderà sul mondo” i castighi eventualmente decisi da Gesù per “punire il mondo” (25.04.83).

Non di volontà permissiva dunque si parla, ma di una precisa iniziativa divina per castigare gli uomini.

Ed è superfluo dire che anche in questi messaggi le profezie condizionate si alternano a quelle incondizionate.

Se il 15 dicembre ‘83 Maria ci dice: “Quelli che fanno predizioni catastrofiche sono falsi profeti. […] Io ho sempre detto che il castigo verrà se il mondo non si converte. […] Tutto dipende dalla vostra conversione”; il 25 ottobre 1985 ci presenta una prospettiva diversa: “Soffro molto per i non credenti. Anche loro sono figli miei! Non sanno quale tremendo destino li aspetta! Tutto quello che vi ho confidato si realizzerà. Anche gli ammonimenti al mondo si realizzeranno”.

Se è così, è evidente che il progetto tanto spesso enunciato di “portare in cielo tutte le anime” viene dichiarato fallito in partenza.

Naturalmente Dio viene immediatamente giustificato: “Non dovete pensare per questo che Dio abbia un cuore duro. Guardatevi attorno e vi renderete conto di quanto siano immersi nel peccato gli uomini di oggi”.

E la conclusione è la solita: “Voi dovreste pregare di più per i non credenti e per i peccatori”. Col che ci troviamo puntualmente ricondotti alla prospettiva condizionata.

Un’affermazione assai importante, conosciuta e discussa - e alla quale già abbiamo accennato - è quella del 2 maggio 1982: “Sono venuta a chiamare il mondo alla conversione per l’ultima volta. In seguito non apparirò più sulla terra: queste sono le mie ultime apparizioni”.

Già il 17 aprile la Madonna aveva detto: “Queste mie apparizioni qui a Medjugorje sono le ultime per l’umanità. Affrettatevi a convertirvi”.

Espressioni così esplicite rendono inaccettabili tutti i tentativi di ridimensionarne la portata, come se si dovesse intendere che si tratta non già delle ultime apparizioni di Maria in assoluto, bensì delle ultime di questa durata, di questa importanza, ecc.

Siamo dunque di fronte ad asserzioni di rilevanza capitale, quanto meno per lo statuto teologico delle rivelazioni private (oltre che, ovviamente, per l’interpretazione del fenomeno Medjugorje).

Se infatti prestiamo fede all’affermazione della Madonna, possiamo considerare sicuramente non autentiche tutte le apparizioni successive a quelle dell’Erzegovina; se invece verranno riconosciute autentiche alcune di queste ultime, dovremo dedurne l’inautenticità di quelle di Medjugorje.

Per completare questa breve rassegna di affermazioni della Vergine aventi rilievo teologico è opportuno ricordarne un paio che figurano nei messaggi dati periodicamente a Marija.

La prima è quasi un classico delle accuse antimariologiche: “Io sono la Mediatrice tra voi e Dio” (17.07.86).

Chi per qualsiasi motivo denuncia i presunti eccessi dell’iperdulia (i protestanti, ad esempio) non manca mai di ricordare che Cristo è l’unico mediatore tra noi e Dio, secondo il dettato paolino (“poiché non vi è che un solo Dio, uno solo è anche il mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che per tutti ha dato se stesso in riscatto": 1Tm 2,5-6), e in particolare contesta l’attribuzione a Maria del titolo di mediatrice di tutte le grazie.

I padri conciliari nel § 60 della “Lumen Gentium” devono ricorrere ad acrobazie verbali per liquidare la spinosa questione: “La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l'efficacia”.

Nella sua letteralità dunque l’asserzione della Madonna può tranquillamente venir definita eretica. Padre Livio cerca di giustificarla dicendo che, fermo restando che Gesù è l’unico mediatore, “la Madonna però sta tra noi e Gesù”; col che però egli finisce per ridurre la mediazione a una “submediazione”, equiparandola nella sostanza, se non nel prestigio, a quella dei santi.

Ma proprio per evitare questo aggiunge subito: “la sua mediazione consiste nell’affiancarsi a Cristo fino alla fine dei secoli nell’opera della salvezza” (PCM 45).

E con ciò chiaramente si contraddice: se la Madonna “si affianca” a Cristo, non si pone “tra noi e Gesù”; sicché abbiamo una vera e propria mediazione parallela, ossia qualcosa di radicalmente contrario al deposito della fede.

L’altra affermazione che merita di venir ricordata è contenuta nel messaggio del 30.01.86: “Senza di voi il Signore non può realizzare ciò che desidera”.

Anche in questo caso si tratta di un’asserzione (peraltro conforme a innumerevoli altre, sia pure meno esplicite) che risulta inaccettabile per la fede, in quanto nega di fatto l’onnipotenza di Dio, ossia il principio tomistico, tanto caro a padre Livio, secondo cui “la volontà di Dio si realizza sempre”.

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