Modalità della comunicazione divina
Sommario:
- La molteplicità della apparizioni
- Il possibile inganno satanico
- Satana e il falso soprannaturale
- Il messaggio da recapitare. I “segreti”
- La natura della comunicazione divina
Il filo diretto
Padre Livio ripete spesso che il selvaggio proliferare di rivelazioni private è dovuto a una dissennata brama di “filo diretto” col Cielo (con esclusione cioè del mediatore istituzionale, la Chiesa).
Orbene, in primo luogo lascia sconcertati questa demonizzazione del desiderio di filo diretto da parte di chi confessa che la sua fede è stata incredibilmente potenziata proprio dalla percezione di tale contatto immediato tra la Madonna e i veggenti di Medjugorje.
In secondo luogo, che altro sono le apparizioni autentiche se non un filo diretto voluto dal Cielo stesso? Gesù e Maria, se e quando appaiono veramente, “tagliano fuori” la Chiesa: non solo si rivolgono di regola a dei laici, ma non provvedono neppure ad avvisare le gerarchie ecclesiastiche, né preventivamente né ad apparizioni iniziate.
La Chiesa si difende dichiarando automaticamente false tutte le rivelazioni private che contengono attacchi alla sua dottrina e/o a suoi esponenti; ma, anche quando nei messaggi non figura nulla del genere, non può non masticare amaro.
Alla fine, nei casi in cui la pressione del “sensus fidelium” diventa insostenibile, fa buon viso a cattivo gioco e concede il riconoscimento. Dopodiché dà inizio alla fuga in avanti mettendosi in prima fila nell’onorare i santuari.
Ma la realtà non si può nascondere: il Cielo utilizza, o addirittura privilegia, altri canali di comunicazione. Evidentemente non si fida di quelli istituzionali.
Siamo quindi di fronte a una chiara dimostrazione di sfiducia, cui la Chiesa risponde con la diffidenza generalizzata nei confronti delle rivelazioni private e cercando in ogni modo di ridimensionarne l’importanza.
Più volte, nel corso dei secoli, quando la navicella della Chiesa navigava precariamente in mano a timonieri non all’altezza, lo Spirito inviò dei santi, fondatori di ordini religiosi, che, sia pure a prezzo di qualche attrito con la Curia romana, risollevarono le sorti dell’istituzione e suscitarono nuovo fervore di fede.
Anche questo era una sorta di filo diretto che il Cielo istituiva. Ma quello delle apparizioni attuali è ancora più diretto.
René Laurentin afferma che la teologia non considera la sfera dei fenomeni paranormali, non sa collocarli all’interno del suo sistema; perciò è impotente a cogliere il divino quando questo si presenta in forme che sono intermedie fra il “soprannaturale assoluto” che è proprio della Rivelazione e ciò che si può constatare con la razionalità positiva delle scienze naturali.
Già; ma allora vengono spontanee alcune importanti obiezioni:
1) Risulta assolutamente incomprensibile come mai Dio, volendo comunicare con gli uomini utilizzando anche i fenomeni paranormali, abbia lasciato la sua Chiesa totalmente sprovvista di un radar per captarli. Non diciamo un carisma ad hoc, ma almeno … un briciolo di fiuto.
2) Si deve essere disposti ad accettare come manifestazioni del divino anche i fenomeni paranormali che si verificano in altri settori, e in particolare in altre culture e religioni; ad esempio, i miracoli di Sai Baba. In altri termini, la fede cattolica non può pretendere il monopolio dei messaggi di natura religiosa trasmessi mediante i canali della parapsicologia: su questi canali viaggiano innumerevoli altri messaggi.
3) Il “soprannaturale assoluto” (in pratica: le definizioni dogmatiche) può passare per vero solo perché non è “falsificabile” (non può cioè venir dimostrato falso, si sottrae ad ogni verifica). Con le apparizioni invece le possibilità di “falsificazione” ci sono, e allora balza agli occhi di tutti che la Chiesa è completamente priva di bussola.
Laurentin fa presente che il conflitto tra profetismo e istituzioni regali e sacerdotali percorre tutto l’Antico Testamento.
È vero; ma nell’AT Ezechia, ad esempio, non era assistito dallo Spirito Santo. Adesso invece abbiamo un’istituzione fondata da Cristo stesso, l’AT è superato; sicché è assurdo sostenere che lo Spirito Santo assiste infallibilmente la Chiesa quando questa assegna a Maria il titolo di theotókos (questione puramente nominale) o definisce il dogma dell’Immacolata o dell’Assunzione (realtà assolutamente inverificabili), e non la mette in grado di riconoscere la Vergine quando la theotókos-immacolata-assunta si presenta personalmente agli uomini!
