controapologetica le bugie della fede

I ‘Cinque primi sabati del mese’

La richiesta della Vergine di istituire in suo onore la devozione dei Cinque primi sabati del mese fu avanzata nel 1925, addirittura quattro anni prima della richiesta di consacrazione della Russia, dopo che entrambe erano state preannunciate nell’apparizione del 13 luglio 1917.

In questo caso non vi erano problemi “diplomatici” per esaudire il desiderio della Madonna; ma, scrive Mantero, “nessun papa l’ha ancora fatto. Eppure sarebbe stato facile, segnatamente in occasione del Sinodo sulla confessione dell’ottobre 1983”; e altrove parla di richiesta “disattesa” (PF 54, 112).

Non conosciamo i motivi di tale negligenza. La devozione al Cuore Immacolato di Maria era nata in Italia, si era diffusa in molte diocesi sul finire dell’Ottocento ed era stata nel 1907 ufficialmente riconosciuta da Pio X, il quale cinque anni più tardi aveva legato alla sua pratica nel primo sabato del mese l’indulgenza plenaria, applicabile anche ai defunti.

Nel 1917 la Madonna aveva poi detto a Lucia essere intenzione di Gesù servirsi di lei, destinata a sopravvivere a Francisco e a Jacinta, per “stabilire nel mondo” (sic; in effetti si trattava di ‘ristabilire’, o semmai ‘diffondere’ nel mondo) tale devozione; e aveva preannunziato la sua venuta per chiedere, insieme alla consacrazione della Russia al suo Cuore immacolato, “la comunione riparatrice nei primi sabati”.

In effetti nel ’25 precisò le norme della devozione: “Tutti coloro che per cinque mesi il primo sabato si confesseranno, ricevendo la santa comunione, reciteranno un rosario e mi faranno compagnia per 15 minuti meditando i 15 misteri del rosario …, io prometto di assisterli nell’ora della morte con le grazie necessarie per la salvezza di queste anime”.

L’anno seguente poi Gesù bambino chiese a Lucia se aveva già divulgato la devozione (impagabile questa richiesta di ragguagli aggiornati da parte dell’Onnipotente!); la veggente spiegò che, nonostante la buona volontà mostrata dalla superiora, vi erano difficoltà frapposte dal confessore, secondo il quale quest’ultima da sola non poteva far nulla.

Al che Gesù lapidariamente rispose: “È vero che la tua superiora non poteva fare nulla, ma con la mia grazia può tutto”. La risposta è teologicamente ineccepibile, ma non si vede come fosse utilizzabile sul piano operativo.

Comunque nel 1930 Gesù stesso si premurò di comunicare a suor Lucia un codicillo importante: previa motivata deroga concessa dal sacerdote, “sarà ugualmente accetta la pratica di questa devozione la domenica seguente il primo sabato”.

Dunque: si è comunicata una legge con tanto di regolamento d’applicazione, ma l’incarico di notificarla, anzi, di “divulgarla” nel mondo è stato lasciato a suor Lucia, alla sua superiora e al suo confessore (peraltro molto scettico, come abbiamo visto). Nulla è stato detto direttamente agli esponenti della gerarchia ecclesiastica, a cominciare dal papa. Eppure si tratta di una devozione che Gesù tramite la veggente voleva nientemeno che “stabilire nel mondo”!

Di fatto, dopo un certo tempo pare che anche in cielo se ne siano dimenticati: si è continuato a parlare ossessivamente della Consacrazione della Russia, mentre nessuno più ha parlato della “Comunione riparatrice dei primi sabati del mese”, in cui sarebbe dovuta consistere la devozione al Cuore immacolato.

I papi, in sintonia col Cielo, non se ne sono più dati pensiero; tanto che oggi la pia pratica risulta quasi totalmente sconosciuta al sito internet della Santa Sede, ossia tra migliaia di documenti che comprendono, accanto a precisi interventi del Magistero, anche un’enorme quantità di discorsi dei pontefici, e in particolare di Giovanni Paolo II.

