controapologetica le bugie della fede

Tempi e modi dello svelamento

Per quanto riguarda i tempi in cui i segreti saranno svelati, il black-out è totale. I veggenti dicono di esserne perfettamente informati; noi non possiamo che rimandare a “La lettera di padre Tomislav”, dove abbiamo denunciato la vistosa dilazione intervenuta rispetto alla data inizialmente prevista del 1984.

Quanto alla procedura con cui si provvederà a dare comunicazione degli eventi al mondo, il minimo che si possa dire è che è alquanto macchinosa.

Mirjana, la veggente incaricata (che conosce tutti i dieci segreti dal 1982!) li comunicherà a padre Petar Ljubicic, da lei scelto allo scopo, dieci giorni prima del verificarsi degli avvenimenti preannunziati dai segreti stessi; dopodiché entrambi osserveranno una settimana di digiuno a pane e acqua.

A questo punto il frate farà la comunicazione al mondo, la quale dunque precederà di soli tre giorni gli eventi in questione.

Come si noterà, già questi primi elementi pongono non pochi problemi.

Vi è innanzitutto un problema di natura teorica, riguardante la definizione stessa di “evento”.

Senza scomodare l’epistemologia, tutti sanno che è un evento ad esempio la Rivoluzione francese, ma lo è anche la presa della Bastiglia: il primo è un evento complesso, il secondo un evento “atomico” (pur essendo esso stesso complesso rispetto ad esempio al lancio di un sasso da parte di un sanculotto).

Nel nostro caso, il problema assume rilievo quando si considera il lasso di tre giorni lasciato agli uomini prima dell’evento in questione: è chiaro che non può trattarsi allora che di eventi “atomici”, tali cioè che se ne possa constatare immediatamente la realizzazione, mentre qualcosa come la Rivoluzione francese può venir riconosciuto come “evento” solo in prospettiva storica, a distanza di anni.

Più importanti sono comunque alcuni problemi di natura pratica immediata.

Ad esempio: la comunicazione avverrà contemporaneamente per tutti i segreti oppure la procedura ora descritta si ripeterà per dieci volte a intervalli prestabiliti?

La domanda è stata posta da padre Livio a Mirjana (“Intervista”, p. 105), ma la veggente si è rifiutata di precisare.

Inoltre: secondo la lettera di padre Tomislav, “prima del segno visibile che sarà dato all’umanità, ci saranno tre avvertimenti al mondo. Gli avvertimenti saranno avvenimenti sulla terra”. Allora ci si chiede: questi avvenimenti saranno tre segreti?

Non potranno certo essere i primi tre, dato che il terzo coincide col segno visibile che seguirà agli avvertimenti; si deve allora concludere che gli eventi dei segreti non si verificheranno secondo il loro numero d’ordine?

Padre Livio si mostra di parere contrario (CM 16. 12. 02); Mirjana anche qui si è rifiutata di precisare.

Ma ancor più importante è la questione della discrezionalità di padre Petar circa la divulgazione dei messaggi.

A lungo si è detto e ripetuto che il religioso avrà il diritto di decidere se comunicarli o meno. Così risultava ad esempio a Laurentin (VAM, p. 290); nel 1985 lo stesso padre Petar dichiarava: ”Avrò sette giorni per prepararmi e per decidere se devo o meno rivelare il primo segreto tre giorni prima della sua realizzazione” (M, p. 309); e ancora nel 2001 Caniato e Sansonetti ribadivano: “Tale decisione sarà ‘arbitrio’ della sua missione […] Potrebbe, insomma, tenerli per sé [i segreti], come fece il beato Giovanni XXIII per il terzo segreto di Fatima …” (p. 169).

Come si intuisce, si tratta di un particolare di enorme importanza: se un comune mortale, designato per di più non direttamente dalla Madonna, ma dalla veggente stessa, possiede, almeno “in via di principio”, il diritto di soprassedere alla comunicazione, vanificando così tutta la problematica dei segreti e il relativo più che ventennale lavoro di preparazione psicologica, il minimo che si possa dire è che si tratta di cosa assai poco seria.

Tant’è che la Madonna deve averci ripensato, visto che Mirjana oggi ci assicura che il contenuto di ciascun segreto padre Petar “dovrà dirlo a tutti e non potrà scegliere se dire o non dire” (“Intervista”, p. 90). Smentita frontale e clamorosa, dunque.

Ultimamente, come già si è accennato, ha fatto capolino anche l’idea che padre Petar chiederà l’approvazione dei suoi superiori, e quindi della Chiesa.

Ampio discorso meriterebbero poi le modalità tecniche della “notificazione”.

Dobbiamo pensare che padre Petar si metta a urlare in un megafono sullo spiazzo della basilica di Medjugorje?

Verranno presi contatti con organi di stampa, con network televisivi?

Saranno coinvolti anche “Avvenire” e la Radio vaticana?

Si terrà conto del fatto che, anche per una questione di fusi orari e di difficile accesso alle fonti di informazione, buona parte dell’umanità non sarà in grado di ricevere l’annuncio entro i fatidici tre giorni, o comunque lo riceverà con un anticipo minore, risultando gravemente discriminata?