Più ancora che assurdo, grottesco.
Penoso anche il rifarsi all’Antico Testamento, che quando la cosa torna utile viene invece dichiarato superato dalla perfezione del Nuovo.
La molteplicità delle apparizioni
Risulta difficile capire perché la Madonna non limiti drasticamente il numero (nonché, in molti casi, la durata) delle sue apparizioni.
È chiaro che il proliferare delle mariofanie e il loro sempre maggiore protrarsi nel tempo producono oggettivamente due fenomeni:
1) disorientamento, sospetto, difficoltà di discernere le apparizioni autentiche dalle false;
2) perdita di incisività della coumunicazione stessa, a causa dell’inflazione di messaggi.
E s’impone una domanda: è possibile vedere nella moltitudine di rivelazioni private, e di apparizioni mariane in particolare, qualche forma di coordinamento, qualche strategia d’insieme?
Laurentin è esplicito: no (AV 155). Del resto, nella stragrande maggioranza dei casi le varie Madonne mostrano chiaramente di ignorarsi, e appaiono anche con aspetti diversi nei vari luoghi.
Per risolvere la questione una volta per tutte, l’ideale sarebbe chiedere ad esempio alla Madonna di Medjugorje di fornirci lei stessa un elenco delle apparizioni autentiche: in fondo non dovrebbe far altro che dirci in quali altri luoghi lei appare.
Ma probabilmente si verificherebbe quel che dice padre Livio a proposito delle domande poste alla Vergine: “È ben raro che i veggenti facciano queste richieste alla Madonna, la quale il più delle volte non risponde” (PCM 79).
Una prospettiva interessante sulla problematica identificazione delle varie Madonne ci è offerta dal riconoscimento ecclesiastico accordato nel 2002 alle apparizioni di Amsterdam (anni 1946-59). Per il tramite della veggente, Ida Peerdeman, la Vergine chiese che venisse proclamato “l’ultimo dogma mariano”, quello che la definisce “Corredentrice, Mediatrice di grazia e Avvocata”.
Ora, ci si domanda perché mai la Madonna di Medjugorje, se è la stessa madonna, non abbia riproposto la richiesta, o non vi abbia almeno fatto allusione, neppure adesso che il riconoscimento ha per così dire ufficializzato, se non legittimato, la richiesta stessa.
Si deve pensare che per scrupolo burocratico non voglia interferire in una procedura che riguarda un altro dossier? E se è così, non ha qualcosa di schizofrenico questo procedere a compartimenti rigorosamente stagni?
Non manca tuttavia, anche tra i mariologi impegnati, chi non ha il minimo dubbio: “La Madonna sta apparendo in tutte le parti del mondo”, afferma convinto don Gabriele Amorth (citato in ATM 406). Per lui Medjugorje è l’ “apparizione-pilota” di tante altre apparizioni con cui la Vergine vuole ridare slancio al messaggio di Fatima che era stato ormai quasi dimenticato.
Padre Livio invece ignora per quanto gli è possibile tutte le apparizioni contemporanee a Medjugorje, pur non osando qualificarle tutte come false.
Per Vittorio Messori “oggi c’è una proliferazione di piccole apparizioni, di microfenomeni: come se la Madonna sia preoccupata per l’umanità, e si comporti come una madre affannata, che corre di qua e di là per mettere in guardia i suoi figli” (NA 55).
Veramente strano però il comportamento di questa madre, che mentre si affanna tanto per recare messaggi urgenti, riesce mirabilmente a non farsi riconoscere dai suoi figli più qualificati e più dotati di “discernimento”, rinunciando per di più a uno dei mezzi più efficaci a sua disposizione, vale a dire la sinergia tra le sue diverse apparizioni.
E ancora più strano mi pare parlare, come si fa da più parti, di una sorta di “democratizzazione” delle apparizioni, per cui la Madonna apparirebbe imparzialmente (ed “ecumenicamente”) in tutti i paesi, in tutte le culture, in tutte le realtà sociali: una distribuzione “a pioggia” di mariofanie su scala planetaria, insomma (attualmente, pare, più di una per milione di abitanti); con in più, inclusa nel concetto di democratizzazione, l’idea di una sorta di diritto, in nome del principio che un’apparizione della Madonna non si nega a nessuno.
