controapologetica le bugie della fede

Sorte delle apparizioni non riconosciute

Le apparizioni della Madonna, e in genere le rivelazioni private, vengono riconosciute dalla Chiesa nella misura di una su cento, o più probabilmente di una su mille.

Le apparizioni riconosciute si conquistano ovviamente un posto di rilievo nella devozione popolare e superano i confini della regione o del paese in cui sono avvenute. Ma che ne è delle altre, ossia della stragrande maggioranza?

Molte devozioni si spengono, ma non poche sopravvivono e rimangono, anche per parecchi decenni o addirittura per secoli, una sorta di quaestio disputata, se non proprio un casus belli, tra la gerarchia ecclesiastica da un lato e il popolo dei devoti dall’altro (quest’ultimo non di rado sostenuto più o meno apertamente da qualche autorità: per lo più il parroco, talora il vescovo stesso).

In certi casi, come ad esempio in quello di San Damiano, vi è contrasto stridente fra un turismo organizzato che con periodicità regolare convoglia pellegrini dall’Italia e dall’estero e l’atteggiamento di totale chiusura che la Chiesa ha sempre tenuto, a partire dal livello diocesano: la veggente e il parroco non furono mai neppure interrogati.

Se comunque si scorre un repertorio di apparizioni mariane quale è “Tutte le apparizioni della Madonna in 2000 anni di storia”, di Herzemberger e Nedomanski, ci si trova di fronte a un’incredibile varietà di comportamenti esibita dall’autorità ecclesiastica chiamata a pronunciarsi: si va da un rapido riconoscimento (caso assai raro) a una chiusura totale.

Le procedure e le formule con cui vengono riconosciuti i fenomeni soprannaturali sono molto diverse. A volte viene di fatto autorizzato solo il culto, senza pronunciamento sulle apparizioni (la cui realtà non è comunque mai assolutamente garantita, come abbiamo visto).

Spesso la Chiesa tiene un atteggiamento evasivo, non prende posizione; talora rimuove i religiosi – di solito si tratta del parroco - che perorano la causa del riconoscimento.

Una seconda fondamentale domanda viene spontanea di fronte alla miriade di apparizioni e rivelazioni private che risultano per così dire “abortite”, condannate o a morire o a sopravvivere in una sorta di semiclandestinità: quale posto occupano tali fenomeni nella strategia del Cielo?

Ossia: se partiamo dal presupposto che non tutte le apparizioni non riconosciute siano automaticamente da considerarsi false e che quindi nelle vicende del riconoscimento concesso o negato abbiano parte, nel bene e nel male, le debolezze e i limiti umani, ci si chiede: come può il Cielo permettere che un’apparizione “progettata” per un preciso fine di edificazione venga misconosciuta e veda enormemente ridotti i suoi effetti potenziali solo perché qualcosa va storto nella procedura di approvazione?

Per cercare di rispondere a tale domanda ci pare opportuno mettere sotto la lente un caso concreto.

La Madonna alle Ghiaie di Bonate

Prenderemo in considerazione una mariofania tipica sotto questo aspetto e alla quale abbiamo già accennato, quella di Ghiaie di Bonate del maggio 1944, rimasta nel limbo delle apparizioni ignorate dalla Chiesa.

Recentemente le è stato dedicato da parte di A. M. Tentori un bel libro (“La Madonna a Ghiaie di Bonate?”), che seguiremo per le nostre considerazioni.

La Madonna apparve tredici volte alla piccola Adelaide Roncalli, di sette anni, nipote del futuro Papa, per dare “attualizzazione profetica”, come usa dire, a una problematica destinata a farsi scottante nella seconda metà del Novecento: la funzione, la compattezza, l’armonia dell'istituto famigliare; per questo in quasi tutte le apparizioni si presentò la Sacra Famiglia al completo.

Bene. Appare ragionevole, e conforme alla funzione “statutaria” delle rivelazioni private, che il Cielo operi interventi straordinari per scuotere le coscienze, richiamando gli uomini alla pratica delle virtù cristiane. Ma è possibile, ci si chiede, che il Cielo stesso permetta poi che il messaggio inviato finisca nel dimenticatoio, restando affidato solo alla tenace devozione di pochi fedelissimi e fallendo in pieno nella sua mira di universalità?

Perché le apparizioni (o presunte tali, s’intende) di Ghiaie di Bonate sono finite in questo modo (salvo colpi di scena, pur sempre possibili anche dopo 60 anni)?

