Thursday, 21 September 2017
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                           Cristianesimo, Giudaismo, Islam  

 

     

      Elencando i tratti più significativi del cristianesimo non presenti né prefigurati nell’AT abbiamo osservato che sono numerosi i casi in cui tra il giudaismo e l’islam si riscontra un’analogia che li differenzia dal cristianesimo.

      Cercando ora di fare un sommario bilancio degli elementi di concordanza o discordanza fra le tre cosiddette “religioni del Libro”, o “religioni di Abramo” (sempre ricordando che noi consideriamo solo il giudaismo veterotestamentario, prescindendo dagli sviluppi che esso ha avuto nei secoli successivi), possiamo distinguere tre casi:

      a) concordanza tra giudaismo e islam, che lascia per così dire isolato il cristianesimo;

      b) concordanza tra cristianesimo e islam, che vede in posizione isolata il giudaismo;

      c) concordanza tra giudaismo e cristianesimo, che oppone le due confessioni all’islam.

      Non intendiamo certo fare un consuntivo sulla base di semplici riscontri numerici, ma ci pare evidente che il primo dei tre casi, relativo alle consonanze tra giudaismo e islam, è al tempo stesso e il più frequente e, soprattutto, quello che raggruppa i punti dogmatici di maggior peso teologico.

      Oltre ai due dogmi fondamentali del cristianesimo, Trinità e Incarnazione, rientrano infatti in questo caso, in quanto prerogative cristiane, l’eucaristia e la mariologia, nonché la maggior parte degli altri punti del nostro elenco, che ne conta una trentina.

      Anche nell’islam, infatti, come nel giudaismo, mancano la dottrina del peccato originale e della giustificazione per mezzo della fede, nonché la confessione, e ha uno scarso sviluppo la demonologia; d’altra parte, anche nell’islam abbiamo la circoncisione, i tabù alimentari (con particolare riguardo al maiale), il divieto di rappresentare la figura divina, i sacrifici di animali, il concetto di impurità per contatto (e anche in questo caso il maiale ha un ruolo di primo piano).

       Islam e giudaismo sono poi accomunati dall’assenza di altre istituzioni tipicamente cristiane, quali il meccanismo di beatificazione e canonizzazione, l’intercessione, la valorizzazione della sofferenza e del perdono, la grazia, il monachesimo.

     E la Mecca e Gerusalemme hanno, rispettivamente per musulmani ed ebrei, un valore teologico e sacrale unico, a cui non è neppure lontanamente paragonabile quello che Roma ha per i cristiani.

      Di grande rilievo è poi il fatto che anche nell’islam, come nell’ebraismo, è viva e operante un’elezione divina nei confronti di un popolo (che in questo caso è la comunità dei popoli arabi), in contrapposizione all’universalismo cristiano che parifica tutte le genti di fronte al Padre comune.

      Significativa in particolare la circostanza che il Corano è scritto in arabo e a tale lingua è legato in modo specialissimo: le traduzioni sono solo ripieghi che non sminuiscono l’eccezionalità dell’insostituibile originale arabo. E araba, come si è detto, è la primitiva comunità di credenti, la umma, così come con ummat al-‛arabiyya si indica la nazione araba in quanto comunità di popoli che applicano la legge islamica.

      Possiamo dunque concludere che la discontinuità tra Bibbia ebraica e islam è per molti versi meno traumatica di quella che segna il passaggio dal Vecchio al Nuovo Testamento. E il Corano che scende dal cielo richiama il rotolo che Yahweh dà da mangiare a Ezechiele.  

 

      Se consideriamo ora il secondo caso, quello delle sintonie rilevabili tra cristianesimo e islam, vediamo che esse sono assai meno numerose e, in genere, di minor rilievo teologico, anche perché per quasi tutte vanno fatte precisazioni che ne ridimensionano la portata.

      Possiamo ricordare ad esempio l’assenza nell’islam di una chiesa perpetuantesi per via ereditaria; ma l’analogia col cristianesimo - contro la situazione ebraica - è resa poco significativa dal fatto che per l’islam non è possibile neppure parlare di una chiesa in senso stretto, gerarchicamente organizzata: gli imam, gli ulama, i mufti sono più propriamente degli eruditi, dei sapienti, dei maestri.

      Discorso simile si può fare per quanto riguarda il destino oltremondano delle anime, con separazione dei buoni dai reprobi: nell’islam tale realtà è delineata assai più chiaramente che nel giudaismo - dove è praticamente assente sino all’epoca immediatamente precristiana -, ma non con la nettezza ed il rilievo che hanno inferno, purgatorio e paradiso nell’escatologia del cristianesimo.

