controapologetica le bugie della fede

Ruolo e solitudine di padre Livio

Responsabilità

La complessa problematica dei segreti di Medjugorje rappresenta un tema che scotta per tutti i sostenitori delle apparizioni. D’altra parte, poiché essa è presente e “centrale” fin dai primissimi tempi delle apparizioni, non ha torto padre Livio quando dice che è arbitrario “stralciarla” - come molti vorrebbero fare - perché risulta imbarazzante.

Tanto che egli non esita a parlare ripetutamente di “castrazione” (sic!) del messaggio di Medjugorje da parte di coloro che tacciono sistematicamente sui segreti (v. ad es. RM 29.09.04).

Di conseguenza, egli afferma di avvertire la responsabilità di comunicare al mondo l’imminenza di eventi decisivi quali sono quelli “coperti” dai segreti. Ciò gli fa onore per vari motivi.

In primo luogo egli dimostra di aver capito che, se la problematica dei segreti e, in fondo, tutto il fenomeno Medjugorje non sono una mistificazione, occorre gridarlo, buttando a mare la tecnica artigianale del passaparola, assolutamente inadeguata alla drammaticità del momento.

Secondariamente, egli parla di responsabilità, concetto importante in un contesto in cui la Chiesa, per prima, di responsabilità cerca di assumersene il meno possibile.

Infine, buttandosi a capofitto sulla tematica dei segreti e scommettendo sul loro avveramento fa una scelta rischiosissima, e dimostra pertanto una buona dose di coraggio.

Detto questo, non va però taciuto che tale scelta suscita una miriade di problemi.

Nel ruolo del Papa

Tanto per cominciare: facendo quello che fa, padre Livio oggettivamente si sostituisce al Papa, che dovrebbe essere il naturale portavoce di Maria e, per la sua missione pastorale, l’annunciatore dei disegni divini; non per nulla la lettera di p. Tomislav la Madonna la fece indirizzare al Papa, non a p. Livio, benché anche questi a quell’epoca ignorasse tutto di Medjugorje (in questo capitolo, in modo particolare, quando accenniamo alla figura del Papa la intendiamo incarnata da Giovanni Paolo II, che ha “accompagnato” i primi ventiquattro anni delle apparizioni; ma l’essenziale del discorso vale anche per Benedetto XVI).

Padre Livio vuole preparare l’umanità all’appuntamento cruciale coi segreti; e per lui “preparare” vuol dire parlare ossessivamente di Medjugorje, ossia fare proprio l’opposto di quel che fanno i papi: mentre lui pronuncia (o scrive) mille volte il fatidico nome, i papi stanno ben attenti a non pronunciarlo (e a non scriverlo!) neanche una.

Morale: se per preparare il mondo alla stretta fatale della Storia occorre fare quel che fa padre Livio, è incontrovertibile che il Papa non lo prepara assolutamente, e in tal modo tradisce il suo compito di guida spirituale. “La Donna e il drago”, integralmente dedicato alla problematica dei segreti, è quindi implicitamente, checché ne pensi l’autore, un atto d’accusa al Pontefice.

Solo contro tutti

Il Nostro in effetti ha la piena consapevolezza di essere solo nella sua coraggiosa lotta; ma pare non essersi mai chiesto i motivi di tale situazione quanto meno … singolare. È questo d’altronde il destino di tanti mistici destinatari di rivelazioni private (vi abbiamo accennato parlando di alcune autrici di “vite di Maria”) e di altri indagatori dei misteri della storia della salvezza.

Il fatto che padre Livio sia assolutamente solo nella sua battaglia per richiamare l’attenzione sui segreti di Medjugorje è comunque fuori discussione. Ne “La Donna e il drago”, il volume del 2002 dedicato, come si è detto, al tema dei segreti, egli non cita neppure un libro né ricorda alcuno studioso che esprima convinzioni simili alle sue; e la stessa cosa ha poi fatto nelle sue opere successive.

Anzi, parlando a Radio Maria, è arrivato ad affermare esplicitamente: “Io sono l’unico al mondo a parlare dei segreti” (sic; 28.09.04).

Ma padre Livio fa di più: sottolinea più volte di essere in polemica, su questo punto, praticamente con tutti. Vediamo.

