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Friday, 01 July 2022
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                              La logica dei messaggi

 

 

 

 

 

I messaggi che gli angeli presenti al sepolcro e Gesù stesso affidano alle donne, nei vangeli di Matteo e di Marco, perché li trasmettano agli apostoli hanno una chiara componente “logistica”: fissano agli apostoli stessi un appuntamento in Galilea.

Oltre ad annunciare il fatto della Risurrezione e a ricordare che l’andata in Galilea era stata a suo tempo preannunciata da Gesù, essi quindi trasmettono un ordine, impongono un certo comportamento, in vista di una “programmazione” degli incontri fra il Risorto e i suoi discepoli.

 

Ora, questa valenza logistica ha senso solo nel caso che Gesù non veda più i discepoli sino al rendez-vous galilaico; altrimenti, logica vorrebbe che l’appuntamento per la Galilea glielo desse quando li vede di persona, in occasione del prossimo incontro. Così fanno tutti i comuni mortali; e se Gesù era vero uomo …

Forse che il sovvertimento di tali modalità comunicative sarebbe un tratto inconfondibile della sublimità della condizione del Risorto?

 

Sicché ci chiediamo: a che scopo ci vengono riferiti questi messaggi, che con la loro discordanza (e ridondanza, dato che in Matteo Gesù “replica” l’ordine già impartito dall’angelo), danno un’impressione di confusione, di disorganizzazione, di caos, che si aggiunge a quella derivante dal garbuglio degli eventi narrati?

È chiaro che i messaggi relativi all’andata in Galilea non hanno alcun valore teologico, né di edificazione: sono comunicazioni di servizio. Ma se sono tali, come tali devono funzionare, devono cioè venire osservati; e osservati sia da chi dà l’appuntamento sia da chi lo riceve (secondo la logica dei comuni mortali or ora ricordata).

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Altrimenti sono banalità assolute. E Gesù, che apparendo nel cenacolo non pensa minimamente di redarguire i discepoli per aver ignorato il suo ordine di recarsi in Galilea, avalla in pieno questa interpretazione.

Molto meglio sarebbe stato dunque se dei messaggi di valore “logistico” non ci fosse stato riferito nulla.

 

Per eliminare la difficoltà non resta, al solito, che invocare la soluzione “schizofrenica” che considera i diversi racconti come “indipendenti”, per cui ciascuno va letto nel contesto degli avvenimenti che esso stesso ci presenta, senza considerare quanto ci dicono gli altri testi: l’appuntamento per la Galilea figura in Matteo, quindi noi non abbiamo il diritto di tenerne conto quando in Luca o in Giovanni leggiamo dell’apparizione agli apostoli nel cenacolo …

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E nel caso di Marco questo accorgimento non funziona neppure, perché la “finale lunga” presenta un “incontro” presumibilmente avvenuto il giorno stesso di Pasqua.

 

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