controapologetica le bugie della fede

La ‘finale’ di Marco

Come si è detto esponendo il contenuto della prima parte dei racconti pasquali, quello del Vangelo di Marco si interrompe dopo otto soli versetti, sul particolare delle donne che, benché catechizzate dall’angelo nel sepolcro, “non dissero niente a nessuno, perché avevano paura”.

Le ipotesi più comuni che si fanno per spiegare l’interruzione sono la perdita accidentale dei versetti che seguivano oppure una precisa scelta dell’evangelista che riteneva di aver detto abbastanza per annunciare l’avvenuta Risurrezione.

C’è anche chi pensa a un’improvvisa penuria di materiale su cui scrivere, o addirittura al sopraggiungere della persecuzione neroniana.

Sta di fatto che il capitolo fu poi continuato da qualcun altro in epoca più tarda (rarissimi sono coloro che attribuiscono il completamento allo stesso Marco), a quanto sembra sunteggiando liberamente altri testi (soprattutto Luca e Giovanni).

Parlando delle apparizioni collettive e dell’Ascensione abbiamo già utilizzato questa “finale” di Marco (che la Chiesa ha comunque accolto nel canone neotestamentario), al pari delle parti conclusive degli altri racconti pasquali.

Se qui torniamo ad occuparcene, è solo per sottolineare che non corrisponde a verità quanto di essa dice Messori, ossia che “non contiene alcun elemento in contrasto con gli altri evangelisti”.

In effetti ciò appare già materialmente impossibile per il semplice fatto che gli altri evangelisti sono in più punti in contrasto tra loro, sicché nessuna ricostruzione potrebbe essere in accordo con tutti; non mancano comunque divergenze anche circa particolari riferiti da un solo altro autore. Segnaliamo qui alcune contraddizioni inoppugnabili.

- Notiamo innanzitutto che il v. 13 di Marco, in cui si dice che i discepoli non credettero ai due viandanti (senza dubbio quelli di Emmaus) cui Gesù era apparso, contraddice a Lc 24, 34, dove, benché non si precisi se i due vennero creduti, si ha motivo di ritenere che ciò debba comunque essere accaduto, poiché anche i discepoli ormai sapevano che Gesù era stato visto risorto, quanto meno da Pietro.

In Marco dunque la testimonianza dei due è insufficiente per suscitare la fede nella Risurrezione; in Luca è invece superflua, perde significato in presenza dell’altra. Le due situazioni sono quindi radicalmente diverse.

- Anche il v. 14 di Marco contraddice Lc 24, 34, in quanto ci dice che Gesù rimprovera gli Undici perché non hanno creduto “a quelli che l’avevano visto risuscitato”, mentre in Luca i discepoli si mostrano certi che sia apparso a Pietro, e infatti Gesù non fa loro alcun rimprovero del genere.

In effetti, la finale di Marco è l’unico testo in cui tale rimprovero compare.

- Mc 16,14 lascia intendere che Gesù apparve soltanto agli apostoli, in quanto si parla degli “Undici”, che vengono contrapposti agli “altri” del v. 13.

Da Lc 24, 33 e Lc 24, 36 si ricava invece che l’apparizione “del cenacolo” avvenne presenti anche altri discepoli, tra cui i due di Emmaus (e si ricordi che in Luca le donne corrono a riferire il messaggio avuto dagli angeli “agli Undici e a tutti gli altri”) .

Il che è indirettamente confermato dalle due apparizioni “cenacolari” del quarto vangelo, in cui si parla sempre di “discepoli”.

- L’apparizione agli Undici si deve ritenere avvenuta a Gerusalemme, in quanto ha verosimilmente per scena un luogo chiuso (cfr. v. 20: “exelthóntes”; in ogni caso, gli apostoli sono a tavola), e tutti i commentatori la considerano quanto meno “ispirata” da quella di Luca e dalla prima di Giovanni.

Pertanto, la finale di Marco, con apparizioni solo a Gerusalemme (una alla Maddalena, una ai due di Emmaus e una agli apostoli) è in contraddizione con l’ordine di recarsi in Galilea dato nello stesso vangelo (Mc 16, 7).

- L’apparizione “cenacolare” di Marco è in contraddizione anche con Giovanni, in quanto è chiaramente l’unica, come quella di Matteo sul monte: è infatti la prima (in quanto vi figura il rimprovero di cui si è detto) e l’ultima (perché al termine Gesù “fu assunto in cielo”).

- L’Ascensione quale ci viene presentata da Marco è incompatibile, come già si è accennato, con entrambe quelle di Luca, che avvengono all’aperto; e, prescindendo dal fatto che nel primo vangelo di Ascensione non si parla, è incompatibile anche con il racconto di Matteo, in cui il commiato dagli apostoli avviene sulla cima di una montagna.

- Da notare infine che se gli apostoli non credono alla Maddalena (Marco è il solo che ce lo dice: Matteo ci fa capire il contrario, Giovanni non ci dice nulla), vuol dire che il discepolo amato non ha detto niente circa il suo “vide e credette”.

Per concludere: Messori, parlando della finale di Marco, dice “ci occupa, ma non ci preoccupa”, poiché non contiene elementi originali che possano creare problemi di compatibilità con gli altri racconti. O ha letto distrattamente o finge di non aver visto quello che è invece chiaramente visibile.

In ogni caso, quell’accenno alla “preoccupazione” è significativo: i racconti pasquali sono per l’apologetica un’inesauribile fonte di grattacapi .

Il termine usato è dunque freudianamente rivelatore: denuncia la disperata difesa di posizioni pericolanti, a dispetto dell’ostentata “compassione” per gli avversari definiti in crisi.

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