La strategia celeste
Il mondo da salvare
Proviamo ora ad esaminare i problemi relativi alle apparizioni di Medjugorje dal punto di vista di chi le “organizza”, ossia del Cielo.
Nella prima parte consideriamo unicamente la strategia che si può ipotizzare prescindendo dalla procedura dei dieci segreti, la quale sarà invece oggetto di esame nella seconda parte.
I termini della questione sono chiari: Dio, vedendo l’umanità sull’orlo del baratro, decide di intervenire ammonendo gli uomini in modo straordinario, con un intervento in extremis della sua divina madre formalmente definito come l’ultimo di questo tipo.
Vista la dichiarata drammaticità della situazione, la diffusione del messaggio di salvezza dovrebbe dunque essere:
a) la più ampia possibile (dovrebbe raggiungere tutti gli uomini);
b) la più rapida possibile.
Questo è quanto suggerisce il più elementare buon senso … umano. Ma il buon senso divino è tutt’altra cosa.
Dio, il quale, nella sua onnipotenza, potrebbe, se volesse, avvertire istantaneamente e direttamente tutti gli uomini, cosa fa? Manda Maria in una parrocchia dell’Erzegovina, una parrocchia un po’ … chiacchierata, in cui da tempo immemorabile è in corso una disputa tra i francescani che ne sono titolari e la diocesi che ne ha la giurisdizione (come si dirà nel capitolo “La querelle di Medjugorje”).
Questo purtroppo costituisce oggettivamente un intralcio a un eventuale riconoscimento delle apparizioni.
E allora che fa la Madonna? Decide di sopperire alla qualità con la quantità, moltiplicando il numero delle apparizioni, che per tre veggenti sono ancora oggi quotidiane, e prolungandole indefinitamente.
Tanto che un entusiasta come padre Livio è addirittura indotto a diagnosticare la gravità del momento presente per il mondo proprio dalla durata eccezionale delle apparizioni: “Se la Madonna viene sulla terra ogni giorno da 22 anni, ci deve pur essere un motivo …”
Sicché, paradossalmente, più durano le apparizioni (prolungando lo stallo in attesa di passare dalla fase preparatoria a quella … operativa, rappresentata dai segreti), tanto più, si deve dedurre, la situazione è grave.
In sostanza, anziché esservi proporzionalità diretta fra gravità della situazione e rapidità dell’intervento divino, come sarebbe logico, si instaura una proporzionalità fra gravità e durata delle apparizioni (e quindi proporzionalità inversa fra gravità e rapidità).
Così, se fra cent’anni saremo ancora regolarmente in attesa, ogni mese, del messaggio del giorno 25 ringraziante i cari figli per aver risposto alla chiamata, avremo una spettacolosa conferma della straordinaria gravità della situazione denunciata da padre Livio!
Sta di fatto che anche in questo modo si crea un clima sfavorevole al riconoscimento da parte della Chiesa, preoccupata per le dimensioni diluviali del fenomeno.
Per di più, la Madonna, per rendere più consapevoli gli uomini della drammaticità del momento, pone come sbocco delle apparizioni, in data imprecisata, una serie di eventi di contenuto più o meno apocalittico - ma già annunciati fin dall’inizio e coperti, come si è detto, dal “segreto” -, nonché una sua bellissima autobiografia.
Sfortunatamente, anche queste brillanti iniziative han fatto per oltre vent’anni arricciare - o addirittura storcere - il naso al card. Ratzinger, a chi gli stava accanto e a chi gli stava sopra; e ora fanno uguale effetto allo stesso Ratzinger divenuto papa.
Sicché anche in questo modo Maria ha obiettivamente creato gravi ostacoli all’approvazione delle sue apparizioni da parte della Chiesa.
A questo punto, a qualcuno verrà il sospetto che, in fondo, alla Madonna, di questa approvazione non glien'importi un bel niente. Giusto. È proprio quello che, come vedremo, vuol farci credere padre Livio nella conclusione di “Perché credo a Medjugorje”.
Senonché, come già abbiamo detto, l’approvazione, pur non essendo ovviamente un fine da perseguire in alternativa ai frutti delle apparizioni, è però un mezzo efficacissimo per ampliare e accelerare al massimo la diffusione di tali frutti. Tant’è vero che vi è qualche indizio che la Madonna stessa ci abbia per lo meno ripensato.
Riassumendo: mentre la drammatica situazione del mondo richiederebbe che si intervenisse con la massima rapidità su scala ecumenica, attivando – mediante la sollecitazione diretta della suprema autorità ecclesiale - tutte le potenzialità di cui la Chiesa dispone, la Madonna si preclude l’impiego dei mezzi che agevolerebbero tale tipo d’intervento, limitandosi a tenere colloqui fittissimi e interminabili con un pugno di persone, senza predisporre alcuna strategia né alcun apparato di diffusione dei messaggi.
Scrive padre Livio: “Umanamente parlando il fenomeno avrebbe dovuto essere stroncato sul nascere”, ma “il tam tam dei devoti della Gospa è stato inarrestabile” (PCM 47-48). Certo, tutto questo è molto bello; ma la sopravvivenza, prima, e una lenta continua espansione, poi, non sono precisamente quanto occorrerebbe nella tragica situazione dell’umanità denunciata dalla Madonna.
“Desidero condurvi tutti alla santità completa”, suona l’ambizioso e “meraviglioso” progetto di Maria. Ma far diventare compiutamente santi sei miliardi di uomini partendo dalle condizioni attuali è una bella impresa, per la quale pare che si dovrebbero usare mezzi più efficaci e più rapidi di quelli che utilizza la Madonna a Medjugorje.
Vi è una grottesca sproporzione tra la grandiosità smisurata del progetto e l’esiguità degli strumenti impiegati per realizzarlo.
E non si può dimenticare che, se la diagnosi della Madonna è corretta e la terapia da lei proposta è adeguata, la lentezza dell’applicazione ha conseguenze tragiche: mentre il primitivo tam tam della Gospa accresce lentamente il numero dei medjugoriani, centinaia di milioni di persone muoiono senza averne saputo nulla di nulla: forse erano “assetati di assoluto” che a Medjugorje avrebbero potuto dissetarsi, salvando la propria anima.
Ma di ciò la Madonna, ci assicura padre Livio, “non è affatto preoccupata”, benché affermi di voler “salvare tutte le anime” e di attendere “con impazienza” di veder finalmente regnare un tempo di pace (25.04.1997)!
