controapologetica le bugie della fede

La Consacrazione della Russia

Il testo del secondo segreto e le sue mende

Nell’apparizione del 13 luglio 1917, la Madonna, dopo aver mostrato ai fanciulli l’inferno (la cui descrizione è oggetto della prima parte del segreto), fa un lungo annuncio (cuore della seconda parte del segreto stesso).

Nella traduzione ufficiale vaticana del testo della “Quarta Memoria”, l’annuncio suona come segue:

“Avete visto l’inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra terminerà; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il pontificato di Pio XI ne comincerà un’altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace”.

Analizzando questo testo si hanno non poche sorprese.

“Se faranno quel che vi dirò …”. Una domanda s’impone immediatamente: chi è il soggetto di quel “faranno”? Si può pensare che siano “gli uomini”, in generale; ma vi è una difficoltà: dal momento che essi dovranno fare “quel che vi dirò”, può trattarsi solo di persone che abbiano la possibilità di venire a conoscenza del messaggio in tempi brevi.

In effetti, le uniche richieste immediate avanzate dalla Madonna per far terminare la guerra sono l’erezione di una cappella e la recita quotidiana del rosario (una corona), con l’aggiunta di una speciale giaculatoria. I destinatari del messaggio e responsabili della sollecita conclusione del conflitto sono dunque in primis la gente del luogo e la folla accorsa a vedere il miracolo del sole il giorno dell’ultima apparizione.

Ma qui sorge una nuova difficoltà, poiché la Vergine dice che “se non smetteranno di offendere Dio” comincerà un’altra guerra peggiore della prima.

Ora, dal momento che la prima guerra terminò effettivamente poco più di un anno dopo la profezia (quanto a “molte anime si salveranno”, si tratta di predizione il cui avveramento non è verificabile), si deve ritenere che i soggetti di quel “faranno” e di quello “smetteranno” avevano già smesso di offendere Dio: sembra strano che continuassero ad offenderlo mentre recitavano devotamente “il rosario tutti i giorni”, secondo la condizione posta dalla Madonna. La Vergine avrebbe dunque dovuto dire semmai “Ma se riprenderanno ad offendere Dio … ne comincerà un’altra peggiore”.

Sorge pertanto il sospetto che i due verbi al futuro, benché separati da neanche due righe, abbiano in realtà soggetti diversi: i destinatari diretti del messaggio nel primo caso, tutta l’umanità nel secondo. Il che non giova certo alla perspicuità del discorso.

D’altra parte, è impossibile non osservare che se coloro che “non smetteranno di offendere Dio” sono gli uomini in generale, di tutto il mondo, la profezia è talmente generica, banale, scontata, da rasentare il ridicolo: è chiaro che non si potrà mai affermare che “gli uomini hanno smesso di offendere Dio”, ossia di commettere peccati.

“Quando vedrete una notte illuminata da una luce …”: la Madonna non dice “Se vedrete”; dà quindi per certo che gli uomini vedranno questo “segno” dell’imminente punizione di Dio, ossia la nuova guerra. D’altra parte, dice: “Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato”.

Si deve dunque dedurre che la sua richiesta di consacrazione (o comunque la consacrazione effettiva) avverrà nel breve lasso di tempo (breve perché la luce notturna sarà il segno che Dio “sta per punire”) intercorrente tra l’avvertimento e la punizione; la quale dal canto suo è presentata (vedi il “per impedirla”) come non irrevocabile.

Senonché gli eventi smentiranno in pieno tale previsione: la Madonna verrà a chiedere la consacrazione della Russia ben nove anni prima del “segno” luminoso preannunziato.

Altra stranezza: dopo aver ribadito che il futuro rimane aperto (“Se accetteranno …; se no, …”), la Madonna mostra di dare invece per scontato l’esito infausto: “Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia …”. La consacrazione avverrà dunque, in concomitanza col trionfo del Cuore immacolato, solo alla fine, ossia dopo che vi saranno state diffusione degli “errori”, guerre e persecuzioni.

Non è vana pignoleria quella che ci induce a rilevare tante smagliature nel tessuto logico del “segreto”. Vedremo che nei messaggi di Medjugorje affiorano problemi analoghi: in particolare, regna l’ambiguità circa i diretti destinatari dei messaggi.

La logica testuale esibita dal Cielo non appare cristallina; almeno ad occhi umani, s’intende. D’altra parte, quando il Cielo vuole comunicare con gli uomini non dovrebbe adattarsi ai loro schemi e ai loro limiti mentali?