L’unico accenno al riguardo si ha in un documento dell’era Wojtyla, il “Direttorio su pietà popolare e liturgia”, del 2002 (il che dice tutto circa la sollecitudine del Papa: siamo al 24° anno del pontificato):

Per quanto concerne la devozione della comunione sacramentale in Cinque primi sabati consecutivi, valgono le osservazioni fatte a proposito dei Nove primi venerdì: [190] eliminata ogni sopravvalutazione del segno temporale e collocata correttamente la comunione nel contesto celebrativo dell’Eucaristia, la pia pratica deve essere attuata come occasione propizia per vivere intensamente, con atteggiamento ispirato alla Vergine, il Mistero pasquale che si celebra nell’Eucaristia.

Come si vede, si tratta di pochissime righe, nelle quali, senza neppure accennare ai precisi scopi della devozione (pur diligentemente elencati a suo tempo da Maria), e tanto meno alle modalità concrete di attuazione della pratica, ci si limita ad ammonire i fedeli di non fare meccanicamente assegnamento su una sorta di salvacondotto concesso dal Cielo una volta per tutte e di cui valersi in punto di morte; quasi per mettere in guardia contro i pericoli insiti in una pratica devozionale acriticamente seguita.

Ci si comporta in sostanza come nel caso delle rivelazioni private, che, come abbiamo visto, vengono menzionate nel § 67 del Catechismo della Chiesa Cattolica al solo scopo di ammonire i fedeli contro le insidie che nascondono.

Per il resto, gli unici “sabati” che vengono menzionati nel sito vaticano sono i “Quindici sabati” di Bartolo Longo, ricordato tra gli artefici della diffusione del rosario nel Rosarium Virginis Mariae.

Poco miglior sorte tocca del resto ai Nove primi venerdì del mese di santa Margherita Maria Alacoque (altro discorso naturalmente va fatto per la Coroncina della divina misericordia, in virtù della grazia di cui gode la sua divulgatrice, suor Faustina Kowalska - ora santa -, privilegiata dalle attenzioni del suo grande conterraneo polacco).

È importante precisare che esiste la festa liturgica del Cuore Immacolato di Maria: è una “memoria facoltativa” e si celebra il sabato della terza settimana dopo Pentecoste (il giorno dopo la festa del Sacro Cuore di Gesù).

Fu introdotta da san Giovanni Eudes nel 1643, e dopo essere stata ufficializzata in Francia (1668) e rifiutata da Roma, che la ammise solo come uso locale, fu definitivamente istituita da Pio XII nel 1944 in ricordo della consacrazione del mondo al Cuore Immacolato da lui fatta due anni prima.

Ma la Madonna aveva chiesto di “stabilire” la devozione al suo Cuore, ossia la comunione riparatrice dei cinque primi sabati, il che ovviamente è tutt’altra cosa.

È comunque un fatto che tale pratica devota è assai meno popolare - e quindi meno seguita - di altre, e non risulta che i papi, compreso Giovanni Paolo II, abbiano fatto qualcosa per diffonderla.*

{*Del resto, c’è ancora da lavorare per impararne il nome corretto: il più delle volte (si può verificare in internet; e non vanno esenti dall’errore neppure personaggi ragguardevoli, così come testi e persino titoli di libri stampati, ad es. uno di Eugenio Fornasari della San Paolo) si sente (a Radio Maria è praticamente la regola) e si legge “i primi cinque sabati del mese”, così come “i primi nove venerdì del mese”, in luogo dei corretti “i cinque primi …” e “i nove primi …”.

Poiché pregare e meditare durante i primi cinque sabati del mese è difficile, e per i primi nove venerdì è fatto veramente prodigioso, qualcuno potrà pensare che in tale prodigio si materializzino gli straordinari effetti di simili devozioni.}

Certamente nessuno può affermare che ora la devozione richiesta dalla Vergine sia “stabilita nel mondo”. Eppure nel Secondo segreto, come si è visto, si diceva proprio che Dio voleva stabilire questa devozione nel mondo per salvare le anime dei peccatori che finivano all’inferno! Dobbiamo quindi supporre che queste anime vadano ancora tutte all’inferno, esattamente come prima; e nessuno dei papi, ripetiamo, ha mosso un dito.

