Thursday, 21 September 2017
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                           Nota introduttiva
 
 

 

Sotto questo titolo si raggruppano vari testi che toccano uno dei temi più dibattuti da quando l’uomo ha iniziato a riflettere sulla natura della religione.

Gran parte delle credenze e dei culti che possiamo comprendere sotto il nome di religione ha alla sua origine un patrimonio di verità che almeno in parte vengono considerate largite direttamente all’uomo dagli stessi esseri soprannaturali immaginati come creatori e gestori del mondo. Si è dunque posto ad un certo punto il problema di valutare alla luce della ragione il grado di attendibilità di tali “verità rivelate”.
 
Il cristianesimo ha sempre insistito in modo particolare sull’assoluta compatibilità tra i contenuti della Rivelazione e le esigenze dell’intelletto umano. Da quasi venti secoli formule quali fidens quaerens intellectum, intellectus querens fidem, credo un intelligam, intelligo ut credam, rationabile obsequium e simili vengono usate per illustrare il rapporto tra fede e ragione. Hanno senz’altro avuto più fortuna del “credo quia absurdum” attribuito a Tertulliano.
Massimo campione di tale indirizzo di pensiero è stato, come è noto, san Tommaso d’Aquino, autore, fra l’altro, della Summa contra gentiles e della monumentale Summa Theologiae.
 
Dal canto suo, la Chiesa, lungi dal mostrare ostilità nei confronti delle proposte miranti a “conciliare” fede e ragione, giunge a condannare esplicitamente  il fideismo, ossia l’atteggiamento di chi ritiene che la ragione sia impotente a indagare le verità supreme, accessibili solo alla fede. Né ha mai mostrato simpatia per la cosiddetta teoria della “doppia verità”, mirante a una separazione rigorosa tra i dettami della fede e le conclusioni cui pervengono lo scienziato e il filosofo (conclusioni considerate potenzialmente vere anche quando contrastino con quelle pure sicuramente vere della fede).
 
Gli ultimi due papi, sullo slancio della nuova evangelizzazione che dovrebbe riconquistare l’Occidente scristianizzato, hanno ridato impulso al dibattito su ragione e fede: Giovanni Paolo II dettando l’enciclica “Fides et ratio”, Benedetto XVI riprendendo in vari interventi – tra cui la famosa Lectio di Regensburg - le idee maestre dell’enciclica (alla cui ispirazione con tutta probabilità non era stato estraneo), e in modo particolare polemizzando con il cosiddetto “relativismo”, di cui arriva a denunciare una pretesa “dittatura”. I primi testi che qui presentiamo riguardano proprio tale polemica e la citata Lectio.
 Ad essi abbiamo comunque voluto premettere un articolo (“Generalità su fede e ragione”) volto a mettere a fuoco alcuni concetti basilari della nostra tematica che vengono spesso travisati, dando luogo ad equivoci sui quali l’apologetica ha buon gioco a speculare.
 
Trattandosi di argomenti di viva attualità, che hanno trovato e trovano tuttora ampio spazio nella cronaca dei quotidiani, il tono del nostro discorso risulta a tratti meno sostenuto, non dissimile da quello di certi “Fogli volanti”. Ma l’importanza dottrinale del tema e le molteplici relazioni che legano tra loro i vari testi ha consigliato di raggrupparli in una “monografia”.  
 
 

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