Wednesday, 26 November 2014
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      Uomo e donna nei racconti della Creazione

 

 

 

 

La creazione dell’uomo e della donna viene presentata nel libro della “Genesi” in due versioni, diverse per contenuto e per origine (“sacerdotale”, e quindi relativamente tarda, la prima, “yahwista” l’altra), poste rispettivamente nel primo e nel secondo capitolo; si parla pertanto di “primo e secondo racconto della creazione”.

 

L’apologetica insiste fino all’ossessione sulla “pari dignità” di uomo e donna, sulla loro complementarità (“sono stati fatti l’uno per l’altra”) e sulla contemporaneità della loro creazione; dal racconto sacro dei primi due capitoli della Scrittura risulterebbe quindi una perfetta simmetria fra i due sessi.

 

Ci proponiamo di dimostrare che in realtà è vero proprio il contrario.

 

 

Contemporaneità

 

Incredibilmente, padre Livio afferma che dal primo racconto emerge la contemporaneità della creazione di Adamo ed Eva. In realtà “maschio e femmina li creò” non dice assolutamente nulla circa i tempi della creazione dei due (e neppure circa la loro pari dignità gerarchica: è solo la constatazione obiettiva di una realtà che nessuno si sogna di contestare).

Quindi, sotto questo aspetto il primo racconto della creazione non contraddice al secondo, che può considerarsene l’ampliamento, la versione dettagliata (lo contraddice invece clamorosamente per quanto riguarda l’ordine di creazione di uomo, piante ed animali).

 

Altrettanto incredibilmente, padre Livio sostiene che il secondo racconto non vuole dire che la donna fu creata dopo, ma solo che Adamo provò la solitudine prima che fosse creata Eva: capriola dialettica ad altissimo coefficiente di difficoltà.

Non si capisce come Adamo possa aver provato questa solitudine se non fu creato prima di Eva, e quindi Eva dopo di lui (“Nel vasto tesoro dell’induzioni erudite - direbbe il Manzoni - ce ne potrà ben essere delle più fine, ma delle più sicure, non crederei”).

Quindi il primo racconto, che in realtà non dice nulla circa i tempi di creazione dei due progenitori, per padre Livio dice che Adamo ed Eva furono creati contemporaneamente; mentre il secondo, che indica a tutte lettere la precedenza di Adamo  - confermata, se ancora fosse necessario, da san Paolo (1Tm 2, 13; e “la Bibbia va spiegata con la Bibbia”, ci viene detto continuamente!) - secondo padre Livio non dice niente a questo riguardo. Miracoli dell’esegesi devota.

 

 

Simmetria

 

Tutto, nel secondo racconto della creazione e in quello successivo della caduta, è asimmetrico per quanto riguarda Adamo ed Eva.

 

1)  Adamo, come si è detto, viene creato prima di Eva. In particolare, Adamo viene creato prima degli animali (o quanto meno prima della fauna terrestre e degli uccelli), Eva dopo di loro.

 

2)  Adamo riceve in consegna il giardino da coltivare e custodire. È la presa di possesso della terra da parte dell’uomo, e Adamo la compie da solo.

 

3)  Adamo riceve direttamente da Dio l’ordine di non mangiare dei frutti dell’albero proibito; Eva lo riceverà presumibilmente da Adamo.

 

4)  Gli animali vengono presentati come “aiuto per l’uomo”, quando Eva ancora non esiste.

 

5)  Adamo riceve l’incarico di dare il nome a tutti gli animali: è la presa di possesso del creato vivente da parte dell’uomo. Adamo la compie da solo.

 

6)  Adamo fa un’esperienza di fondamentale importanza da cui Eva sarà esclusa: la solitudine. Eva non potrà mai essere “sola”.

 

7)  Adamo giudica Eva appena creata. Eva non giudica Adamo (non sapremo mai se abbia apprezzato il fatto di essere stata creata come sua compagna), né avrà mai l’occasione di farlo.

Tra parentesi: il giudizio di Adamo qui è positivo, ma non è poi così lusinghiero come parrebbe a prima vista. Eva in fondo è solo molto meglio di tutti gli altri animali che gli erano stati offerti come compagnia: Adamo non ha altri termini di confronto. Inoltre il motivo che adduce per giustificare la superiorità di Eva è che essa è simile a lui.

Detto banalmente: è la femmina della sua specie; logico quindi che la preferisca a una gallina e a una scimmia. I galli e gli scimpanzé, mutatis mutandis, avranno mostrato preferenze in tutto analoghe.