La Santa Sede

È ovvio che l’autore non potesse attendersi un caloroso consenso dalla Santa Sede. Ma la breve recensione dedicata al suo libro dall’ “Osservatore Romano” in data 4 ottobre 2002, per la penna insigne di Gino Concetti, è un tale capolavoro di virtuosismo diplomatico - leggi d’ipocrisia - che merita di essere riportata per intero. Eccola:

Direttore dell’ascoltatissima Radio Maria, padre Livio Fanzaga è un apostolo del Vangelo ma anche della Madonna, che esalta, sulla base della Sacra Scrittura e del magistero della Chiesa, come Madre di Gesù e Madre nostra. In questo libro esamina i gravi problemi religiosi contemporanei [sic!], scegliendo come riferimento e meditazione l’ Apocalisse. Le denunce dal tono profetico sono contro le perversioni che oscurano Dio e la sua opera di salvezza. La stella che produce luce e fulgore per orientare e guidare i cristiani alla vittoria è Maria, che non cessa di intercedere per i suoi figli turbati da prove e tribolazioni.

Chi abbia letto la recensione ma non il libro può aver pensato che i “gravi problemi religiosi contemporanei” siano, che so, la crisi delle vocazioni, o i preti pedofili, o magari il modo in cui si fanno le recensioni all’ “Osservatore Romano”. In compenso avrà avuto il piacere di apprendere che un mariologo come padre Livio “esalta” la Madonna nientemeno che “come Madre di Gesù e Madre nostra”!

Ci si nutre veramente di cibo eletto leggendo le recensioni di padre Concetti. Difficile immaginare più insulsa sequela di luoghi comuni, formulati per di più con un linguaggio di taglio dilettantesco: non emerge neppure il “mestiere” del recensore di professione.

Abbiamo qui un meraviglioso esempio di come sia possibile ingannare radicalmente senza dire neppure una bugia. Il teologo è riuscito a “presentare” (si fa per dire) un libro di 200 pagine in cui il nome di Medjugorje - presente già nell’epigrafe - compare almeno 200 volte facendo in modo che chi legge non sospetti neppure che il libro stesso parla di Medjugorje!

Straordinario exploit, degno del Guinness.

Ma allora, ci si può chiedere, perché la recensione è stata fatta? Probabilmente non si è potuto evitarla in quanto Radio Maria è “ascoltatissima” (si tratta di un riscontro oggettivo: nessun giudizio sulla qualità) e perché il volume era in testa alle vendite di libri religiosi nel mese di settembre.

Sicché ci si domanda cosa avrebbe fatto la redazione del giornale se l’impronunciabile nome di Medjugorje fosse stato presente nel titolo. Padre Livio, che certo ha masticato amaro vedendosi recensito in modo così clamorosamente fuorviante, si sarà morso le dita per non aver intitolato la sua fatica “I segreti di Medjugorje”.

Ed è forse per questo che nei tre successivi volumi dedicati alle apparizioni bosniache ha pensato bene di mettere il fatidico nome prima nel sottotitolo (“L’avvenimento del secolo. La Madonna si è fermata a Medjugorje”) e poi addirittura nel titolo: “Medjugorje. In attesa del Segno”; “Satana nei messaggi di Medjugorje”.

Ahimè, l’accortezza non è stata premiata. Non sappiamo come fossero piazzati i tre titoli nella classifica delle vendite; ma sta di fatto che la presenza della parola … oscena ha indotto i recensori dell’ “Osservatore Romano” ad ignorarli. Sicché padre Livio nel suo catalogo online deve accontentarsi di esibire, in luogo delle agognate recensioni vaticane, stralci del risvolto di copertina.

Abbiamo indugiato su questo particolare quasi ameno perché è esemplarmente rivelatore di quel festival dell’ipocrisia che sta al centro del nostro interesse in questo libro.

Gli amici

Padre Livio non può comunque trovare grandi motivi di consolazione neppure nelle recensioni di chi gli è molto vicino.

Ad esempio, “Il Timone”, rivista di apologetica che condivide con Radio Maria numerosi collaboratori, a cominciare proprio dal direttore Gian Paolo Barra, presentando “La Donna e il drago” nella sua rassegna di nuovi libri inizia col riportare pari pari la dedica, aggiungendo che questa è “l’ennesima fatica “ che l’autore, il quale “non ha bisogno di presentazioni”, intraprende “per proseguire nel suo esame degli avvenimenti contemporanei alla luce della fede e della speranza – intesa quale virtù teologale – nella vittoria finale, grazie all’intercessione della Vergine. E infatti il filo conduttore è sempre la Madonna, e in particolare gli insegnamenti e i messaggi che ci manda da Medjugorje (di cui Padre Livio è grande devoto)”.