Da ormai venticinque anni annuncia periodicamente il suo programma di salvazione universale senza mai accennare a tutti coloro che nel frattempo si sono perduti e la cui dannazione rappresenta pertanto già un parziale fallimento del programma annunciato. La Madonna insomma continua a presentare il preventivo senza mai abbozzare un consuntivo.
O meglio, i consuntivi li fa solo sul microcosmo della sua parrocchia (la quale, fra l’altro, come si è visto, alterna continuamente progressi e regressi); per quanto riguarda invece “tutte le anime” che si propone di salvare, si guarda bene dal pronunciarsi. Prosegue perciò col suo ritmo tranquillo, indifferente anche alle malevole voci di diffidenza e sospetto che hanno fatto da contrappunto al ventennale e al venticinquennale delle apparizioni.
Qualcuno potrà pensare che questo procedere “illogico” del Cielo è proprio il segno più certo dell’autenticità del fenomeno Medjugorje.
In effetti, le modalità della comunicazione di Dio con gli uomini sono sempre state disastrose: una sequela interminabile di equivoci e incomprensioni, a partire dallo sciagurato episodio dell’Eden, ossia dall’incontro dei progenitori col serpente tentatore, contro la cui insidia nessuno li aveva messi in guardia.
È difficile capire un Dio che vuol rimanere “nascosto”. E nelle sue apparizioni, autentiche o presunte, la Madonna si comporta precisamente così, “tanto da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti” (cfr. Mt 24, 24), tra cui al primo posto c’è senz’altro il papa.
Su Medjugorje c’è il Totomadonna. Niente di irriverente in questo termine, dato che quello della scommessa è concetto di indiscussa nobiltà teologica, per l’uso che se ne è fatto a partire da Pascal.
Ma nel fenomeno Medjugorje vediamo emergere anche un altro aspetto della tradizione dell’operare divino: la mistica del “piccolo gregge”. Il Dio dell’Antico Testamento vinceva le guerre impiegando piccoli eserciti proprio per dimostrare che il vero vincitore era lui: emblematica a questo riguardo la vittoria di Davide su Golia.
Così, secondo una profezia del Montfort tanto cara a padre Livio, nell’imminenza della fine del mondo uno sparuto manipolo di irriducibili credenti, gli “apostoli degli ultimi tempi” (manco a dirlo mariani!), sconfiggeranno Satana nell’ultima battaglia, preparando la venuta di Cristo nella gloria. Allo stesso modo la Madonna, dice qualcuno, convertirà il mondo addestrando alla preghiera e alla virtù il suo manipolo di truppe scelte, i fedelissimi di Medjugorje.
L’immaginazione devota si esalta al pensiero di queste spettacolari vittorie del Bene che rovescia la situazione quando sembrava ormai schiacciato dalla preponderanza del Male.
Ma non ci si rende conto che tale traduzione in termini agonistici del processo di evangelizzazione è fallace: anche se la vittoria dei pochi sui molti è esaltante, la riduzione dei credenti a un’esigua schiera, sia pure capace di sconfiggere l’Anticristo e il Maligno, è comunque un fallimento.
Se Cristo, tornando, non “troverà la fede sulla terra” (cfr. Lc 18, 8), neppure la più spettacolare vittoria finale dei giusti potrà recuperare al paradiso le anime che si saranno perdute durante la precedente drammatica scristianizzazione. In altri termini: quando è in gioco la salvezza delle anime, la “vittoria” può consistere solo nella conquista delle moltitudini, nella maggior diffusione possibile del messaggio divino, nel Dio che non rimane nascosto.
La vera vittoria può essere solo dei molti, poiché solo in questo modo tante anime – se non proprio tutte come assurdamente pretenderebbe la Madonna – saranno salvate.
La salvezza propiziata dalla “santità” di Medjugorje
La strategia della Vergine, dice padre Livio, consiste nel creare grandi centri di preghiera (La Salette, Lourdes, Fatima, e ora Medjugorje) che sono i “polmoni dell’umanità”: di lì salgono al Cielo miriadi di rosari; di lì la preghiera, come un fiume, dilaga nel mondo.
Bello. Ma questa è una concezione elitistica della vita spirituale. Si ha un bel dire che la santificazione è una vocazione universale, giusta la “Lumen Gentium”; ma di fatto la Madonna ha creato a Medjugorje un centro di alta spiritualità, una sorta di scuola di perfezionamento per credenti.
Arriveranno anche sbandati che non hanno mai avuto contatti con Cristo, ma la stragrande maggioranza dei pellegrini sono credenti, magari in crisi di fede e soprattutto di opere, ma credenti.
E tanti di loro tornano più volte per rinsaldarsi nella loro nuova condizione di “convertiti” e per inebriarsi nuovamente del profumo di paradiso che impregna l’aria di Medjugorje. È veramente un cristianesimo doc quello che si vive in quella terra fortunata.
Tutto questo, ripetiamo, è in sé bellissimo. Ma fa pensare a un turismo d’élite che dà vita ad angoli meravigliosi su spiagge intatte e immerse nel verde, veri e propri gioielli che vengono però presto snaturati se messi a disposizione del turismo di massa.
Piccolo è bello: se cerchiamo di ingrandirlo può perdere molto della sua bellezza. Così è avvenuto spesso nella storia degli ordini religiosi, e già era accaduto del resto alla Chiesa stessa: col crescere delle dimensioni andarono in parte smarrite la purezza e l’intensità della motivazione originaria.
Ma vi è un altro rilievo che si può fare circa la caratteristica di Medjugorje di essere un paradiso per credenti capaci di alte prestazioni in materia di preghiera, di mortificazioni, di concentrazione spirituale. Questi fedeli possono a buon diritto sentirsi esaltati dal ruolo di portatori del messaggio celeste nel mondo: il ruolo di apostoli, pionieri, precursori, “mani gioiosamente tese”, “truppe scelte” di Maria nella guerra contro l’eterno nemico.
La convinzione di essere dei privilegiati trova espressione a livello teologico nell’idea che a Medjugorje si va perché chiamati personalmente dalla Madonna (PCM 48).
Del resto, “credere alle apparizioni è una grazia” (ivi, p. 8). Sicché si avverte, nelle parole di tanti entusiasti di Medjugorje, non escluso padre Livio, quell’ebbrezza contro cui spesso i conduttori di Radio Maria, a cominciare proprio dal direttore, mettono in guardia i convertiti che assaporano le prime gioie del ritrovato rapporto con Dio; e non si esita in tali casi a parlare di edonismo spirituale, associando magari l’aggettivo ‘spirituale’ a termini quali ‘gola’, ‘ingordigia’, ‘voluttà’ e addirittura ‘lussuria’.