Ancora un paio di considerazioni sul testo. “Se accetteranno le mie richieste …”: altro futuro senza soggetto esplicito. Ma questa volta non può trattarsi che di qualcuno incaricato di consacrare la Russia alla Vergine: non gli uomini in generale, quindi, né i fedeli accorsi a Fatima, ma in primo luogo il Papa e in secondo luogo i vescovi.

Ecco dunque che in poche righe abbiamo tre elementi linguistici simili (i tre verbi al futuro) che vanno “disambiguati” in tre modi diversi.

Va rilevata infine la stranezza dell’operare di Dio, che decide di “punire il mondo per mezzo della guerra, della fame e della persecuzione alla Chiesa e al Santo Padre”.

Proprio così: i peccati del mondo vengono puniti da Dio, tra l’altro, mediante persecuzioni alla Chiesa ed al Papa. È vero che tali persecuzioni verranno compiute non “direttamente” da Dio, bensì da peccatori; ma questi avranno la funzione del “martello” biblico, cioè dello strumento di cui Dio si serve per esercitare la propria giustizia.

Viene da augurarsi che anche qui la Madonna si sia espressa in modo poco felice, e che le persecuzioni siano volte a punire non i peccati del mondo, bensì proprio la colpa di Papa e Chiesa: la mancata consacrazione della Russia a tempo debito e nei modi richiesti.

La vicenda della consacrazione

La Madonna disse nel luglio 1917 che “per impedire” la nuova guerra sarebbe venuta a chiedere la consacrazione della Russia al suo Cuore immacolato.

Ci si potrebbe domandare perché mai non l’abbia chiesta allora, direttamente, anziché limitarsi a preannunziare la richiesta futura; ma tant’è: poiché noi partiamo dall’ipotesi che le tardive “memorie” di Lucia riproducano quanto più fedelmente possibile le parole dette dalla Madonna oltre vent’anni prima, dobbiamo supporre che la Vergine abbia detto proprio così.

E mantenne la promessa dodici anni più tardi, quando suor Lucia si trovava nel convento di Tuy, in Spagna. Si era nel giugno del 1929, allo scoppio della seconda guerra mondiale mancavano la bellezza di dieci anni. Ci sarebbe stato dunque tutto il tempo “per impedirla”, secondo l’espressione usata dalla Madonna.

Ma ahimè, a questo punto ha inizio un’incredibile e interminabile comedy of errors, un tiremmolla tra il Cielo e la Chiesa, con la povera (?) suor Lucia presa tra l’incudine e il martello. Nel libro di P. Mantero “La profezia di Fatima” sono descritte le vicende quasi rocambolesche della “consacrazione”. Mi limito a citare qualche dato.

1) La Madonna chiese al Papa (a) di consacrare la Russia al suo Cuore immacolato (b) in unione con tutti i vescovi.

2) Suor Lucia si rese conto assai presto della difficoltà della missione che le era stata affidata: convincere il Papa (e tramite lui i vescovi di tutto il mondo) ad esaudire le richieste della Madonna.

3) La “consacrazione” venne compiuta ripetutamente (addirittura dodici volte [!] tra il 1942 e il 1984, con un’ulteriore replica nel ’91) per il semplice fatto che non venivano mai soddisfatte le condizioni poste dalla Madonna: di volta in volta si consacravano il mondo, l’umanità, “tutti i figli della Chiesa” (solo il 7 luglio 1952 si aggiunse “in modo specialissimo consacriamo tutti i popoli della Russia”); e quanto alla partecipazione di tutti i vescovi, si fu sempre ben lontani dall’ottenerla (tanto che Giovanni Paolo II giunse a parlare di “affidamento” anziché di “consacrazione” proprio perché l’altro termine suscitava resistenza e rifiuto, anche da parte di teologi).

4) Pio XI non rispose alla richiesta inoltrata da suor Lucia, e rimase sordo anche alle analoghe sollecitazioni che tramite il padre Pinho e l’episcopato portoghese gli pervennero da un’altra veggente lusitana, Alexandrina M. da Costa (beatificata il 25 maggio 2004).

5) Nel 1940, a guerra ormai iniziata, Nostro Signore (che si alternava alla Vergine nelle istruzioni alla veggente) suggerì a suor Lucia di chiedere al Papa la consacrazione del mondo “con menzione speciale della Russia”. In tal caso egli avrebbe concesso non la conversione della Russia stessa, ma un abbreviamento della guerra.

Pio XII si espresse in linguaggio cifrato parlando di “popoli pesso i quali non c’era casa ove non si tenesse in onore la nostra veneranda icona (oggi forse occultata e riposta per giorni migliori)”. Nostro Signore parve considerare ciò un accoglimento della sua richiesta: molti si compiacciono di notare che proprio un mese dopo, nel novembre 1942, si ebbero i primi eventi che segnarono il rovesciamento delle sorti del conflitto.

