Thursday, 17 April 2014
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          La tesi di padre Livio

 

 

 

 

 

All’aprirsi del nuovo millennio, padre Livio ha varcato il Rubicone, o quanto meno ha saltato il fosso: ha puntato deciso sui dieci segreti di Medjugorje e ha scommesso tutto, pronto a giocarsi la reputazione.

 

Mentre in “Perché credo a Medjugorje” (1998) si occupava dei segreti solo nell’ultimo capitolo (e per di più molto succintamente), tra il 2002 e il 2003, nel giro di un anno, ha scritto ben tre libri pressoché interamente centrati su questa problematica.

 

Forse a tale decisione ha contribuito una certa stanchezza prodotta dal monotono susseguirsi di messaggi eternamente riciclanti i medesimi concetti e i medesimi appelli; una spinta ulteriore è senz’altro venuta dai fatti dell’11 settembre.

Comunque sia, mentre nel ‘98 si limitava a scrivere che “sarebbe superficiale e pericoloso sottovalutare la tematica dei segreti che fanno parte del messaggio di Medjugorje”, ora arriva ad affermare che “il capitolo più importante di Medjugorje, quello riguardante i dieci segreti, deve ancora essere scritto”.

 

Sottolinea che la tematica dei segreti è costitutiva del messaggio di Medjugorje e appartiene al suo nucleo originario (Mirjana possedeva già tutti i segreti a un anno e mezzo dall’inizio delle apparizioni).

E arriva addirittura a parlare ripetutamente di “castrazione” (sic) del messaggio di Medjugorje da parte di chi vuole tacere sul tema dei segreti (ad es. RM 29. 09. 04).

 

La tesi di fondo di padre Livio è la seguente.

Oggi il mondo si trova di fronte a un passaggio decisivo. Mezzi di distruzione di massa quali armi chimiche e batteriologiche e ordigni atomici di fabbricazione artigianale a disposizione di un terrorismo selvaggio sono in grado di far piazza pulita dell’umanità.

“Il mondo è a un bivio”, ha detto il Papa consacrando il nuovo millennio a Maria; l’odio dilaga, e Satana, ci informa la Madonna col messaggio del 1° gennaio 2001, è ora addirittura sciolto dalle catene.

 

Questo suggerisce a padre Livio che siamo entrati “nella zona dei dieci segreti” affidati dalla Madonna ai veggenti di Medjugorje (tre dei quali per ora ne conoscono solo nove) perché siano divulgati nell’imminenza degli eventi che preannunziano.

Tali eventi, per la maggior parte drammatici, porteranno gli uomini tutti a un tale grado di disperazione che essi potranno trovare speranza di salvezza solo nella croce, ossia nelle preghiere e nei sacrifici di quell’esercito di devoti che la Madonna si sarà nel  frattempo costituita con le sue apparizioni e i suoi messaggi.

 

Mentre Satana metterà alla prova la fede dei credenti, tra cui solo i più saldi resisteranno, Dio sottoporrà alla prova del fuoco le religioni: al termine della “tribolazione”, tutta l’umanità dovrà riconoscere di essere stata salvata da Cristo grazie all’intercessione della Vergine: “Il musulmano non dovrà gridare Allah, ma dovrà gridare Maria, o non potrà salvarsi”.

Le religioni stesse verranno pertanto delegittimate al cospetto di quella cattolica; vi sarà un profluvio di conversioni, si avrà il trionfo del Cuore immacolato di Maria e si instaurerà il nuovo mondo della pace e dell’amore, ossia quel “tempo di primavera” che la Vergine ha promesso all’umanità.

Considerando la conclusione luminosa della vicenda, anche il “tempo dei segreti” va ritenuto un tempo di grazia, in cui si avrà una straordinaria manifestazione della misericordia divina.

 

Alla base di tale previsione sta una particolare interpretazione della vicenda del “Terzo segreto” di Fatima.

Questo, dice padre Livio, è stato rivelato dopo i fatti che esso annunciava proprio perché tutti potessero constatarne la veridicità e fossero quindi meglio disposti a credere ai dieci segreti di Medjugorje: con lo svelamento a posteriori il Cielo ha voluto esibire una sorta di credenziale per avvalorare quella “pedagogia dei segreti” destinata appunto a continuare con Medjugorje.

 

Anche gli eventi preannunziati a Fatima erano drammatici ma al tempo stesso destinati a produrre un bene più grande: il sangue dei martiri alla fine salvava un gran numero di anime peccatrici; e anche a Fatima, come ora a Medjugorje, appariva determinante l’intercessione di Maria.

Unica sostanziale differenza il fatto che a Medjugorje gli avvenimenti saranno annunciati prima che si svolgano. E questo perché ora il mondo, a differenza di un secolo fa, “è a rischio di distruzione”, sicché il Cielo vuole magnanimamente concederci questa estrema occasione di ravvedimento.

 

Fin qui padre Livio, la cui esposizione profetica suggerisce immediatamente alcune osservazioni.

 

1) È discutibile che il terrorismo e le armi di distruzione di massa, per quanto temibili possano essere, costituiscano per l’umanità nel suo complesso un pericolo maggiore di quello rappresentato a suo tempo dagli arsenali nucleari delle due superpotenze.

Il mondo fu senz’altro più vicino a un’apocalisse nucleare al tempo della crisi di Cuba di quanto non lo sia ora. Non si comprende quindi perché la misericordia divina si mobiliti in modo così spettacolare proprio adesso.