      È poi da ricordare la presenza nell’islam di una mistica, nota anche in Occidente col nome di sufismo. E possiamo pure annoverare tra le analogie col credo cristiano il carattere compiuto e definitivo della rivelazione. 

      Resta da considerare la questione della missionarietà, ossia dell’impulso a convertire i seguaci di altre confessioni. Assente nel giudaismo e statutaria nel cristianesimo, la missione non appartiene propriamente alla religione coranica. Si è però sviluppata, soprattutto nell’ultimo secolo, per imitazione della missione cristiana e per reazione ad essa (si ricordi ad esempio la conversione richiesta in caso di matrimonio misto e le gravi sanzioni contro l’apostasia). È poi noto che le conquiste territoriali iniziate sin dal tempo di Maometto hanno portato l’islam in tanta parte del globo.

      Le modalità e gli intenti dell’espansione sono però diversi: per il cristianesimo si tratta di diffondere il proprio credo per assicurare la salvezza del maggior numero possibile di anime, per l’islam di una sorta di colonizzazione spirituale, che riserva alla umma un ruolo di egemonia e di guida.

 

      Il terzo caso da considerare, quello delle consonanze tra giudaismo e cristianesimo non condivise dalla prospettiva islamica, ci pare ancora meno ricco di elementi significativi.

      Di grande riievo è senz’altro il carattere spiccatamente personale (e quindi, per forza di cose, in certa misura antropomorfico) del Dio cristiano, un Dio che a somiglianza di quello veterotestamentario interloquisce con l’uomo in vari modi, soprattutto in occasione della preghiera di supplica; Allah si sottrae invece ad ogni contatto, restando lontano e isolato nella sua assoluta trascendenza.

       Al di fuori di questo, ci pare però di vedere unicamente due tratti di affinità che a ben guardare sono tali solo in apparenza.

      Il primo è il legame con la Palestina, e con Gerusalemme in particolare. È indubbio che per i mussulmani, nonostante la presenza di una “Spianata delle moschee”, e in particolare della moschea al-Aqsa (quella da cui Maometto sarebbe partito per il suo viaggio attraverso i sette cieli in compagnia dell’arcangelo Gabriele), il vincolo è senz’altro assai meno vitale e importante di quello esistente con la Mecca e con Medina.

      Ma anche per cristiani e giudei il rapporto con la “Terra santa” non è identico. Per i cristiani si tratta di un legame storico e affettivo, non strettamente teologico. Non così per gli ebrei, ovviamente, dato il carattere etnico della loro confessione, che la contrappone all’universalismo cristiano.

      L’altro elemento di consonanza tra giudaismo e cristianesimo è il fatto di avere come libro sacro la Bibbia ebraica. Ma non occorre neppure dire che si tratta di una consonanza sostanzialmente illusoria; tanto illusoria, a nostro giudizio, da costituire appunto l’oggetto della nostra demistificazione.

      Per i cristiani comunque tale Scrittura, per quanto importante, rappresenta solo una “preparazione” alla piena rivelazione di Dio contenuta nel Nuovo Testamento; prospettiva, questa, ovviamente inaccettabile per i giudei.

      Benché il quadro qui sommariamente delineato possa venir ritoccato - anche in misura sostanziale - in mille modi diversi, ci pare che nessun ritocco possa giungere a mettere in dubbio una conclusione che a noi pare emergere con chiarezza: fra le tre religioni monoteistiche le consonanze più numerose e più significative si registrano tra il giudaismo e l’islam, anziché, come comunemente si dà per scontato, tra giudaismo e cristianesimo.

      L’Antico Testamento, mentre è estraneo al Nuovo e con esso in larga misura incompatibile, è invece parzialmente compatibile con il Corano, in cui pure mancano Trinità e Incarnazione, e Gesù è presente come un semplice uomo mandato da Dio, come un profeta, ossia una figura conciliabile con quella del Messia preannunziato nel Vecchio Testamento.

      Lo sdegnoso rifiuto spesso opposto da parte cristiana alla formula “le tre religioni del Libro” (o “le tre religioni abramitiche”) è quindi solo parzialmente giustificato. Il rifiuto presuppone infatti un’essenziale alterità dell’islam rispetto alle due religioni bibliche, viste come strettamente imparentate; mentre in realtà la religione veterotestamentaria è più vicina all’islam che al cristianesimo.

 

 

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