Ma allora ci si chiede: perché Pio XII, “il papa di Fatima”, attese ben due anni prima di accogliere la richiesta della veggente, inoltrata con lettera del 2.12.1940? Non si sarebbe potuta abbreviare ulteriormente la guerra, con enorme risparmio di vite umane?

6) Si rimane a dir poco perplessi nel leggere con quale perentorietà Dio chiede ai veggenti (a Lucia come ad Alexandrina, per tacere di altri) di ottenere dal papa e dai vescovi ciò che egli esige.

È quel che pensa anche suor Lucia: “Il Santo Padre non lo farà subito. Dubita dell’autenticità dei fatti e ha ragione. Il nostro buon Dio potrebbe, per mezzo di qualche prodigio, far vedere chiaramente che è Lui che lo vuole”. E a un certo punto la veggente trova anche il coraggio di farlo presente: “Ma, mio Dio, il Santo Padre non mi crederà, se Voi stesso non lo muovete con un’ispirazione speciale!” (PF 69)

È la richiesta del buon senso, del più elementare buon senso: Lucia conosceva il Papa (e i vescovi) meglio del Padreterno. La risposta è quanto di più evasivo si possa immaginare: “Il Santo Padre! Prega molto per il Santo Padre! Lui la farà, ma sarà troppo tardi”.

In sostanza, anziché affrontare il problema fondamentale della rimozione degli ostacoli che si frappongono alla consacrazione da lui richiesta, Nostro Signore si limita a chiedere preghiere per il Papa inadempiente (si guarda bene dal contestare l’asserzione “il Santo Padre non mi crederà”) e a predire il fallimento dell’operazione (“la farà, ma sarà troppo tardi”). Ciò pur riaffermandone la necessità: “Eppure il Cuore Immacolato di Maria deve salvare la Russia. È affidata a lei”.

Se in tutto questo vi è una logica, occorre dire che è assolutamente impenetrabile alla mente umana.

7) Colpisce, in tutto questo andirivieni di messaggi e contromessaggi, l’insistenza con cui il Cielo lega le sorti del mondo allo scrupoloso adempimento di alcune formalità rituali.

Questa considerazione non è solo nostra, ancora una volta possiamo esprimerla con parole di suor Lucia: “Intimamente ho parlato a Nostro Signore di questo argomento; tempo fa gli ho domandato perché non convertiva la Russia anche se sua Santità non faceva la consacrazione” (PF 68-69).

La risposta fu: “Perché voglio che tutta la mia Chiesa riconosca questa consacrazione come un trionfo del Cuore Immacolato di Maria e la nuova devozione si affianchi a quella al mio divino Cuore” (al che Lucia rispose con l’obiezione che già abbiamo visto circa l’incredulità del Papa, ossia chiedendo, per usare le parole di mons. Hnilica, “una spinterella” da Dio).

Ora, pare strano che la Chiesa debba vedere nella consacrazione il trionfo del Cuore immacolato di Maria. Parrebbe più logico supporre che sia invece la consacrazione stessa a determinare, in virtù della conversione della Russia, il trionfo suddetto; e in tal caso il Cielo dovrebbe provvedere a rimuovere i banali ostacoli che la rendono “non valida”.

Sta di fatto che i papi si sono sbizzarriti nella ricerca di escamotage per consacrare la Russia senza nominarla, così che in cielo capissero che si parlava della Russia e … a Mosca non capissero. Abbiamo citato l’enigmatico accenno di Pio XII alle icone; qui aggiungiamo qualche altro esempio.

Nella “consacrazione” dell’ 8 dicembre 1991 si parla dei “popoli il cui affidamento tu pure attendi in modo particolare”; e il 25 marzo ’84: “Ti affidiamo e consacriamo quegli uomini e quelle nazioni che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno”.

Come si vede, accanto al termine ‘consacrazione’ - o al suo posto - compare ‘affidamento’ (la prima volta il 7.06.81). Questo perché i papi non devono solo preoccuparsi di non urtare il Cremlino, ma anche di vincere la resistenza di buona parte dell’episcopato, che di consacrazione non vuol sentir parlare, né per la Russia né per il mondo intero (v. ad es. PF 65 nota).

Sicché alla fine Giovanni Paolo II ricorre all’espediente di abbinare i termini, sperando che l’uno possa far accettare l’altro.