Il possibile inganno satanico
Qui tocchiamo un punto molto delicato. Il fatto drammatico è che, ogniqualvolta ci troviamo di fronte a un fenomeno di carattere sacro non spiegabile scientificamente, e in cui la Chiesa per vari motivi non ritiene di ravvisare l’iniziativa del Cielo, il fenomeno dovrebbe venire ascritto all’azione di Satana.
Padre Livio non ha dubbi in proposito: nel proliferare selvaggio di pseudorivelazioni (quello che egli chiama “apparizionismo”) c’è la mano, o meglio la coda, del Maligno. “Molti fenomeni”, scrive, “comprese le apparizioni, le comunicazioni di messaggi e persino delle guarigioni possono avere il demonio come autore, mascherato all’occorrenza da angelo di luce (cfr. 2 Corinzi 11,14)”.
E specifica - richiamando Ap 13, 13-14 - che “tutto ciò che avviene nel mondo fisico (lacrimazioni, profumi, segni nel cosmo ecc.) potrebbe anche essere un inganno dell’astuto falsario” (DS 203).
Sicché, diciamo noi, il discernimento e il conseguente tempestivo pronunciamento su ogni caso da parte della Chiesa sarebbe assolutamente necessario.
Lo stesso padre Livio in effetti ci avverte che “in ultima istanza è solo il discernimento fatto dall’autorità ecclesiastica quello che premunisce il fedele dall’inganno e gli dà la certezza che in quel determinato segno vi è "il dito di Dio". Ne consegue che solo camminando con la Chiesa e nella Chiesa il cristiano è al sicuro”.
Ma, ahimè, ecco subito la doccia fredda: “La Chiesa però, nell’esaminare le varie situazioni con la sua proverbiale calma e prudenza, si attiene ad alcuni criteri di valutazione, ai quali anche i fedeli possono fare riferimento per un primo giudizio personale, in attesa di quello ufficiale” (DS 204).
Con questo padre Livio ci dice che possiamo sentirci sicuri solo quando la Chiesa ha dato la sua approvazione ufficiale, ma ci avvisa anche che le sue procedure sono lentissime (a volte si supera il mezzo secolo!) e insinua il problematico concetto dell’iniziativa del fedele che, nell’attesa che la Chiesa si pronunci, provvede da solo a discenere il vero dal falso.
Svilupperemo questo discorso nel prossimo capitolo, dedicato ai problemi pratici del discernimento. Qui torniamo ad esaminare il tema del possibile inganno satanico, da cui la Chiesa dovrebbe proteggere il fedele.
Una cosa appare chiara: quando la Chiesa non è in grado di svolgere questo compito, dovrebbe essere proprio la Madonna a mettere in guardia i suoi devoti contro gli inganni del Demonio.
A Medjugorje, in un messaggio famoso, la Vergine dice: “Satana si è impadronito di una parte del mio piano e vuole farlo proprio”; e si mostra assai preoccupata (pur non svelando in che consista concretamente l’azione diabolica).
Orbene, a noi sembra che il mezzo migliore che Satana ha a disposizione per boicottare l’azione di Maria sia proprio inscenare false apparizioni diffondendo messaggi ingannevoli.
A sua volta, perciò, la Vergine potrebbe efficacemente reagire smascherandolo, dichiarando cioè dove non è lei ad apparire e a parlare, bensì lui, il Maligno. Così potrebbe appunto impedire al nemico di “impossessarsi” dei suoi piani.
Potrebbe; e, ripetiamo, dovrebbe.
Non si vuole qui entrare nel merito della libertà che Dio lascia a Satana perché metta alla prova l’uomo, come già fece con Giobbe. Il problema è di capitale importanza e verrà trattato ampiamente altrove.
Ma dobbiamo dire subito che, se è ammissibile che Dio consenta a Satana di tentarci, non è ammissibile che gli consenta di ingannarci, ossia di mescolare i propri messaggi a quelli del Cielo inserendosi sul canale su cui Egli stesso ci sta parlando.
Possiamo arrivare ad ammettere che Dio “ci induca in tentazione”, intendendo la tentazione, il peirasmón, come ‘prova’ da superare; ma non che ci lasci fuorviare da un Demonio che si camuffa da Dio. Dovremmo pregare: “Sottoponici pure alla prova, ma non indurci nella disinformazione”.
Se possiamo, a malincuore, rassegnarci al Deus absconditus, al Dio nascosto, non possiamo accettare il Deus decipiens, il Dio ingannatore, o comunque complice dell’inganno demoniaco.