Ecco, dunque: la Madonna non già motore e protagonista della Storia, ma semplice “filo conduttore” del discorso di padre Livio! E quel che conta di lei sono “gli insegnamenti e i messaggi”: proibito parlare di “segreti”, come invece si dovrebbe, dato che il libro vuole in primo luogo annunciare al mondo l’imminente svelamento dei dieci segreti, vuole dirci che con l’11 settembre “siamo entrati nella zona dei dieci segreti”.

Questo è l’appello accorato che padre Livio rivolge al mondo; ma è vox clamantis in deserto.

Il recensore (G. De Marchi) conclude dicendo che si tratta di “una lettura profondamente cristiana [sic: padre Livio ne sarà stato lusingato!], che non vuole edulcorare alcunché ma, pur nella drammaticità innegabile di tanti avvenimenti contemporanei, vuole sottolineare come Maria abbia promesso, già a Fatima, che "alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà"”.

Forse questa volta padre Livio si è ribellato a tale annacquamento e banalizzazione del contenuto del suo libro.

Sta di fatto che a Gianpaolo Barra, direttore della rivista e titolare a Radio Maria di una rubrica quindicinale di apologetica, è venuta la provvidenziale ispirazione di presentare il libro nella sua trasmissione appunto in quanto “opera di apologetica” (!), e di presentarlo proprio mediante una lunga intervista all’autore, ossia al direttore della radio che lo ospita.

L’intervista prevedeva ovviamente le domande opportune per permettere all’intervistato di dire tutto quel che voleva dire, così che padre Livio ha potuto finalmente farsi da solo la propria recensione, sottolineando tutto ciò che gli stava a cuore.

Una curiosità: a mo’ d’introduzione, l’intervistatore ha letto (definendola poco felicememente “molto benevola”; forse voleva dire “lusinghiera”) proprio quella recensione vaticana che abbiamo sopra riportato.

Questo ovviamente presuppone un benestare, se non addirittura una richiesta, da parte dell’interessato. Il quale del resto aveva a suo tempo provveduto a leggere personalmente (senza commenti) la recensione stessa in una “Catechesi giovanile” del venerdì sera; e in un’altra occasione, accennandovi fuggevolmente, l’ha definita “breve ma bella”.

Come si spiega la cosa, visto che si tratta di un testo che travisa completamente il contenuto e lo scopo del libro?

È molto semplice: padre Livio è talmente angosciato dal perdurante silenzio della S. Sede su Medjugorje (nonché dal suo notevole distacco nei confronti di Radio Maria) che qualsiasi cenno di attenzione, sia pur distorta e malevola, proveniente da quella fonte è per lui importante.

Che in Vaticano abbiano letto il suo libro su Medjugorje e ne abbiano parlato nell’ “Osservatore Romano” è già in qualche modo una credenziale, una sorta di imprimatur; tanto più poi che alla lettura radiofonica della recensione la stragrande maggioranza degli ascoltatori non poteva cogliere il velen dell’argomento, ossia l’incredibile banalizzazione del significato del libro.

In effetti, sentire associati padre Livio e l’ “ascoltatissima Radio Maria” alla Madonna definita “la stella che produce luce e fulgore per orientare e guidare i Cristiani alla vittoria” non è forse sommamente gratificante? I più non chiedono altro.

Così all’ipocrisia si risponde con l’ipocrisia. A la guerre comme à la guerre.

Ma la storia delle recensioni “amichevoli” si è via via arricchita di sempre nuovi capitoli.

Padre Livio, compiaciuto, ha letto alla radio quella pubblicata da Renzo Allegri su “Medjugorje Torino”, mostrando quasi disagio per gli sperticati elogi che gli vengono tributati. Elogi delle sue qualità di comunicatore, delle sue due lauree, in teologia e in filosofia, della “determinazione, senza tentennamenti ideologici”, con cui parla “di Satana e della sua azione devastante”, ecc.

Ma dei segreti neanche una parola! Si dice solo che “Padre Livio è uno che crede senza problemi a Medjugorje, ma che sa parlarne con pacatezza, con razionalità, e in queste pagine non c’è una sola parola esagerata, che dia fastidio”.

Qui è chiaro che il recensore mente in modo spudorato: la parola “segreti” a lui deve aver dato proprio un fastidio terribile, sì da risultare letteralmente tabù. Il che in effetti significa che deve avergli dato fastidio il libro stesso, il quale senza i segreti non avrebbe neppure ragion d’essere.

La perla arriva comunque nella conclusione, dove si afferma che “La Donna e il drago” risulta “un’eccezionale difesa della autenticità delle apparizioni di Medjugorje. Per questo [sic!] forse, per la prima volta, anche l’Osservatore Romano, l’organo ufficiale della Santa Sede, ha recensito un libro che parla di Medjugorje”.