In effetti, se consideriamo il nucleo d’irradiazione della spiritualità medjugoriana, ossia i sei veggenti, vediamo che – si perdoni la crudezza dell’espressione, del resto in sintonia con le metafore or ora citate – sono letteralmente ingozzati di Madonna.
In venticinque anni tre di loro hanno totalizzato - o forse è meglio dire “lucrato” - la bellezza di più di 8000 (dicesi ottomila) apparizioni ciascuno, e un altro è rimasto poco al di sotto di tale cifra.
E le apparizioni, a detta degli interessati, procurano una gioia indescrivibile, tanto che per nessuna cosa al mondo sarebbero disposti a rinunciarvi, a meno che non glielo chieda espressamente la Vergine stessa.
Ivan mostra di rendersi conto del problema suscitato da tale privilegio di dimensioni iperboliche: “Perché la Madonna non appare a tutti?”, si chiede (ATM 197I). E non sa rispondere se non rispolverando l’eterno “Beati coloro che credono anche senza vedere”, ribadito “parola per parola” dalla Gospa stessa.
A Ivan piace pensare che a chi avrà creduto senza vedere sarà data come premio “una beatitudine particolare”. Ma è un’ipotesi teologica che non risulta essere largamente condivisa.
Ecco dunque che tra il “mondo di Medjugorje” e il “resto del mondo” non c’è solo un rapporto di priorità del primo rispetto al secondo, per cui a Medjugorje si porrebbero, in virtù di un’intensa concentrazione spirituale propiziata da un profluvio di preghiere, le premesse della conversione dell’umanità e del suo ritorno a Dio; ma vi è addirittura una sorta di opposizione, in quanto ciò che favorisce la creazione dell’oasi di pace medjugoriana è obiettivamente d’ostacolo alla rapida diffusione planetaria del messaggio celeste.
Il raggiungimento dell’obiettivo “locale” si pone in contraddizione con l’attuazione del progetto universalistico.
Naturalmente chi nega tale incompatibilità può sempre affermare che le massicce dosi di preghiera del piccolo esercito di Maria “consentono” a Dio di toccare il cuore dei non credenti, ottenendo le grazie di conversione necessarie all’umanità intera. Ma è chiaro che si tratta di una forzatura, e comunque di un’ipotesi crudamente smentita dai fatti.
Nei venticinque anni di Medjugorje non si è notato proprio alcun avvicinamento del mondo a Dio. Se da un lato si è registrato il sollievo per la caduta del muro di Berlino, dall’altro si sono profilati sempre più minacciosi i contrasti di civiltà, che oggi acquistano un rilievo sinistro nella contrapposizione tra islam e occidente.
Nell’occidente stesso non si è per nulla arrestato il processo di scristianizzazione, e persino nell’Europa orientale e nella stessa Polonia di papa Wojtyla la fregola consumistica ha offuscato non poco il revival religioso conseguente alla liberazione dal giogo sovietico.
Di più: dopo vent’anni di “cura”, il risultato è stato che, come ci ha detto la Madonna, Satana ha finito per essere addirittura slegato (e l’abbiamo slegato noi, ci si assicura)! Ciò significa che l’odio nel mondo è addirittura in aumento.
E ancor oggi padre Livio lamenta che mentre tutti i nostri giornali annunciano l’inizio del Ramadan, nessuno pensa a segnalare l’inizio della Quaresima. Il mercoledì delle ceneri è, insieme al venerdì santo, l’unico giorno di digiuno obbligatorio per la Chiesa; e nessuno mostra di ricordarsene.
E ormai ci si deve addirittura impegnare in una sorta di battaglia per difendere l’usanza del presepio (almeno in Italia) e per contrastare la tendenza, diffusa a tutti i livelli nel mondo, a dimenticare il “Buon Natale” includendolo in un più generico “Buone Feste”.
Onestamente, ripeto, nessuno può dire che il mondo sia oggi più vicino a Dio (al Dio cristiano, intendo) di quanto non fosse venticinque anni fa.
Semmai, quel che può costringere gli uomini a levare gli occhi al cielo è la paura di un’apocalisse da terrorismo chimico, batteriologico o nucleare; nulla induce a pensare che possa essere un “intenerimento del cuore” prodotto dalle preghiere germogliate nell’Erzegovina.
Del resto, nello stesso piccolo mondo di Medjugorje, l’opera di pacificazione tra i francescani e il vescovo (padre Livio arriva ad azzardare che la Madonna abbia scelto questa parrocchia “difficile” proprio per riconciliare i due fronti contrapposti) non è per nulla riuscita: siamo in una situazione di stallo, di tregua in armi, ma nella sostanza permane il muro contro muro.
Un’affermazione che capita spesso di sentire è che il fenomeno Medjugorie raggiunge i cuori di molti “lontani”. Lontani geograficamente (ne arrivano dal Cile come dalle Filippine) e lontani spiritualmente: gente che non ha mai conosciuto la fede o che l’aveva da tempo perduta.
Verissimo; si tratta però pur sempre di anime singole, per lo più inserite in un contesto culturale in cui l’impronta cristiana è tuttora presente. Ma perché il mondo ritorni a Dio occorre raggiungere i popoli lontani, le culture lontane, i mondi lontani; e raggiungerli presto, perché l’urgenza è drammatica, come dice e ridice la Vergine stessa.
Ancora: perché la pace possa regnare nel mondo, ripetono la Chiesa e la Madonna all’unisono, occorre che essa regni anzitutto nel cuore degli uomini.
Non si vuole contestarlo. Ma per evitare che scoppi una guerra è necessario che la pace interiore sia nel cuore di coloro che hanno motivo di farla, e magari già si apprestano a farla: non basta che siano ripieni di pace i cuori dei veggenti, di padre Livio e dell’abbé Laurentin.
India e Pakistan, tanto per fare un esempio, si guardano in cagnesco tornando periodicamente a minacciarsi con l’arma nucleare: in qual modo l' “operazione Medjugorje” ha potuto, può o potrà influire sui potenziali belligeranti per convertirli alla pace? Vi sarà qualcuno negli staff politico-militari dei due paesi che abbia sentito parlare di Medjugorje? O che abbia addirittura, come sarebbe necessario, preso a vivere i messaggi della Madonna?
