controapologetica le bugie della fede

Che cosa ne pensa il Papa

L'indifferenza alle manifestazioni celesti di Medjugorje da parte della Chiesa gerarchica, ai livelli più alti e nei suoi strumenti di comunicazione più qualificati, sconcerta ovviamente i fedeli, e in particolare i fautori delle apparizioni.

Ecco allora scatenarsi la caccia alle dichiarazioni, alle prese di posizione di prelati di rango - vescovi e cardinali, non escluso il papa stesso - che hanno, o avrebbero, espresso giudizi positivi su Medjugorje: naturalmente sempre con la riserva, esplicita o implicita, che il verdetto finale spetta alle autorità ecclesiastiche ufficialmente investite del discernimento, e che ad esso ci si dovrà attenere.

Nel volume di Caniato e Sansonetti figura una galleria di personalità religiose accreditate di tali esternazioni.

Noi non ce ne occupiamo perché ciascuno di costoro rappresenta solo se stesso, esprime cioè un'opinione dichiaratamente personale, per quanto convinta e appassionata.

Ci occuperemo invece del capitolo che gli autori dedicano a confidenze ed esternazioni varie di papa Wojtyla (ancora vivente al tempo dell’uscita del libro, nel 2001) perché, per usare le loro stesse parole, “la domanda che tutti si fanno” è: “Ma che cosa pensa il Papa delle apparizioni di Medjugorje? Che cosa deciderà?”

“La domanda assilla”, spiegano, “devoti e non, anche perché non esistono, almeno finora, dichiarazioni pubbliche. Giovanni Paolo II, naturalmente, ha sempre accuratamente evitato di assumere qualsiasi posizione ufficiale, che coinvolga la sua funzione” (ATM 382).

E più avanti ribadiscono: “Giovanni Paolo II ha sempre manifestato simpatia per Medjugorje, ma nella massima discrezione e nel pieno rispetto (in accordo con i suoi princìpi di governo) dei sentimenti e delle responsabilità di ogni livello gerarchico nella Chiesa” (p. 385).

Il Papa sarebbe autorizzato a prendere posizione, ma si conforma all'operato dei suoi predecessori, anche perché “l'autorità suprema della Chiesa cattolica evita di impegnarsi nell'interpretazione di materie non dogmatiche”.

Giusto. Ma anche Caniato e Sansonetti non possono fare a meno di formulare la domanda che da sola spazza via tutte queste belle, dotte e tranquillanti precisazioni (domanda che essi peraltro definiscono, a torto, “un altro tipo di problema”): “Quando, come è il caso di Medjugorje, un'apparizione assume una portata universale, il Papa non avrebbe delle ottime ragioni per occuparsene più direttamente?”

Ecco, questo è il punto: è assurdo che mentre da un lato si grida ai quattro venti che il fenomeno Medjugorje è unico e irripetibile, dall'altro la Chiesa pretenda di cavarsela assumendo di fronte ad esso la stessa posizione e seguendo la stessa prassi cui si era attenuta per venti secoli.

S'intende però che quando un apologeta si pone una domanda coraggiosa, lo fa solo perché ritiene di possedere la risposta vincente.

Così è anche nel nostro caso: il Papa si occupa di Medjugorje, dicono gli autori, altroché; solo che lo fa “in una forma discreta, del tutto privata”.

E sciorinano una collezione di testimonianze da cui dovrebbe emergere la figura di un pontefice che si interessa di Medjugorje, non teme di affrontare l'argomento, si mostra persuaso della bontà del fenomeno e addirittura incoraggia i dubitanti.

Senonché un'analisi appena un poco attenta di tali testimonianze porta a conclusioni diametralmente opposte. Vediamo.

A. In alcuni casi l'episodio che si cita è del tutto insignificante: che il Papa chieda di venire informato degli studi scientifici compiuti sui veggenti e accetti in omaggio, arrivando persino a leggerlo (“probabilmente”; sic) qualche volume di René Laurentin o “una bella monografia fotografica su Medjugorje”, è il minimo che si possa pretendere.

Ci mancherebbe che su un fatto che divide la Chiesa in modo tanto clamoroso il Papa non ci tenesse ad essere almeno informato e respingesse sgarbatamente chi si premura di informarlo!

