Bilancio di Fatima
I due dossier
Per la Chiesa il capitolo Fatima è ufficialmente chiuso su entrambi i fronti, quello della Consacrazione della Russia (richiesta dalla Vergine nella seconda parte del segreto) e quello dello svelamento del “Terzo segreto”.
In entrambi i casi essa può esibire una dichiarazione autografa di suor Lucia che tappa la bocca a chi volesse contestare la validità della consacrazione o l’autenticità e completezza del testo del segreto.
Ma, di fatto, come esce la Chiesa dalla tormentata vicenda? Piuttosto male, senz’altro.
Per quanto riguarda il primo punto, è difficile, pur considerando le attenuanti già viste, scagionare interamente i pontefici dall’accusa di aver rimandato alle calende greche la consacrazione, compiuta nei debiti modi, della Russia al Cuore immacolato di Maria.
Si trattava di una precisa richiesta della Madonna trasmessa al papa con la mediazione di suor Lucia; e se, come dice la seconda parte del Segreto, era previsto che, fino a che tale consacrazione non fosse avvenuta nelle forme prescritte, la Russia avrebbe continuato a diffondere nel mondo i suoi veleni, l’aver ritardato l’esecuzione dell’ordine per oltre quarant’anni, per incredulità e/o negligenza, è cosa di gravità inaudita.
E tanto più grave, al limite del criminale, dovrebbe apparire proprio a quei fedeli entusiasti, a cominciare ovviamente da padre Livio Fanzaga, i quali, col conforto di coincidenze di date, vedono nella consacrazione finalmente compiuta nel 1984 la ragione prima del dissolvimento dell’impero sovietico.
Ricordiamo una frase già citata del direttore di Radio Maria: “Effettivamente dobbiamo sperare che non accada [con Medjugorje] ciò che è successo a Fatima dopo le apparizioni, quando la Chiesa poteva fare ciò che chiedeva la Madonna, ma non l’ha fatto” (MFU 17).
E ne “La firma di Maria” lo stesso padre Livio scrive: “Per evitare la seconda guerra mondiale, Dio aveva chiesto al papa di affidare il mondo, e specialmente la Russia […], al Cuore immacolato di Maria. Se questo atto di fede e di coraggio fosse avvenuto, non ci sarebbe stata la seconda guerra mondiale” (p. 93). Ogni commento è superfluo: si tratta, per la Chiesa, di una condanna inappellabile.
Circa il secondo punto, come spiegare l’incredibile indifferenza mostrata per il “segreto” dai pontefici (tutti, compreso il marianissimo “Totus tuus” Giovanni Paolo II), i quali non aprivano neppure la busta che lo conteneva? Ma come, la Madonna scende sulla terra, porta un messaggio da recapitare al papa perché lo trasmetta al mondo, e il papa non prova neppure il desiderio di leggerlo!
Si badi: qualunque fedele avrebbe desiderato conoscerlo, anzi, avrebbe fatto carte false per gettare un’occhiata su quel foglio; del resto, senza sconfinare nel morboso, un’umana normalissima curiosità avrebbe suggerito a chiunque, anche non credente, di leggere uno scritto che, nonché essere interdetto, veniva addirittura imposto, con decreto celeste, come oggetto di conoscenza per il mondo intero.
Il rifiuto di aprire la busta non poté quindi essere altro che un consapevole atto di resistenza a un ordine che veniva avvertito come un’intrusione: fu un deliberato boicottaggio del fenomeno delle apparizioni, fu il rifiuto di prendere ordini, o quanto meno istruzioni, da comuni mortali affermanti di eseguire un preciso mandato della Madonna.
A fortiori, il discorso vale ovviamente per quei pontefici che aprirono la busta e subito la richiusero, decidendo di ignorarne il contenuto.
I casi quindi sono due:
- o i papi non credono che attraverso Lucia parli la Madonna (e allora non credono, nonostante tutte le pubbliche esibizioni in tal senso, che a Fatima sia veramente apparsa Lei; giacché non è pensabile che, dopo aver effettivamente parlato a Lucia bambina, la Vergine le abbia poi permesso di spacciare per oltre mezzo secolo messaggi inautentici ingannando il papa stesso, e con lui il mondo intero: si tratterebbe o di una gaffe colossale da parte dello Spirito Santo o di un agire perfido e perverso, tertium non datur);
- oppure si oppongono consapevolmente alle pretese che la Madonna avanza invadendo il campo dell’istituzione ecclesiastica.