 

8)  Eva è stata creata in modo del tutto diverso da Adamo. È chiaro che nulla avrebbe impedito che Dio, volendo mostrarne la “parità” rispetto all’uomo, la foggiasse allo stesso modo, plasmando della terra – prendendola magari dallo stesso terreno, per evidenziare la consustanzialità – e insufflandovi poi il “soffio di vita” (non la ruah, si badi, che è lo spirito), rendendola così un “essere vivente”.

Si sostiene che l’impiego di una costola (anziché, ad esempio, della testa o di un piede) stia ad indicare “medietà”, e quindi, appunto, parità anziché inferiorità o superiorità; e si può anche capire che Dio abbia preso una scorciatoia: anziché far carne dalla terra, è partito dalla carne per fare altra carne. Ma resta il grave dubbio circa l’anima: si trovava nella costola?

Per san Tommaso l’anima si trova in tutto il corpo; ma non accettando tale soluzione, si comprendono le perplessità sorte nel corso dei secoli circa il possesso dell’anima da parte della donna (Dio in Eva non insuffla nulla).

 

9)  La donna viene tratta dall’uomo, ne è quasi una filiazione, un sottoprodotto: sotto il profilo della gerarchia fra i due, questo è di importanza capitale.

 

10)  La donna viene fatta da Dio per l’uomo, per risolvere un suo particolare problema (ossia per liberarlo dalla solitudine): non risulta appartenere a un progetto originario. Altra differenza di enorme rilievo.

 

11) Per di più, si precisa che Eva viene creata come “aiuto” per Adamo. Non si dice affatto che Adamo debba essere un aiuto per Eva. Pura mistificazione è quindi pretendere di ricavare dal racconto biblico l’affermazione che l’uomo e la donna debbono prestarsi reciproco aiuto (così anche Giovanni Paolo II nella “Lettera alle donne” del 29 giugno 1995). Di reciprocità qui non vi è traccia.

 

11)  Adamo dà il nome ad Eva, esattamente come aveva fatto con gli animali!.

 

12)  Come nome, sceglie una forma suffissata del proprio stesso nome! La donna viene definita in relazione all’uomo: ’ishshah, da ’ish: una sorta di “uoma” o “uomessa”. Poco importa che, come ci avverte Enzo Bianchi, si tratti di “un gioco di parole derivante da un’etimologia popolare”: resta significativo il fatto che lo scrittore sacro abbia scelto di sfruttarlo. Tanto più poi che la situazione non migliora se si pensa che, quasi certamente, “mentre ’ishshah proviene da una radice che significa "essere debole", ’ish deriva da una radice che significa "essere forte" o "essere socievole"”(“Genesi”, p. 116).  

Ed è importante ricordare che anche il nome “Eva”, che la donna riceve successivamente (Gn 2, 20), le viene dato da Adamo.

 

13)  Come ricorda lo stesso padre Livio, “uno dei due, nella fattispecie la donna, diventa strumento di peccato per l’altro” (sic; e cfr. del resto san Paolo in 1Tm 2, 14; noi diremmo che diventa occasione di peccato). Asimmetria clamorosa.

 

14)  Dopo la caduta, Adamo giudica una seconda volta Eva (ora negativamente), mentre Eva anche ora non giudica Adamo. L’esegesi non manca di riconoscere che qui Adamo se la prende con Dio: in sostanza gli dice “Bella compagna mi hai dato! Bel servizio mi hai fatto!”

 

15)  Dopo la caduta, Dio annuncia solennemente la futura soggezione della donna all’uomo (Gn 3,16). È chiaro che non si tratta di una semplice “previsione” di come andranno le cose nello sviluppo della storia umana, ma di una precisa disposizione divina, al pari delle altre enunciazioni contenute nelle “sentenze” pronunciate da Yahweh contro il serpente, contro Eva e contro lo stesso Adamo. 

 

Riassumendo: Eva è stata creata dopo Adamo; non ha condiviso con lui alcune esperienze esistenziali fondanti per la specie umana; è stata tratta dall’uomo; è stata creata per l’uomo; è stata ripetutamente giudicata dall’uomo, mentre lei non ha mai fatto altrettanto; è stata dichiarata da Dio soggetta all’uomo; ha ricevuto il suo stesso nome dall’uomo. Non figurava neppure nel progetto originario della creazione.  

 .

L’unico tra i cristiani che pare abbia capito bene tutto questo è Paolo; ma naturalmente le sue parole al riguardo sono quasi tabù per l’esegesi devota.