Sostanzialmente per due ordini di motivi: motivi legati alla personalità della veggente e motivi legati all’azione dell’ambiente umano in cui le apparizioni stesse si sono verificate.

1) Per quanto riguarda il primo tipo di motivi, Tentori mette in evidenza che “la veggente tende a tenere per sé sola non solo l’avvenimento in se stesso, ma anche i messaggi e le raccomandazioni che riceve” (MGB, p. 215 ); “ci si rende conto che Adelaide non dice tutto, anzi dice pochissimo di quello che avviene e che ode durante le visioni”.

Per di più, la bambina si trova nella necessità di tradurre dal bergamasco in italiano le parole della Madonna, e questo “dovette costituire per la stessa veggente notevole difficoltà, per cui quasi certamente ci fu impoverimento e riassunto. Del resto,” prosegue Tentori, “a una bambina di sette anni ci si rivolge con un linguaggio più semplice possibile, anche perché lo possa più facilmente ritenere a memoria, dato che la Madonna vuole che la bambina ricordi per tutta la vita ciò che le confida” (p. 221) .

Francamente non si capisce perché mai alla Madonna stia tanto a cuore la tenace conservazione dei ricordi da parte della veggente anziché la diffusione più ampia, più rapida e più chiara possibile dei suoi messaggi.

Se lo chiede del resto lo stesso Tentori quando, dopo aver ricordato che il diario scritto da Adelaide qualche anno dopo risulta sconcertante in quanto manifestamente “non ha lo scopo di far conoscere il messaggio della Madonna”, commenta: “Non aveva forse ricevuto un messaggio sulla famiglia da trasmettere? Come mai la veggente non ne sembra cosciente?” (p. 220).

Ecco dunque che il Cielo ha scelto, per mandare agli uomini di tutto il mondo un messaggio della massima importanza, un portavoce che, per quanto mente umana può onestamente giudicare, appare del tutto inadatto allo scopo.

Una bambina piuttosto scontrosa, chiusa (non che non ne avesse i suoi bravi motivi, come vedremo), dovrebbe comunicare al mondo quel che la Madonna le confida in circostanze tumultuose e quasi rocambolesche!

Si sostiene che la Vergine predilige i bambini come destinatari delle sue comunicazioni perché meno portati, rispetto agli adulti, ad elaborare personalmente il messaggio, a metterci del proprio, a indulgere al protagonismo.

Già; ma se poi ci si viene a spiegare che coi bambini la Madonna deve usare un linguaggio elementare, rendendo in tal modo difficile la formulazione compiuta e corretta dei contenuti concettuali comunicati, allora la scelta dei veggenti bambini si traduce in una perdita secca sotto il profilo dell’efficacia della comunicazione.

Analogamente, è bellissimo che la Madonna metta a proprio agio i suoi piccoli collaboratori usando il loro stesso dialetto materno; ma se poi questo è causa di ulteriori difficoltà in quanto rende necessaria una “traduzione” dei messaggi, allora il giudizio sulla strategia divina si fa assai meno positivo.

A tutto ciò si deve aggiungere, nel caso di Bonate come in tanti altri, la “solitudine” della veggente. Adelaide è sola a vedere e udire la Madonna, senza poter confrontare con alcuno le proprie impressioni. E’ “sola a portare la responsabilità di questo evento. Sola in tutto. [...] E’ sola di fronte a tutto e a tutti”. E “rispetto alle apparizioni in cui veggenti sono più di uno, il singolo trova tutto più difficile, specie se in età giovanissima”.

La Madonna dunque ha sbagliato tutto: ha scelto una bambina di sette anni, di natura piuttosto introversa, e l’ha posta “sola contro tutti”. Potrebbero esservi le premesse per una vicenda umana appassionante; ma lo scopo primario della Madonna era di fare di Adelaide una martire (“Ciao, mia piccola martire”, le dirà nell’ultima apparizione!) o di comunicare al mondo messaggi importanti per la salvezza delle anime?

2) La seconda ragione della cattiva riuscita delle apparizioni di Ghiaie è, abbiamo detto, l’ambiente umano decisamente sfavorevole in cui si verificarono.

L’entourage della veggente, dai famigliari ai numerosi interessati che a vario titolo collaborarono nella gestione della vicenda, mostrò, salvo poche eccezioni, diffidenza e ostilità, unite a un’invadenza, un’indelicatezza o addirittura una brutalità di modi che fecero molto soffrire la piccola “martire”.

