Wednesday, 22 November 2017
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                         Un brodino per gli angeli

 

 

     

 

      Il 2 ottobre 2011 Benedetto XVI, alla chiusura dell’Angelus domenicale, ha ricordato gli angeli custodi. La stampa laica ha dato grande rilievo alla cosa, parlando di riscoperta di tali creature e del loro ruolo da parte della Chiesa.

 

      Ma, in effetti, che cosa ha detto il Papa? Ecco le sue parole:

“Cari amici, il Signore è sempre vicino e operante nella storia dell’umanità, e ci accompagna anche con la singolare presenza dei suoi Angeli, che oggi la Chiesa venera quali “Custodi”, cioè ministri della divina premura per ogni uomo. Dall’inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro incessante protezione.”

      Dopodiché, come di consueto, il Papa è passato alla ciliegina sulla torta che suggella quasi ogni suo discorso, ossia alla menzione e invocazione della Beata Vergine Maria.

 

       Per gli angeli custodi, dunque, una quarantina di parole in tutto, al lordo di articoli e preposizioni; e una frase è presa di peso dall’art. 336 del Catechismo della Chiesa Cattolica, unico (nonché telegrafico) articolo loro dedicato.

      Non è certo un gran che. Tanto più, poi, che la menzione era quasi d’obbligo, visto che il 2 ottobre cadeva appunto, come il Papa stesso ricorda, la festa di questi angeli. E dopo tutto si era proprio nel corso dell’Angelus ... 

 

      Come mai, dunque, tanto rilievo all’evento da parte dei media? Tutto si spiega col fatto che da oltre mezzo secolo la devozione tradizionale per gli angeli, e in particolare per gli angeli custodi, è in netto declino in ambito cattolico, tanto da venir superata dall’importanza che tali creature hanno assunto presso vari movimenti esoterici, tra cui la New Age.

      Per esperienza personale possiamo dire che fino alla metà del secolo scorso l’angelo custode ha avuto un posto di rilievo nella spiritualità - o quanto meno nell’immaginario - dei fanciulli cristianamente educati. E l’ “Angelo di Dio” era certamente la preghiera recitata con maggior partecipazione.

 

      Poi qualcosa è cambiato. Forse la frequentazione del nostro mondo da parte delle schiere angeliche è stata resa via via più difficile dall’enorme aumento del numero di aerei e di satelliti in circolazione sulle rotte celesti.

      O forse il continuo succedersi, nelle cronaca quotidiana sempre più spettacolarizzata dai media, di sciagure di cui tanto spesso sono vittime proprio dei piccoli innocenti ha progressivamente insinuato l’idea che la protezione assicurata dall’angelo custode non sia purtroppo che un mito.

 

      Del resto, i fondamenti scritturali della devozione sono quanto mai precari, come emerge da tre dei quattro riscontri forniti dal Catechismo stesso:

      Lc 16, 22 parla di Lazzaro che alla sua morte viene portato nel seno di Abramo “dagli angeli” (non da un proprio angelo custode, quindi);

      il salmo 34 (v. 8) dice che “l'angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera”; ma “l’angelo del Signore”, come precisa una nota della Bibbia CEI, “nell’AT indica generalmente Dio stesso ed esprime la sua azione protettrice nei confronti dell’uomo”;

      e nel salmo 91 (vv. 11-12) leggiamo: “Egli per te darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie. Sulle mani essi ti porteranno, perché il tuo piede non inciampi nella pietra”. Anche qui pertanto è impossibile intravedere la classica figura dell’angelo custode individuale, “personale”.

 

      È comunque interessante notare che alla progressiva scomparsa degli angeli ha fatto riscontro quella dei diavoli (che altro non sono, del resto, se non “angeli cattivi”). Quelle legioni di demòni che, sulla scia dei racconti evangelici, un tempo erano incessantemente all’opera per tentare anche i santi e per arrostire debitamente i peccatori (Dante e Giotto insegnano) si sono progressivamente rarefatte, per lasciare il posto al solitario protagonista: Satana, ovvero il Diavolo, il Demonio, il Tentatore, il Maligno (nella terminologia di padre Livio: “il falsario” o “l’astuta serpe”).

      Sul fronte opposto, dileguatisi gli angeli, sono scesi in campo direttamente Gesù e la sua beata Madre, che si fa letteralmente in quattro, apparendo un po’ dappertutto.

      Sono dunque uscite di scena le comparse e son rimasti i primattori. Non c’è più spazio per le manovalanze, celesti o infernali; via i gregari, si fronteggiano direttamente i capi supremi delle armate del Bene e del Male.    

 

      Tornando al tema delle esternazioni papali sugli angeli, è noto che Giovanni Paolo I, quando ancora era patriarca di Venezia, disse una volta che gli angeli custodi sono “i grandi sconosciuti del nostro tempo”. E Giovanni Paolo II nel 1986, in alcune catechesi del mercoledì, lamentò la sempre più scarsa considerazione riservata alle creature angeliche all’interno della Chiesa stessa.

      Ma nonostante gli appelli papali il declino degli angeli, e in particolare degli angeli custodi, è proseguito senza sosta. Anche se qualcuno, in occasione della recente sortita di papa Ratzinger, ha scritto che è da poco in corso una fase di convalescenza.

 

      A questo proposito, può essere interessante ricordare che il 2 ottobre 2005, unica altra data nel pontificato di Benedetto XVI in cui la festa degli Angeli custodi sia caduta di domenica, il Papa (allora in carica da meno di sei mesi), al termine dell’Angelus e appena prima del consueto pistolotto mariano, aveva pure fuggevolmente accennato alle angeliche creature.

      Dopo aver presentato un sinodo dei Vescovi soffermandosi sulle figure di san Francesco Saverio e di santa Teresa di Lisieux, aveva detto: “Invochiamo la loro protezione sui lavori sinodali, come pure quella degli Angeli custodi, che oggi ricordiamo”.

 

      Tutto qui: per gli angeli custodi, nel giorno della loro festa, nove parole nove, non una di più. Non pare proprio, dunque, che il nuovo pontefice fosse allora molto solerte nel sostenere la causa perorata dal suo predecessore.

      E considerando che a sei anni di distanza le parole dedicate agli angeli custodi si sono quadruplicate, qualcuno può anche sentirsi autorizzato a pensare che la convalescenza di cui si è detto proceda per il meglio.

 

      Noi non ci azzardiamo a fare una prognosi, ma restiamo scettici. Il tramonto della devozione per gli angeli non dipende certo dalla maggiore o minore attenzione dedicata loro da un papa: le cause sono ben più profonde.

      Nessuno può escludere che il malato possa un giorno arrivare alla completa guarigione. Ma per il momento ha solo preso un brodino.

 

 

 

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