Monday, 24 June 2019
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                   La questione del limbo      

 

 

 

 

La pretesa ‘ipotesi teologica’

 

Abbiamo visto che il limbo - e in particolare, per quanto ci riguarda, il “limbo dei bambini” – ha avuto una notevole fortuna nella coscienza dei fedeli a partire dal XIII secolo, ma non è mai entrato ufficialmente e stabilmente a far parte del deposito della fede. Ora che il Concilio Vaticano II l’ha tacitamente liquidato, la Chiesa tende ad accreditare la tesi che si sia sempre trattato di una semplice “ipotesi teologica” e nulla più.

 

Ma c’è da chiedersi se sia proprio vero che il Magistero non si è mai pronunciato circa l’esistenza del limbo. In effetti, è possibile citare almeno due autorevoli pronunciamenti, entrambi di segno positivo.

 

a) in data 28 agosto 1794, papa Pio VI emanava la costituzione Auctorem fidei, indirizzata “a tutti i fedeli”, per confutare numerose affermazioni del Sinodo di Pistoia riunitosi otto anni prima in seguito ad un’iniziativa dell’arciduca di Toscana. E a proposito del destino dei bambini morti senza battesimo scriveva:

 

La dottrina che rigetta come favola pelagiana quel luogo degli inferi (che i fedeli ovunque chiamano con il nome di limbo dei bambini) nel quale le anime di coloro che sono morti con il solo peccato originale sono punite con la pena della privazione senza la pena del fuoco;

come se in questo modo, coloro che escludono la pena del fuoco, introducessero quel luogo e stadio intermedio privo di colpa e di pena fra il regno di Dio e la dannazione eterna, di cui favoleggiano i pelagiani:

[è] falsa, temeraria, offensiva per le scuole cattoliche. (DS 2626)

 

      Attraverso i tortuosi percorsi di senso che caratterizzano tanti documenti dottrinali della Chiesa, e in particolare gli anatematismi, tali parole significano proprio che, mentre viene respinta come “pelagiana” l’idea di un limbo per gli adulti non evangelizzati (quello in cui Dante colloca Virgilio), si afferma l’esistenza di un “limbo dei bambini” “morti con il solo peccato originale”, ricordando tra l’altro che proprio con questo nome “i fedeli ovunque [lo] chiamano”.

      Non intendiamo pronunciarci sulla “qualificazione teologica” dell’asserzione papale, ma certo si tratta di un documento quanto mai autorevole, che dovrebbe almeno venire considerato e discusso.

 

      Va poi sottolineato il carattere perentorio della formulazione, il quale di per sé esclude che il pontefice considerasse la dottrina in questione una semplice “ipotesi teologica”.

 

      b) Nel “Catechismo romano” di san Pio X si legge la seguente affermazione:

 

      I bambini morti senza battesimo vanno nel limbo, dove non godono Dio, ma nemmeno soffrono, perché avendo il peccato originale, e quello solo, non meritano il paradiso, ma neppure l’inferno e il purgatorio.

 

      Ci pare che vi sia poco da commentare. Certo il documento non è stato formalmente presentato come pronunciamento ex cathedra, ma resta il fatto che il suo redattore è anche in questo caso un pontefice, per di più santo, e che la sua intenzione era indubitabilmente quella di dare una guida sicura a tutti i credenti su temi di fondamentale importanza riguardanti la fede e la morale, come si richiede appunto per tali pronunciamenti. Oltre a ciò, l’affermazione viene motivata con un argomento di elementare buon senso che è difficile non condividere.

      Va anche notato che il limbo non viene presentato come una sede creata ad hoc per i bambini morti senza battesimo, ma come luogo avente una propria autonoma ragion d’essere.

 

      Padre Livio ha il coraggio di affermare (nella Rassegna stampa del 29.11.05) che la presa di posizione di san Pio X non deve sorprendere più di tanto, poiché “è normale che la Chiesa presenti nella catechesi anche ipotesi teologiche”.

