Satana si vendica dell’Immacolata
In “Ipotesi su Maria”, Vittorio Messori ricorda con sconcerto e amarezza la frequentissima confusione, “non solo sui giornali ma - ciò che è ben più grave - su libri considerati seri”, tra l’Immacolata concezione e il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria: sono molti a pensare che con la prima espressione si indichi quest’ultimo evento (p. 413).
Noi possiamo aggiungere che la confusione è grande anche tra i devoti credenti, come attestano numerose domande in proposito da parte di ascoltatori di Radio Maria.
Chiedendosi se non sia possibile ovviare all’inconveniente sostituendo la formula dogmatica del 1854 con qualche altra più perspicua, l’autore avanza un paio di proposte alternative.
La prima di queste (“Privilegio mariano”) ha però il torto di far pensare immediatamente alla deprecata “mariologia dei privilegi”. L’altra (“Preservazione di Maria”) ci pare poi ancora più infelice: proprio per il fatto che vi è l’abitudine di collegare il dogma al concepimento senza seme, si rischia che la preservazione venga più o meno direttamente associata alla “preservazione” anticoncezionale; ossia, per essere ancora più espliciti, al preservativo, volto magari ad impedire che fosse il seme di Giuseppe ad operarare il concepimento, usurpando così il ruolo dello SS. Si sarebbe comunque di fronte a una sorta di intervento “preservativo” da parte di Dio.
Ma quel che più conta è che Messori, pur dichiarandosi fiducioso nella capacità dei teologi di escogitare soluzioni migliori, non può fare a meno di considerare che la Vergine stessa, apparendo a Lourdes, si autodefinì “l’Immacolata Concezione”.
Il che lo induce a concludere rassegnato: “Allora, meglio lasciar stare? Per ora, accontentiamoci, quando proprio è necessario, di precisare: pur ben sapendo, ovviamente, che si tratta di una fatica di Sisifo, come l’esperienza insegna”.
Sotto il profilo pratico, questa può essere una soluzione. Ma Messori dovrebbe scavare un po’ più a fondo e chiedersi che cosa significhi questo scollamento tra il linguaggio della Chiesa e quello dei fedeli.
Nei secoli passati, ci spiega con emozione l’apologetica, al tempo della grande disputa tra i fautori dell’Immacolata concezione (i cosiddetti “immacolatisti”) e i suoi negatori (i “maculatisti”), poteva capitare che il popolo, convinto sostenitore di quel che sarebbe poi divenuto dogma, arrivasse addirittura a minacciare fisicamente e a cacciare dalla Chiesa l’incauto predicatore che si fosse azzardato a dimostrare l’impossibilità dell’esenzione di Maria dal peccato originale.
A tal punto, si dice, ripugnava al sensus fidei del popolo cristiano l’idea che la Vergine fosse stata sia pur per un solo istante sotto il giogo del peccato, e quindi di Satana.
Bene, quand’è così possiamo parlare di nemesi. Diciamo che Satana si è vendicato. È passato al contrattacco e ha lavorato benissimo: oggi anche nel già ridotto popolo di Dio vi sono molti che, nonché scandalizzarsi della negazione del dogma, non si rendono neppur conto di quel che esso significa.
Non capiscono di che si tratti, bisogna spiegarglielo pazientemente: non gli entra in testa, tanto sono “out”. Ovvero, diciamo che è “out” il dogma stesso. Anche perché è ormai completamente estraneo al sensus fidei della maggioranza dei “credenti” il dogma soggiacente, quello del peccato originale.
La Chiesa ha voluto strafare: oltre al concepimento verginale attestato dal Vangelo ha preteso l’Immacolata concezione, totalmente priva di basi bibliche che non siano quelle mistificatorie del “protovangelo” (Gn 3, 15) e di kecharitoméne (il famoso “piena di grazia”).
E Satana è intervenuto facendo quel che già aveva fatto Dio a Babele: ha provveduto a “confondere le lingue”, sicché ora buona parte dei fedeli non capisce più il linguaggio dei pastori.
Ma poiché è nella più pura tradizione cristiana che sia difficile distinguere l’azione di Satana da quella di Dio (la Bibbia stessa arriva ad attribuire ai due, in due punti diversi, la medesima azione), accanto all’iniziativa del Maligno dobbiamo considerare anche l’atteggiamento del Cielo. E allora vediamo immediatamente che, se la Madonna a Lourdes si espresse nel modo sopra citato (disse letteralmente “Io sono l’Immacolata concezione”), vuol dire che per lei va bene così: va bene che i semplici non la capiscano.
Il problema ricordato da Messori dunque non consiste solo nel rispetto dovuto a una convenzione ormai invalsa, ma è ben più grave: non si tratta di emendare il linguaggio della Chiesa, ma quello del Cielo stesso.
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