Se dunque la Madonna vuole che l’ascoltiamo quando viene a parlarci (il che equivale a dire: se vuol risultare credibile), occorre assolutamente che faccia tacere, o quanto meno denunci apertamente, le false Madonne messe in scena da Satana.
Il quale, con questa strategia:
1) da un lato rende impossibile il riconoscimento delle apparizioni autentiche, col risultato che molti fedeli - e la Chiesa per prima - non credono più neanche a quelle vere: fa in sostanza come certi hacker, che bombardano di messaggi determinati siti della rete per bloccarne il funzionamento;
2) dall’altro insinua una quantità di errori nelle comunicazioni del Cielo agli uomini (a somiglianza degli hacker che diffondono i virus).
Lo stesso padre Livio non esita a scrivere che il Demonio è “troppo interessato a creare il caos e a discreditare la manifestazione celeste”. Anzi, inscenando false rivelazioni private egli ottiene anche il risultato di discreditare la religione” stessa, “gettando su di essa il ridicolo e degradandola a superstizione” (SMM 91).
Satana e il falso soprannaturale
Sulle capacità “professionali” del Maligno come “falsario” (per usare una fortunata definizione dello stesso padre Livio), ossia come regista di spettacolari messe in scena, i teologi, come si è appena detto, hanno pochi dubbi.
In ogni caso, è certo che non è garanzia di autenticità nemmeno l’ineccepibilità dottrinale dei messaggi: padre Amorth ricorda continuamente che il Diavolo per rendersi credibile usa lo stratagemma di dire cose buone, edificanti.
“La Madonna a Medjugorje non ha mai detto una sola parola contro il Papa o la Chiesa”, ripete padre Livio. Già. Ma Satana, tanto furbo, a quanto si dice (addirittura … diabolico!), non potrebbe evitare di attaccare Papa e Chiesa proprio per non destare sospetti e far così passare messaggi più sottilmente fuorvianti?
E non ci devono ingannare neppure i frutti pastorali di tante apparizioni: risveglio della devozione, preghiere, conversioni.
Satana potrebbe benissimo aver calcolato che, alla lunga, i problemi e il discredito recati alla Chiesa da un proliferare selvaggio di rivelazioni private su cui essa mostra chiaramente di non saper che pesci pigliare può rappresentare per lui un vantaggio superiore al danno dei “frutti di conversione” prodotti dalle singole rivelazioni.
E la catechesi ci ripete continuamente che basta al Diavolo istillare una sola goccia di veleno in un bicchiere per traviare un’anima: una sola frase in migliaia di parole.
Infine, neppure l’irreprensibilità dei veggenti può costituire un’assoluta garanzia di attendibilità. Non potremmo trovarci di fronte a una messinscena satanica talmente abile da “ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti”? Quando si entra, con Gesù, nella logica dei “falsi Cristi” e dei “falsi profeti”, c’è da aspettarsi di tutto. Se si griderà “è qui”, “è là” per il Cristo che non sarà né qui né là, è chiaro che la stessa cosa può accadere con la Madonna.
È la medesima logica del “perché guardando guardino ma non vedano”, della “potenza d’inganno” mandata da Dio “perché credano alla menzogna”, del “Ti benedico, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti” (Mc 4,12; 2Ts 2,11; Mt 11, 25).
Dio troppe volte si compiace di non farsi capire, o comunque permette che il Demonio disturbi e renda equivoche le sue comunicazioni.
Il messaggio da recapitare. I “segreti”
Un mezzo spessissimo utilizzato dal Cielo per comunicare con gli uomini è l’affidamento al veggente di un messaggio da consegnare al parroco, al vescovo o addirittura al Papa.
Questo avvenne già a Guadalupe, nel 1513: la Madonna incaricò il veggente di comunicare al Vescovo il suo desiderio che le venisse dedicato un tempio.
A volte il messaggio comunica un “segreto” che si chiede al destinatario di rendere pubblico dopo una certa data: non si tratta di cose da fare, ma di cose da dire.
A La Salette, Maria, pare, confidò separatamente a Melania e a Massimino due diversi segreti che i fanciulli cinque anni dopo misero per iscritto, spedendoli al Papa perché li divulgasse non prima del 1858 (purtroppo si dovette attendere che papa Pio IX morisse, ossia altri vent’anni, perché la divulgazione – parziale – avesse luogo).