Tentori, suggerendo una risposta all’interrogativo sopra riportato circa il diario che la veggente scrisse esclusivamente per sé, ricorda che don Cortesi, “ossessionato dall’idea che fosse tutto inganno del demonio e provenisse dalla furbizia e falsità di Adelaide, la costrinse a ritrattare, a negare tutto, sotto la minaccia di peccato mortale, di dannazione eterna all’inferno per lei stessa e di responsabilità per tutte le altre persone che ‘aveva ingannate’ con la storia delle apparizioni. Fu un martellamento insistente e devastante su una piccola che non aveva ancora raggiunto gli otto anni” (p. 220).

E per la povera Adelaide non mancarono neppure i maltrattamenti fisici.

Ma c’è un aspetto ancora più “nero” della vicenda: “una specie di congiura del silenzio, imposta moralmente ai testimoni di prima mano, i quali non hanno più potuto parlare” (p. 218).

E a chi ha voluto raccontare i fatti è stato impedito di “accedere ai documenti custoditi negli archivi su ciò che riguarda i fatti di Ghiaie e soprattutto sui lavori delle commissioni e del tribunale ecclesiastico. Sembra che ci sia come un’erezione di sbarramenti per impedire il chiarimento e l’approfondimento dei fatti. E questo dopo più di mezzo secolo. C’è come una paura che grava su tutta la vicenda, una preoccupazione di coprire e salvare l’onorabilità di alcune persone, a detrimento di altre. Forse, anche il fastidio e l’umiliazione di dover ammettere sbagli, errori, sia pur fatti in buona fede e con le migliori intenzioni” (p. 219).

“E’ stato impedito…”, “che si sia voluto …”: Tentori usa il passivo (che non è certo un “passivo divino”!) e l’impersonale: chi sia l’artefice di tutte queste macchinazioni non lo può o non lo vuole dire.

Noi lo diciamo, senza timore di sbagliare: è la Chiesa. Non importa a quale livello e con quali persone: di chiunque si tratti, si tratta certo di esponenti di quell’istituzione che Dio ha voluto per guidare gli uomini alla salvezza.

E la Chiesa si mostra attivissima, prima nel soffocare ogni presunta comunicazione del Cielo agli uomini, e poi nell’insabbiare ogni tentativo di far luce sulle sue responsabilità.

Appare quindi fuori luogo chiedersi perché mai, “se ora è ritenuta tutta un’invenzione o un’allucinazione, non si emette [il solito impersonale!] un altro comunicato” con una formula esplicita che escluda la soprannaturalità degli eventi di Ghiaie, “dopo aver ristudiato tutta la materia”.

E’ fuori luogo perché il riesame di “tutta la materia” è proprio l’ultima cosa che la Chiesa ha intenzione di fare: lungi dall’impegnarsi a fare chiarezza, sia pure trovando il coraggio di una decisione negativa, essa vuole lasciare tutto nell’ombra in attesa di un’estinzione naturale del fenomeno Ghiaie, non fosse altro che per la progressiva scomparsa dei suoi protagonisti.

“Silurare” ogni presunta manifestazione del soprannaturale esponendosi il meno possibile all’accusa di averlo fatto: questa è la regola d’oro della Chiesa, almeno da un secolo e mezzo. Ha quasi sempre funzionato, in centinaia e centinaia di casi.

Se ora torniamo a considerare la domanda posta all’inizio del paragrafo, la risposta è pressoché obbligata: le stelle stanno a guardare.

Il Cielo sembra indifferente ai problemi che le apparizioni incontrano per farsi accettare dalla Chiesa; il che ovviamente appare incomprensibile, in quanto dovrebbe trattarsi di iniziative del Cielo stesso, assunte in vista della salvezza dei suoi diletti figli.

La Madonna, o chi per lei, potrebbe, se volesse, scegliere diversamente i veggenti; così come potrebbe in mille modi influire sull’ambiente per smussarne l’ostilità e appianarne le resistenze. Ma non interviene. Pare sia rassegnata al fatto di doversi presentare in cento o mille apparizioni perché almeno una di queste vada a buon fine, ottenendo il crisma dell’ufficialità.

Non è un procedere molto economico, ma tant’è: Dio, ci si ripete, vuole la collaborazione degli uomini, e non cambia idea neppure di fronte agli incredibili pasticci dei suoi collaboratori. Così funziona la Rivelazione.

La vicenda di Ghiaie di Bonate presenta non poche analogie con quella di Medjugorje per quanto riguarda la tenace ostilità dell’ambiente e della gerarchia ecclesiastica, e soprattutto per l’incomprensibilità della strategia messa in atto dalla Madonna.

