controapologetica le bugie della fede

Conclusione sulla ‘Trilogia delle apparizioni’
Perché Medjugorje è uno scandalo

Nella nostra trilogia abbiamo mostrato numerose sfaccettature dei problemi che le apparizioni, e in generale le rivelazioni private, pongono alla Chiesa.

Oltre a delegittimarla istituendo un filo diretto tra il Cielo e i fedeli (con la sola tenue mediazione dei veggenti) e mettendo sotto gli occhi di tutti che essa è completamente priva del “discernimento”, suscitano al suo interno divisioni, polemiche, risentimenti. Per di più costringono tutti gli interessati, e in primo luogo le alte gerarchie, a ricorrere sistematicamente all’arma dell’ipocrisia.

Esse avvengono pertanto contro la Chiesa, la quale deve difendersene; e questo conflitto potrebbe risultare nei prossimi decenni il filo conduttore della politica ecclesiale, impegnata su più fronti (ricordiamo ad esempio i “movimenti”, nonché i numerosi gruppi sedicenti cattolici ma occhieggianti al “protestantesimo impazzito”) a contrastare l’invadenza e l’ambiguo fascino del “carisma”.

Alla Chiesa si presenta pertanto la difficile scelta, su cui ci siamo soffermati nell’ultimo capitolo della prima monografia, tra la fedeltà alla tradizione del Magistero e un’apertura dichiarata alla dimensione carismatica, privilegiante in primo luogo proprio le apparizioni.

D’altra parte, abbiamo visto, per il fatto stesso di “destabilizzare” la Chiesa le apparizioni sembrano rivelare una singolare insipienza da parte della regìa celeste, gettando quindi indirettamente discredito sulla fede stessa.

A meno che non si voglia pensare che il Cielo abbia deciso di prendere l’iniziativa e procedere da sé alla “nuova evangelizzazione”, marginalizzando volutamente il ruolo della Chiesa.

In effetti, coloro che caldeggiano una più generosa politica di riconoscimento delle apparizioni non si rendono conto che proprio tale marginalizzazione sarebbe il risultato ultimo di un’apertura alle manifestazioni carismatiche.

Vittorio Messori, pur ammettendo che “c’è sempre stata una doverosa tensione fra il carisma e l’istituzione, fra il profeta e il canonista”, e che pertanto “la Chiesa deve fare il suo dovere, vagliare con freddezza”, lamenta che l’ “equilibrio” tra le due esigenze si sia “un po’ spezzato” (NA 56).

“È possibile”, si chiede, “che dal 1933 in Europa fra le quasi infinite mariofanie non ce ne sia neanche una che meriti l’approvazione? Qui si sta esagerando, c’è uno scivolamento verso un certo razionalismo, un certo scetticismo” (successivamente a tali affermazioni di Messori si è avuto, nel 2001, il riconoscimento delle apparizioni di Amsterdam, subito rivelatesi anch’esse fonte di grattacapi per la Chiesa, come volevasi dimostrare: v. “Le strane pretese della Madonna di Amsterdam”).

Nessuno può negare che in queste “denunce” vi sia del vero. Ma dobbiamo chiederci: chi è il principale responsabile di questo spezzarsi dell’equilibrio? È la Chiesa o è il Cielo?

Un tempo le apparizioni contemporaneamente in corso si contavano sulle dita di una mano, o di due al massimo; poi son divenute decine, e poi centinaia; ora, nel mondo, sono forse migliaia.

Un tempo le epifanie si esaurivano di regola in una giornata o in qualche settimana; ora si svolgono spesso sull’arco di anni o addirittura di decenni.

Si sono poi moltiplicati a dismisura i messaggi trasmessi dalla Vergine (o, meno frequentemente, da Gesù Cristo), mentre la crescente voga dei “segreti” ha progressivamente coinvolto la Chiesa imponendole di collaborare o, viceversa, umiliandola proprio per il fatto di escluderla dal gioco.

Quello che era un ruscelletto è divenuto via via un fiume, un mare, un oceano.

Ora, è chiaro che questo mutamento, se non voluto, è stato quanto meno permesso dal Cielo. La Chiesa, senza sua colpa, si è trovata posta di fronte a questa situazione quanto mai imbarazzante e ha dovuto provvedere a gestirla.

L’ha fatto con la massima imparzialità: ha praticamente negato il riconoscimento a tutte le apparizioni, fatta eccezione per alcune extraeuropee che si presentavano come fenomeni “locali”, relativamente isolati e controllabili.

Come darle torto? Qualora volesse veramente prendere in esame, se non tutte, almeno gran parte delle apparizioni proliferanti attualmente nel mondo, dovrebbe far lavorare a tempo pieno una sterminata équipe di specialisti; dovrebbe impegnarsi a pronunciarsi ufficialmente in tempo reale, o comunque con estrema sollecitudine, sui vari fenomeni; e se poi volesse concedere la sua approvazione con un minimo di larghezza, darebbe fiato a un coro babelico di annunci e di messaggi, e potrebbe trovarsi invischiata in decine di casi “difficili”, potenzialmente rinnovanti il tormentone di Fatima.