Così egli fa anche nell’Atto “definitivo” del 25 marzo ’84, in cui aggiunge un motivo nuovo: “Desideriamo, insieme con tutta la Chiesa, unirci alla consacrazione che per amor nostro il figlio tuo ha fatto di se stesso al Padre”; “vogliamo unirci al nostro Redentore in questa consacrazione per il mondo e per gli uomini …”; “Sii salutata Tu, che sei interamente unita alla consacrazione redentrice del Tuo Figlio!” E infine: “Aiutaci a vivere nella verità della consacrazione di Cristo per l’intera famiglia umana del mondo contemporaneo”.

Come si vede, un’orgia di ‘consacrazione’. Ma non di consacrazione a Maria si tratta, bensì dell’autoconsacrazione redentrice di Cristo, ossia della sua autoimmolazione. Ennesimo espediente per far digerire una parola e un concetto scomodi associandoli all’evento ed al nome più santi, cui va la reverenza incondizionata di ogni credente.

Infatti, non appena, nelle righe successive, si torna al nocciolo della questione, ecco ricomparire l’ ‘affidamento’, questa volta però associato alla ‘consacrazione’ in modo decisamente bizzarro: “Affidandoti, o Madre, il mondo, tutti gli uomini e tutti i popoli, Ti affidiamo anche la stessa consacrazione del mondo, mettendola nel Tuo Cuore materno”.

Qui si raggiunge l’apice del virtuosismo verbale: non solo si abbinano consacrazione e affidamento, ma si arriva ad “affidare la consacrazione”. Senonché, affidare a Maria medesima la consacrazione del mondo a Maria, ammesso che significhi qualcosa, può solo significare che la Madonna, se la vorrà, la consacrazione dovrà farsela per conto proprio.

Quanto poi al “mettere la consacrazione nel cuore materno di Maria”, pare proprio che non voglia dire assolutamente nulla. Siamo di fronte a un’incredibile sequela di bizantinismi con cui disperatamente si cerca di dire e non dire, di far sparire la consacrazione nell’atto stesso in cui la si annuncia.

Ma c’è chi devotamente attribuisce al Papa una machiavelleria ancor più clamorosa: “Giovanni Paolo II durante l’atto di consacrazione ha abbassato più volte la voce, rendendola inudibile. Probabilmente in quel momento stava consacrando la Russia” (SNS 131). La pia congettura è del vescovo di Leira-Fatima, mons. Cosme de Amaral.

Viene da commentare: “Chissà se in cielo avranno apprezzato!” Ebbene, per quanto sembri strano, pare proprio di sì, come vedremo tra poco.

8) Quando si parla di “giallo” a proposito di Fatima, il pensiero corre subito al cosiddetto “terzo segreto”. Ma negli ultimi tempi si è tinta di giallo anche la vicenda della consacrazione della Russia.

Dopo l’atto del 25 marzo 1984, suor Lucia non esitò a riconfermare che le richieste della Madonna non erano state soddisfatte: “Non c’è stata partecipazione di tutti i vescovi e non c’è stata menzione della Russia” (PF 103). Niente di strano: la veggente non faceva che ribadire, di fronte a circostanze obiettivamente immutate, il giudizio negativo espresso sulle consacrazioni precedenti.

Senonché, a partire dal 1989, cominciano a diffondersi testimonianze, non sempre insospettabili, di un suo mutato atteggiamento. Tralasciando gli innumerevoli episodi di questo appassionante sviluppo della vicenda – un susseguirsi di scoop, di conferme, di smentite, di colpi di scena, come in ogni giallo che si rispetti -, ci limitiamo a citare il documento della S. Sede del 26 giugno 2000 in cui si afferma che “ogni discussione … e ogni ulteriore petizione [circa la consacrazione della Russia] sono senza fondamento” in quanto suor Lucia, in una lettera dell’ 8 novembre 1989 ha dichiarato: “Sì, è stata fatta come Nostra Signora aveva chiesto, il 25 marzo 1984”.

Ufficialmente dunque la questione è chiusa. Ma, come neppure Dio può fare che quel che è accaduto non sia accaduto, così nel nostro caso nemmeno le dichiarazioni dell’interessata possono impedirci di vedere che l’atto di consacrazione non risponde affatto alle due condizioni da lei stessa ripetutamente indicate come imprescindibili.

Se ne deve dedurre che la veggente, o il Cielo sopra di lei, ha rinunciato a tali condizioni. Giovanni Paolo II, a proposito del testo dell’Atto di consacrazione, avrebbe detto: “Ho cercato di fare il massimo che mi era possibile nelle circostanze concrete” (ossia tenendo conto della triplice necessità di non urtare il governo di Mosca, il patriarcato russo e il proprio episcopato).