Si dovrebbe dunque intendere che finora il quotidiano vaticano non aveva recensito opere dedicate a Medjugorje solo perché non ne aveva trovato neppure una che difendesse “l’autenticità delle apparizioni”; e appena una l’ha trovata, si è precipitato a recensirla (dimenticando, sfortunatamente, di dire che è dedicata appunto a Medjugorje!).

Qui siamo di fronte a una sconfinata malafede, con cui si gabbano allegramente i devoti lettori della devota rivista; o, s’intende, a una parimenti sconfinata ottusità.

E spiace che cose assai simili arrivi a dire un vaticanista come Andrea Tornielli, il quale, su “Il Giornale” del 23 marzo 2003, dopo aver ricordato i ripetuti severi moniti del Papa circa il drammatico momento che sta vivendo l’umanità, nonché le armi (preghiera e digiuno) con cui egli esorta gli uomini a combattere (proclamando tra l’altro l’Anno del rosario), scrive:

“Ecco perché c’è chi pensa che il Papa carismatico stia guardando oltre, sappia più di quanto riusciamo a capire noi. È il caso di padre Livio, […] sostenitore delle apparizioni mariane di Medjugorje. Il fenomeno, iniziato nei primi anni Ottanta in un paesino della Bosnia-Erzegovina, non è stato riconosciuto dalla Chiesa, ma non è un caso se l’ultimo libro del sacerdote, ‘La donna e il drago’, dedicato anche [sic] ai dieci segreti di Medjugorje, ha ricevuto una recensione positiva [sic] da parte dell’Osservatore Romano”.

L’interessato, leggendo e commentando alla radio il pezzo di Tornielli, conferma che la recensione è stata in effetti breve ma positiva.

E noi ci chiediamo: ma Tornielli l’avrà letta, questa benedetta recensione? È mai possibile che non abbia capito nulla del rifiuto frontale che esprimeva?

Per chiudere sul tema, ricorderemo ancora che “Studi Cattolici” ha pubblicato una presentazione del volume di padre Livio ad opera di Caniato e Sansonetti, che già sappiamo “vicinissimi” all’autore. Il quale, ammettendo che anch’essa tace completamente sui segreti, ha per così dire preso ufficialmente atto del suo assoluto isolamento.

Nel cuore del carisma

Lasciamo ora gli “amici” e portiamoci a Medjugorje, nel centro stesso di irradiazione del nuovo messaggio mariano.

Proviamo a chiederci: si possono rintracciare in loco atteggiamenti simili a quello che ha ispirato il libro di padre Livio, ossia un angoscioso senso di responsabilità per le sorti del mondo, la consapevolezza del dovere di annunciare agli uomini l’imminente svelamento dei segreti destinati a inaugurare gli eventi più drammatici e decisivi di tutta la storia dell’umanità?

La risposta è facilissima: no, padre Livio non ha “compagni di viaggio” neanche a Medjugorje.

Se si legge quel che dicono nelle catechesi, nelle omelie, nelle interviste i più prestigiosi rappresentanti del medjugorismo doc, ancora saldamente ancorato alla parrocchia-madre (tali ad esempio padre Jozo, suor Elvira, suor Emanuel, padre Slavko recentemente scomparso e il suo successore padre Ljubo), non si avverte per nulla quel clima di tensione apocalittica che pervade tutte le ultime opere di padre Livio.

Manca completamente l’idea che si sia giunti al momento drammatico dei segreti e dei castighi.

I veggenti

Ma l’isolamento del nostro autore appare in modo ancor più netto quando consideriamo l’atteggiamento delle persone più qualificate a parlare dei fatidici segreti, ossia i veggenti stessi che li custodiscono.

Qui non è più neppure il caso di parlare di isolamento, ma di vera e propria contrapposizione. I veggenti, e in particolare Mirjana, la vestale dei segreti, non solo non mostrano l’inquietudine che ha preso padre Livio, non solo non si preoccupano di portare urgentemente al mondo l’annuncio del doloroso passo che lo attende, ma non intendono neppure parlare dei segreti stessi.

Non ne discorrono di loro iniziativa, e si mostrano quanto mai reticenti o addirittura infastiditi quando vengono sollecitati a parlarne.

Abbiamo accennato altrove alla penosa impressione suscitata dalla petulanza di padre Bubalo nei confronti di Vicka; padre Livio nell’intervista a Mirjana del 2002, dedicata principalmente ai segreti, non si comporta molto meglio, e la veggente non gli risparmia frecciate.