La strategia di Maria appare dunque decisamente inadeguata in vista di una conversione del mondo a Dio. Se poi si pensa che possano essere le preghiere e le altre pratiche pie a produrre di per sé la conversione, quasi ex opere operato, senza la consapevole attiva collaborazione degli interessati, si abbia allora il coraggio di indicare il quantitativo necessario per raggiungere lo scopo.
Occorreranno forse tre rosari completi e due messe quotidiane, con tre o quattro giorni settimanali di digiuno anziché due, da parte di un numero definito di apostoli medjugorjani? Oppure un tot di miliardi di avemarie?
Dire che con la preghiera e il digiuno si possono fermare anche le guerre è privo di significato se non si ha la minima idea di quanta preghiera e quanto digiuno concretamente occorrano per ottenere lo scopo, ossia per fermare una determinata guerra.
Tornando a quanto dice padre Livio su Lourdes, Fatima e Medjugorje come grandi centri di preghiera, vediamo che la Madonna ha provveduto a creare questi centri con una frequenza all’incirca sessantennale. Bene, proviamo ora a confrontare la situazione spirituale del mondo d’oggi, ossia il suo grado di vicinanza a Dio, con quella di metà Ottocento, prima cioè che prendesse avvio l’iniziativa della Madonna.
C’è qualcuno che si sente di affermare che il mondo si è avvicinato a Dio? Che i cristiani ora pregano più di un secolo e mezzo fa? E com’è possibile allora vagheggiare un “ritorno del mondo a Dio” grazie al fiume di preghiere che si levano da Medjugorje e da chi ne è stato conquistato?
Certo, sappiamo che le vie del Signore non sono le nostre vie e i pensieri del Signore non sono i nostri pensieri; sicché chi crede può definire temerario il giudizio di assoluta inadeguatezza che abbiamo dato della strategia celeste posta in atto a Medjugorje. Ma è un fatto che i fautori delle apparizioni non perdono occasione per esaltare la somma sapienza dell’operazione (cfr. PCM, p. 14: “sapiente regìa”), ritenendo evidentemente di poter conoscere, loro, i pensieri e le vie del Signore.
È pertanto legittimo dissentire esprimendo, per quanto occhio umano può giudicare, una valutazione negativa, di inefficacia ed insipienza.
In altre parole: se le apparizioni, i messaggi, i segreti di Medjugorje sono quanto di meglio il Cielo può mettere in campo per salvare il mondo ormai sull’orlo del baratro, allora diciamo pure che non è poi così assurdo il tentativo di Satana di mostrare ai “cari figli” che lui è più forte di Gesù (v. messaggio del 25.08 91).
Tanto più poi se si considera che la Madonna stessa dichiara che lei e Gesù non possono far nulla per la salvezza del mondo se non hanno la piena collaborazione degli uomini. Se dunque Satana ritiene di avere carte migliori da giocare per tirare gli uomini dalla sua parte, non sbaglia a ritenersi più forte.
Sul fronte pakistano e su quello palestinese, ad esempio, è senz’altro di gran lunga più presente e attivo della Madonna di Medjugorje. E i risultati gli danno ragione.
Ma c’è di più. Oltre a dominare incontrastato in tutti i contesti della realtà mondiale su cui la Madonna, a causa della strategia adottata, non ha alcuna possibilità d’intervento, Satana provvede a intralciare la costituzione stessa dell’esercito di Maria, rimandandola alle calende greche. Nelle parole di padre Livio, che abbiamo già avuto occasione di citare: “ … con somma scaltrezza è riuscito a insinuarsi in molti gruppi di Medjugorje sparsi per il mondo, portandoli allo sbando e quindi al dissolvimento” (PCM 113).
E che l’organizzazione della milizia dei nuovi apostoli proceda con due passi avanti e uno indietro, quando non marcia addirittura sul posto, l’abbiamo visto confermato innumerevoli volte dalla Madonna stessa nei suoi appelli accorati.
Questo è particolarmente grave appunto nell’ipotesi che debba essere la concentrazione di “virtù” nel manipolo di eletti di Medjugorje a determinare la conversione dell’umanità. Se la Madonna pretende che i medjugoriani, per svolgere in pieno la propria missione, siano per quanto umanamente possibile perfetti, è chiaro che la cosa andrà assai per le lunghe.
La strategia divina della “localizzazione”, che punta su un luogo privilegiato come origine e fulcro di tutto il processo, comporta un onere gravoso e un enorme carico di responsabilità per i prescelti a costituire l’esercito che deve salvare il mondo.
Un onere gravoso: a un certo punto i buoni medjugoriani non han potuto trattenersi dal mormorare per l’eccessivo carico di preghiere (la Madonna aveva appena chiesto la recita completa del rosario - 15 poste - e il digiuno - senza specificazioni - il mercoledì e il venerdì).
È nota la risposta della Vergine: “Voi mi chiedete: perché tante preghiere? Guardatevi intorno, cari figli, e vedrete quanto è grande il peccato che domina su questa terra. Perciò, pregate perché Gesù trionfi” (20.09.84).
La Madonna accortamente finge di non capire, ma la domanda che i poveri parrocchiani volevano farle (ma non hanno osato formulare) era di questo genere: “D’accordo che nel mondo vi è tanto peccato; ma dobbiamo ‘riscattarlo’ solo noi? Se il peccato fosse due o tre volte più grande, dovremmo pregare il doppio o il triplo, sempre e solo noi?”
A mente umana infatti parrebbe preferibile cercar di allargare la base degli oranti deputati all’espiazione vicaria e, anziché chiedere a una persona 150 avemarie al giorno, farne recitare ad esempio almeno una a 150 persone diverse. Ciò, sia per riguardo a quella persona, sia in vista dei benefici spirituali che ne deriverebbero alle altre 149.
Ma la Madonna e, dietro di lei, il Cielo hanno disposto diversamente.
Un enorme carico di responsabilità: vedendo la risposta troppo tiepida dei parrocchiani ai suoi appelli, la Madonna a un certo punto (tra aprile e maggio dell’84) minaccia di non dare più messaggi. Questo appare inconcepibile, in quanto lega la salvezza del mondo al comportamento più o meno edificante dei medjugoriani.
La Madonna ha detto esplicitamente che quella parrocchia è lo strumento con cui intende realizzare il piano di Dio (e suo) di portare in cielo tutte le anime; appare quindi grave, al limite dell’irresponsabilità, abbandonare il mondo a se stesso, ossia in balia di Satana, solo per “castigare” i parrocchiani di Medjugorje, o comunque perché essi non si sono dimostrati all’altezza del compito.