La buona volontà non si nega, dunque. Ma sino all’ 89 non era mai stata giudicata sufficiente perché i papi fossero assolti dall’accusa di inadempienza.

Adesso i criteri appaiono mutati, e suor Lucia risulta aver detto non solo che “il Papa ha fatto tutto ciò che poteva fare e Dio è contento” (FPR 51), ma addirittura che “egli intendeva la Russia quando disse ‘quei popoli…’ nel testo della consacrazione del 1984 … Dio sapeva che il Papa intendeva la Russia ed egli nella consacrazione voleva dire la ‘Russia’. Ciò che importa è la sua intenzione, come quando un prete ha l’intenzione di consacrare un’ostia” (intervista di Carlos Evaristo del 1992; SNS 131).

Non può non lasciare di stucco tale sfoggio di elasticità dopo oltre mezzo secolo di puntigliosi tenaci richiami al rispetto della forma richiesta dalla Madonna. A questo punto ci si vede costretti persino a rivalutare la bizzarra tesi già riferita dei supposti improvvisi abbassamenti del tono di voce di Giovanni Paolo II durante la lettura dell’Atto di consacrazione, sotto i quali egli avrebbe occultato il nome della Russia.

Ma soprattutto si viene presi da una grande amarezza al pensiero che, se il Cielo avesse adottato sin dall’inizio quel criterio di valutazione che ora suor Lucia pretende di far passare come corretto, sarebbe stata risparmata all’umanità un’interminabile sequela di atrocità e di orrori.

Evidentemente Dio va soggetto a pentimenti, a ripensamenti: non solo nei testi dell’agiografo yahwista, ma anche nel suo operare concreto lungo il corso del ventesimo secolo.

Ma a che è dovuta la clamorosa inversione di rotta di suor Lucia?

Si possono fare due ipotesi. La prima è che la veggente, di fronte agli eventi che maturavano in Russia e nell’Europa orientale giungendo proprio nell’ 89 a mutare bruscamente il corso della storia, abbia ritenuto di vedervi un avvio della “conversione” e si sia indotta a considerare già operante la consacrazione richiesta dal Cielo.

La seconda ipotesi è che Lucia sia stata sottoposta a fortissime pressioni perché desistesse dal denunciare la scorrettezza formale dell’Atto di consacrazione.

Inducono a pensarlo:

1) alcuni espliciti inviti, comparsi persino sull’ “Osservatore Romano”, a non “importunare” più il Papa con la richiesta di rinnovare l’atto stesso;

2) il fatto che in un corposo volume dedicato agli “Appelli del Messaggio di Fatima” (edito dalla Libreria Editrice Vaticana), nel quale la protagonista sintetizza i principali temi su cui si sono concentrate le richieste di Maria e di Nostro Signore, della consacrazione della Russia non si fa neppure parola;

3) e soprattutto le recenti ripetute proteste, da parte della veggente, di totale incondizionata soggezione alle “interpretazioni” del Magistero ecclesiale.

Del resto, già vent’anni fa, negando che la consacrazione fosse stata compiuta secondo le richieste della Madonna, la suora precisava: “Non ho potuto dirlo perché non avevo il permesso della S. Sede”. E dieci anni prima aveva scritto: “Non posso ricevere visite se non di familiari, né rispondere ad interrogatori senza un permesso esplicito della S. Sede”.

Forse, non potendosi ottenere la conversione della Russia, si è ripiegato sulla conversione di suor Lucia. E non è detto che sia stato molto più facile.

Noi comunque non cerchiamo la soluzione del giallo. Vogliamo solo mostrare che gli elementi per costruirlo ci sono tutti. E ancora una volta ci chiediamo: come mai Dio onnipotente ha permesso che la vicenda del messaggio portato all’umanità dalla Vergine si degradasse sino a tal punto? In che modo ciò può giovare alla legittimazione della Chiesa e alla salvezza delle anime?

Le colpe

Ma possiamo porci anche una domanda più “umana” e più concreta: Chi porta la responsabilità di tutto questo?

1) Una prima considerazione s’impone: molti vescovi e almeno qualche papa non credevano per nulla che a Fatima fosse realmente apparsa la Madonna e che continuasse a parlare (insieme al suo divin Figlio) per bocca della veggente. Se vi fosse stata tale fede granitica, tutta la vicenda avrebbe avuto uno svolgimento ben diverso.