      Già. Ma, in primo luogo, si deve distinguere tra la catechesi ordinaria e un catechismo scritto di proprio pugno da un pontefice (un catechismo, per di più, del prestigio e della fortuna di quello di san Pio X). In secondo luogo, la Chiesa può utilizzare nell’insegnamento ipotesi teologiche solo a condizione che le presenti come tali, o almeno fornisca gli elementi perché come tali si possa riconoscerle. Qui ad esempio si sarebbe dovuto premettere alla frase qualcosa come “La Chiesa pensa che …”

      Altrimenti si tratta di una vera e propria truffa, e per ogni articolo del catechismo (quindi anche del “Catechismo della Chiesa Cattolica”, nonché del suo recentissimo “Compendio”) il fedele avrebbe il diritto di chiedersi se non si tratti di una semplice ipotesi teologica, destinata magari a “cadere” dopo qualche anno o qualche decennio.

 

Possiamo quindi concludere che, contrariamente a quanto oggi si tende a far credere, circa l’esistenza del limbo la Chiesa si è pronunciata chiaramente e autorevolmente per bocca di due pontefici, mentre non esistono pronunciamenti di segno opposto che siano di pari livello.

Tutto ciò, s’intende, sino al Concilio Vaticano II, che comunque si è pronunciato in modo solo implicito, ossia mantendo in proposito un eloquente silenzio.

 

 

La confusione regna sovrana

 

È molto istruttivo confrontare le due circostanze seguenti:

 

   1) Nella “Sintesi di teologia dogmatica” di J.-H. Nicolas, pubblicata dalla Libreria Editrice Vaticana nel 1992 (copyright 1992) si dice, alla pag. 273 del secondo volume, che la “nozione del limbo è stata ed è ancora comunemente insegnata dalla Chiesa”; e soprattutto si aggiunge che “sembra di doverla considerare come una ipotesi teologica valida, necessaria, tenuta dalla Chiesa, poiché in altro modo non si potrebbero conciliare i principi chiamati in causa”.

Il che esprime in modo ineccepibile quanto noi abbiamo detto, ossia che per i “peccatori prerazionali”, ossia per “gli innocenti morti senza battesimo”, sia l’inferno che il paradiso costituiscono soluzioni teologicamente insostenibili.

 

N. B. Il manuale del Nicolas reca una prefazione, altamente elogiativa, di mano niente meno che del cardinale Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ossia la massima autorità, dopo il Papa, in materia di dogma. Questo ovviamente non significa che Ratzinger dovesse condividere ogni affermazione contenuta nell’opera (in particolare, proprio sul limbo si era già espresso negativamente in "Rapporto sulla fede", il libro-intervista scritto con Vittorio Messori), ma ci dice comunque quanto l’autore del libro sia da considerarsi vicino alle posizioni ufficiali del Magistero.

 

   2) Il Catechismo della Chiesa Cattolica, pubblicato nello stesso anno 1992 dalla stessa Libreria Editrice Vaticana  (nonché sottoscritto dal Pontefice medesimo, che l’aveva voluto, e redatto sotto la direzione dello stesso Ratzinger), il limbo non sa assolutamente che cosa sia: la voce non compare neppure nell’indice analitico (il che sembra smentire la prima affermazione del Nicolas sopra citata). Non solo il limbo non viene considerato come una realtà escatologica “di fede”, ma non si dice neppure che è stato “cassato” dal Catechismo dopo molti secoli di varia fortuna. Niente: letteralmente, come se non fosse mai esistito nella problematica teologica.

È questo uno dei tanti segni dell’estrema confusione che regna, anche ai più alti livelli del Magistero, circa tutto ciò che riguarda i problemi dell’escatologia.

 

E ci si chiede: come mai lo Spirito Santo non ha dato lumi su un punto che appare enormemente più importante che la definizione di Theotókos, ad esempio? Chiaro: con la definizione di Theotókos, questione puramente nominale, non si rischiano smentite. Con il limbo dei bambini invece, anche se non si rischiano smentite fattuali, ci si caccia, qualunque cosa si decida, in un ginepraio di contraddizioni teologiche (e in una problematica che tocca da vicino anche la coscienza dell’umile fedele); meglio quindi non pronunciarsi.

 

Naturalmente si tratta di una semplice foglia di fico, poiché a chi affronta il problema appare chiaro che, nel quadro dell’attuale dogmatica escatologica della Chiesa, la contraddizione esiste comunque. 

 

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