B. Un discorso a parte meritano gli incontri del Papa con alcune veggenti (Mirjana, Marija e Vicka) e con altri protagonisti della vicenda di Medjugorje, padre Jozo e suor Emmanuel.

Del colloquio avvenuto con Mirjana abbiamo già detto. Con le altre due veggenti il Papa prende addirittura l'iniziativa del dialogo, ma per dire cose assolutamente “banali”: a Marija un “Sii buona!” accompagnato da un buffetto sulla guancia, a Vicka un “Tu prega la Madonna per me e io pregherò per te”.

Per padre Jozo ha l'esortazione a perseverare, ad “aver cura di Medjugorje”. E poi, naturalmente, benedizioni a volontà: a suor Emmanuel addirittura tre di fila.

Come si vede, tutte cose che il Papa avrebbe potuto dire (o impartire) a chiunque, e raccomandazioni di fare quello che gli interessati già facevano spontaneamente. Si nota la cura meticolosa di non toccare l'argomento che scotta - ossia le apparizioni - con quelle persone che dovrebbero essere proprio le meglio informate.

Va detto che questo comportamento del Papa non è che il classico rituale seguito dai pontefici in presenza di sedicenti veggenti: speciale benedizione apostolica, richiesta di preghiere e, a propria volta, promessa di preghiere.

Il tutto finalizzato a distogliere il più possibile l’attenzione dai problemi cruciali dell’autenticità delle apparizioni, delle eventuali richieste avanzate dalla Madonna e dell’atteggiamento della Chiesa chiamata a pronunciarsi.

Merita ancora di essere segnalato il caso particolare di Marija, su cui Caniato e Sansonetti indugiano benché non abbia proprio nulla a che vedere con il pensiero di Giovanni Paolo II su Medjugorje.

La veggente, dicono, desidera a tal punto vedere il Papa che “ripete spesso a tutti, compresa la Vergine [sic]: ‘voglio vedere il Papa!’ Ma non fa nulla per forzare questo suo desiderio: va spesso a Roma in pellegrinaggio, prega, ma in privato, coi suoi famigliari, il suo gruppo di preghiera. Non avanza mai una richiesta ufficiale” (p. 389).

Singolare questa ostinata sordità della Madonna di fronte a una richiesta che parrebbe semmai da incoraggiare; e significativa, per altro verso, la sordità del pontefice, che finge di non sapere nulla di tale ardente desiderio.

Evidentemente entrambi, Papa e Madonna, ci tengono ad evitare che si arrivi a un colloquio (tale non fu l’occasionale fuggevole incontro sopra ricordato).

Questo non impedisce a Marija di riscontrare nelle parole del Papa una straordinaria consonanza con quelle della Vergine, tanto da ipotizzare tra i due una familiarità quotidiana simile a quella che vi è tra la Gospa e i veggenti.

E soprattutto non le impedisce di … offrire la propria vita per il Papa (!). Che rapporto abbia questa magnanima profferta con la diffusione dei messaggi della Madonna e coi problemi della pace e della conversione del mondo, è veramente difficile dire.

O meglio, è facile capire che si tratta di una delle innumerevoli attestazioni di stima e di affetto verso il Pontefice che vengono enfatizzate (in questo caso, con dubbio gusto, sino all’eroismo) allo scopo di nascondere, per quanto possibile, la totale mancanza di comunicazione tra il Papa e il mondo di Medjugorje.

Di Marija si cita poi questa sortita difficile da decifrare: “Quando saremo al trapasso tra un Papa e l’altro e quando saremo nella decisione di un nuovo Papa, dobbiamo tutti lasciarci guidare dalla preghiera e dallo Spirito Santo”.

C’era forse il timore che quella Madonna che aveva scelto tanto bene quel papa avesse la mano meno felice nella scelta del successore? E Marija pensava forse di avere qualche potere, sia pure d’intercessione, nella “decisione di un nuovo Papa”? Non si dovrebbe semmai pregare affinché lo Spirito Santo guidi (ma non si vede perché non dovrebbe farlo comunque) i cardinali in occasione di ogni conclave?