Per quanto riguarda i papi, Pio XI non offrì alcuna collaborazione alla supposta iniziativa della Vergine: “Pio XI non ha mai voluto sentir parlare di Fatima” (SNS 68); del resto, già si è detto quale fosse la sua opinione circa simili interventi celesti. E a proposito dello stesso Pio XII, assai meglio disposto verso le apparizioni portoghesi, ricordiamo le parole di suor Lucia che già abbiamo citato: “Il santo Padre dubita dell’autenticità dei fatti e ha ragione”.

2) È inconfutabile che anche i pontefici determinati a far qualcosa per compiacere la Madonna non riuscirono a ottenere collaborazione da buona parte dell’episcopato. Si scontrarono con una fronda irriducibile, sorda a tutte le pressioni, particolarmente forti in occasione del Sinodo dell’ottobre 1983. Già prima, all’epoca del Concilio, si era manifestata la decisa opposizione dei vescovi tedeschi e francesi alla consacrazione del mondo al Cuore Immacolato di Maria.

E prima ancora, parte del clero spagnolo, già durissimamente provato dalla guerra civile del ’36-’39, aveva reagito con indignazione al monito trasmesso da suor Lucia di procedere a una profonda riforma interna, pena il rinnovarsi della persecuzione ad opera della Russia.

Direi che la fiducia quasi ingenuamente manifestata dal Cielo nella possibilità dei papi di farsi obbedire dai vescovi è superata solo dalla sua fiducia nella capacità dei veggenti di farsi obbedire dai papi.

3) La riluttanza dei pontefici a procedere alla consacrazione solenne della Russia aveva una duplice motivazione: da un lato si temeva di irritare il governo sovietico additando l’URSS come una sorta di impero del male e compromettendo in tal modo la Ostpolitik; dall’altro si temeva che la Chiesa ortodossa denunciasse un’inammissibile ingerenza da parte di Roma.

Sul fronte politico, sembra assodato che per ottenere da Mosca la partecipazione al Concilio dei vescovi dell’Europa orientale e di osservatori russi, la S. Sede si impegnò ad escludere dai documenti conciliari i termini stessi di ‘socialismo’, ‘comunismo’ e ‘marxismo’ (designanti proprio gli “errori” che la Russia stava diffondendo nel mondo!).

Sul fronte religioso, va notato che la prima consacrazione fatta da Pio XII nel 1942 chiedeva alla Vergine di ricondurre “all’unico ovile di Cristo, sotto l’unico Pastore”, i “popoli separati per l’errore o per la discordia”: espressioni inquietanti in prospettiva ortodossa; e a quanto pare suor Lucia intese sempre la “conversione” della Russia non come semplice ripudio del marxismo, bensì come ritorno al cattolicesimo (cfr. SNS 138).

4) Comunque sia, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la Madonna chiese la consacrazione della Russia al suo Cuore immacolato, come condizione per impedire la guerra, ben dieci anni prima che questa scoppiasse. La sua richiesta fu ignorata, sicché ora lo stesso padre Livio può scrivere: “Effettivamente dobbiamo sperare che non accada [con Medjugorje e i suoi segreti] ciò che è successo a Fatima dopo le apparizioni, quando la Chiesa poteva fare ciò che chiedeva la Madonna, ma non l’ha fatto” (MFU 17).

Non è chiaro se chi fa ammissioni del genere (comunque sacrosante) si renda conto della loro estrema gravità: per la colpevole inadempienza delle gerarchie ecclesiastiche, ovvero per l’interminabile dialogo tra sordi instauratosi tra la Chiesa e il Cielo con la mediazione di suor Lucia, l’umanità è passata attraverso gli orrori della seconda Guerra mondiale.

E oltre a risparmiarci la Guerra mondiale, secondo suor Lucia l’accoglimento delle richieste di Maria avrebbe scongiurato anche la Guerra civile spagnola: “Dio avrebbe placato la sua giustizia e perdonato al mondo il flagello della guerra che dalla Spagna la Russia sta scatenando tra le nazioni” (PF 69). Inoltre, sappiamo, si sarebbe evitata la perniciosa diffusione degli “errori” ideologici fonte di tanti disordini nel mondo intero.

Vittima privilegiata di tali errori, così come della guerra di Spagna, fu proprio la Chiesa cattolica; sicché viene da concludere che le persecuzioni drammaticamente descritte nella terza parte del Segreto siano né più né meno quel che la Chiesa si è meritata col suo pervicace rifiuto di assecondare i desideri del Cielo, giusta quanto era stato preannunziato nella seconda parte del Segreto stesso, come abbiamo visto: “se no, [la Russia] spargerà i suoi errori per il mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa”.