Nel caso di Fatima i due tipi di richiesta si trovano associati: attraverso suor Lucia la Madonna chiede al Papa sia di fare la consacrazione della Russia al suo Cuore immacolato sia di dire, ossia divulgare, non prima del 1960, il contenuto del cosiddetto “Terzo segreto”.
Chi vuole, può leggere ne “Il tormentone di Fatima” come queste due missioni furono compiute dai pontefici. Qui ci limitiamo a sottolineare la somma stranezza, per non dir altro, di simili procedure: se la Madonna vuole affidare un compito al Papa (o in subordine, al vescovo o al parroco), perché glielo affida attraverso intermediari (magari una bambina di sette anni, come a Ghiaie di Bonate) anziché rivolgersi direttamente all’interessato?
Ad Amsterdam, abbiamo visto, la Vergine avrebbe addirittura chiesto la proclamazione di un dogma, compito che spetta in esclusiva al pontefice parlante ex cathedra.
È come se il padrone di una ditta, volendo dare informazioni o istruzioni al direttore, comunicasse il tutto all’ultimo dei fattorini, chiedendogli di riferire al capo.
Detto per inciso: la procedura non sembra strana solo a noi. Siamo in buona compagnia. Di fronte a lettere recanti annunzi di messaggi di carattere soprannaturale ricevuti da mistiche o sedicenti tali, Pio XI commentava perplesso: “Dicono … dicono che io sono il Suo vicario in terra. Se ha qualcosa da farmi sapere, potrebbe dirlo a me” (SNS 68).
Sta di fatto che, quali che possano essere i vantaggi di una simile bizzarra procedura, essa comporta gravissimi inconvenienti:
1) il latore del messaggio deve innanzitutto presentare le proprie credenziali, deve cioè convincere il destinatario di avere veramente ricevuto dal Cielo il messaggio che pretende di recapitare; e la cosa, come sappiamo, risulta il più delle volte difficilissima;
2) l’affidamento dell’incarico all’intermediario suscita spesso una certa resistenza, se non addirittura ostilità, più o meno cosciente - e comunque comprensibile -, in chi si vede “scavalcato” nel rapporto privilegiato col Cielo: è la reazione che abbiamo appena colto in un pontefice;
3) spesso tra la Madonna e l’autorità religiosa, poste problematicamente in comunicazione attraverso i veggenti, sorgono equivoci, incomprensioni di varia natura. Nel caso di Fatima il fenomeno assunse risvolti patologici;
4) la notizia del compito affidato al vescovo o al papa viene in genere resa pubblica (restando ovviamente segreto il contenuto dei messaggi da diffondere).
Di conseguenza l’affidatario non può, anche volendo, fingere di non aver ricevuto l’incarico, e si vede costretto a render conto ai fedeli dell’eventuale mancato – o scorretto, o incompleto, o tardivo – adempimento della richiesta avanzata dal Cielo.
Ciò costituisce ovviamente un ulteriore motivo di delegittimazione della gerarchia ecclesiastica. La quale dal canto suo reagisce con un’accresciuta diffidenza.
Negli ultimi decenni la Madonna ha preso a confidare ai veggenti segreti destinati a venir divulgati, dopo una certa data, non dal papa o dal vescovo, ma dai veggenti stessi o da un religioso di loro fiducia scelto personalmente. Così è ad esempio a Medjugorje.
Inutile dire che in questi casi il “tagliafuori” nei confronti della gerarchia ecclesiastica è ancora più netto e urtante. Sta di fatto che è diventato ormai comune che vi siano persone a loro dire in possesso di segreti celesti riguardanti la fede, la Chiesa, il mondo e negati, per decenni, alla conoscenza delle massime autorità ecclesiastiche.
La comunicazione cifrata
Ai cultori della cabala non mancano le occasioni per scorgere in strane coincidenze di cifre e di nomi altrettanti “segni” intesi a comunicare un arcano disegno divino.
Così, ad esempio, il fatto che lo scioglimento dell’Urss sia stato decretato, si afferma, l’8 dicembre 1991 e sia divenuto esecutivo il successivo 25 dicembre sarebbe la prova, si dice, che con esso si avverava, o quanto meno si avviava, la conversione della Russia promessa a Fatima.
La scelta stessa della Madonna di apparire in una località recante il nome della figlia di Maometto avrebbe un preciso significato, così come l’avrebbe la data dell’attentato a Giovanni Paolo II (il 13 maggio, richiamante la data della prima apparizione del 1917); e “Lucia”, il nome anagrafico della religiosa che impedì all’attentatore di dileguarsi, coincide con quello della veggente portoghese.