Tra l’altro: ora che è stato eletto il nuovo papa, che non è certo un entusiasta di Medjugorje, chi vuole può sbizzarrirsi a cercar di scoprire che cosa intendesse dire Marija. Noi preferiamo non comprometterci con congetture arrischiate.

C. Un terzo gruppo di testimonianze riguarda esternazioni fatte in pubblico. Si sa che il problema per il Papa era non compromettersi pubblicamente; sicché risulta interessante vedere gli accorgimenti impiegati di volta in volta per riuscire a non dire nulla.

1995: “Santità, quando viene a Sarajevo?” E il Papa: "Oh, pensavo che mi chiedesse 'Quando viene a Medjugorje?'”. Qui si conclude l'aneddoto.

Qualcuno osserverà che a questo punto l'interlocutore avrebbe potuto prendere in parola il pontefice mettendolo in difficoltà con un “Già, quando viene a Medjugorje?”.

Ma basta sapere che l'interlocutore era nientemeno che mons. Zanic, il quale di Medjugorje certo non aveva nessuna voglia di parlare, per capire che Karol Wojtyla sapeva benissimo di non rischiare niente con la sua domanda "provocatoria".

Un episodio che definiremo ... curioso è riferito a pag. 388. Aeroporto di Sarajevo, aprile 1997. Il Papa trova ad accoglierlo, tra gli altri, i due provinciali francescani della Bosnia e dell'Erzegovina, al primo dei quali domanda “a bruciapelo” (sic): “E Medjugorje?” Si fa avanti allora, per competenza, l'altro religioso: “Sono il padre provinciale di Mostar ... e di Medjugorje”.

Allora che fa il Papa? Citiamo: “Il pontefice ha assentito con il capo e ha ripetuto, scandendo le sillabe, in modo che tutti i vicini potessero sentire: 'Medjugorje, Medjugorje!'. Il movimento delle labbra mentre pronunciava quella parola l'hanno visto benissimo tutti coloro che hanno seguito l'arrivo del Papa in televisione.”

È strano che Caniato e Sansonetti non avvertano quanto involontario umorismo permei tutto il racconto.

Il Papa attacca coraggiosamente: “E Medjugorje?” Ma poi, quando ha di fronte chi potrebbe effettivamente parlargliene, si limita a ripetere due volte il nome che scotta.

E tutti i telespettatori che abbiano fatto attenzione al "labiale" avranno potuto rendersene conto. Così nessuno potrà più dire che il Papa non parla di Medjugorje in pubblico: arriva persino a pronunciare il nome fatidico due volte di seguito!

Stessa scena alla partenza da Sarajevo: al “Santità, l'aspettiamo a Medjugorje” del padre provinciale, il Papa “ha risposto, di nuovo, con semplicità [sic]: 'Medjugorje, Medjugorje'”. E ancora una volta non c'è trucco: si può controllare in TV dal movimento delle labbra.

Morale: il Papa fa le domande coraggiose, ma le fa in modo tale da essere sicuro di non ricevere risposta. E in ogni caso riesce a dimostrare di avere il nome di Medjugorje … sulle labbra.

Quando poi è la folla a gridare “Santo Padre, vieni a Medjugorje”, il Santo Padre si limita a benedirla in silenzio. In questi casi non ha neppure il coraggio di rispondere “Medjugorje, Medjugorje”.

D. Il gruppo più nutrito di testimonianze riguarda confidenze fatte a quattr'occhi davanti a gruppi ristretti di visitatori.

Qui ovviamente le "professioni di fede" in Medjugorje si sprecano, anche se alcune risultano acquisite per via indiretta (“il Papa ha riferito a un sacerdote che conosco bene...” “So per certo che il Papa ...)”

Si va da un Papa “convinto” a un Papa “convintissimo”, fino a un "ci credo ci credo ci credo [a Medjugorje, s'intende]" detto in risposta alla domanda "Ma lei, Santo Padre, ci crede?"

Un cenno particolare meritano alcune dichiarazioni di Wojtyla attestanti il suo desiderio di recarsi a Medjugorje. Qui proprio si resta di sasso. Se veramente già nel '95 il Papa manifestava tale intenzione, non si riesce proprio a capire perché a Medjugorje non vi sia mai andato.