Una situazione simile si era già verificata al momento dell’Incarnazione: la sorte del mondo era affidata - ci si assicura - a Maria, dal cui libero assenso tutto dipendeva. In quel caso però c’era stata almeno un’intensa “preparazione” ad opera dello Spirito Santo, come rivela - ci si assicura - il “piena di grazia” della salutazione angelica.
Ma i parrocchiani di Medjugorje non sono per niente pieni di grazia, tanto che, a differenza della Vergine annunciata, si meritano frequenti lavate di testa.
Ora, che la Madonna sospenda tutta l’operazione che deve salvare il mondo sull’orlo dell’abisso solo perché gli apostoli scelti non pregano con il fervore e la compattezza richiesti, appare a dir poco … discutibile. Ahinoi, siamo tutti nelle loro mani.
Non solo dunque non è certo che il mondo si salvi, ma non è certo neppure che il Cielo si impegni fino in fondo per attuare il suo piano di salvezza. Potrebbe anche irritarsi (più teologicamente: sdegnarsi) e sospendere l’operazione di salvataggio.
In ogni caso, i tempi dell’operazione stessa saranno decisi dalla maggiore o minore rispondenza ai messaggi da parte dei destinatari diretti, i parrocchiani di Medjugorje.
La mancata sinergia tra il Cielo e la Chiesa
Quello che ad occhio umano parrebbe la strategia più efficace per ricondurre il mondo a Dio è una sinergia, una cooperazione, tra il Cielo e la Chiesa.
Dio ha incaricato i suoi pastori - in testa a tutti il successore di Pietro - di pascere i suoi agnelli e condurli all’ovile celeste. Poiché però l’azione della Chiesa in certi momenti della storia si fa meno incisiva, e le pecore sorde ai comandi si perdono per le vie del mondo, ecco che Dio provvede a dare una “scossa” con un segno inequivocabile della sua presenza: manda sulla terra Gesù e (più spesso) la sua divina Madre.
Questo è appunto ciò che sarebbe accaduto ultimamente a Medjugorje.
Bene. Ma perché la “scossa” si trasmetta e il “segno” si renda percepibile al mondo intero, ossia all’intero gregge sviatosi, occorrono strumenti “umani” adeguati.
La Madonna potrebbe certo apparire singolarmente a tutti i suoi figli, o quanto meno presentarsi in contemporanea in una miriade di località sparse in tutto il mondo; e in tal modo provvedere direttamente a trasmettere la scossa, a diffondere il segno. Ma non lo fa; o almeno così ritengono, insieme alla Chiesa compatta, tutti i benpensanti che giudicano fasulle la stragrande maggioranza delle apparizioni mariane attualmente in corso.
Così stando le cose, il Cielo deve avvalersi della cooperazione degli uomini; e logica vorrebbe che ricorresse in primis all’opera dei suoi “consacrati”, ossia di quegli uomini che un sacramento istituito da Dio stesso ha promosso a pastori di anime: la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, guidata dal romano pontefice.
Immaginiamo che alla fine di giugno del 1981 il Papa, debitamente avvertito dal Cielo, avesse annunciato al mondo che la Vergine Immacolata era scesa sulla terra per parlare agli uomini e avrebbe continuato a farlo per più di vent’anni.
E immaginiamo che in seguito avesse provveduto a diffondere personalmente gli appelli di Maria coi suoi messaggi in mondovisione, coi suoi viaggi, con l’ “Osservatore Romano” e “Avvenire”, col suo sito internet, con quella Radio Vaticana le cui potenti antenne, fatte per raggiungere i paesi più lontani, di tanto in tanto rintontiscono di onde chi per sua disgrazia vi abita vicino.
Se così fosse stato, accanto all’azione del Pontefice si sarebbe dispiegata ovviamente quella della Chiesa in tutte le sue articolazioni: nazionali, diocesane, parrocchiali.
Se così fosse stato, non sarebbe successo quel che ancora oggi padre Livio deplora, ossia che tanti parroci arrivino a ironizzare sull’entusiasmo di certi loro fedeli reduci da Medjugorje.
Se così fosse stato, insomma, si potrebbe parlare di sinergia tra la Madonna e la Chiesa.
Ma così non è stato. E la Madonna, se cerca una sinergia (concetto e parola che oggi van tanto di moda), la cerca tra sé e la parrocchia di Medjugorje, tra sé e i veggenti stessi chiamati a farsi pastori e addirittura apostoli itineranti.
Non ha voluto fare col Papa quel che ha fatto coi veggenti: non gli ha dedicato nemmeno un minuto di colloquio diretto. Gli ha lasciato il semplice “discernimento”, ossia l’assistenza ordinaria dello Spirito Santo, che nel migliore dei casi fa riconoscere al pontefice la presenza di Maria solo molto tempo dopo il suo manifestarsi, e più spesso non gliela fa riconoscere per nulla.
E oltre a non metterlo al corrente delle sue apparizioni in terra d’Erzegovina, la Madonna ha rinunciato a coinvolgere il Papa anche nella forma naturale, umana, dell’affidamento di incarichi comunicati tramite i veggenti.
Forse ha fatto tesoro dell’esperienza di Fatima, e non intende ripeterla. Per non rischiare di salvare il mondo dalla catastrofe come l’aveva salvato dalla seconda guerra mondiale mediante la consacrazione della Russia chiesta ai pontefici, decide di provvedere direttamente: prende possesso di una parrocchia, ignora le rimostranze della diocesi, crea un centro di preghiera a partire dal quale progetta di ricondurre il mondo a Dio.
Così facendo però lascia inutilizzato quello che, se fosse pronto a rispondere alle sollecitazioni celesti, sarebbe il suo più importante strumento operativo: quello strumento, la Chiesa gerarchica con tutte le sue strutture capillarmente innervanti la società, su cui aveva puntato per venti secoli.
Dal canto suo la Chiesa, abbiamo visto, reagisce, almeno ai livelli più alti, con una certa irritazione, e “si vendica” rifiutandosi di autenticare le apparizioni: nega alla Madonna il visto d’ingresso sulla scena planetaria, dal momento che la Vergine non vuole servirsi dei normali canali della mediazione ecclesiale.
Alcuni settori però accolgono con emozione gli appelli di Maria e sono disposti a collaborare senza avanzare riserve sulla “scorrettezza” della procedura seguita dalla Vergine.
Non sono pochi comunque coloro che preferiscono non essere coinvolti in questa come in altre simili iniziative celesti: tali ad esempio quei vescovi che si augurano di non avere mai nella loro diocesi madonnine lacrimanti.