Non si può liquidare l’argomento come se si trattasse di una curiosità per gli appassionati di crittografia ed enigmistica. Dietro la determinazione a ricercare nei dati della cronaca messaggi cifrati di provenienza celeste stanno due problemi di importanza decisiva per l’interpretazione di tutto il macroscopico fenomeno delle rivelazioni private:
1) il problema del significato che tale ricorso a messaggi in codice ha nell’ambito della strategia di comunicazione del Cielo agli uomini. In altri termini: perché il Cielo ricorre a tali tecniche da 007?
In ogni caso, è chiaro che accettando simili interpretazioni si ripropone il discorso di una possibile “strategia globale” delle apparizioni mariane; cosa che, abbiamo visto, i più tendono invece ad escludere o quanto meno a lasciare nel vago;
2) il problema di chi sia abilitato a cogliere nel linguaggio cifrato gli elementi per ricostruire tale supposta strategia.
Chi vuole potrà trovare nell’articolo “L’esoterismo cristiano” (in preparazione nella sezione “Fogli volanti”) altro materiale su questo tema, con l’indicazione di alcuni casi particolari e considerazioni critiche sulla plausibilità intrinseca di quella che chiameremo “l’ipotesi crittografica”.
Qui ci limitiano a citare alcuni esempi per concludere il discorso sulle modalità della comunicazione divina nell’ottica dei due problemi or ora citati.
Le “firme” di Maria
a) Nella Costituzione europea, come è noto, non è stato incluso, come sarebbe stato invece sacrosanto fare, alcun richiamo alle “radici cristiane” dell’Europa.
Per la Madonna si tratta certo di uno schiaffo, al quale la Vergine, a detta di alcuni suoi zelatori attenti alla magia delle cifre e delle coincidenze, avrebbe reagito facendo in modo che la bozza definitiva della carta costituzionale, da sottoporre poi alla ratifica solenne dei venticinque, venisse firmata nella notte tra il 18 e il 19 giugno 2004.
In che consiste l’arcano? Nel fatto che, nel 2004, in questi due giorni cadevano le due ricorrenze mobili del Sacro Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria (si tratta rispettivamente del venerdì e del sabato della terza settimana dopo Pentecoste).
b) Altro “marchio” lasciato dalla Vergine sull’Europa che l’ha esclusa dalla propria costituzione sarebbe la bandiera, con le 12 stelle originariamente bianche (ma ora gialle, o meglio dorate) su fondo azzurro: l’autore del bozzetto che a suo tempo vinse il concorso si era ispirato – con la mediazione della “medaglia miracolosa” - alla corona di 12 stelle della “donna vestita di sole” di cui parla il capitolo XII dell’ “Apocalisse”. Bianco e azzurro sono colori tipici dell’abbigliamento di Maria nelle apparizioni.
c) Il giornalista Salvatore Gaeta ha scoperto che congiungendo con una linea continua, sulla carta geografica, le 12 località sedi di mariofanie riconosciute dalla Chiesa a partire da quella del 1830 a Caterina Labouret, si ricava il disegno di una M, il che costituirebbe appunto la “firma di Maria”.
Di qui il titolo del libro scritto da Gaeta in forma di intervista a padre Livio; libro in cui quest’ultimo sostiene la tesi che, appunto dal 1830, la Vergine sta attuando in Europa un piano sistematico di interventi a sostegno della fede minacciata da laicismo, materialismo e ateismo dilaganti per iniziativa satanica.
Rinviamo all’articolo sopra citato chi volesse sincerarsi delle forzature con cui tali risultati sono spesso raggiunti, e ci limitiamo qui a qualche considerazione circa i due problemi capitali di cui si è detto.
1) Esiste dunque, nelle apparizioni mariane degli ultimi due secoli, una strategia unitaria e coerente, rilevabile decrittando i segni nascosti lasciati dal cielo?
In primo luogo va detto che, visto quanto è accaduto e sta tuttora accadendo proprio nella zona d’Europa (dalla penisola iberica ai Paesi Bassi) principalmente interessata dalle mariofanie riconosciute, quel Dio che, si dice, avrebbe mandato Maria a recare soccorso alla fede minacciata dovrebbe licenziarla in tronco.