Andò a Sarajevo (aprile '97), a Spalato (ottobre '98); e Medjugorje è a metà strada fra le due, a meno di un'ora di macchina, poco più di un quarto d’ora in elicottero. Tornò poi a “sfiorare” ripetutamente la località delle apparizioni nella sua visita del giugno 2003.

Ma il Papa che secondo le cifre esibite dai vaticanisti ha percorso l'equivalente di non so quante volte la distanza Terra-Luna e ritorno, questo Papa globe trotter a Medjugorje non ci ha mai messo piede.

Qui qualcosa non quadra. O le dichiarazioni di intenti riferite non sono attendibili o per il Papa tra il dire e il fare c'è veramente di mezzo il mare, un mare ben più vasto e insidioso dell'Adriatico.

Così stando le cose, risulta del tutto fuori luogo il tono strappalacrime con cui ci viene detto che “anche se non ha potuto visitare in quell'occasione la Lourdes slava, si può legittimamente immaginare, con Laurentin, che mentre sorvolava Medjugorje, Giovanni Paolo II vi ha certamente compiuto il suo 'pellegrinaggio del cuore'” (p.389)

Di nuovo, detto con franchezza: se desiderava tanto ardentemente andare a Medjugorje, e per di più tutti invocavano una sua visita, perché non ci andava? Chi o che cosa glielo impediva? Purtroppo, questo nessuno gliel’ha mai chiesto; e, per quanto riguarda i nostri autori, nessuno se l’è chiesto.

Il fatto è che un “pellegrinaggio del cuore” compiuto nel chiuso d'una carlinga d'aereo a diecimila metri d'altezza è di gran lunga meno imbarazzante e rischioso di una visita sul terreno. I suoi biografi non lo sanno o fingono di non saperlo, ma Giovanni Paolo II lo sapeva benissimo.

O forse si sentiva più vicino alla Madonna standosene a mezza via tra cielo e terra, a bordo d'un jet, che in mezzo a una folla osannante sul luogo stesso in cui la Madonna compare ai mortali.

E. Abbiamo detto di alcune battute confidenziali da cui risulterebbe il profondo convincimento del Papa circa la veridicità delle mariofanie di Medjugorje.

Il minimo che si possa dire è che non è certo lodevole la clamorosa divaricazione esistente tra le opinioni positive espresse in privato e la totale indifferenza manifestata in pubblico.

Quando ad esempio il Papa dice: “oggi il mondo ha perso il senso del soprannaturale. A Medjugorje in molti hanno cercato e trovato questo senso nella preghiera, nel digiuno e nella penitenza sacramentale”; quando afferma: “Medjugorje è la continuazione di Fatima, è la realizzazione di Fatima”; quando arriva a proclamare Medjugorje “il centro spirituale del mondo” (pp. 384, 395), non è possibile non qualificare come colpevole, da parte del sommo Pastore, il silenzio su fatti e circostanze che per il suo gregge sarebbe immensamente utile conoscere.

Di quello che egli stesso ritiene il centro spirituale del mondo il Santo Padre, in un'epoca di tanto acuta crisi della spiritualità, non oserebbe nemmeno pronunciare (in modo udibile, s'intende) il nome in pubblico? Nemmeno quando indíce proprio una giornata mondiale di preghiera e digiuno per la pace come quella di Assisi del 1986?

E quando dice e ripete (p. 386) che se non fosse Papa sarebbe già a Medjugorje ad assistere e confessare i pellegrini, non avverte l'intima contraddizione tra le asserite pastoie che il suo ruolo gli impone e il dovere di annuncio che esso pure comporta, annuncio planetario di grazie speciali concesse dal Cielo per la salvezza del mondo?

Ma ancora più sconcertante è un altro episodio, riferito sempre a pag. 386: “A un fedele italiano che lo supplicava di mettere fine all'opposizione del vescovo di Mostar verso le apparizioni, egli rispose in sostanza: 'è lui giudice dei suoi atti'. E alla domanda di replica, 'Ma non siete voi suo giudice?', la nuova risposta: 'No, il giudice è Dio'.”