Il rinnovamento della Chiesa
Nel suo volume del 2004, “L’avvenimento del secolo”, padre Livio insiste in modo particolare sul “rinnovamento della Chiesa” che la Madonna a suo dire ha compiuto e compie a Medjugorje.
La Madonna intenderebbe in questo modo fornire alla Chiesa un “modello di parrocchia” a cui tutti dovrebbero ispirarsi per quella “riforma” che padre Livio preferisce chiamare “rinnovamento”.
Egli non si stanca di sottolineare che a Medjugorje vi è un grande afflusso di sacerdoti; molti vanno a passarvi le ferie.
Vanno, precisa, per vedere come funziona la parrocchia, perché lì la Madonna vuole dare un esempio di vita parrocchiale tutta centrata sulla fede e sulla preghiera, sulla confessione e l’eucarestia.
Una prima obiezione viene spontanea: come si fa a presentare come modello ciò che è manifestamente anomalo, unico, straordinario? Forse che in una parrocchia normale vi sono decine di migliaia di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo?
Il grande nemico della vita pastorale ordinaria è la routine, che a Medjugorje per forza di cose non può esserci.
Ancora una volta quindi vediamo una sorta di contrapposizione tra la culla del fenomeno e il resto del mondo, a cui esso dovrebbe fungere da modello irradiandovi il proprio carisma.
Altra facile obiezione: rinunciando ad affidare al pontefice il compito di annunciare Medjugorje al mondo, la Madonna si trova costretta ad agire direttamente sui quadri intermedi della Chiesa, vescovi e sacerdoti.
Ma in questo modo non si può ottenere che la sollecitazione raggiunga tutti gli interessati; e soprattutto non si eliminano le resistenze, le voci contrarie che quanto meno si attenuerebbero se l’annuncio del “fenomeno Medjugorje” provenisse dall’alto con un carattere di ufficialità.
Recentemente la Madonna si è spinta ancora oltre, presentando la richiesta di procedere al rinnovamento della Chiesa nientemeno che a Mirjana e al gruppo che la segue nelle apparizioni del 2 di ogni mese. Qualche considerazione su tale stravagante richiesta si può leggere in “Mirjana chiamata a rinnovare la Chiesa”, nella sezione “Fogli volanti”.
I danni della mancata sinergia
Vediamo ora di illustrare con un paio di esempi concreti i danni prodotti dalla mancata cooperazione tra la Madonna e la Chiesa.
Padre Livio esprime spesso la propria delusione per il fatto che anche tra i credenti praticamente nessuno ha capito il profondo significato della rivelazione tanto tardiva del terzo segreto di Fatima: rivelandoci la profezia dopo il suo avveramento la Madonna ha voluto farci capire che i suoi segreti annunciano verità; e ciò, egli sostiene, per indurci a prestare la debita attenzione ai dieci segreti di Medjugorje.
Già. Ma il mondo, proprio vedendo l’enfasi con cui la Chiesa ha celebrato Fatima nell’anno giubilare e, per contro, il totale silenzio che essa mantiene su Medjugorje, mai e poi mai potrà cogliere quel legame tra Fatima e Medjugorje che a padre Livio pare tanto evidente da indurlo a giudicare cieco chi non lo vede.
Lo stesso padre Livio ripete continuamente che nella Chiesa di oggi si va purtroppo diffondendo l’idea, condivisa ed espressa da non pochi pastori, che nessun uomo si danni eternamente, e che quindi l’inferno sia vuoto. Ed ecco allora che la Madonna di Medjugorje mostra ai veggenti inferno, purgatorio e paradiso, arrivando addirittura a portarvene due col loro stesso corpo, ovvero in carne ed ossa.
Ottima idea, vien da dire: così si tapperà la bocca a quella miriade di disinformati e disinformanti. Ma ahimè, nell’operazione qualcosa non va per il verso giusto:
1) i veggenti stessi protagonisti dell’emozionante avventura sono quanto mai restii a parlarne: “Mirjana ha una particolare sensibilità, per cui non vuole parlare del demonio e neppure ha voluto vedere l’inferno. Anche suo cugino Jakov, che suo malgrado è stato portato a vedere l’inferno, ha molta riluttanza a parlare di questo argomento” (“Intervista a Mirjana”, p. 64, n. 44).
Non c’è quindi da aspettarsi che i principali “testimoni della fede” si diano da fare per diffondere la straordinaria notizia;
2) non risulta che i numerosi vescovi e sacerdoti reduci da Medjugorje abbiano dato sulla voce ai sostenitori dell’ “inferno vuoto” adducendo come prova inconfutabile l’esperienza di Vicka e compagni;
3) soprattutto, è sorprendente che nel 1994 il Papa, costretto a pronunciarsi circa la realtà ed eternità dell’inferno, si riduca quasi a “dedurla” (dubitativamente) in nome del buon senso: “La pena definitiva non è in qualche modo necessaria per ottenere l’equilibrio morale nella storia così intricata dell’umanità?” (“Varcare la soglia della speranza”, p. 202).
Non lo sfiora neppure l’idea di allegare, a sostegno della plurisecolare dottrina, la conferma che la Madonna già una dozzina di anni prima si era premurata di fornire alla vacillante fede dei suoi figli: la prodigiosa esperienza dei veggenti di Medjugorje. Quanto meno avrebbe dovuto dire: “Ho saputo da fonte solitamente ben informata - che per motivi puramente formali non sono ancora autorizzato a rivelare - che l’inferno esiste e viene costantemente alimentato dall’arrivo di nuovi peccatori.”
Il che è appunto ciò che Maria, teste padre Livio, voleva comunicare all’umanità.
Stando così le cose, dunque, gli sforzi della Madonna cadono completamente nel vuoto: del viaggio ultraterreno di Vicka e Jakov sarà venuto a conoscenza sì e no un mortale su cento (più probabilmente, uno su mille). Moltissimi ne verranno a conoscenza quando sarà ormai troppo tardi: suor Faustina Kowalska ci informa che all’inferno finisce molta gente che in vita era convinta che fosse vuoto.
E con una simile efficienza informativa la Madonna vorrebbe portare in cielo tutte le anime, nessuna esclusa!
Del resto, basta considerare un dato oggettivo: se, secondo tutte le statistiche, la credenza in un’effettiva dannazione eterna all’inferno si è ridotta paurosamente, negli ultimi vent’anni, in tutti i paesi cristiani, questo significa inoppugnabilmente che la strategia informativa di Satana è di gran lunga più efficace di quella della Madonna, impostata sul viaggo di Vicka e Jakov nell’aldilà.