P.S. C'è ancora speranza?

La questione del riconoscimento delle apparizioni non può considerarsi definitivamente conclusa in modo negativo. Vi sono agguerriti fautori della loro autenticità che non si rassegnano a lasciar morire la cosa.

Tra questi A. M. Tentori, che a Radio Maria in più di un’occasione si è espresso con estrema durezza contro le gerarchie che fanno muro perché tutto rimanga sepolto e contro alcuni ascoltatori che lo invitavano proprio a moderare il linguaggio per rispetto verso l’autorità.

Precisando che nel libro non ha detto tutto quel che avrebbe potuto dire per non esser accusato di fare polemiche, Tentori sostiene che le domande circa il motivo per cui non si fa chiarezza andrebbero girate al vescovo attuale.

E aggiunge che, se non si vuole riconoscere l’autenticità delle apparizioni, si deve avere il coraggio di dire che fu tutta una macchinazione di Satana. Tertium non datur.

Noi ovviamente ci chiediamo perché questo non debba valere allora per tutte le apparizioni, conformemente a quanto abbiamo sostenuto nel capitolo dedicato alle “modalità della comunicazione divina”: se all’origine non c’è la Madonna, è probabile che vi sia Satana.

E in un caso come quello delle Ghiaie l’intervento diabolico dovrebbe essere addirittura certo. Si trattò infatti di un fenomeno eccezionale, se si pensa che in poco più di quindici giorni le tredici apparizioni riuscirono a far accorrere complessivamente quasi un milione e mezzo di persone, benché si fosse nell’ultimo anno di guerra, in un’Italia stremata dai bombardamenti.

I presenti all’ultima apparizione furono ben 350.000; per un confronto: 115.000 in tutto a Lourdes, 125.000 a Fatima (70.000 l’ultimo giorno, a vedere il preannunziato miracolo del sole).

Eppure, stranamente, a Tentori non viene in mente di chiedersi come mai il Cielo possa accettare che un granellino di sabbia intrufolatosi in un meccanismo tanto imponente e tanto sapientemente predisposto ne blocchi in modo definitivo il funzionamento.

Resta il fatto inoppugnabile che apparizioni che avevano la funzione di prevenire la gravissima crisi dell’istituto familiare poi manifestatasi a partire dal dopoguerra, quand’anche fossero riconosciute nel prossimo futuro, a distanza di oltre sessant’anni avrebbero comunque mancato in pieno lo scopo per cui erano state progettate.

Il “soccorso straordinario” inviato dal Cielo arriva con oltre mezzo secolo di ritardo! Il classico “soccorso di Pisa”. Ovvero: i pompieri sbagliano strada e arrivano quando è ormai bruciato tutto.

Ciò toglie ogni significato a tutti gli speciosi discorsi sulla presunta sapiente “scelta dei tempi” in occasione delle apparizioni di Fatima e di Medjugorje, nonché, in genere, per tutte quelle succedutesi dal 1830 in poi.

Ciò nonostante, vi è ancora chi, come padre Livio, con scarso senso dell’umorismo trova modo di esaltare “l’acutezza di vista” della Madonna, che avrebbe dimostrato di saper vedere con grande tempestività quella crisi della famiglia che allora si stava appena profilando. Ahimè, alla tempestività della diagnosi non ha corrisposto quella della terapia.

Ma padre Livio non dispera: se la Chiesa è ritornata sul caso Galileo a distanza di secoli potrebbe – e a suo giudizio dovrebbe - ritornare anche sul caso di Ghiaie.

La Chiesa può sbagliare, dice, dato che è infallibile solo quando il papa parla ex cathedra o in unione al Concilio ... E ricorda il caso di san Giuseppe Calasanzio - fondatore dell’ordine a cui egli appartiene – morto dopo la soppressione dell’ordine stesso (fu ricostituito alcuni decenni dopo); e il caso della Kowalska, pure riabilitata post mortem.

Spesso, spiega, il Cielo impone (ma non sarebbe meglio dire “si impone”?) questi stop per ottenere poi un successo maggiore. La Madonna avrebbe assicurato, comunque: “La Chiesa mi approverà”.

Con comodo, per carità, non c’è fretta. Evidentemente i tempi del Cielo non sono i nostri tempi. E a quanto pare non sono nemmeno quelli di Satana, assai più tempestivo e sollecito nel portare i suoi micidiali attacchi alla fede.

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