controapologetica le bugie della fede

Il problema

La Madonna apparve sei volte - con cadenza mensile - a Fatima, in Portogallo, a tre pastorelli fra il 13 maggio e il 13 ottobe 1917 (l’apparizione di agosto avvenne eccezionalmente il giorno 19).

Si presentò come Madonna del rosario, chiese ai tre bambini (Lucia di dieci anni, Francesco di nove e Giacinta di sette) preghiere e sacrifici personali per le anime dei peccatori; altre richieste furono l’erezione di una cappella sul luogo delle apparizioni e la recita quotidiana del rosario. La Vergine promise inoltre la guarigione, che le era stata chiesta, di alcuni malati (rifiutando di concedere quella di altri) e annunziò la prossima conclusione della guerra mondiale in corso.

L’ultimo giorno, il 13 ottobre, oltre a comparire ai veggenti anche come Madonna dei dolori e del Carmine insieme a san Giuseppe e a Gesù Bambino, produsse il preannunziato “miracolo del sole” alla presenza di una folla di settantamila persone.

Questi sono, in estrema sintesi, i contenuti e i messaggi delle apparizioni del 1917 quali vennero portati a conoscenza delle autorità ecclesiastiche e dei fedeli “in tempo reale” o nel periodo immediatamente successivo; a queste rivelazioni viene convenzionalmente dato da alcuni il nome di “Fatima I”.

Col nome di “Fatima II” si indica invece il complesso di dati scaturiti da successive apparizioni e visioni avute dalla veggente superstite, suor Lucia, e soprattutto dalle “memorie” da lei redatte tra il 1935 e il ’41, nelle quali venivano rivelati molti nuovi particolari delle apparizioni del ’17: tra questi le apparizioni preparatorie dell’ “Angelo del Portogallo”, il preannunzio della morte imminente di Francesco e Giacinta e la richiesta della Madonna di consacrarle la Russia per assicurarne la conversione e propiziare il trionfo del suo Cuore Immacolato. Nel 1944 poi fu messo per iscritto il cosiddetto “Terzo segreto”, destinato però a non venir divulgato prima del 1960.

Tutte queste tardive rivelazioni avvennero dietro esplicite sollecitazioni delle autorità religiose portoghesi, previa autorizzazione della Vergine che avrebbe di volta in volta indicato a suor Lucia quali fatti potevano venir divulgati.

Tali modalità di comunicazione, da parte della veggente, dei messaggi ricevuti dal Cielo suscitano tutta una serie di problemi.

In primo luogo emerge il bizzarro statuto di alcune profezie contenute nei messaggi (il caso più clamoroso riguarda lo scoppio della seconda guerra mondiale), le quali vennero enunciate quando i fatti che ne costituivano l’oggetto erano già avvenuti.

In tali condizioni ovviamente il “sigillo di autenticità” che le profezie stesse dovrebbero assicurare all’asserito evento soprannaturale viene completamente a mancare: “Quelle di Fatima sono profezie?” si chiede Francesco D’Alpa intitolando in questo modo un capitolo della sua “indagine critica” sulle apparizioni portoghesi.

In secondo luogo ci si domanda quale logica si possa rintracciare nell’agire del Cielo.

A chi le chiedeva se non fosse “increscioso” il fatto che il segreto contenente l’annunzio della guerra non fosse stato divulgato prima dello scoppio del conflitto, suor Lucia nel ’46 rispose che increscioso sarebbe stato se Dio avesse voluto farla conoscere al mondo come una profetessa. “Ma verosimilmente”, concludeva, “non era questo il suo disegno…”.

Bouflet e Boutry, da cui abbiamo tratto la citazione, così commentano: “Come dunque far comprendere che Dio rivela a una sola persona dei fatti precisi concernenti il mondo intero perché li conservi segreti finché non si siano realizzati? E che pensare della missione che consiste nello stabilire una devozione (meglio sarebbe dire ‘ristabilire’, poiché la devozione al Cuore Immacolato è già nota da più di un secolo), dal momento che tale missione è legata a un segreto che deve essere rigorosamente custodito?”

Se a questo si risponde che la veggente era tenuta per obbedienza al silenzio, resta comunque il fatto, conclude Bouflet, che “Dio ha affidato una missione 25 anni prima di volere che tale missione fosse compiuta!” (SC 258-59).

Si tratta di un problema cui abbiamo già accennato parlando dei messaggi conservati per sé dalla veggente di Ghiaie di Bonate, e lo ritroveremo clamorosamente presente nel caso dei dieci segreti di Medjugorje.

