Fatima e il futuro
Una volta fatto il bilancio della vicenda di Fatima si potrebbe pensare che il discorso sul tema sia concluso. Ma così non è. Se a questo punto è importante il consuntivo, per la Chiesa rimane ancora, suo malgrado, la necessità di un preventivo.
In altre parole, il bilancio negativo non riguarda solo la storia dei tormentati rapporti intercorsi in quasi un secolo tra il Cielo e la Chiesa.
Fatima è imbarazzante anche per il fatto che il suo messaggio investe il futuro, getta la propria luce (o la propria ombra, secondo i punti di vista) sul nuovo secolo, sicché anche il diligente - seppur deplorevolmente tardivo - adempimento delle missioni ricevute non esime la Chiesa dal fare i conti con una profezia che attende sempre di venir decodificata.
Partendo dall’ipotesi più favorevole alla Chiesa, ossia supponendo che la vicenda del Terzo segreto non riservi altri colpi di scena, potremmo delineare la situazione nei seguenti termini.
Dopo aver tanto tergiversato, forse nella speranza che la scomparsa della veggente superstite smorzasse la tensione perdurante attorno al Segreto, il Vaticano aveva deciso di prendere il toro per le corna.
L’anno giubilare offriva un’occasione propizia, con la sua atmosfera di festa; abbinando poi alla rivelazione del Segreto la beatificazione dei due pastorelli si accentuava il clima festoso, si rendeva un ulteriore devoto omaggio alla Vergine di Fatima e si distoglieva un poco l’attenzione, fattasi ormai morbosa, dal contenuto del messaggio.
Il piano è discretamente riuscito. Quando le è parso che fosse in qualche modo digerita la diffusa delusione suscitata dalla pubblicazione del documento (e del resto ampiamente preventivata), la Chiesa ha ritenuto chiusa la vicenda agrodolce del Terzo segreto e della consacrazione della Russia al Cuore immacolato di Maria, e l’ha detto esplicitamente.
Ma, pur se non più coinvolta direttamente come esecutrice di istruzioni divine (e prescindendo ovviamente dalle accuse dei contestatori scettici), essa si vede ora moralmente impegnata a prender posizione sulle questioni dell’avvenuto o non avvenuto adempimento della profezia.
In altri termini: posto che la consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria sia stata debitamente compiuta, si devono ritenere realizzati i suoi due corollari, la conversione della Russia e il trionfo del Cuore immacolato di Maria?
E una volta svelato il Terzo segreto (e ammesso, come si è detto, che la vicenda non faccia registrare spiacevoli colpi di coda), dobbiamo ritenere già avvenuti nel secolo che si è chiuso i fatti dolorosi che esso annunciava?
Per quanto riguarda la prima questione, la Madonna aveva detto: “Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace”. Da notare la successione in cui vengono presentati gli eventi: trionfo del Cuore immacolato, consacrazione della Russia, sua conversione, periodo di pace per il mondo.
Questo pone ovviamente non pochi problemi: essendo stata compiuta la consacrazione, e volendo considerare la caduta del comunismo come parte o premessa della conversione, dovremmo considerare già avvenuto il “trionfo”, che si sarebbe tentati di far coincidere con il periodo di pace. Ma è opinione generale che la conversione della Russia sia di là da venire, pur se è significativo il ripristino della libertà religiosa; e di pace per il mondo non è assolutamente il caso di parlare.
Il trionfo del Cuore immacolato dunque appartiene ancora al futuro, e continua a proiettare l’ombra di Fatima sul cammino della Chiesa.
Quanto alla seconda questione, la preoccupazione nei quartieri alti della gerarchia è ancora più viva.
Scrive Marco Tosatti: “Parlando in Vaticano del terzo segreto, ci sembra di cogliere un desiderio curiale di infilare una volta per tutte la vicenda ‘Fatima’ nello scaffale delle pratiche evase, così da evitare le continue irruzioni della profezia portoghese negli affari correnti, come accadde per tutto il secolo scorso, come abbiamo visto, con la Russia, le novità conciliari, la crisi della Chiesa, l’Ost-Politik e il comunismo” (SNS 148).
Ancora più esplicito Francesco d’Alpa: “Il cardinale Ratzinger sembra […] non avere dubbi: la profezia si è conclusa”. E dopo aver citato mons. Bertone secondo il quale “la rivelazione pubblica è per tutti i secoli, ma le rivelazioni private sono datate”, per cui la divulgazione del segreto chiude “un tratto di storia”, commenta: “[Per la Chiesa] la ‘profezia’ di Fatima non riferibile a nessun fatto preciso, e dunque sempre aperta, è oramai una presenza ingombrante, da chiudere una volta per tutte” (FSS 159).
Si potrebbe in effetti considerare tutto concluso, come già si è detto, con l’uccisione del Vescovo vestito di bianco, prefigurazione dell’attentato a Giovanni Paolo II; ma è chiaro che oggi la situazione della Chiesa e dei cristiani nel mondo non risulta affatto migliorata, sicché può venire spontaneo congetturare una perdurante valenza della profezia.
E persino nelle alte sfere vaticane qualcuno non rifugge da tale ipotesi: “Ci sia permesso pensare che non può essere considerata compiuta”, dice mons. Fisichella (citato da Tosatti, SNS 151).
Contraddizione, dunque? No. Quello da cui la Chiesa rifugge, più ancora che dal peccato, è la prospettiva di una nuova Fatima, di una nuova storia di segreti. Può accettare un protrarsi della valenza profetica di una vicenda conclusa (su cui quindi non deve più pronunciarsi), ma non l’aprirsi di una vicenda nuova.
Perciò dà l’impressione di bussare invano alla porta della Curia padre Livio, che pensa di risolvere le ambiguità del dopo-Fatima innestando sulla profezia considerata ormai esaurita con l’attentato del maggio ’81 la vicenda di Medjugorje, che prese avvio il mese successivo.
A suo giudizio, non si capisce nulla dei messaggi celesti per il nostro tempo se ci si ostina a interpretare il presente alla luce della profezia fatimita, quasi cercando di spremerne quel che essa non può dare. Le tribolazioni che essa annunciava sono concluse; ma – qui sta il punto decisivo – non per questo ci si deve abbandonare all’ottimismo, come se il brutto fosse ormai alle nostre spalle: arrivano tribolazioni nuove, inserite in un nuovo schema profetico che comunque prevede anch’esso come sbocco un periodo di pace, un “tempo luminoso di primavera”.
Fin qui padre Livio; ma, quali che siano le ragioni che militano a favore di tale interpretazione, appare preclusivo per il suo accoglimento da parte della Chiesa il fatto che la meta gioiosa è posta al termine di un percorso disseminato di segreti: dieci, addirittura.
Risolvere i problemi di decifrazione di un segreto “rilanciando” con altri dieci è di per sé procedimento quanto meno discutibile.
In ogni caso, su questo punto la Chiesa, scottata dalla pluridecennale vicenda di Fatima, ha le idee chiare: “Segreti? No, grazie”.
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