Per quanto riguarda il nostro discorso, la conclusione è dunque chiara: anche la vicenda della Comunione riparatrice nei primi sabati del mese rivela una clamorosa mancanza di coordinamento tra il Cielo e la sua Chiesa.

Il risultato è che quel che era stato presentato come importante - se non addirittura necessario - per la salvezza del mondo è praticamente finito nel dimenticatoio; e non tanto per la tepidezza dei fedeli quanto per la “negligenza” delle loro guide, sia di quelle terrene che di quelle celesti.

P. S. Benedetto XVI e la festa del Cuore immacolato

Può essere utile segnalare un episodio in apparenza poco importante ma in realtà quanto mai significativo. All’Angelus domenicale del 25 giugno 2006 Benedetto XVI ha dato un saggio della scarsissima o nulla considerazione che nutre per la devozione pressantemente richiesta dalla Vergine a Fatima.

Riportiamo le sue parole nel testo che figura nel sito internet della Santa Sede (corsivi nostri):

BENEDETTO XVI

ANGELUS

Piazza San Pietro
Domenica, 25 giugno 2006

Cari fratelli e sorelle!

L'odierna domenica, la dodicesima del Tempo Ordinario, si trova come "circondata" da solennità liturgiche significative. Venerdì scorso abbiamo celebrato il Sacro Cuore di Gesù, ricorrenza che unisce felicemente la devozione popolare alla profondità teologica. Era tradizionale - e in alcuni Paesi lo è ancora - la consacrazione al Sacro Cuore delle famiglie, che ne conservavano un'immagine nella loro casa. Le radici di questa devozione affondano nel mistero dell'Incarnazione; è proprio attraverso il Cuore di Gesù che in modo sublime si è manifestato l'Amore di Dio verso l'umanità. Per questo l'autentico culto del Sacro Cuore conserva tutta la sua validità e attrae specialmente le anime assetate della misericordia di Dio, che vi trovano la fonte inesauribile da cui attingere l'acqua della Vita, capace di irrigare i deserti dell'anima e di far rifiorire la speranza. La solennità del Sacro Cuore di Gesù è anche la Giornata Mondiale di Preghiera per la Santificazione dei Sacerdoti: colgo l'occasione per invitare tutti voi, cari fratelli e sorelle, a pregare sempre per i sacerdoti, affinché possano essere validi testimoni dell'amore di Cristo.

Ieri la liturgia ci ha fatto celebrare la Natività di San Giovanni Battista, l'unico Santo di cui si commemora la nascita, perché segnò l'inizio del compimento delle promesse divine: Giovanni è quel "profeta", identificato con Elia, che era destinato a precedere immediatamente il Messia per preparare il popolo d'Israele alla sua venuta (cfr Mt 11, 14; 17, 10-13). La sua festa ci ricorda che la nostra vita è tutta e sempre "relativa" a Cristo e si realizza accogliendo Lui, Parola, Luce e Sposo, di cui noi siamo voci, lucerne e amici (cfr Gv 1, 1.23; 1, 7-8; 3, 29). "Egli deve crescere e io invece diminuire" (Gv 3, 30): questa espressione del Battista è programmatica per ogni cristiano.

Lasciare che l'"io" di Cristo prenda il posto del nostro "io" è stato in modo esemplare l'anelito degli Apostoli Pietro e Paolo, che la Chiesa venera con solennità il prossimo 29 giugno. San Paolo ha scritto di sé: "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal 2, 20). Prima di loro e prima di ogni altro Santo, a vivere questa realtà è stata Maria Santissima, che ha conservato le parole del suo Figlio Gesù nel suo cuore. Ieri abbiamo contemplato questo suo Cuore immacolato, Cuore di Madre, che continua a vegliare con tenera sollecitudine su tutti noi. La sua intercessione ci ottenga di essere sempre fedeli alla vocazione cristiana.