Non sono pochi, anche tra i mariologi e gli uomini di chiesa, coloro che negano ogni valore a Fatima II, considerando in pratica creazioni di suor Lucia i racconti riguardanti le apparizioni dell’Angelo e le tre parti del famoso “segreto”: la visione dell’inferno, il messaggio sul Cuore Immacolato di Maria (con richiesta di consacrazione della Russia) e il “terzo segreto”.

In particolare, sarebbe priva di valore l’attenzione dedicata alla Russia, in quanto sarebbe stata originata, a posteriori, dall’affermarsi del regime staliniano: “nulla al riguardo viene citato nella documentazione ufficiale degli interrogatori del 1917 (pubblicata dal santuario di Fatima nel 1992)” (F. D’Alpa, FSS 223).

Da notare che tra gli scettici dichiarati va annoverato anche il maggior specialista di apparizioni mariane, René Laurentin, autore insieme al gesuita belga E. Dhanis di un articolo in proposito comparso ne “La Civiltà Cattolica” (104/2, 1953); e va notato che proprio Dhanis dieci anni dopo fu nominato rettore dell’Università Gregoriana da Paolo VI, “che aveva apprezzato molto il suo lavoro” (FFS 223 e n. 27 a p. 234).

Di fronte a una situazione di “testimonianza” tanto precaria e discussa, noi non prendiamo posizione. Assumeremo come ipotesi di lavoro che le apparizioni siano autentiche e che veritiere siano le “memorie” di suor Lucia. Ciò in quanto sulle apparizioni la Chiesa si è pronunciata favorevolmente fin dal 1930, e le ripetute visite ufficiali di due pontefici hanno indiscutibilmente il valore di un solenne riconoscimento.

Quanto alle “memorie”, la Chiesa stessa non ha mai espresso ufficialmente riserve; anzi, divulgando il testo del “terzo segreto” in strettissima cooperazione con la veggente (chiamata quasi a una sorta di consulenza), le ha di fatto confermato piena fiducia.

Ricorrono quindi le condizioni perché si possa considerare la vicenda di Fatima come esemplare della collaborazione che il Cielo mediante le rivelazioni private dovrebbe istituire con la Chiesa per la salvezza delle anime, e che invece si rivela di regola fallimentare e delegittimante.

In effetti, le apparizioni del 1917 hanno avuto uno strascico lunghissimo, che si è protratto sino al 2000 (sempreché non si registrino ulteriori colpi di coda, di cui non mancano le avvisaglie).

Siamo di fronte a un’incredibile successione di equivoci ed incomprensioni, di tensioni e di “scorrettezze” tra il Cielo e la Chiesa. Se si cerca un esempio per mostrare quanto sia precaria la comunicazione tra Dio e il suo vicario in terra, niente si presta meglio della storia infinita dei “postumi” di Fatima.

I filoni che seguiremo sono sostanzialmente due: la tribolatissima vicenda della consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria e la storia del cosiddetto “terzo segreto”.

N. B. 1) Il fatto di non prendere posizione circa l’autenticità del contenuto delle memorie di suor Lucia non ci impedisce però di segnalare l’assurdità di una catechesi, quale è ad esempio quella di padre Livio di Radio Maria, che punta sul valore di premonizione della “dichiarazione” del 13 luglio 1917 (contenuta nella terza e nella quarta memoria) relativa allo scoppio della seconda guerra mondiale.

Questa sarebbe stata un “castigo”, si sostiene, per i perduranti peccati degli uomini, restii a convertirsi nonostante il solenne monito divino: “La guerra terminerà; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il pontificato di Pio XI ne comincerà un’altra ancora peggiore”.

Senonché, anche ammesso che tali parole siano state effettivamente pronunciate nel ’17, è indiscutibile che furono portate a conoscenza del mondo solo nel ’41, quando la guerra era già in pieno svolgimento. Attribuire ad esse il valore di un monito disatteso è perciò fuori di qualsiasi logica.

2) È da notare l’anacronismo oltremodo sospetto della menzione, nel testo del segreto, del nome assunto dal successivo Papa, Pio XI: dovremmo pensare che si tratti, da parte dell’eletto, di una “scelta ex vaticinio”?

3) Va segnalato anche il fatto che il contenuto delle “memorie” venne reso noto dalla veggente dopo il riconoscimento, il quale quindi fu concesso senza tenerne conto.

In effetti, è come se il riconoscimento stesso fosse stato accordato prima che le apparizioni fossero concluse (proprio quello che la Chiesa teme più di ogni altra cosa, perché vi è sempre il pericolo che a riconoscimento avvenuto possa uscire qualcosa di disdicevole).

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