controapologetica le bugie della fede

Jakov s'impappina sull'età dei beati

ottobre 2011

27 ottobre 1991. L’ormai ventenne Jakov Colo, il più giovane dei veggenti di Medjugorje, nel corso di un incontro col pubblico al Forum di Assago racconta, dietro ripetute sollecitazioni, un’esperienza di cui parla sempre assai malvolentieri: il viaggio da lui compiuto in carne ed ossa - in compagnia di Vicka, e tenuto per mano dalla Madonna stessa - nei tre regni dell’oltretomba, e in particolare nel regno celeste dei beati (noi ne parliamo anche ne “La porta del Paradiso”).

Tra le domande poste dai presenti ve n’è una particolarmente interessante; come interessante, per motivi diversi, è la risposta. Le riportiamo entrambe nella forma originale, con le coloriture proprie del linguaggio improvvisato:

D.: “Volevo sapere, le persone che tu hai visto in paradiso, un pressapoco, se avevano tutti la stessa età, o giovani o vecchi ....”

R.: “Mah, io non ho chiesto a nessuno quanti anni ha ... [ilarità] Ma anche penso che queste domande non sono tanto importanti.”

Risposta letteralmente disastrosa, per vari motivi.

1) Se veramente Jakov ha visto in paradiso delle persone (che egli afferma apparire raggianti di felicità), dovrebbe essere in grado di dire, pur senza essersi informato direttamente, se esse apparivano tutte della stessa età o erano di età varia, al pari di tutte le quelle che noi normalmente incontriamo per la strada.

In effetti, proviamo a immaginare di uscire di casa e vedere le strade popolate esclusivamente da persone della medesima età, tutte ventenni o tutte cinquantenni o tutte ottantenni: è chiaro che sgraneremmo tanto d’occhi.

Una indifferenziazione riguardo all’età infatti è possibile trovarla solo in ambienti particolari, quali asili per l’infanzia o gerontocomi; ma anche qui con non poche eccezioni: in un asilo sono presenti anche degli adulti, e in una casa di riposo il personale è per lo più composto da persone giovani o di mezza età.

Forse un insieme realmente omogeneo di coetanei lo troviamo solo in un’aula scolastica da cui sia momentaneamente uscito l’insegnante.

Ora, Jakov, come si è detto, se ha realmente visto i beati dovrebbe saper dire immediatamente, senza la minima esitazione, se tra loro vi erano dei bambini e/o dei vecchi. Il vuoto totale che su tale punto presenta la sua memoria lascia più che perplessi circa la realtà dell’esperienza che afferma di aver vissuto.

2) Dire che queste domande “non sono tanto importanti” è un’emerita sciocchezza. Il problema dell’età dei beati, insieme a quelli del loro aspetto fisico (presenza o assenza di deformità e mutilazioni), è centrale nella strutturazione delle “fantasie paradisiache”; dalla sua soluzione dipende la possibilità stessa di concepire il paradiso, condizione prima per poterne affermare l’esistenza.

Della questione pertanto si sono occupati, nel corso dei secoli, cervelli ben più attrezzati di quello di Jakov; basterà fare i nomi di sant’Agostino e di san Tommaso.

E se la Chiesa ha ritenuto di non pronunciarsi ufficialmente, tanto che il Catechismo della Chiesa cattolica non accenna neppure al problema, è solo perché ha capito che qualsiasi ipotesi di soluzione implica corollari inaccettabili per la dottrina; meglio glissare, dunque, per evitare di cacciarsi in un vicolo cieco.

3) Jakov avrebbe dovuto sentirsi, per così dire, sensibilizzato al problema perché la domanda precedente, fattagli appena due o tre minuti prima, era stata posta proprio da una madre angosciata che, non vedendo più alcun senso nella vita dopo la perdita della sua bambina, chiedeva: “Cosa possiamo fare per raggiungere i nostri bimbi?”

E lui aveva concluso la risposta dicendo, testualmente, che “se siamo davvero cristiani, se davvero crediamo in Dio, se davvero crediamo che esiste un altro mondo, di sicuro non ci fa tanta paura, non soffriamo così tanto, perché se cominciamo a pregare, se cominciamo una vita cristiana, di sicuro un giorno ci troviamo insieme là.”

Già; ma quella madre, in paradiso, la sua bambina vorrebbe ritrovarla di sette o otto anni, quanti ne aveva al momento della prematura scomparsa. Non vorrebbe trovarsi di fronte una coetanea trentenne o quarantenne, irriconoscibile perché mai vista né conosciuta.

Il conforto che tanti credenti traggono dal pensiero dei ricongiungimenti familiari nell’aldilà richiede imprescindibilmente la conservazione dei rapporti interpersonali, tra cui in primo luogo quello madre/figlio; ma questo a sua volta implica uno scarto generazionale, e quindi una sensibile differenza di età.

L’idea di una “parificazione” generalizzata (peraltro necessaria al fine di eliminare innumerevoli aporie) non può non risultare oltremodo deludente.

A questo Jakov non ha pensato. Come non ci ha pensato la Madonna, e con lei lo Spirito Santo. Ci han lasciati senza bussola.

E quando fanno l’exploit di portare qualcuno in paradiso a vedere coi propri occhi quel mondo di sogno, costui, oltre a raccontare di mala voglia l’esperienza vissuta, ci gratifica dei suoi “non ho visto”, “non mi sono accorto”, “non ho verificato”.

Ahimè. Anche il paradiso della fantasia bisogna sudarselo.

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