A ben considerare, non si comprende neppure lo scopo di tanta insistenza per carpire qualche informazione in più all’interlocutrice riluttante: se si parte dal principio che essa svolga fedelmente il compito di annuncio affidatole dalla Vergine, l’unico comportamento corretto sarebbe limitarsi a prender nota di ciò che dice spontaneamente, ossia di ciò che ha avuto l’incarico di rivelare.

È certo ammissibile che si chieda qualche chiarimento, qualche esplicitazione; ma riproporre ad esempio una medesima domanda in forma “coperta”, tendere insomma tranelli alla veggente sperando che in un momento di disattenzione cada nel trabocchetto e si lasci così sfuggire informazioni che non avrebbe voluto dare, è scorretto non solo verso la persona che si ha di fronte, ma verso la Madonna stessa che le dato precise istruzioni.

Non per nulla Mirjana si mostra a volte quasi risentita per i ‘colpi d’astuzia’ di cui si sente bersaglio. In ogni caso, è categorica: “la Madonna dice sempre: "Non parlate dei segreti …"”; “Noi [veggenti] diffondiamo i messaggi della Madonna e quello che il Signore vuole che diciamo alla gente. Ma i segreti sono segreti …”; “veramente non voglio parlare dei segreti perché è la volontà della Madonna di non parlarne (Int., pp. 91, 93-94, 102).

Più chiaro di così! Cercar di sapere a tutti i costi quello che i veggenti non diffondono di propria iniziativa significa dunque voler sapere quel che il Signore non vuole che sia divulgato.

Alla luce di queste considerazioni, il santo zelo di padre Livio per cui abbiamo espresso apprezzamento all’inizio di questo capitolo acquista un aspetto sensibilmente diverso.

Non solo egli non asseconda con la sua azione i piani del Cielo, ma si pone addirittura in contrasto con la volontà divina. Il minimo che si possa dire è che le sue iniziative, come suonano implicita accusa all’inerzia del Papa, così equivalgono di fatto a una censura nei confronti dei veggenti e in definitiva della Madonna stessa, che non li ha incaricati di parlare dei segreti fino al momento della loro pubblica divulgazione.

Se egli agisce, come sostiene, per un senso di responsabilità, dobbiamo allora concludere che è irresponsabile l’atteggiamento della Madonna, la quale non vuole che dei segreti si parli, e comunque non incarica nessuno di parlarne.

Serve a poco dire (e per di più a torto, abbiamo visto) che la Vergine “non proibisce” che siano oggetto di discorso, in quanto le premerebbe solo che non diventino pretesto di morbose speculazioni sul futuro.

Sta di fatto che l’azione di padre Livio, da lui presentata come necessaria, non trova nessuna legittimazione nell’atteggiamento della Madonna.

Mentre egli sostiene che il mondo va assolutamente istruito affinché non giunga impreparato al momento decisivo dello svelamento come gli apostoli giunsero alla stretta cruciale del Calvario (in effetti, si salverà solo chi arriverà a quel momento debitamente preparato), è incontrovertibile che la Madonna non ha dato ad alcuno l’incarico di tale preparazione.

Sicché diventa quasi umoristico che egli dica di aver scritto il suo libro per un ”senso di responsabilità nei confronti della Regina della pace”(!)

E quando poi afferma di voler “preparare anche la Chiesa” affinché “sia all’altezza della situazione”, è impossibile non chiedersi, torniamo a dire, se questo non sia semmai compito del papa, e come il papa stesso possa permettere che un qualsiasi sacerdote di propria iniziativa “prepari” la sua Chiesa avviandola in una direzione che a lui ha tutta l’aria di essere sgradita.

Tra necessità di informare e timore di spaventare

Nella sua guerra a tutto campo contro chi vorrebbe ignorare, o quanto meno mettere in secondo piano, la problematica dei segreti, padre Livio finisce dunque per scontrarsi con la Madonna stessa.

Naturalmente egli ha nel cassetto qualche argomento per cercar di giustificare la contraddizione in cui si dibatte, se non altro perché capita spesso che, direttamente o indirettamente, venga interpellato in proposito da qualche ascoltatore.

Le sue risposte sono di due tipi:

A. “Padre Petar i segreti li dovrà rivelare, dovrà dire tre giorni prima cosa dove e quando … Ora, scusate, se gli uomini non sono preparati, come fanno a rendersi conto …. Non si deve arrivare impreparati ai grandi appuntamenti … Se p. Petar dice "fra tre giorni accadrà …" e la gente non è preparata, lo dicono solo a ‘Striscia la notizia’, non so …”

B. “La Madonna nei messaggi mensili non parla mai dei misteri perché non vuole alimentare la nostra vana curiosità … A lei interessa la nostra conversione, non incoraggiare speculazioni morbose sul futuro …”

In questi due periodi abbiamo riassunto liberamente innumerevoli interventi del nostro autore. Da essi la contraddizione di cui si è detto emerge con assoluta chiarezza.