Bilancio fallimentare
Abbiamo esaminato la strategia impiegata dal Cielo a Medjugorje per assicurare il ritorno del mondo a Dio. Abbiamo considerato diverse possibili varianti nelle sue modalità di realizzazione. E abbiamo concluso che, per quanto benevolmente si voglia giudicarla, tale strategia appare a tutti gli effetti fallimentare.
Soprattutto colpisce la clamorosa contraddizione tra il proposito ossessivamente esibito di voler salvare tutte le anime, nessuna esclusa, e l’evidente inadeguatezza (già constatabile e constatata in questi venticinque anni) dei mezzi impiegati per raggiungere lo scopo. La vantata “grandiosità” del progetto divino acquista i contorni dell’irresponsabilità.
A una conclusione simile dev’essere giunto anche padre Livio, visto che ha deciso di puntare su una strategia alternativa, che elimina d’un colpo tutti i problemi di diffusione del messaggio in quanto prevede una forma di “notificazione al mondo” simultanea e spettacolare.
È la strategia che pone al centro di tutto i dieci segreti e la drammatica procedura della loro rivelazione. In tale prospettiva perde quasi ogni significato il problema della sproporzione tra i pochi destinati a salvare il mondo e i molti che devono essere salvati.
Questa strategia sarà oggetto della seconda parte del nostro lavoro.
Le strategie possibili
A questo punto possiamo ricapitolare, schematizzando le varie possibilità che il Cielo avrebbe teoricamente a disposizione per “salvare tutte le anime” attraverso le apparizioni della Vergine in Erzegovina (una volta rinunciato, s’intende, a valersi della collaborazione della Chiesa, a partire dal suo capo istituzionale). Si tratta delle seguenti tre diverse strategie.
a) Chi è stato a Medjugorje diffonde la notizia delle straordinarie grazie che in quel luogo Maria dispensa ai pellegrini, invogliando a recarvisi altre persone, che poi a loro volta compiranno la medesima opera di convincimento nei confronti di sempre nuovi candidati al pellegrinaggio.
Tutto si basa sulla tecnica del passaparola, e prevede la presenza fisica sul luogo delle apparizioni da parte degli aspiranti alla conversione: per convertirsi e salvarsi è necessario andare a Medjugorje.
b) Come nel caso precedente, è il passaparola di chi è stato a Medjugorje che mette in moto il processo di conversione. Se non che in questo caso non si richiede il contatto materiale con la sede del carisma: la conversione avviene per una sorta di “santo contagio” da parte di chi già si è convertito.
Cosa che padre Livio esprime parlando dell’esercito di Maria formatosi a Medjugorje e costituito da quelli che egli chiama “i portatori della pace, i testimoni della fede, gli apostoli dell’amore”.
In questa ipotesi, per convertirsi e salvarsi non è necessario recarsi a Medjugorje.
c) Non solo non occorre che tutti i bisognosi di conversione passino materialmente per la sede originaria delle apparizioni, ma la conversione del mondo verrà operata grazie al meraviglioso, immenso patrimonio di preghiera e d’intercessione prodotto a Medjugorje dalle truppe scelte di Maria e applicato a tutti gli uomini in virtù dei principi dell’espiazione vicaria e della comunione dei santi.
Anche in questo caso quindi non è necessaria, per il ritorno del mondo a Dio, la presenza fisica a Medjugorje dei peccatori da convertire.
Come sempre, è impossibile dire quale di queste strategie sia quella che si deve ritenere scelta dal Cielo. Negli scritti di padre Livio, così come nei discorsi suoi, dei veggenti e di altri fautori delle apparizioni, le affermazioni che sembrano privilegiare l’una o l’altra prospettiva si trovano affiancate e associate in un groviglio pressoché inestricabile.
Anche perché, come sappiamo, regna sovrana l’ambiguità circa coloro che si devono intendere come destinatari dei messaggi: possono essere, di volta in volta, i soli parrocchiani di Medjugorje o addirittura l’umanità intera.
Noi qui ci limitiamo a mettere a fuoco alcuni corollari che risultano validi indipendentemente dalla strategia che si voglia privilegiare, nonché qualche aspetto particolare delle due situazioni estreme, quella che prevede il passaggio obbligato da Medjugorje e quella che ne prescinde completamente.
Le prospettive. Qualche dato numerico
Il progetto celeste sostanzialmente prevede una concentrazione del carisma tale da produrre un livello di spiritualità in grado di debordare e “contagiare” l’ambiente esterno, potenzialmente su scala mondiale.
Se i parrocchiani di Medjugorje, sollecitati dal soprannaturale incarnato dai veggenti fisicamente presenti in mezzo a loro, si incamminano decisamente sulla via della santità (attraverso un regime di ascetismo quotidiano da loro stessi giudicato alquanto severo), allora Medjugorje diviene un angolo di paradiso, e chi vi approda in cerca di pace interiore ne rimane inebriato al punto di trovare in sé la forza di conquistare alla santa causa quanti vivono intorno a lui.
Medjugorje quindi, anziché essere solo il luogo privilegiato della manifestazione originaria del soprannaturale, rimane in perpetuo il suo centro di irradiazione. Direttamente o indirettamente, la linfa vitale per il riscatto dal peccato si attinge a Medjugorje, e solo lì.
Tant’è vero che chi viene “contagiato”, o comunque in qualche misura colpito, da un reduce da Medjugorje, di regola vi si reca per confermare o perfezionare la conquista, o riconquista, della fede.
A questo punto diviene importante fare qualche considerazione sul tema del pellegrinaggio.
Se la via della conversione passa materialmente da Medjugorje, diviene fondamentale il prolema dei ritmi di tale passaggio. Si impone qualche calcolo elementare.
Per avere ritmi almeno vagamente compatibili con l’urgenza di attuare la nuova evangelizzazione, la conversione del mondo e il trionfo della civiltà dell’amore, occorrerebbe che almeno cento (meglio duecento!) milioni di pellegrini visitassero ogni anno Medjugorje.