Qui, con tutto il rispetto, va detto che il Papa si sbagliava di grosso. Giudice finale dell'anima di quel vescovo, come di qualunque altro mortale, sarà certamente Dio (de foro interno non iudicat Ecclesia); ma al Papa Dio chiederà conto del motivo per cui lui, preposto al governo della Chiesa e vicario di Cristo, non cercò di impedire di sbagliare a un suo vescovo che pur egli era convinto stesse sbagliando.

Si configura un'inadempienza dei doveri d'ufficio, la negligenza di una precisa responsabilità disciplinare.

Anche ammesso che non si tratti di formale violazione delle norme canoniche, resta il fatto che l’ “errore” di quel vescovo ha avuto conseguenze incalcolabili sul piano pastorale.

E il Papa, per vocazione divina pastore di tutti gli uomini, non poteva lavarsene le mani.

F. “Lavarsene le mani”: ecco che la figura di Ponzio Pilato, presente come convitato di pietra in tutta questa disamina delle esternazioni papali, viene infine allo scoperto e occupa la scena da protagonista.

Tutto il comportamento del Papa nella vicenda di Medjugorje è all’insegna del più schietto pilatismo, ossia del desiderio di non compromettersi, costi quel che costi.

Lo scopo è far vedere che di Medjugorje si parla, come no (la miglior difesa è l’attacco!), senza però dire nulla: si vorrebbe togliere l’impressione che si tratti di un argomento tabù, ma si sta bene attenti a non impegnarsi minimamente.

Del resto, Ponzio Pilato è, dopo Cristo, il personaggio evangelico che più ha fatto scuola. La Madonna stessa, quando interrogata a Medjugorje ha risposto che la Valtorta “si può leggere”, si è ispirata alla sua filosofia.

Gesù aveva dato istruzioni diverse: “Il vostro parlare sia "sì sì, no no"”.

G. Ancora una spigolatura tra le asserite confidenze del Papa. Nella presentazione di Caniato e Sansonetti il povero Santo Padre sembra quasi costretto a stratagemmi per procurarsi qualche informazione di prima mano senza dare nell’occhio, ossia senza far sapere che l’ha cercata.

A mons. Hnilica, che gli confida di non essere andato a Medjugorje perché sconsigliato dal “Vaticano” (sic; p. 384), il Papa suggerisce di andarvi in incognito e di riferirgli poi quel che avrà visto.

Pare dunque che non solo la Chiesa, ma il Vaticano medesimo sia “un regno diviso in se stesso”, per ammissione dello stesso Pontefice. Il quale sguinzaglia i suoi segugi privati per avere informazioni in proprio; ma, come si è detto, in modo il più possibile coperto. (Detto tra parentesi: dato che l’episodio risale al 1984, si deve dedurre che Hnilica a Medjugorje non ha mai visto niente di interessante, ovvero che il Papa non ha dato alcuna importanza ai suoi resoconti.)

Da notare ancora la reazione del Pontefice alla notizia, datagli dall’arcivescovo Kwangiu, della presenza, nella città coreana di Nadju, di “una statua della Madonna che piange”.

Così commenta Wojtyla: “E ci sono dei vescovi, come in Jugoslavia, che sono contrari … Ma dobbiamo tener conto della risposta della gente, delle molte conversioni. Tutto ciò è in linea con il Vangelo. Questi fatti devono essere studiati attentamente” (p. 391; corsivo nostro).

Si era nel febbraio del 1991. Qualche mese più tardi la Dichiarazione di Zara emetteva il primo verdetto sulla vicenda, verdetto provvisorio ma comunque negativo. Dopodiché, a sedici anni di distanza, non risulta che la Chiesa abbia compiuto altri passi ufficiali sulla via del riconoscimento, limitandosi a ribadire il contenuto della Dichiarazione.

Forse sta ancora studiando: con tanta attenzione da non arrivare mai alla fine dello studio. E soprattutto facendo in modo che nessuno ne sappia niente.

Intanto il Papa, per avere da Medjugorje informazioni spassionate di prima mano, nominava nuovo vescovo … mons. Peric.

H. Concludendo: il Papa è sempre stato ben deciso a non dire, su Medjugorje, nulla che fosse anche minimamente impegnativo. Al tempo stesso si rendeva conto che un silenzio ostinato è quanto di più negativo vi possa essere per i fedeli, convinti che tra il Papa e la Madonna vi sia un feeling straordinario.