Dunque: il giorno precedente, 24 giugno, vi erano state la festa del Battista e quella del Cuore immacolato; il giorno prima, venerdì 23, quella del Sacro Cuore; e quattro giorni dopo, il 29, vi sarebbe stata quella dei santi Pietro e Paolo.

Orbene, il Papa ricorda tre di queste ricorrenze (Sacro Cuore, nascita del Battista, Pietro e Paolo) e si diffonde un poco su ciascuna di esse. Solo alla fine, nel consueto “pensiero” alla Vergine che conclude i suoi interventi domenicali allo scopo di invocare l’intercessione di Maria, lascia scivolare, quasi incidentalmente e in forma ambigua (“abbiamo contemplato”: chi non sapeva della ricorrenza mobile certo non l’ha capito) l’accenno al Cuore immacolato.

In sostanza, quindi:

1) il Papa non ha usato per la festa mariana i termini liturgicamente adeguati e perspicui (“celebrare” e ”venerare con solennità”) impiegati negli altri tre casi;

2) non ha usato il termine “devozione” (usato invece due volte per il Sacro Cuore), temendo forse che potesse evocare la pratica dei primi sabati;

3) in ogni caso, si è ben guardato dall’accostare la festa del Cuore di Maria a quella del Cuore di Gesù, come viene invece suggerito dal calendario stesso, che ne stabilisce la contiguità: circostanza che si compiacciono di sottolineare tanti pii commentatori.

Si può concludere che egli ha evitato in ogni modo di conferire rilievo liturgico istituzionale alla ricorrenza e alla devozione del Cuore immacolato, ripiegando su scontate considerazioni di psicologia ispirate dalla pietà filiale.

Proprio l’opposto, quindi, nella lettera e nello spirito, di quanto chiesto dalla Madonna a Fatima.

Aggiungeremo infine che “L’Osservatore Romano” del giorno seguente (edizione online), nel riportare le parole di Benedetto XVI con qualche piccolo taglio, pur titolando “La riflessione mariana del Papa” ha però soppresso integralmente proprio la parte finale riguardante Maria, col risultato di eliminare anche quella vaga allusione alla festa che figurava nel discorso originale.

Il redattore che ha curato l’ “adattamento” ha quindi dimostrato di aver colto perfettamente l’intento del Pontefice (sempreché non abbia addirittura ricevuto istruzioni dirette dall’interessato, cosa che appare poco probabile).

Ecco il testo apparso nel quotidiano:

La riflessione mariana del Papa

Irrigare i deserti dell'anima
far rifiorire la speranza

Nel cuore di Gesù c'è "la fonte inesauribile da cui attingere l'acqua della Vita, capace di irrigare i deserti dell'anima e di far rifiorire la speranza". È quanto ha sottolineato Benedetto XVI all'Angelus di domenica 25 giugno, recitato con i numerosi fedeli convenuti da diverse parti del mondo in Piazza San Pietro. "Venerdì scorso - ha ricordato - abbiamo celebrato il Sacro Cuore di Gesù, ricorrenza che unisce felicemente la devozione popolare alla profondità teologica". "Le radici di questa devozione - ha spiegato - affondano nel mistero dell'Incarnazione; è proprio attraverso il Cuore di Gesù che in modo sublime si è manifestato l'Amore di Dio verso l'umanità. Per questo l'autentico culto del Sacro Cuore conserva tutta la sua validità e attrae specialmente le anime assetate della misericordia di Dio". "Ieri la liturgia - ha detto ancora - ci ha fatto celebrare la Natività di San Giovanni Battista". "La sua festa - ha spiegato - ci ricorda che la nostra vita è tutta e sempre "relativa" a Cristo e si realizza accogliendo Lui". "Lasciare che l'"io" di Cristo prenda il posto del nostro "io" - ha aggiunto - è stato in modo esemplare l'anelito degli Apostoli Pietro e Paolo, che la Chiesa venera con solennità il prossimo 29 giugno".

(©L'Osservatore Romano - 26-27 Giugno 2006)

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