Se la prima ipotesi (i papi in realtà non credono all’autenticità delle apparizioni di Fatima) è gravissima, la seconda (i papi cercano di imporre uno stop alla Madonna) è addirittura devastante.
Il ruolo ambiguo della veggente
È a questo punto il caso di abbozzare, fissando alcuni tratti già delineati, una valutazione complessiva della figura di suor Lucia, la protagonista indiscussa della quasi secolare vicenda.
Si tratta di una veggente che dopo le apparizioni ufficialmente riconosciute, fruite all’età di dieci anni, ha continuato - a quanto si sussurra fino alla morte, ossia per altri 87 - ad avere imprecisati contatti col Cielo (accanto alla Vergine intervenne a più riprese lo stesso Gesù), che le avrebbe comunicato, tra l’altro, tassative istruzioni da trasmettere ai pontefici.
Una veggente che non aveva difficoltà ad ammettere che visioni e locuzioni interiori sono di comprensione più difficile delle apparizioni, ma che non per questo rinunciava a svolgere assiduamente – vien da dire implacabilmente - il suo compito di portavoce autorizzato dell’Eterno in servizio permanente effettivo, non lesinando giudizi di approvazione o disapprovazione circa l’operato dei papi (anche a costo di cadere in clamorose contraddizioni).
Una veggente di cui alcuni lodano la discrezione che l’avrebbe indotta a farsi monaca di clausura, ma che da questa clausura fece filtrare innumerevoli informazioni, attraverso i contatti più vari. Tra l’altro, entrata in convento analfabeta, vergò poi di suo pugno, a quanto sembra, migliaia di lettere.
Per di più, distillò sapientemente nel tempo, adducendo ordini ricevuti dall’alto, la rivelazione di quel che la Vergine le aveva mostrato e comunicato nelle apparizioni del ’17.
Una veggente, infine, che, pur protestando ripetutamente di voler lasciare alla Chiesa il compito di interpretare i messaggi da lei recati, non si lasciò sfuggire occasione per largire preziosi … suggerimenti.
Di qui il tono dominante di tutta la vicenda di Fatima, a partire dagli anni Venti: poco o nulla di ufficiale, molto di ufficioso, in una sequela di soffiate, di spifferi, di smentite (o, all’opposto, di complici silenzi quando sarebbe stata opportuna una smentita pronta e recisa).
Suor Lucia è quindi stata una figura enigmatica, per certi versi ambigua. Comunque sia, oltremodo imbarazzante per i papi, che alla fine si son visti costretti a una sorta di patteggiamento per chiudere ufficialmente le tormentate vicende della Consacrazione della Russia e del Terzo segreto: le dichiarazioni fatte firmare alla monaca vorrebbero avere il valore di una quietanza liberatoria.
Un personaggio difficile da gestire, insomma, quale la Chiesa certo si augura di non incontrarne più sul suo cammino.
La sindrome del giallo
Come abbiamo detto, sia a proposito della vicenda della Consacrazione della Russia sia per quella del Terzo segreto si parla correntemente di “giallo”.
Non si tratta di un’iperbole. I postumi avvelenati dello svelamento del Segreto, a cui si è accennato al termine del capitolo ad esso dedicato, ne fanno un tema adatto per cultori di “giallistica”.
Mentre le librerie, anche quelle italiane, sono invase da un’ondata di “vatican thriller” aspiranti a ripetere il successo del volume di Dan Brown, è perciò lecito chiedersi se il fastidio manifestato dalla Chiesa per questa che le appare una sorta di persecuzione sia alla fin fine giustificato, dato che essa per prima fornisce esca a questo morboso scatenarsi della fantasia con i problemi irrisolti del tormentone di Fatima.
Certo, il giallo fatimita non ha cadaveri nel suo intreccio, ma, comunque si voglia rispondere agli enigmi che propone, il livello spirituale qui scende molto in basso: più che delle anime si parla di stratagemmi, di equivoci, di complotti, di scoop.