La situazione in effetti è la seguente. Parlare dei segreti ha aspetti positivi e aspetti negativi: positivi perché prepara gli uomini al momento della rivelazione, in cui sarà importante essere in grado di prendere rapidamente posizione e convertirsi; negativi perché incoraggia quelle “morbose speculazioni” che comprendono anche, in primo luogo, la prospettiva di eventi apocalittici tali da suscitare panico.

Orbene, come sappiamo, di fronte a questa situazione padre Livio e la Madonna si comportano in modo diametralmente opposto. Fanno bene o fanno male? O meglio: che dei due fa bene e chi fa male?

Per padre Livio non c’è dubbio: fanno bene tutt’e due.

Ossia: la Madonna fa bene a non parlare dei segreti (tra l’altro, ripetiamo, non ne ha mai fatto cenno nei messaggi alla parrocchia) perché in tal modo evita di indurre a quelle morbose speculazioni che abbiamo detto suscitatrici di timori apocalittici; lui, dal canto suo, fa bene invece a parlarne in continuazione perché così prepara almeno un poco il mondo al momento decisivo dello svelamento.

Superfluo dire che egli non viene neppure sfiorato dall’idea che, all’opposto (ma in ossequio ai medesimi principi), la Madonna faccia male a tacere dei segreti perché in tal modo fa sì che il mondo arrivi impreparato al giorno della loro rivelazione; e che lui, viceversa, faccia male a parlarne a gogo perché questo può dare origine a morbose speculazioni e a panico incontrollabile.

In virtù di una logica su cui è inutile ogni commento, di ciascuno dei due opposti comportamenti viene considerato un solo aspetto, diverso nei due casi; sicché per la Madonna risulta essere scelta saggia il non parlare dei segreti, e per padre Livio risulta invece saggio parlarne, benché si tratti dello stesso identico argomento e benché entrambi si prefiggano lo stesso identico scopo.

“Com’esser può, quei sa che sì governa”, commenterebbe forse il Poeta: come sia possibile una cosa del genere, lo sa solo Dio.

Ancora una perplessità su questo tema: se la preparazione degli uomini al momento della rivelazione dei segreti è praticamente opera del solo padre Livio, si ha la bizzarra conseguenza che essa verrà compiuta, per tutto il mondo, in lingua italiana (a meno che i libri del nostro padre vengano immediatamente e sistematicamente tradotti in tutte le principali lingue, prospettiva che appare poco realistica).

Si deve dunque concludere che verranno preparati solo gli italiani?

Qui forse la risposta, senza scomodare il Padreterno, potrebbe darla lo stesso padre Livio.

Consapevolezza del proprio ruolo

Da tutto quanto abbiamo detto scaturisce una conclusione incontrovertibile: svolgendo il compito di annunciare al mondo intero i segreti di Medjugorje e le loro implicazioni di incalcolabile portata, padre Livio assume oggettivamente, a dispetto della dichiarata modestia, un ruolo di importanza capitale nella storia del mondo e della salvezza.

Non sarà per nulla esagerato accostare la sua figura a quella di un Isaia, di un Geremia, di un Ezechiele; o, meglio ancora, a quella del Battista (tale accostamento è tanto più opportuno in quanto, per quel che riguarda i segreti di Medjugorje, padre Livio è, nella Chiesa stessa, vox clamantis in deserto).

Non vi è ombra di ironia nelle nostre parole: se le cose stanno nei termini in cui egli le presenta, non è possibile alcun’altra conclusione. Quando egli ci dice che questi “son tempi in cui dobbiamo fidarci solo di Dio, di Gesù Cristo, della Madonna e del Papa” (CG 11.10.02), è impossibile non aggiungere “… e di padre Livio”.

E il suo libro sui dieci segreti dovrebbe presto diventare il più tradotto e il più letto nel mondo intero.

Si rende conto di questo il nostro “profeta”? Come spiega l’eccezionalità del proprio ruolo?

È difficile rispondere. Abbiamo detto altrove, parlando delle “Vite di Maria”, che il problema riguarda in certa misura tutti i mistici, i quali dovrebbero innanzitutto spiegare in modo convincente la scelta divina che li ha privilegiati, dando loro magari il compito di rettificare o addirittura smentire quanto avuto in rivelazione precedentemente da altri mistici.