Passata attraverso quella bruciante esperienza, la Chiesa è ben decisa a non cacciarsi di nuovo in simili gineprai.

Così, ha tacitamente espresso nei confronti delle apparizioni un fin de non-recevoir pressoché generalizzato.

Qualcuno forse sogna che si arrivi a formalizzare tale rifiuto e si risolva il problema una volta per tutte dichiarando chiuso, oltre alla Rivelazione, anche il periodo delle comunicazioni celesti “extrabibliche”; ogni fenomeno preternaturale andrebbe allora attribuito esclusivamente allo psichismo dei veggenti, funzionante secondo modalità che la Chiesa, al pari della scienza, ignora e su cui non intende pronunciarsi.

Come variante, si potrebbe pensare di riconoscere Medjugorje - accettando tutti i rischi connessi - per poi poter far valere l’affermazione della Madonna che queste sono le sue ultime apparizioni: approvando Medjugorje, si convaliderebbe un annuncio celeste che esclude ogni apparizione futura.

È certo comunque che, aprendosi al riconoscimento delle apparizioni come non pochi la sollecitano a fare, la Chiesa in certo modo prenderebbe atto dell’esautoramento decretato nei suoi confronti dal Cielo.

Accetterebbe che siano Maria, Gesù e i santi a parlare al popolo di Dio, mentre a lei resterebbe l’onorifico compito di espletare le pratiche del riconoscimento, ossia di garantire l’identità dei protagonisti autenticando le apparizioni; oltre che, s’intende, la missione pratica di somministrare i sacramenti.

Perché Medjugorje è uno scandalo

In tale contesto Medjugorje rappresenta il punto di massima crisi. Crisi, vorrei dire, proprio nel senso originario di ‘discrimine’, ‘scelta decisiva’. E costituisce uno scandalo, intendendo anche qui il termine nell’accezione primaria - nonché biblica - di ‘pietra d’inciampo’.

Le dimensioni del fenomeno Medjugorje rendono sempre più difficile alla Chiesa ignorarlo, ma le insidie che esso racchiude la paralizzano, costringendola a un esercizio particolarmente virtuosistico dell’arte del fingere.

Più che mai, nel caso delle apparizioni bosniache, appare forte la pressione di chi vorrebbe procedere a un’approvazione selettiva, à la carte, limitata cioè a determinati aspetti del messaggio celeste, con esclusione di quelli che risultano imbarazzanti.

Ad esempio, René Laurentin preme perché si dia riconoscimento alle apparizioni per l’indiscutibile autenticità dei fenomeni paranormali e per la bontà dei “frutti”; ma, come sappiamo, storce il naso davanti ai dieci segreti e alla “vita di Maria”: vorrebbe lasciarli perdere in quanto elementi che san quasi di magia (i segreti) e che già altre volte han dato origine a delusioni (l’autobiografia della Vergine).

Ma noi non possiamo fare a meno di concludere che tale pretesa implica una delle seguenti tre ipotesi:

1) Laurentin non crede che sia stata veramente la Madonna ad affidare a Mirjana e a Vicka (oltre che agli altri veggenti) i segreti e la “Vita”; in tal caso ogni discorso su Medjugorje è ovviamente da considerarsi chiuso;

2) Laurentin pensa che la Madonna abbia effettivamente affidato i segreti e la “Vita” ai veggenti, ma ritiene che questi ultimi, sia pur in buona fede, possano aver alterato sostanzialmente il messaggio.

Ora, “Vita” e segreti rappresentano due insiemi di informazioni assai ricchi e altamente strutturati, e per di più trasmessi lungo un notevole arco di tempo: se tutti i veggenti sono caduti in tale clamoroso fraintendimento, la loro attendibilità ne risulta talmente screditata (si deve in pratica dedurre che non capiscono niente di quanto comunica loro la Madonna) che anche in questo caso ogni discorso su Medjugorje può considerarsi chiuso;

3) Laurentin ritiene che i veggenti trasmettano in modo sostanzialmente fedele quanto comunicato loro dalla Madonna in persona, ma valuta assai negativamente l’iniziativa della Vergine: le dice in sostanza che queste son cose che non si devono fare.

In tal caso non è forse chiuso il discorso su Medjugorje, ma ne risultano chiusi molti altri assai più importanti.

A noi sinceramente non è dato di scorgere una quarta ipotesi. Del resto, questa non è che la situazione che abbiamo già visto delinearsi a proposito della “Consacrazione della Russia” chiesta a Fatima, consacrazione da valutare come teologicamente mal fondata e politicamente inopportuna.

Medjugorje è pertanto uno scandalo. Ma, si sa, oportet ut scandala eveniant: la sapienza umana, stravolgendo il senso del detto evangelico, ci assicura che è un bene che avvengano gli scandali; e può benissimo conciliarsi con la sapienza di Dio, capace sempre, ci si assicura, di “ricavare il bene dal male”.

Meglio ancora, possiamo tornare ad evocare un principio tanto caro all’apologetica, a cui consente di “spiegare” i più strani risvolti dell’agire divino: “Dio non cessa mai di sorprenderci”.

Quand’è così, chissà che non ci sorprenda anche con Medjugorje.

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