A un’ascoltatrice che si dichiara un po’ disorientata perché non sa come potrà venire informata quando saranno rivelati i misteri, padre Livio dice che secondo lui la rivelazione avverrà in un contesto di attenzione dei media concentrata su Medjugorje, come, a suo dire, avvenne il 25 settembre 2005.

Ma va considerato che, se si vorrà predisporre qualche efficace canale di comunicazione pronto ad entrare in azione esattamente tre giorni prima dell’evento, si dovrà giocoforza prendere gli opportuni contatti prima di tale data, sicché sarà inevitabile che qualcuno venga informato in anticipo, col rischio di fastidiose fughe di notizie.

Problemi estremamente concreti, ai quali pare che nessuno abbia mai pensato.

Un vago dubbio sembra sfiorare padre Livio quando gli viene l’idea di chiedere timidamente a Mirjana: “Tu dici che noi a Radio Maria potremo comunque rendere noto ciò che padre Petar dirà pubblicamente, quando sarà giunto il momento?” (“Intervista”, p. 115).

Incredibile: il direttore e fondatore di una radio nata praticamente con lo scopo istituzionale di diffondere proprio i messaggi della Madonna di Medjugorje, si domanda se sia il caso di impiegarla per diffondere i segreti, e soprattutto chiede se egli potrà farlo, quasi che i segreti stessi fossero coperti da copyright e quindi da divulgare in esclusiva, come la vita di Madonna.

E si badi che si tratta di messaggi di drammatica urgenza, dai quali dovrebbe dipendere la sorte del mondo!

Fortunatamente Mirjana tranquillizza il suo interlocutore, ricordandogli appunto la funzione peculiare di Radio Maria e il dovere di usare tutti i mezzi disponibili allo scopo di far conoscere “la volontà del Signore”.

Al che padre Livio commenta: “Sto pensando cosa si potrà fare. Diremo a padre Petar di dire ai nostri microfoni quello che deve dire”.

Decisione sapiente, vera e propria illuminazione, che testimonia chiaramente il possesso del divino dono del Consiglio da parte del direttore di Radio Maria. Ma la veggente taglia corto: “Io penso che padre Petar sarà guidato dal Signore e lui capirà subito tutto quello che deve fare.”

Donde la conclusione di padre Livio: “A tempo opportuno si prenderanno le decisioni opportune, secondo coscienza e prudenza” (Int 115-16).

“A tempo opportuno”: come dire che non c’è alcun piano, al da farsi si penserà quando sarà il momento. E’ il trionfo dello spirito d’improvvisazione, del pressapochismo, del dilettantismo: per un progetto di portata planetaria che si asserisce portato avanti dalla Madonna con certosina pazienza sin dai tempi di Fatima, veramente non c’è male.

Facile immaginare l’obiezione: “Il Cielo può tutto, quindi non avrà alcuna difficoltà a risolvere sul momento tutti i problemi pratici”.

Affermazione ineccepibile, sul piano teologico. Ma ahimè, sappiamo per esperienza che quando si avvale della collaborazione degli uomini, il Cielo lascia loro piena libertà di sbagliare anche nel caso che ciò mandi a monte i suoi piani.

“Padre Petar capirà subito, dice Mirjana, tutto quello che deve fare.” Già; ma quando la Madonna di Fatima chiese la consacrazione della Russia al suo Cuore immacolato, il Papa e i vescovi ci misero mezzo secolo a capire quello che dovevano fare! Con le catastrofiche conseguenze che si sono a suo luogo illustrate.

Vero è che adesso la Madonna ha deciso di tagliar fuori Papa e vescovi, e di affidarsi a un paio di frati, uno scelto dalla sua veggente di fiducia in fatto di segreti, l’altro autocandidatosi in quanto direttore di Radio Maria.

Speriamo che si mostrino all’altezza del compito; ma se così non fosse, teniamoci pronti sin d’ora ad accettare che il piano universale di salvezza tanto diligentemente predisposto dalla Madonna vada in fumo: non siamo sicuri assolutamente di niente. È proprio il caso di dire “Che Dio ce la mandi buona!”

Naturalmente, a monte di tutta questa problematica sta la ferma convinzione di padre Livio che il mondo sia in qualche modo in attesa della rivelazione dei segreti, e al momento opportuno risulti quindi prontissimo ad accoglierla.

Non lo sfiora neppure il pensiero che per mantenere le orecchie del mondo in stand by, pronte a captare i fatali messaggi, occorrerebbe ben altro lavoro di preparazione.

Torneremo ad esaminare il problema dell’attività propedeutica necessaria per consentire al mondo intero di accogliere fruttuosamente la rivelazione dei segreti.

Ma possiamo già dire che, di fatto, accadrà che tanti fedeli ascoltatori quotidiani di Radio Vaticana e tanti abbonati all’ “Osservatore romano” o ad “Avvenire” si vedranno capitare i dieci segreti tra capo e collo, piovuti letteralmente dal cielo come fulmini a ciel sereno.

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