Ma si badi:
1) dovrebbe trattarsi di cento (o duecento) milioni di pellegrini nuovi, che a Medjugorje non sono mai stati;
2) per rendere materialmente possibile la cosa, si dovrebbe intimare (o quanto meno raccomandare vivamente) a chi vi è già stato di non ritornarvi mai più, per non rubare il posto a chi deve ancora gustare la sua razione di paradiso;
3) occorrerebbe che i nuovi convertiti, senza eccezioni, rimanessero poi saldi nella fede ritrovata e nel cammino di santificazione intrapreso;
4) resta da vedere se, sotto un simile diluviale afflusso di pellegrini, Medjugorje potrebbe conservare quell’atmosfera d’incanto, quel fascino d’oltremondo che oggi vi si avverte (talora padre Livio trova già piuttosto frastornante l’animazione creata dall’annuale Festival dei giovani!).
Comunque sia, la tattica di portare gli uomini a Medjugorje per convertirli ha una forte componente “turistica”.
Certo, tale componente è riscontrabile in tutti i fenomeni di frequentazione dei grandi santuari; anzi, nel caso di Medjugorje, che non offre nulla in termini di attrazioni e di comfort e non è agevole da raggiungere, rivive semmai qualcosa dello spirito dei pellegrinaggi medievali.
Ma resta il fatto che pensare di convertire il mondo portando tutti gli uomini a Medjugorje è assurdo. Per stare alle cifre or ora suggerite, al ritmo di cento milioni di nuovi visitatori l’anno, occorrerebbe un’ottantina d’anni per completare il programma su scala mondiale.
Naturalmente nessuno ha mai formulato esplicitamente un’ipotesi di questo tipo; ma poiché di tanto in tanto si sentono avanzare previsioni straordinariamente ottimistiche circa i ritmi di espansione ecumenica del fenomeno Medjugorje, sarà forse opportuno richiamare alcuni dati numerici per correggere qualche falsa prospettiva.
In venticinque anni sono stati a Medjugorje, si afferma, trentacinque milioni di pellegrini. È una cifra ragguardevolissima; ma se pensiamo che nello stesso periodo la popolazione mondiale è aumentata di oltre un miliardo, ci rendiamo conto che abbiamo a che fare con due ordini di grandezza radicalmente diversi e che sul piano dei numeri il fenomeno Medjugorje incide in misura insignificante ai fini dell’evangelizzazione e del “ritorno del mondo a Dio”.
Tanto più poi se pensiamo che quei trentacinque milioni non sono in realtà singoli pellegrini, bensì “presenze”, visto che addirittura “c’è chi è andato a Medjugorje già decine di volte” (ATM 70). I nuovi pellegrini sono dunque assai meno.
Altro approccio al problema, con analoghi risultati: anche ammesso – e non concesso – che ogni anno a Medjugorje si converta un milione di credenti, occorre considerare che l’incremento annuo della popolazione mondiale è di 80 milioni di persone!
La stessa impressione la ricaviamo leggendo le cifre fornite da Laurentin circa la pratica del digiuno: “secondo una stima per difetto, oggi nel mondo digiunano regolarmente il mercoledì e il venerdì più di centomila persone” (ATM 237; a p. 461 si dice che digiunano “fino a due volte alla settimana”).
Uno su trecento, dunque, rispetto ai trenta milioni di pellegrini affluiti a Medjugorje entro la data considerata da Laurentin, in ogni caso forse uno su cento non calcolando i “ritorni”; e uno su sessantamila rispetto alla popolazione del mondo!
Confronti assurdi? Non direi, poiché servono a richiamare le reali dimensioni dei termini in gioco, ossia la consistenza del fenomeno Medjugorje da un lato e la portata di una “conversione del mondo” dall’altro.
Del resto, è lo stesso padre Livio a domandarsi, in un momento di serena lucidità: “In quanti cuori di questi sei miliardi e mezzo di uomini c’è l’amore di Dio e del prossimo?” (RS 24.03.03).
E proprio nella sproporzione che emerge da questo “confronto assurdo” vede la radice prima delle guerre che dilaniano il mondo.
Conclusioni
1) Va ribadito, come cifra tipica delle mariofanie di Medjugorje, il clamoroso contrasto tra la consistenza della componente “paranormale”, abbastanza solidamente attestata da riscontri scientifici, e l’incredibile approssimazione – per non dire insipienza – del “progetto” celeste di rigenerazione planetaria quale ci viene presentato dalla Madonna stessa e quale si è dispiegato davanti ai nostri occhi in questi primi venticinque anni.
2) È un dato di fatto che la Madonna a Medjugorje porta il messaggio decisivo per il mondo lungo un canale e secondo una modalità di rivelazione che statutariamente non è vincolante per i fedeli!
3) Come già si è visto, queste apparizioni, a detta della Vergine, sono le sue ultime comparse sulla terra. Interpretata letteralmente, come padre Livio ritiene si debba fare, tale affermazione pone problemi enormi circa la restante durata della storia umana. Ne riparliamo nella seconda parte, nel capitolo “Segreti, tempo di primavera e millenarismo”.
Va comunque detto che padre Livio si compiace di precisare che “non c’è routine, bensì improvvisazione continua nel procedere della Madonna”, la quale può in ogni momento cambiare orari e turni, nonché smettere provvisoriamente o defnitivamente di apparire.
Vicka, ricorda, quando la Madonna le sospese temporaneamente le apparizioni quotidiane si lamentò facendo presente che una precedente sospensione era stata accompagnata dalla promessa che sarebbe stata l’ultima. Ma la Vergine rispose semplicemente: “Ne ho bisogno”.
S’intende che aveva bisogno del “sacrificio” della veggente per utilizzarlo a scopo di intercessione. Ma noi ci chiediamo: Perché allora aveva promesso? La sua risposta non scioglie questo dubbio.
In ogni caso, ciò sta a significare che la Madonna può sempre rimangiarsi la parola. Potrebbe dunque fare altre apparizioni in futuro dicendo semplicemente: “Sono necessarie”.
Come sempre, siamo totalmente nelle mani di Dio, le cui strategie ci appaiono tanto spesso incomprensibili.
P. S. Si rende opportuna una precisazione. Abbiamo talvolta impiegato l’espressione “ritorno del mondo a Dio” perché correntemente usata dalla Madonna e dai sostenitori delle apparizioni. Ma è chiaro che in realtà si tratta di un’espressione priva di senso per il semplice fatto che “il mondo” nella sua globalità non è mai stato “presso Dio”.
È possibile parlare di “ritorno” per buona parte del mondo cattolico (o tutt’al più cristiano), che ha perduto quella fede che aveva profondamente nutrito per più di mille anni, cioè sino a qualche secolo fa. Ma per cinesi, indiani e musulmani, ossia per più della metà del mondo, non si potrà comunque parlare di un "ritorno" al Dio di Gesù.
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