Del resto,  già ottant’anni fa, nella pagina conclusiva de “La coscienza di Zeno”, Italo Svevo scriveva: “La vita attuale è inquinata alle radici. […] Qualunque sforzo di darci la salute è vano. […] Forse attraverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. […] Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie”.

 

2) Non risulta esser mai rientrato nei piani del Cielo il fatto che la rivelazione del “Terzo segreto” avvenisse nell’anno 2000.

Abbiamo a suo luogo ripetutamente sottolineato che furono solo le perplessità e l’indifferenza colpevole dei pontefici (e dei vescovi) a ritardare di quarant’anni la divulgazione del contenuto della famosa busta.

 

3) Come già abbiamo accennato, il legame oggettivo tra Fatima e Medjugorje visti rispettivamente come avvio e conclusione di un unico grandioso piano divino appare alquanto fragile, attestato com’è da un’unica frase della Madonna, risalente all’agosto del 1991: “Vi invito alla rinuncia durante nove giorni, affinché con il vostro aiuto sia realizzato tutto quello che voglio realizzare attraverso i segreti che ho iniziato a Fatima.

 

Nel diluvio di messaggi e colloqui privati coi veggenti, in oltre vent’anni, la Madonna avrebbe dunque affidato a questa mezza dozzina di parole la rivelazione del disegno divino che si pretende sia il più importante nella storia del mondo dopo la Redenzione.

La cosa colpisce soprattutto se si pensa che legami con Fatima sono quasi costantemente vantati da una miriade di rivelazioni private (v. Tra Fatima e Medjugorje, ne Il tormentone di Fatima)

 

 4) Non si vede quale fondamento biblico abbia la tesi cheè necessario che venga un tempo, ed è quello nel quale siamo entrati, in cui si manifesti a tutti gli uomini che uno solo è il loro salvatore, Gesù Cristo” (DD 82). Un tempo, cioè, in cui i due terzi degli uomini di tutto il mondo abbandoneranno le proprie divinità e le riconosceranno come idoli di fronte alla luminosa verità del cristianesimo.

Il Gesù del Vangelo dà la netta impressione di non promettere niente del genere; né lo promette il Catechismo della Chiesa cattolica, che infatti padre Livio, sempre sollecito a trovarvi appoggi dottrinali, qui si guarda bene dal citare.

  

5) Padre Livio ripete continuamente che egli non fa che riferire quel che ha detto la Madonna, aggiungendovi di suo qualche ipotesi, comunque sempre presentata come tale.

Soprattutto insiste sul fatto che ogni discorso relativo ai segreti deve evitare di alimentare vane curiosità e speculazioni sul futuro.

 

Si tratta evidentemente di una pretesa assurda, in quanto tutto, nella problematica dei segreti, è orientato verso il futuro: futuro prossimo per quanto riguarda i dieci eventi fatidici, futuro più lontano per quanto riguarda lo sbocco felice promesso dalla Vergine.

E abbiamo già detto della strana strategia della Madonna, che ha annunciato i segreti, confidandoli ai veggenti, con decenni di anticipo, e ora pretenderebbe che intorno ad essi non fiorisca la curiosità.

 

Padre Livio non è riuscito a sapere da Miriana, neppure approssimativamente, quando i segreti verranno svelati. Confida di riuscire ad assistere alla rivelazione, in quanto a detta dei veggenti “non è poi tanto vecchio”; e in effetti ha solo sei anni più di padre Petar, che è del 1946.

Metteremo a fuoco il problema del momento della rivelazione in un prossimo capitolo, commentando la lettera di padre Tomislav; e vedremo che rispetto alla prospettiva implicita in tale testo risulta essersi verificato un notevole “slittamento” nella data di divulgazione dei segreti.

Qui ci limitiamo a ricordare che il direttore di Radio Maria, quando viene interrogato in proposito, ama citare la seconda epistola di Pietro: “Davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo”.

Del resto, non si sa neppure quale sarà la durata complessiva della “rivelazione” e degli eventi “rivelati”.

  

6) Padre Livio si mostra complessivamente alquanto ottimista. A volte pare addirittura dimenticare che Medjugorje è ancora sub judice.

Gli capita ad esempio di scrivere: “Chi non comprendeva si chiedeva con un pizzico di incredulità: ‘Perché un così lungo tempo e così tanti messaggi?’ La presenza della Madonna a molti sembrava superflua” (DD 98).

Tutti questi imperfetti vorebbero suggerire che oggi incomprensioni e scetticismo sono ormai superati, e di incredulità non ve n’è più … neppure un pizzico.

 

E quando su una rete televisiva nazionale, ad “Excalibur” (per iniziativa del conduttore Antonio Socci), si è parlato per una mezzoretta di Medjugorje in prima serata, con interviste a Mirijana, a Jakov e a lui stesso, a padre Livio è sembrato trattarsi di un evento epocale, segnante l’avvio della realizzazione del piano divino di rigenerazione planetaria.

Non l’hanno indotto alla prudenza lo share non più che discreto, e neppure il fatto che siamo sempre in un ambito nazionale, mentre il messaggio della Vergine va recato al mondo intero.

E soprattutto egli non pensa, o finge di non pensare, che se la Santa Sede avesse “adottato” Medjugorje, una serata come questa avremmo potuto averla già vent’anni fa.

 

Queste le prime osservazioni suggerite “a caldo” dalla tesi enunciata da padre Livio circa il prossimo svelamento dei segreti.

Nel prossimo capitolo faremo qualche considerazione sul radicale mutamento che lo scenario dei segreti determina nello statuto della Rivelazione e quindi della fede stessa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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