Da parte degli interessati, una vera risposta a questa domanda non si ha quasi mai. Ciò però non impedisce a noi di porci implicitamente il problema dell’origine dell’iniziativa di padre Livio.

Agisce in modo del tutto autonomo e spontaneo o l’ha incaricato qualcuno?

In altri termini: si tratta di una sua personalissima analisi della situazione del mondo vista alla luce dei messaggi di Medjugorje o ha avuto qualche illuminazione dall’alto, ovvero, per usare un linguaggio tecnico, qualche “locuzione interiore”, così che risulti improprio affermare che la Madonna non ha dato incarichi a nessuno?

Ha ricevuto, insomma, un compito epocale come quello che suor Faustina Kowalska affermava esserle stato affidato da Dio?

Egli non fa alcun accenno a missioni ricevute dal Cielo. Insiste sul fatto che solo dei ciechi, delle “testoline vuote”, possono non vedere quel che significano apparizioni di così eccezionale durata in concomitanza con una diffusione ormai incontrollata di armi di distruzione di massa.

È quindi in nome del normale buon senso, della pura ragionevolezza, che egli sostiene la validità della propria tesi. Non pensa di chiedersi perché mai nel mondo, praticamente, solo lui risulti dotato di tale ragionevolezza, perché mai solo lui sia in grado di “cogliere i segni dei tempi” (a parte il Papa, s’intende; ma se si considera che questi a suo dire fruisce di una speciale illuminazione divina, ne risulta ingigantito il merito di chi, come lui appunto, arriva a coglierli con le sue sole forze umane).

Padre Livio si schermisce implicitamente da tale elogio attribuendo la propria superiore chiaroveggenza non già a meriti propri, bensì a straordinari demeriti degli altri, di tutti gli altri.

Ma non pensa che l’epiteto di “testolina vuota” potrebbe a buon diritto applicarsi anche a chi, proprio come lui, non afferra che oltre vent’anni di “resistenza”, o diciamo pure di boicottaggio, da parte della Chiesa ufficiale devono pur anch’essi significare qualcosa.

È sorprendente che egli non si renda conto che quanto più accumula elementi per dimostrare il carattere unico e irripetibile del fenomeno Medjugorje (numero dei messaggi, durata delle apparizioni e loro dislocazione ove si trovano i veggenti), e quindi la sua importanza e autenticità, tanto più rende incomprensibile e censurabile l’atteggiamento della Santa Sede, che rimane sorda e cieca di fronte a tale asserita clamorosa evidenza.

Mediatore tra Maria e il Papa

Abbiamo già avuto occasione di accennare al ruolo di intermediario che padre Livio di fatto assume tra Maria e il Papa, in quanto egli “suggerisce” garbatamente alla S. Sede quel che dovrebbe fare a proposito del riconoscimento (v. il cap. “Le acrobazie di padre Livio”).

Ma è il caso di porre meglio in luce anche un aspetto più modestamente informativo di questo suo ruolo, dietro il quale sta ovviamente la sua convinzione profonda che, a dispetto di tutto quanto viene continuamente sbandierato dai veggenti e da lui stesso, tra Papa e Madonna di Medjugorje non vi sia comunicazione alcuna.

È incredibile come il Nostro non si renda conto dell’estrema gravità di certe sue asserzioni, del seguente tenore: “Personalmente ritengo comunque che il Santo Padre sia a conoscenza del messaggio, o almeno dell’essenziale del messaggio di Medjugorje”; “Ritengo che sia informato … Ritengo che conosca la tematica … cioè conosca il fatto che ci sono i dieci segreti. Non che conosca i dieci segreti, ma conosca il fatto che ci sono” (RS 24.03.03). E uguali giudizi ha poi espresso in più occasioni per Bendetto XVI.

Dunque: anche del papa scelto espressamente dalla Madonna per collaborare al suo piano di salvezza del mondo attraverso “il più grande evento mariano della storia”, padre Livio può solo dire che egli “personalmente ritiene” che sia a conoscenza “almeno dell’essenziale del messaggio di Medjugorje”.

Siamo veramente ai confini del ridicolo, se non addirittura un poco oltre. È un po’ come ritenere che il presidente degli Stati Uniti sia a conoscenza almeno del fatto che gli USA possiedono la bomba atomica.

Eppure, per quanto paradossale possa essere, padre Livio non è per niente convinto che il Papa e il suo entourage siano informati di queste cose. Tanto che, come egli stesso ci rivela rispondendo a una domanda in una “Catechesi giovanile” della prima metà dell’aprile 2003, ha provveduto ad inviare alla Congregazione per la dottrina della fede copia del suo libro-intervista a Mirjana e della cassetta con la relativa registrazione.