 

N. B.  Tutte queste “asimmetrie” valgono a ridimensionare, se non a smentire, il principio - tanto caro all’apologetica e sbandierato contro l’individualismo imperante - che “originaria è la coppia” (anche se poi si ammette che in una coppia è possibile che l’uno si salvi e l’altro no: come a dire che a lungo termine, in prospettiva dell’Aldilà, quello che conta è il destino individuale).

 

 

Singolarità del racconto biblico

 

Il secondo racconto della creazione presenta alcuni aspetti quanto mai singolari per quanto riguarda la sessualità dei progenitori nel progetto di Dio.

 

1) Quando Dio constata che la solitudine di Adamo non può venir consolata da nessuno degli animali che egli ha appena creato, è impossibile non osservare che tali animali sono stati senz’altro creati in duplice versione, maschile e femminile (ce lo conferma quanto si dirà al punto 3 circa l’accoppiamento tra gli animali stessi).  Non si comprende perciò per quale motivo solo Adamo fosse stato creato privo di una compagna.

 

2) Nel primo racconto della Creazione il testo sacro presenta l’accoppiamento e la procreazione come primarie tra le attività dell’uomo, ordinate espressamente da Dio al momento di creare la coppia “a sua immagine e somiglianza”. Incomprensibile quindi che il Signore nel secondo racconto non abbia creato subito anche la donna, arrivando ad “escogitarla” solo come extrema ratio per ovviare ad un inconveniente sopraggiunto (l’inguaribile solitudine di Adamo).

Superfluo sottolineare che ciò dimostra che i due racconti non provengono da un’unica fonte, ossia da quel Dio che dovrebbe averli ispirati entrambi, provvedendo ad armonizzare le informazioni che contengono. La mano destra manifestamente non sa quel che fa la sinistra.

 

3)  Poiché non si accenna a un successivo intervento di Dio su Adamo per dotarlo di genitali maschili, si deve supporre che l’uomo li possedesse fin dall’inizio e che fossero “pienamente compatibili” con quelli della donna che sarebbe stata creata in seguito.

Circostanza stranissima, che pone una serie di problemi. Come avrà interpretato l’uomo il fatto di possedere quegli organi, di cui non si capiva lo scopo? E la presenza dell’apparato genitale comportava la presenza dell’istinto corrispondente? Se sì (come appare logico), è possibile escludere che Adamo vagheggiasse in termini concreti la “dolce metà”, ossia l’essere umano a lui complementare?

A questo punto non è frivola supposizione ipotizzare che la “solitudine” possa aver spinto il primo uomo a cercare un’autosoddisfazione sessuale. L’autoerotismo potrebbe quindi aver preceduto l’esercizio della normale sessualità basata sull’accoppiamento a scopo di riproduzione.

 

Che non si tratti di vacue congetture di cattivo gusto lo dimostra il fatto che nella scena degli animali condotti da Dio ad Adamo i rabbini vedono proprio l’allusione al fatto che essi si accoppiavano davanti a lui. E un biblista dell’autorità di Enzo Bianchi commenta: “Essi […] rivelavano all’uomo un tipo di sessualità: l’accoppiamento come soddisfazione del bisogno; ma questo non bastava all’uomo, non questo era il tipo di relazione che poteva colmare il suo isolamento” (“Genesi. Capitoli 1-11”, p. 115).

A dire il vero, la conclusione ci pare discutibile: se Adamo non aveva una femmina della sua specie con cui fare quell’esperienza, come si può affermare che ritenesse tale esperienza insoddisfacente? Certo, “la tensione verso "una sola carne", cioè una comunione personale che trascende enormemente l’accoppiamento animale” (Bianchi) è qualcosa di molto più alto; ma il racconto biblico si muove in una problematica ancora assai più vicina al livello dell’animalità, se è vero quanto aggiunge lo stesso Bianchi:

“Dietro al testo si percepiscono però esperienze sedimentate nella psiche umana, come quella dell’incontro sessuale uomo-animale che sovente è stato ed è una realtà soprattutto nelle campagne e negli ambienti montano-pastorali: spesso l’iniziazione sessuale avviene attraverso gli animali”.

 

Non indaghiamo oltre. Il povero CUB, il comune utente biblico, si chiede per quale misterioso disegno Dio avrà voluto lasciare nel racconto particolari così strani, che inducono chi voglia capirci qualcosa ad avventurarsi su un terreno tanto sdrucciolevole, azzardando congetture un poco malsane.

Si tratta di un mito eziologico, certo; ma sta di fatto che anche tra i miti eziologici vi sono quelli fatti bene e quelli fatti meno bene, o fatti addiritttura male. E il nostro non appartiene certo alla prima categoria.

 

  

 

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