controapologetica le bugie della fede

Il Papa in paradiso

Nella congerie di notizie che i mass media riversarono su tutti i canali d’informazione alla morte di Giovanni Paolo II ce n’è una che le surclassa tutte, una che da sola vale mille volte più di tutte le altre messe insieme.

Sfortunatamente fu divulgata solo da un articolo di Antonio Socci e in qualche altro raro contributo mediatico (dovrebbe esservi stato un articolo di Sansonetti su “Oggi” un paio di settimane dopo; forse qualcuno vi accennò a “Porta a porta”. Certo è che nel web è impossibile trovarne traccia se non nell’articolo di Socci, riprodotto in tutte le salse).

Eppure, ripetiamo, era qualcosa che meritava un titolo a nove colonne su tutti i quotidiani del mondo e i titoli di testa di tutti i telegiornali. Si tratta della notizia che il papa defunto è ufficialmente in paradiso accanto alla Vergine, e che risultava già arrivato a destinazione quattro ore dopo il decesso: il veggente Ivan di Medjugorje aveva potuto constatarlo de visu.

Tutti i mass media del mondo, con i loro obiettivi puntati su san Pietro, se la sono lasciata scappare: tutti, compresi la Radio Vaticana e l’Osservatore Romano!

È chiaro che deve esserci qualcosa che non funziona nella strategia comunicativa del Cielo. Ha un bel dire Socci che “molti storcono il naso per una pregiudiziale ostilità all’irrompere del soprannaturale”!

Il fatto è che di fronte a un tipo di soprannaturale così ... kitsch (ovvero pacchiano) storcono il naso quasi tutti (compreso, penso, se è coerente, il medjugorianissimo Laurentin; e, inoppugnabilmente, viste le orecchie da mercante fatte alla notizia, storce il naso in primis il card. Ratzinger, ora Benedetto XVI).

In ogni caso, la difformità di tono, portata, significato della notizia rispetto a tutte le altre è tale che la Chiesa dovrebbe provvedere immediatamente a dissipare ogni dubbio, prendendo posizione pro o contro.

Ecco il punto: i convinti sostenitori di queste manifestazioni celesti vorrebbero portarle come “rinforzo” decisivo della fede, ma non capiscono che è tale l’eterogeneità di questi elementi di rivelazione rispetto alla Rivelazione tradizionale, istituzionale, basata sulla Scrittura, sulla Tradizione e sulla parola del Magistero, che essi possono solo porsi in alternativa ad essa, prendendone il posto e declassando quella Rivelazione a semplice rinforzo della fede.

Se il cardinale Ratzinger nell’omelia funebre avesse riferito come notizia attendibile, da raccomandare all’attenzione dei fedeli, l’annuncio portato da Ivan (cosa che, nella prospettiva dei medjugoriani, avrebbe in effetti dovuto fare), avrebbe di fatto sottoscritto le dimissioni di tutto il collegio cardinalizio.

Perché qui il “filo diretto” tra il Cielo e i fedeli è veramente terribile: permanentemente in funzione, non si sa fino a quando, e non si sa con quali limiti circa l’ambito delle informazioni. Può colpire in qualsiasi momento.

E non è neppure che il decano del sacro collegio o il camerlengo o il vicario di Roma vengano informati preventivamente, in separata sede: no, vengono a sapere la cosa dai giornali, dalla penna di un Antonio Socci.

Se la Madonna non si rende conto dell’estrema villania di un simile atteggiamento da parte sua, se ne deve concludere che il buon senso non è tra le meravigliose ineffabili qualità possedute dalla Vergine e dalle tre Persone divine, a dispetto di quel che ci insegnano i teologi quando applicano “l’argomento di convenienza”.

Quando il cardinal Ratzinger ha detto “Possiamo essere sicuri che il nostro amato Papa è alla finestra della casa del Padre”, ha inteso fare un’affermazione dettata dalla Fede e dalla Speranza cristiane, non enunciare un fatto materialmente garantito, come informazione obiettiva, da fonte umana insospettabile.

Senonché, mentre egli parlava, qualcuno avrebbe potuto gridare che era già arrivata la conferma, che il Papa era stato visto in Cielo da persona la cui capacità di vedere simili scene è stata inoppugnabilmente certificata da più commissioni mediche. In tal modo avrebbe di fatto ridicolizzato la pia asserzione del cardinale.

Ci si chiede allora che senso abbia istruire la causa di beatificazione del Papa, quando da un momento all’altro potrebbe arrivare dal Cielo l’e-mail, o addirittura il filmato, che ci dà la notizia già pronta, con l’avallo di un’ufficialità di fronte alla quale quella del Magistero ecclesiastico impallidisce.

La comparsa di Giovanni Paolo II in paradiso è un episodio clamoroso della contrapposizione – per forza di cose oggettivamente ostile – del Cielo alla Chiesa.

Se la cosa ha avuto qualche risonanza mediatica, così da arrivare a preoccupare la gerarchia, si deve forse considerarla un passo falso della Madonna, poiché la necessità di far fronte al carisma selvaggio potrebbe esser divenuta una variabile di cui tener conto nell’imminenza del conclave, sconsigliando di dare appoggio a candidati che mostrassero qualche propensione verso certe manifestazioni del soprannaturale.

E, vista la personalità del nuovo eletto, non si può affatto escludere che la cosa sia andata proprio così.

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