E, come dimostra la spericolata iniziativa di Socci col suo “Quarto segreto di Fatima”, proprio l’amore dello scoop è a volte più forte non solo della pregiudiziale apologetica, ma anche del riserbo suggerito dalla riverenza che un buon credente dovrebbe avere per la sua Chiesa, e in particolare per il Pontefice, che, compromessosi a fondo nella “liquidazione” del dossier Fatima, si trova ora più che mai eposto ai velenosi rigurgiti delle accuse di aver occultato la parte più scabrosa del messaggio.
È questa l’altra faccia di quello che abbiamo chiamato l’esoterismo cristiano: i segugi tanto abili nel rinvenire la firma di Maria o del Padreterno in particolari coincidenze di date e di numeri, a volte non rinunciano a far uso del loro fiuto di detective anche per portare alla luce le piccole o grandi malefatte di una Chiesa impegnata proprio ad occultare gli aspetti più imbarazzanti di certe improvvide iniziative del Cielo.
Sono i risvolti negativi di una religione criptica di cui tanto spesso ci si compiace. Sta di fatto che, se sono validi gli indizi raccolti da Socci e dagli altri numerosi contestatori della frettolosa archiviazione di Fatima, ora la Chiesa si trova a camminare sull’orlo di un baratro. Uno scivolone potrebbe essere fatale.
Sarebbe interessante porre a Benedetto XVI (il quale, come sappiamo, nel Catechismo redatto sotto la sua direzione ha praticamente negato qualsiasi ruolo al fenomeno delle apparizioni) una precisa domanda: “Pensa che le apparizioni di Fatima abbiano giovato alla Chiesa?” “Sarebbe lieto se un evento del genere si ripetesse lungo il ventunesimo secolo?”
Non abbiamo il minimo dubbio su quella che sarebbe la risposta del Papa, nel caso (puramente teorico, s’intende) che potesse esternare liberamente il suo pensiero.
Il bilancio di Fatima è dunque largamente negativo per la Chiesa: per oltre mezzo secolo essa ha dovuto vivere divisa tra la tentazione di sbarazzarsi dell’obiettiva invadenza di una veggente latrice di continue pressanti richieste celesti e il timore di urtare buona parte del popolo dei fedeli, legata alla devozione delle varie Madonne e sensibile al fascino ambiguo del Terzo segreto.
E per quanto riguarda il mondo? Si può dire che Fatima abbia giovato all’evangelizzazione, che abbia contrastato efficacemente la secolarizzazione e la scristianizzazione, quanto meno in Europa?
Anche qui la risposta non può essere positiva. Ciascuno è libero di credere o meno che il crollo del regime sovietico sia stato deteminato dalla discussa e discutibile Consacrazione della Russia del 1984, ma alcuni fatti obiettivi sono sotto gli occhi di tutti.
Nei piani dichiarati del Cielo, la suddetta Consacrazione, se compiuta a tempo debito e nei debiti modi, avrebbe dovuto impedire lo scoppio della seconda guerra mondiale e il dilagare del marxismo nel mondo, ossia un’immane caneficina e un evento gravemente negativo per le sorti della fede cristiana su scala planetaria.
Sappiamo come sono andate le cose: il più che mezzo secolo di ritardo nell’esaudimento delle richieste del Cielo ha fatto sì che non si potessero impedire né la guerra né la diffusione del materialismo ateo e anticlericale, con relative persecuzioni ai danni di milioni di cristiani.
Altro punto qualificante del “programma” di Fatima era senza dubbio la richiesta che i Papi “stabilissero nel mondo” la devozione al Cuore immacolato di Maria con la pratica dei cinque primi sabati del mese. Qui, come abbiamo visto, si può tranquillamente parlare di un flop clamoroso.
Per quanto riguarda infine il Terzo segreto, è difficile dire quale dovesse essere la sua utilità. Ma, anche in questo caso, il quarantennale ritardo nella divulgazione da parte del Magistero recalcitrante non può che avere stravolto l’originario piano divino.
La conclusione è dunque una sola: bilancio negativo su tutta la linea.
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