È importante notare che, pur se di tanto in tanto fa capolino, nelle successive esternazioni della veggente, il tema dell’umanità peccatrice come causa dei castighi divini, nella seconda parte del Segreto figura la richiesta di atti puramente formali da compiersi dall’autorità ecclesiastica, richiesta poi confermata dalla Madonna nel 1925 e nel 1929 (del resto, certa apologetica insiste addirittura sul fatto che la Consacrazione del marzo 1984 avrebbe scongiurato la Terza guerra mondiale, che, si sostiene, l’URSS si apprestava a scatenare l’anno seguente!).

L’inadempienza della Chiesa gerarchica emerge quindi in modo nettissimo, e la responsabilità che ne consegue è schiacciante.

5) Ma il fatto che siano umanamente comprensibili le ragioni dell’esitazione di papi e vescovi ad eseguire il mandato ricevuto non ci impedisce di chiederci: la Madonna non si rendeva conto di questi problemi?

In effetti, quando un papa si rifiuta di dare attuazione alle puntuali richieste trasmesse attraverso suor Lucia, ciò significa che o non crede che si tratti di richieste effettivamente avanzate dalla Madonna, o implicitamente rimprovera alla Madonna di avere avanzato richieste quanto meno inopportune. Ipotesi entrambe assai gravi.

6) Tra le responsabilità umane del fallimento della procedura di consacrazione della Russia spiccano ovviamente quelle della veggente, la quale, se da un lato ebbe l’innegabile sfortuna di trovarsi ogni volta tra l’incudine e il martello, dall’altro ci mise indubbiamente del suo per ingarbugliare ancor più la già intricata matassa.

Questo almeno se è vero quanto ha lei stessa dichiarato nella citata intervista del 1992 (ora testimoniata addirittura da un filmato), ossia che la Madonna, chiedendo la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato, non aveva mai posto condizioni circa le sue modalità (!).

Con ciò suor Lucia si è clamorosamente rimangiata quel che aveva detto e ripetuto per sessant’anni (dando origine al tormentone che sappiamo) e si è rivelata inattendibile.

Sulla sua figura e sul suo ruolo tutt’altro che trasparente torneremo nel capitolo dedicato al "Terzo segreto" e in quello in cui faremo il "bilancio" di tutta “l’operazione Fatima”.

7) Al di sopra delle colpe grandi e piccole delle creature (Madonna compresa), vi è infine la responsabilità – ovvero il comportamento incomprensibile – del loro creatore, ossia di un Dio che, pur essendo per definizione onnipotente, si serve di tanto inefficaci canali di comunicazione e d’azione per cercare di risparmiare all’umanità terribili sofferenze.

Alla luce di queste considerazioni, frasi come quella or ora citata, “per questo Egli avrebbe placato la sua giustizia e perdonato al mondo il flagello della guerra”, o l’altra, messa in bocca a Lui stesso, “la guerra terminerà quando il numero e il sangue dei martiri avrà placato la mia giustizia”, acquistano un suono particolarmente sinistro.

Lo scopo primario dell’operare del Cielo è la salvezza delle anime. Per promuoverla, Dio ha istituito la Chiesa, la quale statutariamente dovrebbe combattere gli “errori” che portano tante anime alla dannazione.

Se per colpevole negligenza essa favorisce la diffusione di tali errori, il Cielo non può pensare di risolvere il problema punendo la Chiesa: resta il fallimento della sua opera di salvezza, in quanto gli “errori” avranno nel frattempo causato la perdizione di innumerevoli anime che una più adeguata azione della Chiesa stessa avrebbe potuto strappare al Demonio.

Sicché, come si è detto, la logica seguita dal Cielo in tutta la tormentata vicenda della consacrazione della Russia risulta imperscrutabile. Abyssus multa.

Come corollario, diremo che parlare, come si fa nel caso di Medjugorje, di “compimento” del piano di salvezza iniziato a Fatima è quasi umoristico: la prima parte del piano è stata, sotto il profilo pratico, un clamoroso fallimento.

Richieste e promesse

Ma l’operato del Cielo nella vicenda della “Consacrazione” presenta altri aspetti alquanto oscuri.

a) Per quanto riguarda le richieste avanzate: che senso ha chiedere la consacrazione di un popolo?

“Consacrare” significa destinare in esclusiva cose o persone al culto divino, sottraendole all’uso profano. Si comprende immediatamente che, se non sussistono problemi per le cose, tutt’altro discorso va fatto per le persone, che non possono venir “destinate” ad alcunché - da parte di chiunque - se non in quanto consenzienti, come avviene ad esempio nel caso dell’ordinazione sacerdotale.