Possiamo immaginare la gioia con cui il cardinale Ratzinger avrà ricevuto il prezioso pacchetto, che da allora in Vaticano tutti si contenderanno, desiderosi di apprendere qualcosa su Medjugorje.

Ma il gesto del direttore di RM, oltre a tradire una profonda sfiducia nel funzionamento della comunicazione tra la Madonna e il Papa, rivela al tempo stesso arroganza e ingenuità.

Arroganza per la presunzione di informare il Papa su cose di cui egli dovrebbe essere già informato, o di cui dovrebbe comunque sentire il dovere di informarsi spontaneamente, senza che qualcuno lo tiri per la giacca, o per la stola, per costringerlo a farlo; tanto più poi che una semplice occhiata alle novità editoriali nella libreria vaticana di piazza S. Pietro dovrebbe aver dato modo a qualche suo collaboratore di mettergli tra le mani il libretto, se non la cassetta.

Ingenuità perché padre Livio dovrebbe ormai sapere che mediante la lettera di padre Tomislav il Papa era stato informato a puntino dalla Madonna stessa (in particolare proprio sui segreti!) già alla fine dell’83, quando cioè lui, padre Livio, di Medjugorje forse non aveva ancora neppur sentito parlare, o aveva comunque un’idea assai vaga; e perché dovrebbe sapere pure che Giovanni Paolo II ebbe un colloquio con Mirjana, della quale è presumibile si sia fatto dare il numero di telefono (e in seguito probabilmente anche l’indirizzo e-mail) per poterle chiedere ragguagli in ogni momento.

Ma ingenuità soprattutto perché la circostanza che il Papa conoscesse “il fatto che ci sono i dieci segreti” è proprio uno dei più forti motivi che lo hanno indotto a mantenere su Medjugorje, fino alla morte, il silenzio più assoluto.

Il coraggio della solitudine

All’inizio del capitolo abbiamo parlato del coraggio con cui padre Livio ha per così dire sposato la causa dei segreti. In una Catechesi giovanile (11.12.02) ha simpaticamente confessato di essere stato tentato da Satana, il quale lo avrebbe ammonito del tremendo rischio a cui si espone, dato il suo ruolo di direttore di Radio Maria.

Ma lui ha sdegnosamente respinto la tentazione di “fare il furbo” standosene prudentemente ad aspettare gli sviluppi della vicenda dei segreti, e ciò anche in considerazione del fatto che una semplice madre di famiglia come Mirjana non teme di esporsi.

È comunque chiaro che egli si rende conto dei pericoli del suo isolamento. Spintosi così coraggiosamente avanti, avverte di tanto in tanto la sensazione di essere non soltanto isolato, ma addirittura irriso per la sua scelta, ritenuta avventata.

Ci tiene quindi ad ammonire, come abbiamo visto, che il fenomeno Medjugorje, compreso il dossier dei segreti ora assurto per lui a punto qualificante e decisivo, “va preso seriamente”: cristiani e non cristiani devono “drizzare le antenne e quindi astenersi dal liquidare la questione come sciocca, come poco seria”.

Naturalmente questo atteggiamento preoccupato e difensivo che talora prende il sopravvento ha il suo pendant, nei momenti di maggiore ottimismo, in sogni ad occhi aperti di strepitose rivincite sugli increduli negatori: “Nei prossimi anni mi tirerò fuori tanti sassolini dalle scarpe”, “Mi piglierò qualche piccola soddisfazione” (CM 3.12.02), “Ride bene chi ride ultimo” (CM 9.12.02).

Noi non sappiamo come andranno le cose. Forse la prospettiva di padre Livio non è donchisciottesca come pare a molti, forse quelli che a tutti paiono mulini a vento sono veramente giganti smisurati.

Ma una cosa è certa. È la cosa che più ci preme dire in questo libro, e riteniamo che padre Livio debba convincersene: il suo più spettacolare trionfo, se vi sarà, coinciderà necessariamente con la più squalificante débacle della Chiesa e del papa.

Il puntuale avverarsi del complesso progamma dei dieci segreti non potrà non suscitare un coro di indignate proteste verso chi avrebbe dovuto annunciare al mondo quel fenomeno “unico e irripetibile” che sono le più che ventennali apparizioni di Medjugorje, e in particolare “preparare” gli uomini alla drammatica sequenza di eventi legata appunto ai segreti: avrebbe dovuto, ma pervicacemente per più di vent’anni si è rifiutato di farlo.

Per padre Livio la vittoria, se ci sarà, avrà un sapore amaro.

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