Ecco allora che qualche sapiente “fuga di notizie”, qualche confidenza che si fa passare come “carpita”, qualche coraggiosa avance fatta pronunciando il nome fatidico coram populo può allentare la pressione, suggerendo l’idea di una sotterranea, profonda sintonia tra il Papa e la Madonna di Medjugorje.

Sintonia che non può venire sancita da una posizione ufficiale della Chiesa solo e soltanto – si vorrebbe far credere – perché la Chiesa ha i suoi criteri, i suoi tempi, le sue procedure. Che, ancora una volta, non sono, ahinoi, i nostri criteri, i nostri tempi, le nostre procedure … Insomma, basta avere un briciolo di pazienza.

Già; ma chi è un po’ ostinato si chiede: se il Papa non può riconoscere le apparizioni per qualche valido motivo, ad esempio perché non sono terminate, o perché lui non può scavalcare gli organismi competenti, perché non dirlo?

Sarebbe infinitamente meglio che lo dicesse lui stesso anziché lasciare che ce lo spieghino, spesso maldestramente, tanti suoi imbarazzati difensori.

P. S.

In una puntata di “Excalibur” del novembre 2002 fu presentata su RAI2 un’intervista concessa da Mirjana circa il colloquio da lei avuto con Giovanni Paolo II quindici anni prima e del quale si è detto nel capitolo precedente.

Riproduciamo l’intervista come abbiamo potuto recuperarla dal nastro, ritoccando solo leggermente la forma linguistica, perché ci sembra che ne guadagni l’immediatezza dell’espressione e quindi l’autenticità della testimonianza; ne chiediamo venia all’interessata.

Il cronista chiede alla veggente che cosa abbia raccontato della sua straordinaria esperienza al Papa.

Mirjana è abilissima: “Mah … abbiamo parlato un po’ di apparizioni, così, eh, … ma il Santo Padre … noi dobbiamo ringraziare il Signore che abbiamo un santo Padre come lui in questo tempo difficile. È innamorato della Madonna, e allora a lui non si deve dire tanto, perché lui sa tutto”.

L’intervistatore insiste: “Come se l’avesse vista, come se la conoscesse come la conosci tu?”

Risposta: “Ah, ma così tanto amore che lui ha per lei non ho bisogno tanto di dirlo, perché lui sa cosa una mamma che vuole bene ai suoi figli vuole fare per i suoi figli, cosa vuole da noi. Lui sa tutto questo. Io posso solo dire che negli occhi del Santo Padre io come che forse ho visto la Madonna perché così tanto amore che lui ha nei suoi occhi come quando guardo gli occhi della Madonna”.

“Hai conosciuto la stessa gioia?”

“Sì, lo stesso amore, amore per tutti.”

(Segue una domanda circa il desiderio del Papa di recarsi a Medjugorje, con la famosa risposta data dal Pontefice: ”Se non fossi Papa ci sarei già andato”.)

Al di là delle comprensibili difficoltà d’espressione in una lingua che non è la sua, Mirjana ci permette di tirare le seguenti conclusioni:

1) Le sue risposte sono un mirabile esempio di quel che s’intende per “evasività”; figurerebbero bene in un manuale intitolato “Come fingere di rispondere senza rispondere”.

2) Questo non ci impedisce di capire che:

a) delle apparizioni, ossia dell’argomento di gran lunga più importante, nel quarto d’ora di colloquio si parlò pochissimo, e anche di quel poco la veggente non ci vuol dire nulla;

b) Mirjana non pensa affatto che il Papa veda la Madonna, che la conosca “come la conosce lei”.

In compenso veniamo a sapere che il Papa vuole un gran bene alla Madonna (“ne è innamorato”) e vuole un gran bene a tutti gli uomini, e che Mirjana vuole un gran bene al Papa, oltre che, naturalmente, alla Madonna.

In questo trionfo d’amore, che senso ha cercare con pignoleria di capire che cosa pensa il Papa delle apparizioni di Medjugorje, e che cosa quindi ha intenzione di fare?

Siamo perfettamente allineati con quanto già abbiamo visto tante altre volte.

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