Sicché di fatto è ammissibile solo l’autoconsacrazione, giusto ad immagine di quella di Gesù che abbiamo visto ripetutamente evocata da Giovanni Paolo II nell’Atto del 25 marzo 1984.

Il concetto che oggi abbiamo della libertà di coscienza ci impedisce di “destinare” a chicchessia e a qualsiasi scopo una persona che non sia pienamente consapevole e liberamente consenziente. Oggi la madre di Samuele, di cui la Bibbia ci racconta che “votò” al servizio nel tempio, vita natural durante, il bambino addirittura non ancora concepito, e poi lo “scaricò” appena divezzato, avrebbe parecchie noie con la giustizia penale (non parliamo poi della “consacrazione a morte” di persone in ossequio alla legge del herem, cfr. Lv 27, 29!)

Del resto, la Chiesa stessa, prima di accogliere nel clero regolare o secolare un’aspirante alla vita consacrata, si accerta scrupolosamente della sincerità e della saldezza della sua vocazione.

Così stando le cose, ci chiediamo: che senso ha consacrare addirittura una nazione intera, come la Russia, per di più completamente ignara dell’evento? E, a fortiori, che senso ha consacrare il mondo?

Nessuno, ci pare. Ce lo conferma nientemeno che S. De Fiores:

“La problematica circa la legittimità e il significato degli atti di consacrazione o di affidamento a Maria che punteggiano la storia della Chiesa è emersa soprattutto nel postconcilio, in un contesto culturale geloso dell’autonomia e indipendenza dei singoli. Ci si domanda se simili gesti, compiuti da una persona a nome di tutti, non siano un’aggressione alla libertà degli altri, soprattutto quando includono atei o gente aliena dal riconoscere l’autorità da cui promanano” (“Maria nella vita secondo lo spirito”, p. 269).

Parole sacrosante, e assolutamente pertinenti al caso di cui ci stiamo occupando. Le soluzioni proposte dai teologi, dice De Fiores, tendono a riconoscere alla consacrazione collettiva un valore o semplicemente “votivo” (ossia esprimente nient’altro che il desiderio del consacrante) o di intercessione (equivalente cioè ad una preghiera a beneficio del consacrato).

Resta da chiedersi come mai in cielo una verità così elementare non l’avessero capita prima che ci arrivasse il “postconcilio”. Sta di fatto che l’avevano capita molti teologi e molti vescovi; i quali, abbiamo visto, si rifiutarono di associarsi al papa di turno nell’atto di consacrazione, e gli suggerirono di ripiegare sull’affidamento.

b) Per quanto riguarda le promesse, la Madonna assicura che la consacrazione - debitamente compiuta - della Russia al suo Cuore immacolato:

1) scongiurerà la guerra (oltre alla fame e alla persecuzione alla Chiesa);

2) produrrà la conversione della Russia, impedendo che questa possa diffondere “nel mondo i suoi errori, provocando guerre e persecuzioni alla Chiesa.”

Ora, se nella seconda promessa è dato scorgere un chiaro nesso causale (una Russia convertita in virtù della consacrazione non diffonderà più nel mondo il materialismo ateo e sovversivo), nella prima ciò non è possibile. Tutto sarebbe chiaro se la guerra l’avesse scatenata la Russia; ma la scatenò Hitler (sia pure con l’appoggio iniziale ed estemporaneo di Mosca), e non si vede perché non avrebbe dovuto farlo qualora la Russia si fosse convertita.

Certo, il Cielo può decidere come vuole; ma se tra la promessa e la condizione del suo avverarsi non vi è un legame causale plausibile, le sue operazioni appaiono anche per questo verso incomprensibili, al limite dell’arbitrarietà. Nel nostro caso, siamo costretti ad ammettere nientemeno che, se la Russia si fosse convertita, Hitler non avrebbe scatenato la guerra!

Altro discorso va fatto ovviamente, come abbiamo visto, per la guerra di Spagna.

Per concludere: la tormentata vicenda della consacrazione della Russia ha tenuto impegnata la Chiesa per più di mezzo secolo, e a tutt’oggi non può dirsi chiaramente conclusa, per lo meno quanto all’esito promesso, giacché non è possibile dire se si sia già avuto, e in che consista, il trionfo del Cuore Immacolato di Maria.

Ma ancor più tormentata e tormentosa è stata, ed è tuttora, la vicenda del “Terzo segreto”. Prima però di occuparcene, vogliamo accennare a una questione minore che ha affiancato la vicenda della consacrazione.

Hai notato un errore? Seleziona il punto e segnalalo. Torna a inizio testo Segnala un errore Torna a inizio testo