Sotto la spinta di Zapatero, appoggiato dall’opinione pubblica più di quanto ci si potesse attendere, anche la cristianissima Spagna si allinea alla laicissima Francia e persino all’emancipatissima e incredula Olanda nella cruciali questioni della famiglia, della bioetica e della morale sessuale. Cose neppur lontanamente pensabili un secolo e mezzo fa, quando ebbe inizio il ciclo di apparizioni.
In secondo luogo, ci si chiede se sia veramente lusinghiera l’immagine che ci danno di Maria le “astuzie” che le vengono attribuite nel lasciare la propria firma dove sembra che lei e Dio siano stati estromessi.
Non si finisce per conferirle tratti di carattere un poco puerili supponendo che si senta gratificata da certe piccole “rivincite” formali che avrebbe saputo prendersi, ad insaputa dei suoi nemici, mentre nella sostanza delle cose la Chiesa e la fede subiscono colpi durissimi?
In Europa c’è una silenziosa apostasia di massa, la pratica religiosa è in netto declino; omosessualità, aborto, eutanasia trovano posto nella legislazione di sempre più numerosi stati; le pratiche della fecondazione artificiale, in tutte le sue varianti, si diffondono sempre più; le vocazioni sono paurosamente in calo, tanto che bisogna ricorrere ai preti africani e sudamericani; e ora la costituzione europea nasce estromettendo astoricamente la Chiesa e la fede cristiana dal processo bimillenario che ha formato la cultura del continente.
Ma la Madonna, a detta di certi suoi fedelissimi, esibisce un risolino soddisfatto perché è riuscita a intrufolarsi, non veduta, e a lasciare i propri “segni” cifrati: ha marcato il territorio.
È riuscita a fare un “dispetto” a quei politici miscredenti; e loro non se ne sono neppure accorti! Buggerati in pieno. Perché, si afferma, lorsignori non la volevano, ma lei in Europa c’è lo stesso (almeno per i cultori dell’enigmistica).
Ripetiamo: non vi è una buona dose di infantilismo in tutto questo?
In sostanza, la “vittoria” di Maria consisterebbe nell’esser riuscita a “firmare” surrettiziamente un documento di cui non condivide il contenuto. Un documento che nonostante i suoi sforzi è nato in modo assai difforme dai suoi desideri.
Per colei che si presenta come “regina”, e quindi vincitrice, è veramente un bel successo! Ovvero dovremo concludere che chi si contenta gode.
Stando così le cose, viene addirittura da pensare che tutto sia magistralmente organizzato da Satana, il quale potrebbe aver scelto di lasciare all’avversaria qualche briciola a scopo di consolazione, tenendosi il grosso della preda. Per dir meglio: tenendosi l’arrosto e lasciando alla Vergine il fumo.
2) Se ci chiediamo chi sia in prima linea nell’opera di decrittazione e divulgazione dei messaggi cifrati, tanto da giungere addirittura a individuare il grandioso progetto messo in opera dal Cielo mediante le apparizioni di Maria, la risposta è facile, almeno per quanto riguarda l’Italia: si tratta di un manipolo di giornalisti, alcuni dei quali autori di libri fortunati.
Citeremo innanzitutto Vittorio Messori, poi l’amico e collaboratore Rino Cammilleri, per continuare col già citato Salvatore Gaeta e con Antonio Socci, Andrea Tornielli, Riccardo Caniato, Vincenzo Sansonetti … Ciascuno di loro lavora in piena indipendenza, ma molti gravitano attorno a Radio Maria (e quindi a padre Livio) e/o alla rivista di apologetica “Il Timone”.
Se consideriamo da un lato questa insistenza sul fenomeno delle mariofanie - viste come strumento privilegiato del Cielo, da quasi due secoli, per dirigere la storia del mondo - e dall’altro il rilievo miserevole, per non dire nullo, che esse hanno, come abbiamo visto, nel Catechismo della Chiesa Cattolica, potremmo addirittura parlare di due religioni parallele.
Qualcuno ha parlato, provocatoriamente, di una Rivelazione compiuta dai giornalisti dopo quella a suo tempo affidata agli evangelisti (questo, probabilmente, in omaggio ai tempi che cambiano, e oggi vedono il dominio dei media sulla società).
È evidente l’intento denigratorio di tale definizione. Ma resta il fatto, inoppugnabile, che l’interpretazione e rivelazione dei segni reconditi del Cielo dovrebbe competere in primo luogo alla Madonna stessa; e in secondo luogo, eventualmente, alle gerarchie ecclesiastiche.
In ogni caso, il più modesto parroco di campagna, opportunamente assistito dallo Spirito Santo, sarebbe più al suo posto, in questo compito, di un’accolta di premi Pulitzer.
Sta di fatto che questi giornalisti, se le cose stanno come essi dicono, avranno un ruolo capitale nella Nuova Rivelazione, avendo fondato l’esoterismo cristiano, che usano come un grimaldello per forzare i segreti della storia universale, passata presente e futura. Hanno scoperto il linguaggio cifrato con cui Maria parla agli uomini e firma i propri interventi sulla scena del mondo. E in tal modo si sono già assicurati un posto nella storia.
Non vi è ombra di ironia in queste parole: se ciò che essi affermano di aver scoperto è vero, una simile conclusione è inoppugnabile. Purtroppo la Chiesa, che non ha scoperto niente, ci fa l’ennesima figuraccia.
C’è comunque qualcosa di morboso, di patologico in questa sorta di dietrologia. Fa venire i brividi il pensiero di una madre che parla ai figli in un modo simile, con un linguaggio cifrato (quanto meno per certificare la propria identità), da appassionati di rebus; e per di più quando questi figli, si dice, sono sull’orlo dell’abisso e necessitano di un soccorso immediato.
È evidente poi che il discorso della comunicazione cifrata, se viene alla luce in particolare nelle “coincidenze” rilevate dai cultori della cabalistica mariana, investe di fatto tutto il fenomeno delle mariofanie, che impegnano incessantemente i fedeli e la Chiesa nell’opera di discernimento, per distinguere l’autentico dalle mistificazioni di origine diabolica.
E qui il comune credente non può non esprimere il suo sconcerto e la sua amarezza. Potremo forse rassegnarci al Dio che nella “Rivelazione” si “ri-vela”, come ci viene spiegato, tenendosi nascosto; ma che anche le rivelazioni supplementari, fatte per rinvigorire la fede, debbano passare per le forche caudine della decrittazione, e siano poste in concorrenza con una quantità strabocchevole di apparizioni fasulle di possibile matrice satanica, di fronte alle quali la Chiesa è eternamente costretta a sfogliare la margherita, beh, questo rappresenta veramente una sottile perfidia del Cielo, che si diletta di enigmistica.
Suonano amara irrisione le parole di Gesù che ringrazia il Padre per aver nascosto le verità “ai sapienti e agli intelligenti”, rivelandole ai “piccoli”.
La natura della comunicazione divina
A monte di tutto questo sta una circostanza incontestabile: tutta la comunicazione di Dio all’uomo (parliamo ovviamente della comunicazione verbale esplicita rivolta a tutti gli uomini) avviene per interposta persona.
Così fu nel Vecchio Testamento, coi profeti; così nel Nuovo, con gli evangelisti. Nel caso dell’epistolario paolino e delle lettere “cattoliche”, noi non siamo neppure i destinatari della comunicazione dell’agiografo: ci troviamo per così dire ridotti a sbirciare in testi non scritti per noi.
Tale condizione trova un’epressione emblematica di eccezionale evidenza nelle scene che ci mostrano i fedeli presenti alle apparizioni pubbliche della Madonna, come a Medjugorje: tutti guardano i veggenti che guardano la Madonna; nessuno, al di fuori dei privilegiati, la vede o la sente; ma tutti sperano che qualcosa “trapeli”. Un ruolo da “guardoni” e “origlioni”.
Di qui un corollario: questo modo di fare di Dio e della Madonna non ha nulla a che vedere con il comportamento di un padre e di una madre.
Hanno un bel dire i veggenti di Medjugorje che loro non godono di una particolare benevolenza da parte della Madonna, perché “per una madre i figli sono tutti uguali”!
Una madre o un padre che si rivelano ad alcuni figli tenendosi ‘nascosti’ ad altri (la stragrande maggioranza), ai quali la ‘rivelazione’ materna o paterna deve venire trasmessa dai pochissimi privilegiati, non sono una madre e un padre degni di questo nome.
Se si pensa che il principale ostacolo alla salvezza delle anime è la mancanza di fede (Dio fa a tutti la grazia, ossia il dono, della fede, ma alla grazia bisogna corrispondere), è indiscutibile che il destinatario di una rivelazione personale, diretta - in cui Dio non rimane absconditus, ma con la sua evidenza irrefutabile si impone all’intelletto senza lasciargli la possibilità di “non consentire” - gode di un privilegio straordinario.
A cui ovviamente corrisponde una discriminazione nei confronti di tutti gli altri “figli”.
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